mercoledì 30 aprile 2008

Testimonianze per il sito piccolo principe counseling

Ciao Massimo,
certamente se scarichi l'immagine e' piu' eloquente di tante parole......inutile dire che sono emozionata!
Non posso fare a meno di ringraziarti , per aver saputo incoraggiarmi, a scavare e tirare fuori quanto di piu' nascosto c'e' in me , cosi' da fare un lavoro carino e dal successo inaspettato.
Grazie Massimo!!!!!!!

Luciana



Massimo ha detto...
Ciao Luciana,
Le tue parole, il tuo impegno, i tuoi risultati, il traguardo raggiunto VALGONO PER ME un valore inimmaginabile. E' una soddisfazione enorme!!!!!!!!!!! :-D
Guarda, usero' la tua immagine per parlarne tantissimo sul blog ed in newsletter. Spero di stimolare gli italiani a creare qualcosa di importante, come hai fatto tu.

GRAZIE!
Massimo


Emanuele Mattei ha detto...
Il tuo è un fantastico sito, ed io penso che il web sia un ottima risorsa, quindi se una persona va su internet e trova il tuo sito, la farai felice,sei fantastica.

http://blog.shareoffice.it/emanuele/

29 aprile 2008 23.02


Luciana ha detto...
Ciao Emanuele,ti ringrazio moltissimo della tua inaspettata, quanto gradita testimonianza.
Un saluto Luciana
30 aprile 2008 10.32



Articolo tratto dal sito della R.A.I. it :



Navigando, i migliori siti della settimana scelti dalla redazione

www.piccolo-principe-counseling.com un sito su un libro tanto amato Sito ufficiale
Per i tanti che hanno letto "Il piccolo Principe" ed hanno amato il protagonista del libro scritto da Antoine de de Saint-Exupéry nel 1943, segnaliamo il portale dedicato a questo capolavoro e al messaggio di pace e tolleranza in esso contenuto.

All'interno del sito trovano posto un riassunto del testo con alcune recensioni, la storia dell'affascinante vita dello scrittoree della sua passione per il volo che gli costò la vita in circostante misteriose e link che rimandano a filastrocche e favole dedicate ai bambini e a coloro che anche da adulti hanno saputo conservare l'anima del fanciullo.























1 commenti:
shjana ha detto...
Complimenti Luciana, il tuo sito e il tuo blog sono veramente fenomenali!Sai veramente come mettere per iscritto le tue emozioni e i tuoi complimenti, mi piacerebbe veramente poter imparare da te.Vai così che la vita ti portera' sicuramente tante cose belle e le meriti tutte.
27 marzo 2008 15.53

Luciana ha detto:
Grazie di cuore Shiana
Ciao Luciana


Paolo l' Accademico
Qui puoi trovare i capitoli del libro, il piccolo principe, formato audio Podcast.
Buon ascolto http://paoloaccademico.podomatic.com/

lunedì 28 aprile 2008

Il Counseling Filosofico Relazionale (Articolo quarto)

Il Counseling Filosofico Relazionale

Trascendenza

Essendo indirizzati verso il problema immediato del cliente e avendo questi ricevuto un certo livello di competenza filosofica, cliente e counselor possono adesso osservare che il loro dialogo sta andando oltre i particolari concreti della vita quotidiana e sta avvicinandosi a domande di natura piu' astratta e universale. Il cliente si trova insomma ad emergere dallo "stato di immanenza" e ora vive la sua vita usando di piu' la capacita' di riflettere, di scegliere e di dirigere se stesso.

Nel trascendere egli comprende piu' chiaramente le particolarita' della sua situazionedi vita individuale e le osserva nel loro piu' generale contesto sociale, storico e universale. La trascendenza e' in primo luogo un evento mentale: la memoria e l'immaginazione ci rendono capaci di andare al di la della realta' immediata della nostra esperienza. Si tratta di una liberazione dell' io dall'alienazione dove lo avevano trascinato le preoccupazioni, le passioni, i desideri, una liberazione che consente di diventare persone morali, aperte all'universalita' e all'oggettivita'.

E' naturalmente impossibile per il Counselor e il cliente emanciparsi o liberarsi completamente dalle inevitabili influenze della tradizione. Ma comunque la discussione filosofica rende il cliente capace di vedere meglio se stessoe le sue credenze, all'interno del quadro di riferimento della sua famiglia e della sua comunita', e il mondo, facendogli comprendere il suo posto dentro le ideologie e le strutture famigliari, sociali e politiche. E' l'approccio alla "saggezza" , quindi ad uno stato di liberazione, dalle passioni, di lucidita' , di conoscenza di se' e del mondo, che libera il cliente dal semplice reagire alla vita con emozioni riflesse o con abitudini, e promuove un potenziamento della capacita' di discernere la vita onesta da quella meno onesta e di scegliere da solo le opinioni e le azioni che rappresentino meglio la propria concezione di "vita buona".

E' in questo stadio che il counselor e il cliente arrivano iunsieme alle domande piu' profonde, come " chi sono"?, " come dovrei vivere"? . Mentre nello stadio due la discusione rimane principalmente sul livello pratico del che cosa fare , a questo stadio si sviluppa nell' articolazione di risposte a domande come "perche'?", " per quale ragione?" . Quando il cliente diventa consapevole della sua visione del mondo, pio' aprirsi uno iato tra il suo effettivo modo di vivere e un altro possibile modo di vivere, che potrebbe procurargli autorealizzazione e felicita'. In altre parole, si puo' creare uno spazio per una " autoalienazione", ovvero per una delusione e un rifetto di quanto egli stesso percepiva di star diventando. una volta che sia consapevole degli assunti e delle credenze che costituiscono la visione del mondo o il sistema di credenze entro il quale vive, il cliente diventa capace di seguire un approccio che parta dalla conoscenza dei propri valori e dei propri principi e giunga alla considerazione della sua personale relazione con i problemi quotidiani particolari, alla luce dei suoi paradigmi.

Quando le decisioni di un cliente su problemi particolari sono informate dalla consapevolezza della propria visione del mondo, e' piu' probabile che esse siano sentite come decisioni giuste, in quanto i conflitti interni, che possono sorgere quando le decisioni siano inconsistenti o in contraddizione con la visione del mondo, avranno minori possibilita' di verificarsi. A questo stadio il cliente ha avuto la possibilita' di seguire per molti mesi il processo di sviluppo delle sue abilita' dialogiche e di ragionamentoe ha senz adubbio attenuato il numero, la gravita' e la pressione delle sue preoccupazioni immediate. Ha percio' probabilmente guadagnato anche una significativa fiducia in se stesso. E' grazie a questi cambiamenti che il cliente si avvicina alla condizione di essere una persona pareteticamente filosofante e che la sua relazione con il counselor tende a diventare quella di due eguali compagni di dialogo.

A questo stadio, quindi, il cliente deve abandonare la sua precedente richiesta che il counselor svolga il ruolo dell' autorita' nello scambio dialogico. Egli infatti viene ad avere sempre piu' fiducia nelle proprie abilita' di pensiero, come fonte delle risposte alle sue domande e di nuovi spunti. L'autonomia che il cliente matura definitivamente in questo stadio lo aiuta ad evitare il rischio di cadere in altri momenti di apatia o di crisi esistenziali. Ma l'autonomia puo' ridursi ad un crudo individualismo, se vengono ignorate le relazioni di interdipendenza.

Il counselor filosofico deve assistere il suo cliente nel superamento della concezione contemporanea dell'autonomia, che viene denominata "culto dell'individualita'", con la sua ossessiva, e insoddisfacente, ricerca dell' assoluta indipendenza , dell' auto sviluppo e della celebrita', che spesso conducono ad una competitivita' distruttiva e a conflitti interpersonali, e aiutarlo a giungere a quel tipo di autonomia che favorisce un miglior riconoscimentonon solo del proprio valore intrinseco, ma anche delle relazioni sia con la comunita' umana con la quale egli vive.

A presto Luciana

giovedì 24 aprile 2008

Il Counseling Filosofico Relazionale (Articolo Terzo)

L'insegnamento come atto intenzionale

Se obiettivo del counselor filosofico e' aiutare il cliente a ottenere una piu' grande liberta' intellettuale e autonomia noetica, aumentando le sue capacita' di ragionamento o perfino adottando il ragionamento filosofico come un elemento caratteristico dell' esistenza umana, cioe' come un modo di vita, allora sembra una conseguenza logica che debbano essergli insegnate le abilita' e attitudini necessarie per farlo. Un Counseling filosofico efficace rende il cliente capace di affrontare un esame critico e una ricostruzione degli eventi della propria vita, usando cognizioni che emergono dalla sua attiva partecipazione al dialogo. Ma , ancora il conferimento di poteri implica l'incoraggiamento del cliente all'autonomia della propria azione, cioe' l'assisterlo nel diventare capace di condurre un tale esame critico e una tale ricostruzione in assenza del counselor.

Cio' richiede che , per quanto possibile, al cliente vengano offerti gli strumenti posseduti dal counselor e insegnate le abilita' necessarie ad usarli. D'altra parte se il counselor intende di fatto aiutare il cliente a diventare piu' capace di fronteggiare i propri problemi, allora alcune forme di insegnamento al cliente su come farlo devono essere presenti in tutte le relazioni di consulenza. Molti counseling filosofici pensano che l'atto stesso del counseling costituisca un insegnamento e che percio' il counseling filosofico possa semplicemente essere ritenuto didattico, senza che il counselor faccia alcuno sforzo pedagogico esplicito.Tale assunto appare palesemente falso se lo si applica a qualsiasi altro ambito di predica professionale . Sembrano esserci tre criteri di insegnamento nel counseling filosofico:

-L'intenzionalita': il counselor deve avvicinare il cliente con una chiara intenzionedi apprendere;
-esposizione della materia : il counselor deve andare al di la' dell' applicazione, di cio' che occorre apprendere, ai problemi del cliente e deve argomentare sulle conoscenze e sulle abilita' che possiede;
-Il cliente a sua volta, deve essere pronto sia cognitivamente che emotivamente ad andare oltre la discussione del suo problema immediato ed essere in grado di focalizzare la sua attenzione sull' apprendimento di cio' che il counselor sta cercando di insegnargli. Le attivita' caratteristiche del primo e del secondo stadio non rispettano questi criteri, ne' devono farlo. Se a questo stadio la relazione tra counselor e cliente e' in qualche modo piu' direttiva, e' comunque anche piu' collaborativa e piu' reciproca di quanto non avvenisse prima. In questo rapporto di insegnamento, il counselor deve usare consapevolmente cio' che viene discusso e cio' che era stato scoperto nel corso dei due stadi precedenti, per aiutare il cliente a diventare cosciente e a guadagnare una maggiore comprensione dei propri abiti di ragionamento.

In tal modo questi sara' piu' capace di far progressi e di realizzare la propria potenzialita' di risolvere i problemi in modo autonomo e cooperativo. Il tempo speso in questo stadio aiutera' il cliente a sviluppare le capacita' di "autodiagnosi", perche' puo' aiutare a scoprire e insegnare i molteplici processi, le varie tecniche e le diverse strategie dell' indagine filosofica, quali:
- l'addurre ragioni,
- la distinzione dalle ragioni buone da quelle cattive,
- la costruzione di inferenze,
- la valutazione degli argomenti,
- la generalizzazione (= estendere ad una totalita'),
- l'uso di analogie ( analogia= rapporto di somiglianza tra cose e fatti diversi, che abbiano tuttavia caratteristiche comuni),
- la messa in discussione degli assunti ( assunto= cio' che e' stato aquisito o adottato ),
- la giustificazione degli assunti ,
- il riconoscimento delle contraddizioni,
- la scoperta dei ragionamenti sbagliati,
- la ricerca della coerenza,
- l'effettuazione di distinzioni,
- l'effettuazione di connessioni,
- il porre domande
- l'asoltare efficacemente,
- il fare previsioni
- il formulare ipotesi,
- il mettere alla prova ipotesi,
- l'offrire esempi e controesempi,
- la correzione del proprio pensiero,
- la formulazione e l'uso di criteri,
- la scoperta della vaghezza ( vaghezza= approssimazione, imprecisione),
- la scoperta dell'ambiguita',
- la richiesta di prove,
- il fare resoconti di tutte le considerazioni rilevanti,
- l'essere aperti alle diverse prospettive e ai diversi punti di vista,
- l'esercizio dell' empatia,
- l'esercizio dell' immaginazione morale,
- la sensibilita' al contesto ( contesto= il complesso dei fatti, delle ideologie delle circostanze nelle quali si verifica un fenomeno o si colloca un personaggio ),
- l'affidarsi allla ricerca della verita'
- la cura delle procedure dell' indagine,
- il rispetto degli altri e del loro punto di vista.

L'insegnamento di queste capacita' al cliente e la coltivazione di questi atteggiamenti approfondiranno nel cliente l'uso del pensiero riflessivo razionale concentrato sulla decisione di cosa credere o fare, che puo' altrimenti essere chiamato istruzione alle abilita' del pensiero critico, alle abilita' del pensiero creativo , produttivo e costruttivo, o al ragionamento immaginativo. L'indagine filosofica e' ricerca dei significati che stanno alla base delle proprie e delle altrui azioni nel mondo, delle reazioni a cio' che viene esperito e a cio' che viene detto o fatto dagli altri. Questo e' in effetti cio' che si intende per interpretazione della visione del mondo. E' il tentativo di portare alla coscienza le credenze, gli assunti e le idee preconcette precedentemente non esaminate, che guidano il processo decisionale quotidiano del cliente, cosi' che egli possa essere piu' capace di fondare le proprie opinioni e azioni su scelte ponderate, invece che su mere convenzioni, sulla tradizione o sulle abitudini.

Come dice harriet Chamberlain, "...in un ambiente di costante cambiamento, che richiede crescita intellettuale ed emotiva, flessibilita' trascendenza, e' urgente che si impari, e si insegni ai nostri consultanti come riconoscere e interrompere il "caricamento automatico" nel cervello di risposte vecchie ed abitudinarie, che possono considerarsi inadattte al presente." inoltre il Counselor deve incoraggiare il cliente allo sviluppo di particolari valori e di particolari caratteristiche della mente, tra i quali:
- il coraggio intellettuale, che significa avere la consapevolezza della necessita' di fronteggiare e di indirizzarsi imparzialmente verso idee, credenze o punti di vista nei confronti dei quali il cliente puo' avere forti emozioni negative, e alle quali puo' non avere precedentemente prestato seriamente attenzione;
- la preseveranza intellettuale, cioe' un' attitudine e una consapevolezza della necessita' di perseguire la comprensione intellettuale e la verita', nonostante le difficolta', gli ostacoli e le frustrazioni;
- la fede nella ragione, cioe' fiducia che, alla lunga, i piu' alti interessi del cliente e quelli del genere umano saranno serviti meglio dando libero gioco alla ragione.
- L'indagine filosofica per mezzo del pensiero critico e creativo consiste anche nel tentativo di conoscere e comprendere gli atteggiamenti e i sentimenti del counselor e del cliente, che possono servire a determinare sia il corso della loro discussione che la sua eventuale direzione, tenendo percio' conto non solo degli aspetti puramente razionali delle decisioni esistenziali del cliente, ma anche di quelle emozionali.

Quindi, l'indagine filosofica nel counseling non e' un ' impresa cognitiva solitaria e indipendente ma e' piuttosto un incontro di menti, nel quale l'interdipendenza del cliente e del counselor come collaboratori nella ricerca costituisce un luogo di conoscenza piu' significativo di quelli accessibili da qualsiasi pensatore che pensi da solo. Entrare in questo stadio della procedura di counseling non significa che la discussione del problema o della preoccupazione debba essere lasciato definitivamente indietro. Molti clienti trovano che quando iniziano ad apprendere le abilita' di pensiero sono piu' capaci di riconcettualizzare da soli i loro problemi predenti, o di volgersi verso nuove questioni. Cio' puo' suggerire loro di ritornare a considerare i problemi personali immediati, ma in modo piu' attivo, oppure, ispirati dalla loro maggiore competenza nell' identificazione, articolazione e risoluzione del problema, nel ruolo di indagatori principali nell'autodiagnosi. Per molti clienti la risoluzione dei problemi immediatie l'aveer appreso tnte delle tecnicheusate nell' indagine filosofica, soddisfera' le aspettative della relazione di Counseling. Essi si sentiranno adeguatamente equipaggiati per affrontare la maggior parte di cio' che la vita ha loro da offrire.

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Luciana

lunedì 21 aprile 2008

Il Counseling Filosofico Relazionale (Secondo Articolo)

Risoluzione del problema immediato

la maggioranza degli individui che ricercano un counselor filosofico lo fanno in primo luogo per essere aiutati ad alleviare gli apparentemente insolubili problemi morali personali e a chiarire e sottoporre a critica le loro intuizioni morali. Gli individui sono sufficientemente capaci di affrontare la maggior parte dei loro problemi quotidiani. ma quando i problemi si fanno piu' complessi, per esempio quando i valori sembrano in conflitto, quando i fatti si mostrano contraddittori, o quando il pensiero sembra chiudersi in un circolo, si tende a cercare consiglio. Lo stadio due va incontro a questo bisogno e sgombra la strada agli sviluppi futuri delle capacita' di ragionamento filosofico del cliente.

Qui il counselor e ' metaforicamente chiamato a sciogliere il nodo dei èproblemi del cliente e ordinare i fili della inestricabile matassa in piu' comprensibili capi singoli, con i quali e' poi piu' facile avere a che fare. Si potrebbe dire che il counselor aiuti il cliente ad esaminare i pezzi del puzzle della sua vita, a riconoscere le interconnesioni e a ricomporli di nuovo in un modello piu' facilmente comprensibile. Questo e' lo stadio nel quale la questione principale o l'esplicita preoccupazione del cliente ha la forma di " non so che fare riguardo a ..." . Se si riferisce ad un problema eticoo morale, la domanda puo' essere: " Quale e ' la cosa giusta da fare?" .

A questo stadio il counselor sente spesso la pressione del tempo molto piu'che in quelli precedenti. Mentre il counseling agli stadi tre e quattro pou' procedere relativamente senza fretta, lo stadio due mette a fuoco problemi che di solito causano un intenso stato di confusionee di angoscia, e che hanno un impato immediato e negativo sulle emozioni del cliente, sulla sua normale funzionalita' e sulla sua condizione esistenziale. Il cliente vuole che ci si rivolga aaaaaaaaad essi con urgenza e in questo stadio il cliente stesso richiedera' implicitamente al consulente di assumere il ruolo di "autorita".

Una parte dell' autorita' el counselor proviene dalla sua capacita' di assumere una prospettiva piu' universale o piu' "oggettiva" , cioe' una visione esterna della vita e dei problemi del cliente- una prospettiva che puo' non essere alla portata di quest' ultimo- che gli permette di riconoscere quelle possibilita' di sbrogliare i nodi problematici che non erano visibili al cliente, o le possibili forme di ricomposizione dei pezzi del puzzle che egli non aveva ancora notato. Idealmente il counselor dovrebbe avvicinare il problema del cliente non con lo sguardo distaccato ed estraneo, ma come un essere umano avvicina un suo simile. questo evita al cliente un' atmosfera fredda e clinica nella relazione di counseling, che potrebbe originarsi se egli sentisse che il counselor e' interessato solo ad analizzarlo razionalmente.

Per il counselor questo e' un approccio empatico, nel quale le vicende del cliente possono essere messe in risonanza con le proprie esperinze di vita, permetendo in tal modo una loro migliore comprensione. E' impotante notare che la relazione tra counselor e cliente attraverso il processo di Counseling appartiene alle relazioni primarie , riguarda cioe' il coinvolgimento dell' essere umanocon i propri simili. A questo stadio risulta particolarmente utile l'approccio Fenomenologico e ermeneutico. nel metodo fenomenologicoil counseling prova ad aiutare il cliente a descrivere il piu' accuratamente possibile le sue esperienze, i suoi problemi, le sue vicende , e cosi via, libero da presupposti, pregiudizi e idee preconcette.

L'opzione fenomenologica permette al cliente di indietreggiare dallo stato di immersione emotiva nei suoi problemi e di esaminarlicome se fossero di un altro, favorendo la sua capacita' di includere tutti i fatti e tutte le prospettive, perfino quelle che, a causa del loro carico emotivo, in precedenza venivano evitate. L'ascolto del counselor in questo stadio dovrebbe trasformarsi da ascolto "pieno di cura", empatico, che ha di mira il rafforzamento della relazione e della comprensione, in ascolto "attivo", che ha per obiettivo la critica. Si auspica comunque che la risoluzione soddisfacente dei problemi immediati , o semplicemente la saturazione della soglia della discussione orientata al problema , motivi il cliente ad usare questo elementonsolo come un passo preliminare di una esplorazione piu' profonda del suo pensiero e della sua vitanei termini dei valori, credenze e principi guida sottostanti, che informano la sua concezione al di la' di quelli che riguardano esclusivamente i problemi immediati. E' qui che il processo di counseling passa al terzo stadio, forse il piu' significativo.

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A presto Luciana

mercoledì 16 aprile 2008

Il Counseling Filosofico Relazionale (Primo Articolo)

Il modello per il counseling Filosofico di Peter Raab, e' la chiara definizione di metodo insegnabile; e' la prova di un' esperienza che fornisce l'indispensabile credibilita' alla professione e al professionista; permette una chiara definizione del processo per qualsiasi potenziale cliente.

"LA LIBERA FLUTTUAZIONE"

E' lo stadio in cui il counselor deve piu' possibile familiarizzare con i bisogni e i desideri del cliente. E' il momento in cui il cliente e il counselor prendono le loro decisioni in merito alla possibilits' di avere una relazione soddisfacente. Il counselor incoraggera' con molta cura il cliente a parlare liberamente , in modo da poter scoprire , in quello che solitamente e' il luogo, complesso e spesso confusomonologo iniziale del cliente, cio che lo sta preoccupando. Spesso e' semplicemente questione di ascoltare con silenzio Maieutico, per permettere di far emergere qualcosa di apparentemente inesprimibile. L'ascolto maieutico e' un ascoltare in modotale da aiutare chi parla a far nascere i proprio pensieri e le proprie idee.

A questo stadio l'ascolto:

-e' non giudicativo;
-e' accettazione;
-e' empatico;
-e' benefico,
- e' offerta di tempo;
-e' conforto.

Per aiutare il cliente questo primo stadio del counseling dovrebbe essere quanto piu' possibile non direttivo e indefinito, o, in altre parole , minimamente orientato verso una conclusione. Il Counselor deve cercare di ottenere una comprensione la piu' completapossibile del suo cliente e delle sue difficolta' usando sia l'approccio fenomenologico che quello ermeneutico. Il counselor deve permetere al cliente di tirar fuori le cose da dentro di se', ovvero di scaricare il suo "fardello", mentre egli ascolta senza riserve e con il minor numero possibile di presupposti e di preconcetti.
L'Ascolto del Counselor:

-non deve essere un pseudo ascolto( nel quale egli fa solo finta di ascoltare, mentre pensa a cio' che dira' non appena il cliente abbia finito di parlare);
-non deve essere un ascolto autocentrato ( nel quale ascolta con attenzione solo quei punti che vanno d'accordo con il suo punto di vista ),
- non deve essere un ascolto selettivo( nel quale ascolta solo qualcosa di cio' che viene detto, ma trascura il resto perche' non meritevole di essere ascoltato);
-non deve essere un ascolto difensivo( nel quale ascolta cio' che il clientedice come un attacco alle sue personali ipotesi sul cliente e i suoi problemi);
-non deve essere un ascolto indifferente ( nel quale egli prende alla lettera cio' che viene detto).

Il counselor a questo stadio deve offrire poche o nessuna osservazione e spiegazione, sapendo che una "diagnosi" frettolosa e prematura puo' portare ad una direzione sbagliata. Molti suggerimenti e molte osservazioni fatte dal counselor a questo stadio passeranno in ogni caso inosservate a causa del disagio del cliente. Il tormento e la tensione limitano fortemente la capacita' di elaborare informazioni in modo logico e ricco di significato. Non soltanto, il counselor deve essere consapevole del fatto che ogni indicazione che offre puo' frustrare il bisogno fondamentale del cliente: quello di parlare liberamente e a lungo senza interrruzione. Dando tacitamente al cliente questa liberta', l'atto stesso del parlare liberamente puo' dimostrarsi catartico, e percio' terapeutico. In questo stadio l'ascolto e' la funzione piu' importante. Quando comuinque occorre parlare, le parole che hanno maggiore effettobenefico sui clienti sono parole di rassicurazione. Esprimere rassicurazione puo' rafforzare in modo sostanziale la funzione Maieutica dell'ascolto.

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A presto Luciana

lunedì 7 aprile 2008

L'Uomo Digitale

Relazione e comunicazione

L'Uomo Digitale
Il computer oggi, e' cosi' incorporato nella nostra vita quotidiana, che possiamo chiamarlo "tecnologia Protesi" . Strumento, protesi, del nostro cervello della memoria dell'uomo. Pure il Telefonino, e' la possibilita' di sostituire la memoria, e' piu' facile scrivere tutto nel telefonino, cosi' tutto viene trovato velocemente. L'adolescente, tende a non imparare a memoria. L'adolescente delega tutto al telefonino. Usando gli SMS, si perde la capacita' di formare frasi concetto, si finisce a non riconoscere piu' il significato semantico delle parole. La sintesi che contiene tanti significati. Sparisce il concetto di tempo di S. Agostino: "tempo vissuto", "tempo passato" "tempo presente" "futuro".

Grazie alla "tecnologia Protesi" c'e' il rischio di perdere l'uso della memoria, a che mi serve? Premo un bottone e ho tutto a mia disposizione. C'e' il rischio di perdere la capacita' di periodare. Gli studenti fanno frasi sempre piu' strette, omettono la congiunzione "che" , la quale permette di allacciarsi ad altri ragionamenti, per lasciare il discorso sospeso e ritornarci in un secondo momento, la difficolta' di fare un discorso sospeso che a poco a poco si svolge. Vi e' preferenza per un linguaggio iper-sospeso "qui e ora", inteso nel vivere quotidiano sganciato da radici, e senza progetti per il futuro. ( Diverso dal "Qui e Ora" inteso come vivere intensamente ogni attimo vissuto). Il linguaggio degli SMS, e' criptato, ci si esprime attraverso simboli: le faccine espressive, i disegni.

Tutto cio' porta all'incapacita' di fare un romanzo, per la sostituzione dei processi mnemonici che impoveriscono il dialogo. C'e' il rischio che la "tecnologia protesi" cambi le procedure mentali, e' una condizione che cambia le funzioni del cervello. Il telefonino e'uno strumento che funziona in termini binario SI/NO, la risposta deve essere veloce, non esiste il tempo per pensare , per poter riflettere. Si perde la grande forza del dubbio, la capacita' di mettere in discussione, la questione, le domande, crearsi un dubbio per approfondire. Qualche volta l'uomo e' un "sacco vuoto con dentro un telefonino spento" . Il telefonino cambia tipi di relazione, tra genitori e figli, e' un tema nuovo, come si presenta la relazione in famiglia? Capita, che nella stessa stanza, ogni componente della famiglia, e' intento con il proprio telefonino, a messaggiare. Arrivera' un momento che per relazionarci, coi figli , dovremmo farlo attraverso le e-mail o sms?

I messaggini comprendono un fascino intrinseco, possiamo chiamarlo "delirio del tempo reale", e' questo il pensiero del futuro? L'immagine dell' uomo in tempo reale, l'uomo di adesso, prevale l'uomo di superfice, e scompare l'uomo interiore, scompaiono i significati nascosti, l'uomo e' tutto cio' che si vede, e con esso la scomparsa dei sensi di colpa. Il senso di colpa, del rapporto con se stesso, quando si constata di aver commesso un'azione sbagliata.

L'uomo di superfice che non ha desideri, invece, prova un senso di vergogna, di fronte all'altro che scopre che ci si e' comportati in modo sbagliato. L'uomo di superfice non ha dimensione del futuro. Il pericolo del telefonino, e' quello di avvicinarsi ad un autismo digitale, e' una sorta di chiusura che rende impossibile comunicare, e' la condizione degli adolescenti che stanno bene solo davanti al computer o al telefonino. E noi adulti, come reagiamo e ci adattiamo nell'era del digitale?

Luciana

domenica 6 aprile 2008

La Psicoanalisi Relazionale

Secondo la Psicanalisi Relazionale
Lo sviluppo individuale avviene dentro una "matrice relazionale" che ogni persona costruisce attraverso le sue esperienze affettive significative. Finche' il counselor non partecipa affettivamente alla matrice relazionale del cliente, non si scopre all'interno della matrice stessa, il cliente non e' pienamente coinvoltoe il beneficio dell'esperienza di counseling viene, almeno in parte perduta. Il counselor svolge ovviamente un ruolo attivo nella costruzione della relazione,assieme al cliente. Non si limita quindi piu' ad essere solo un osservatore distaccato, silenzioso, neutro.

Questa dimensione di co-struzione del rapporto, seppur con differenti ruolie responsabilita', consente al counselor di "trovare una voce" con cui coinvolgere il clientein una nuova possibilita' di relazione, che gli consenta di abbandonare i vecchi schemi relazionali per sperimentarne di nuovi, piu' validi e con meno paura di cambiaree di fallire. L'intero spettro del male di vivere, infatti, puo' esseredefinito nei suoi termini generalicome la tendenza di certe persone a ripetere sempre di nuovo le stesse esperienzedolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni sbagliate (coazione a ripetere ).

In questo caso il disagio esistenziale non e' piu' da intendersi come prova di qualcosa di "incompiuto" nella mente individuale, bensi' come espressione di modalita' disadattive di relazione, come tentativo di dare un qualche significato alla propria sofferenza psicologica, frutto della personale, unica, quanto inevitabile storia affettiva. L'intervanto del counselor consiste quindi nel rendere la creativita' del cliente piu' liberadi esprimersifra l'autonomia individuale ed il rapporto con l'altro, per costruire nuove possibilita' di vita psicologica ( date esclusivamente nella relazione).

Modello della Psicoanalisi Relazionele, riassumibile nei seguenti punti:

-La partecipazione del counselor e' attiva, potendo manifestare opportunamentenel corso dell' intervento di counselingla sua dimensione umana ed esprimendo cosi' i propri pensieri, affetti desideri, memorie, esperienze da condividere, sia a livello empatico che cognitivo, con il paziente. ( occorre sentire , comprendere). La relazione e' costituita dalla interazione di due o piu' persone, che, pur con distinti ruoli, concorrono insieme al lavoro di counseling, portando le proprie risorse e il proprio contributopersonale e creativo.

- Lo scopo del lavoro di Counseling non consiste soltanto nel rivivere i sentimentiappartenenti alle relazioni significative del passato, ma anche di capire come superare i vecchi modelli relazionali, speimentando modalita' e soluzioni alternative ( qui si inserisce lo strumento filosofico, che consente di ragionare e capire i vecchi sistemi, relazionali sbagliati, perche' non danno rispostein ordine affettivo.

- La nuova conoscenza ( ecco ancora la filosofia ) e' l'elemento centrale del cambiamento. Per il cliente riuscire ad aquisire, nella relazione con il counselor, la capacita' di maturare nuove idee, correggendo le "vecchie" idee, e di sperimentarenuove modalita' di rapporto, gli consente di diventare consapevole ed autonomo sia nel pensare su se stesso sia nella possibilita di modificare la propria esistenza.

A presto Luciana