martedì 31 marzo 2009

Luca era gay



Ho ascoltato per la prima volta questa canzone, ne ho sentito parlare, ma non sono appassionata di sanremo, cosi' diciamo mi e' sfuggita di mano..mi colpisce la "frase mamma possessiva", puo' esserci del vero in queste parole? I pattern di attaccamento ( Bowlby) possono determinare comportamenti sessualmente diversi ?

Testo: Luca era gay

INTRO:
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo,

1 STROFA:

Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire chese credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio passato ho scavato
e ho capito tante cose di me mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare stava fuori tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero mamma infatti chiese la separazione.

Avevo 12 anni non capivo bene mio padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere mamma mi parlava sempre male di papà mi diceva non sposarti mai per carità delle mie amiche era gelosa morbosa e la mia identità era sempre più confusa

RITORNELLO:

Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo

2 STROFA:

sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte mi vergognavo e le cercavo di nascosto c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la pensava uguale poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore sì con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso e mi sentivo un colpevole prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi lo assolvono cercavo negli uomini chi era mio padre andavo con gli uomini per non tradire mia madre

2° RITORNELLO:

Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo

SPECIAL:

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni spesso citradivamo io cercavo ancora la mia verità quell’amore grande per l’eternità poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei che non c’entrava niente lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva ricordo solo che il giorno dopo mi mancava questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso ma adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

A presto Luciana

lunedì 30 marzo 2009

Il counseling nel piccolo principe: La terapia centrata sul cliente

Il counseling nel piccolo principe: La terapia centrata sul cliente

sabato 28 marzo 2009

La terapia centrata sul cliente


LA TERAPIA CENTRATA SUL CLIENTE

Questo tipo di terapia è stato sviluppato tra gli anni '50 e '60 da Carl Rogers, durante la sua lunga esperienza clinica; tale approccio si basa su alcuni assunti concernenti la natura umana e i mezzi con i quali possiamo provare a comprenderla.
Le persone possono essere capite solamente partendo dalle loro percezioni e dai loro sentimenti, ossia dal loro mondo fenomenologico.

Per capire un individuo dobbiamo concentrare la nostra attenzione non sugli eventi che egli esperisce ma sul modo in cui li esperisce, perché il mondo fenomenologico di ogni persona è la determinante principale del suo comportamento e ciò che la rende unica.
Le persone sane sono consapevoli del loro comportamento. In questo senso il sistema di Rogers è simile a quello della psicanalisi e dell'analisi dell'Io, poiché pone la consapevolezza delle motivazioni tra i suoi obiettivi principali.

Le persone sane sono per loro natura buone e capaci di comportarsi in maniera efficace; esse diventano inefficaci e disturbate solamente quando interviene un apprendimento errato.
Le persone sane sono capaci di comportamenti finalizzati e sanno darsi degli obiettivi. Esse non rispondono passivamente all'influenza dell'ambiente o alle proprie pulsioni interiori, e sono in grado di compiere scelte autonome. In questa asserzione Rogers è più vicino agli psicanalisti dell'Io che agli psicanalisti freudiani ortodossi.

Il terapeuta non dovrebbe cercare di manipolare gli eventi per conto del cliente; piuttosto dovrebbe creare le condizioni in grado di facilitare un processo decisionale autonomo da parte sua. Quando le persone non si preoccupano eccessivamente delle valutazioni, delle esigenze e delle preferenze altrui, la loro esistenza risulta guidata da una tendenza innata all'autorealizzazione.

Sulla base del presupposto che una persona matura e bene adattata fonda i suoi giudizi su elementi intrinseci di soddisfacimento e autorealizzazione, Rogers evitava di imporre obiettivi al cliente durante la terapia. Secondo Rogers è il cliente che deve "prendere il comando" e dirigere l'andamento della conversazione e della seduta. Il compito del terapeuta è quello di creare le condizioni per cui durante la seduta il cliente possa entrare in contatto con la sua natura più profonda e valutare da solo quale stile di vita è per lui intrinsecamente gratificante.

Poiché aveva un visione molto positiva delle persone, Carl Rogers riteneva che
attraverso l'esercizio di decisioni autonome esse sarebbero riuscite non solo ad essere soddifatte di se stesse, ma anche a diventare delle persone capaci di instaurare relazioni socialmente adeguate. La strada per raggiungere queste decisioni positive, tuttavia, non è facile.
Secondo Rogers e gli altri terapeuti del filone umanistico ed esistenziale, la persone devono assumersi la responsabilità della propria vita anche quando sono disturbate.

È spesso difficile per un terapeuta astenersi dal dare consigli, dal farsi carico dell'esistenza del cliente, specialmente quando tale cliente appare incapace di prendere decisioni autonome. Ma i rogersiani si attengono strettamente alla regola secondo cui, data un'atmosfera terapeutica calda, sollecita e ricettiva, l'innata capacità di crescita e di autorealizzazione dell'individuo alla fine si affermerà. Essi ritengono che se il terapeuta interviene scopertamente, il processo di crescita e di autorealizzazione ne risulterà solo ostacolato, e che qualunque sollievo a breve termine possa derivare dall'intervento del terapeuta esso interferirà con la crescita a lungo termine.

Il terapeuta non deve diventare l'ennesima persona i cui desideri il cliente deve cercare di soddisfare.Secondo Rogers il terapeuta dovrebbe possedere tre qualità fondamentali: autenticità, considerazione positiva e incondizionata e profonda comprensione empatica. L'autenticità, talvolta chiamata congruenza, comprende la spontaneità, l'apertura e la genuinità. Il terapeuta non ha niente di fasullo, non si nasconde dietro una facciata professionale, e rivela i suoi pensieri e sentimenti al cliente in maniera informale e schietta. In un certo senso il terapeuta, mettendosi così onestamente allo scoperto, fornisce un modello di ciò che il cliente stesso può diventare se si mette in contatto con i suoi sentimenti, li esprime e si assume la responsabilità di farlo.

Il terapeuta ha il coraggio di presentarsi agli altri per quello che veramente è.Il secondo attributo di un bravo terapeuta, secondo Rogers, è la capacità di offrire una considerazione positiva incondizionata. Egli apprezza il cliente per quello che è e gli comunica un affetto non possessivo, anche quando non approva il suo comportamento. Le persone hanno valore semplicemente per il fatto di essere persone e il terapeuta deve avere profondamente a cuore il cliente e rispettarlo, per la semplice ragione che egli è un essere umano impegnato nella lotta per crescere e stare al mondo.

La terza qualità, una profonda comprensione empatica, è la capacità di vedere il mondo - momento per momento - attraverso gli occhi del cliente, di comprendere i sentimenti sia da suo personale punto di vista fenomenologico, di cui il cliente è ben conscio, sia da prospettive di cui egli potrebbe essere solo confusamente consapevole.

A presto Luciana

venerdì 20 marzo 2009

Counseling filosofico relazionale


Counseling filosofico relazionale scuola a Bassano del Grappa


Il Counselling Filosofico, le “domande guida” e l’arte di stare nella domanda estratto dalle dispense della scuola di counseling


ll filosofo greco Socrate aveva ed ha una grande reputazione come “uomo delle domande”.
Ma che tipo di domande erano?

Socrate: se dovessimo scegliere il nostro atleta migliore sceglieremmo una persona a caso? Se dovessimo scegliere il miglior navigatore per un viaggio, sceglieremmo una persona a caso?


Interlocutore: Certo che no.


Socrate: Perché quando scegliamo i nostri politici li scegliamo a caso (nell’ultimo giro di domande-risposte)?

(La ragione per la quale i greci sceglievano a caso era per evitare la corruzione e le fazioni).


Socrate poneva “domande guida”.


Attraverso un uso sapiente delle domande è possibile guidare l’interlocutore ad ampliare la proprio visuale. In questo percorso la cosa più difficile è restare nella domanda.


Il counseling filosofico è “l’arte di restare nella domanda”, arte che non si conquista se non attraverso l’acquisizione di uno stato di calma.


La calma serena ci appare la prima delle qualità del counselor filosofico.



Un po' di chiarezza nella professione di Counseling


Il counseling nasce ufficialmente negli Stati Uniti d’America, negli anni Cinquanta, in corrispondenza all’affermazione della psicologia umanistica.

Questa “terza forza” della psicologia, dopo il comportamentismo e la psicanalisi, riconosce all’individuo le potenzialità d’autodeterminarsi, di crescere e di trasformarsi, che sono molto più forti rispetto a qualsiasi condizionamento.

Il campo d’osservazione ed azione dell’operatore si amplia notevolmente, inglobando aspetti ignorati o sottovalutati in precedenza, come la qualità delle relazioni, la progettazione del futuro, i talenti inespressi, l’azione creativa, la libertà di scelta, la dimensione etica, la personalità sana e la formazione.

L’approccio umanistico al cliente ed alla relazione terapeutica ha forgiato il concetto e la metodologia della relazione d’aiuto, di cui il counseling è una declinazione, e ne ha decretato il successo in tutti i settori professionali: dalla scuola agli enti locali, all’ambito medico e sanitario, al contesto aziendale, ai soggetti pubblici e privati di sostegno alle fasce deboli e a categorie particolari d’individui.

Spero di aver contribuito a chiarire l'attivita' del counselor

Ciao a presto Luciana

martedì 10 marzo 2009

Torta degli angeli


Torta degli Angeli

Assunta, un Angelo nel cielo


Sono indaffarata a preparare una torta, eseguo perfettamente le istruzioni della tua ricetta.

E come non tornare a pensare, ai momenti passati insieme, a sognare la vita, luminosa, come il filo di raggio di sole che scalda il mattino.


Quella vita, che ti ha voltato le spalle, se ne' andata, improvvisamente senza salutare, ha lasciato, di te, una dolce scia. Il ricordo della tua allegria, mi strappa un sorriso, e mi sorprendo a pensare che ti porto nel cuore.


Amo pensare, che sei tra le stelle nel cielo, un Angelo in volo, e nel viso il sorriso piu' Dolce.


Scrivo qui la tua ricetta veloce di un dolce, molto utile per placare la fame dirompente dei bimbi, quando si fermano un attimo dalla loro attivita' piu bella: il gioco.


Non credo ti mancasse la bilancia, credo che per un fattore di velocita' tu usavi i vasetti di yogurt come unita' di misura!


Occorrente:


Un frullatore

Tre uova Quattro

(vasetti di yogurt da 150g) di farina.

Due (vasetti di yogurt da 150g) di zucchero.

Un (vasetto di yogurt da 150g) di olio

Una bustina di lievito.

Due vasetti di yogurt naturale.


Se vuoi aggiungere cacao, noccioline ecc., tieni presente che devi togliere la stessa quantita' di farina, cosi' mantieni la stessa consistenza della pasta. Metti tutti gli ingredienti nel frullatore, frulla per qualche istante , finche' tutto e' amalgamato.

Cuoci nel forno ventilato, a 180° per i primi 20', per i restanti 40' a 150°.


Buon Appetito!


venerdì 6 marzo 2009

Tutto l'universo obbedisce all'amore...




Ti svelerò un filtro d’ potentissimo, senza unguenti, senza erbe e senza formule magiche:
se vuoi essere amato, ama.
Ecatone
Sto ascoltando alcune canzoni di Battiato,
non posso fare a meno di condividere le
parole di questo brano, sono bellissime...

"Rara la vita in due fatta di lievi gesti e affetti di giornata,
consistenti o no, bisogna muoversi come ospiti, pieni di premure,
con delicata attenzione, per non disturbare.

Ed e' in certi sguardi che si vede l'infinito[...]
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa,
ed e' in certi sguardi che si vede l'infinito.
Tutto l'universo obbedisce all'amore,
come puoi tenere nascosto un amore ed e' cosi'
che ci trattiene nelle sue catene.

Tutto l'universo obbedisce all'amore..."

Tu cosa ne pensi?

domenica 1 marzo 2009

Attaccamento e Alessitimia



di: Francesco Albanese



Nella prima metà dello scorso secolo, il tentativo della medicina psicosomatica di spiegare la relazione tra attività psichica e manifestazioni patologiche di tipo organico si concretizzava nella cosiddetta teoria del conflitto, di freudiana memoria, secondo la quale il sintomo era la formazione di compromesso tra le primitive pulsioni sessuali e le attuali difese psicologiche dell’Io. Tale conflitto, provocando una costante stimolazione emotiva, produceva la cronica attivazione del sistema nervoso, provocando inevitabili danni tissutali.


Ma l’evidenza che la terapia psicoanalitica di pazienti psicosomatici non portava agli stessi buoni risultati di quella che si otteneva coi pazienti nevrotici, anch’essi “vittime” di un conflitto psichico, e l’impossibilità di dimostrare il supposto legame tra conflitto e manifestazioni somatiche, portarono gli psicosomatisti a rivolgere l’attenzione alla capacità di riconoscere ed esprimere le emozioni (Trombini e Baldoni, 1999).In questo scenario, nel 1948 Ruesch individuò nel paziente psicosomatico quella che chiamò personalità infantile, caratterizzata da dipendenza e passività, conformismo sociale ed ideali irraggiungibili, tendenza all’azione corporea e mancanza di corrispondenza tra espressione verbale/non verbale e vissuto emotivo.


Notò inoltre una certa difficoltà a separarsi dalla figura materna (Ibid.).Verso la fine degli anni ‘50 dello scorso secolo, Marty e M’Uzan proposero, accanto alle classiche descrizioni di personalità nevrotica e psicotica, quella di una personalità psicosomatica, caratterizzata da ipernormalità ed adattamento conformista all’ambiente, e da un particolare stile cognitivo chiamato pensiero operatorio, analogo a quello postulato da Piaget, che risulta naturale come fase di sviluppo cognitivo del bambino, ma che nell’adulto si traduce in un deficit che lo penalizza per un’adeguata elaborazione simbolica delle emozioni, e tale da canalizzare l’espressione emotiva a livello somatico. E come precedentemente fatto da Ruesch, anche in questo caso, particolare importanza venne attribuita alle relazioni oggettuali tra madre e bambino (Ibid.).



Le teorizzazioni di Marty e M’Uzan trovarono conferma nei primi anni ’70 del secolo scorso, quando Sifneos e Nemiah riscontrarono in svariati pazienti psicosomatici una caratteristica comune, e cioè la difficoltà a descrivere le proprie emozioni ed un’attività fantastica povera, tipica appunto del pensiero operatorio. Sifneos e Nemiah coniarono per questa condizione lo specifico termine di alessitimia (dal greco “mancanza di parole per le emozioni”), da non considerarsi una diagnosi clinica, ma un tratto stabile di personalità che interagisce con gli agenti stressanti come fattore aspecifico verso la somatizzazione e lo sviluppo di malattie. In un ideale continuum, che rappresenta la difficoltà nel riconoscere, comprendere e descrivere le esperienze emozionali, l’alessitimia potrebbe essere collocata all’estremo “meno grave” assieme all’inibizione emotiva, con all’opposto le più gravi condizioni di anaffettività e anedonia (Ibid.).


Attualmente gli indicatori del DCPR (Diagnostic Criteria for use in Psychosomatic Research) per la diagnosi di alessitimia comprendono condizioni come: incapacità di descrivere in maniera appropriata le emozioni; tendenza a focalizzare la conversazione sui dettagli più che sul vissuto emotivo; mancanza di un ricco mondo fantastico; contenuto del pensiero associato a eventi del mondo esteriore; inconsapevolezza delle reazioni somatiche che accompagnano gli stati emotivi; occasionali ed estremi comportamenti affettivi, spesso inappropriati.Inoltre, la specifica del DCPR, secondo la quale l’alessitimia eventualmente riscontrata in sede di diagnosi non debba essere presente solamente nel corso di un disturbo dell’umore, di fobia sociale o di un disturbo mentale organico, evidenzia la transnosograficità di tale condizione.


Infine, nel DCPR è presente la distinzione tra alessitimia di tipo pervasivo, quindi strutturale a livello di personalità dell’individuo, e di tipo situazionale, limitato all’inibizione della rabbia e/o di un comportamento assertivo. In quest’ultimo caso, viene comunque da chiedersi se si possa realmente parlare di alessitimia vera e propria o più semplicemente di un modello relazionale appreso nei primi anni di vita per gestire in maniera più efficace, e meno dolorosa, particolari delicate emozioni come la rabbia, così da garantirsi una fitness più elevata. L’espressione della rabbia, nel sistema motivazionale innato (SMI) attacco/fuga, rappresenta l’attacco, dunque il confronto, il conflitto. Ma cosa accade quando l’avversario nel conflitto è una figura significativa, amata? La rabbia potrebbe “distruggerla” e questo porterebbe colpa, perdita, abbandono. Ecco dunque che il SMI attacco/fuga entra in conflitto con un altro importante SMI, quello dell’attaccamento.



La Teoria dell’Attaccamento (TdA) di John Bowlby (1969/1980) postula che gli esseri umani abbiano una predisposizione innata a formare relazioni di attaccamento con le figure genitoriali primarie, che le relazioni di attaccamento abbiano la funzione di proteggere la persona attaccata, e che tali relazioni esistano in forma organizzata alla fine del primo anno di vita. I tre pattern di attaccamento individuati da Ainsworth e coll. (Ainsworth et al., 1978), insicuro evitante (A), sicuro (B) e insicuro ansioso resistente (C), e quello successivamente identificato da Main e Solomon (1986), disorientato/disorganizzato (D), rappresentano quattro diverse modalità relazionali che caratterizzano altrettante tipologie di relazione madre/bambino.


Ogni pattern affonda le proprie radici su specifici Modelli Operativi Interni (MOI) (Bowlby, 1973), rappresentazioni mentali che hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte del bambino, e poi dell’adulto, e che comprendono un modello di sé, un modello dell’altro ed un modello di sé-con-l’altro (Liotti, 2001).Normalmente entro l’ottavo mese di vita, ogni bambino presenta un attaccamento ben strutturato e diretto verso una specifica Figura di Attaccamento (FdA) preferenziale. Lo stile di attaccamento che svilupperà dalla sua nascita in poi, dipende in grande misura dal modo in cui i genitori (o altri caregiver) lo trattano. Il bambino sicuro ha fiducia nella disponibilità e nel supporto della FdA che risulta essere sensibile ai segnali del bambino, o come direbbe Winnicott sufficientemente buona.


Il bambino evitante è caratterizzato dalla convinzione che alla richiesta d’aiuto verrà rifiutato dalla FdA, una figura che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione. Il bambino ansioso resistente, invece, non ha la certezza che la FdA sia disponibile a rispondere ad una richiesta di aiuto, dato che la sua modalità di risposta è di tipo intermittente. Infine, il bambino disorientato/disorganizzato presenta un duplice modello interno della FdA, vista come accudente ed allo stesso tempo spaventata/spaventante. Questa duplice rappresentazione è promossa da un genitore minaccioso, abusante, o che due anni prima o dopo la nascita del figlio ha subito un grave lutto (Liotti, 1994). La differenza che intercorre nella formazione di MOI diversi a seguito di diverse risposte di vicinanza da parte del caregiver sottolinea l’importanza dei primi scambi comunicativi col bambino, uno scambio il cui contenuto è essenzialmente non verbale ed emotivo.


Secondo Trevarthen (1998), il transfert emotivo che si stabilisce tra madre e figlio risulta critico nello sviluppo del linguaggio e le caratteristiche qualitative del modo in cui le madri (ideali, aggiungo io) si rivolgono ai figli sono accuratamente sintonizzate per favorire un appropriato e dinamico sostegno emotivo ad ogni tappa dello sviluppo linguistico infantile. Un neonato, infatti, è già in grado di scambiare empaticamente emozioni con un’altra persona, a patto che questa desideri presentarsi emotivamente disponibile al piccolo, nei modi a lui comprensibili. È così che, attraverso il continuo scambio emotivo con la FdA, il bambino impara a parlare delle proprie emozioni ed a classificarle. L’interconnessione tra il dominio emotivo e quello più prettamente cognitivo descritta da Trevarthen trova un correlato fisiologico nel modello di alessitimia sviluppato da McLean, secondo il quale nei casi di difficoltà di riconoscimento delle emozioni sembra esserci una scarsa integrazione, una schizofisiologia, tra corteccia cerebrale e sistema limbico (Trombini e Baldoni, 1999).



Possiamo immaginare che la trasposizione a livello relazionale del concetto di schizofisiologia postulata da McLean, si traduca in una mancata integrazione tra rappresentazione cognitiva della FdA e vissuto emotivo ad essa correlato.Questo può accadere verosimilmente in almeno due circostanze:1. la FdA non è in grado di comunicare le emozioni;2. il bambino è costretto a limitare l’espressione delle emozioni o a reprimere emozioni scomode.Nel primo caso, una FdA che non sia in grado di esprimere le emozioni, proporrà al bambino un modello operativo di se stessa di tipo meramente cognitivo, limitandolo la possibilità di esistenza, o quantomeno l’importanza, di un dominio emotivo. Nel secondo caso è ipotizzabile che i pattern insicuri (A, C e D), ai semplici fini adattivi, debbano adottare particolari strategie mentali che vanno a viziare la naturale espressione delle emozioni. Ad esempio, un bambino evitante, che viene sistematicamente rifiutato dalla FdA, proverà inizialmente un vissuto di tristezza.


Per allontanare questo vissuto doloroso, le alternative sono due: disattivare il sistema dell’attaccamento (cosa impossibile), o reprimere la tristezza. Un bambino con pattern ansioso resistente, invece, con buone probabilità si autolimiterà nell’espressione della rabbia, che, nella propria ottica soggettiva, lo renderebbe non amabile agli occhi della FdA, con conseguente possibilità di abbandono. Montebarocci e coll. (2004) suggeriscono la possibilità che l’alessitimia possa costituire non solo un’abberrazione di personalità di tipo ereditario, ma possa risultare anche come conseguenza secondaria di un trauma infantile ed emergere a seguito di difetti nel legame di attaccamento.


Svariati studi hanno indagato la correlazione che intercorre tra alessitimia e stili di attaccamento in età adulta (vedi ad es. Montebarocci et al., 2004; Wearden et al., 2005) ed i risultati che ne emergono vanno tutti nella stessa direzione, evidenziando correlazioni più o meno forti tra diagnosi di alessitimia e stili di attaccamento di tipo insicuro (A, C e D), ad indicare che lo stile di attaccamento non è forse la causa prima di alessitimia, ma quantomeno un fattore di rischio aspecifico che può partecipare alla strutturazione di un modello operativo di sé di tipo fortemente cognitivo.


ALBANESE, F. (2006). Attaccamento e Alessitimia. Firenze: PsicoLAB. Visionato il 01/03/2009 su http://www.psicolab.net