Il Counseling Filosofico Relazionale
Trascendenza
Essendo indirizzati verso il problema immediato del cliente e avendo questi ricevuto un certo livello di competenza filosofica, cliente e counselor possono adesso osservare che il loro dialogo sta andando oltre i particolari concreti della vita quotidiana e sta avvicinandosi a domande di natura piu' astratta e universale. Il cliente si trova insomma ad emergere dallo "stato di immanenza" e ora vive la sua vita usando di piu' la capacita' di riflettere, di scegliere e di dirigere se stesso.
Nel trascendere egli comprende piu' chiaramente le particolarita' della sua situazionedi vita individuale e le osserva nel loro piu' generale contesto sociale, storico e universale. La trascendenza e' in primo luogo un evento mentale: la memoria e l'immaginazione ci rendono capaci di andare al di la della realta' immediata della nostra esperienza. Si tratta di una liberazione dell' io dall'alienazione dove lo avevano trascinato le preoccupazioni, le passioni, i desideri, una liberazione che consente di diventare persone morali, aperte all'universalita' e all'oggettivita'.
E' naturalmente impossibile per il Counselor e il cliente emanciparsi o liberarsi completamente dalle inevitabili influenze della tradizione. Ma comunque la discussione filosofica rende il cliente capace di vedere meglio se stessoe le sue credenze, all'interno del quadro di riferimento della sua famiglia e della sua comunita', e il mondo, facendogli comprendere il suo posto dentro le ideologie e le strutture famigliari, sociali e politiche. E' l'approccio alla "saggezza" , quindi ad uno stato di liberazione, dalle passioni, di lucidita' , di conoscenza di se' e del mondo, che libera il cliente dal semplice reagire alla vita con emozioni riflesse o con abitudini, e promuove un potenziamento della capacita' di discernere la vita onesta da quella meno onesta e di scegliere da solo le opinioni e le azioni che rappresentino meglio la propria concezione di "vita buona".
E' in questo stadio che il counselor e il cliente arrivano iunsieme alle domande piu' profonde, come " chi sono"?, " come dovrei vivere"? . Mentre nello stadio due la discusione rimane principalmente sul livello pratico del che cosa fare , a questo stadio si sviluppa nell' articolazione di risposte a domande come "perche'?", " per quale ragione?" . Quando il cliente diventa consapevole della sua visione del mondo, pio' aprirsi uno iato tra il suo effettivo modo di vivere e un altro possibile modo di vivere, che potrebbe procurargli autorealizzazione e felicita'. In altre parole, si puo' creare uno spazio per una " autoalienazione", ovvero per una delusione e un rifetto di quanto egli stesso percepiva di star diventando. una volta che sia consapevole degli assunti e delle credenze che costituiscono la visione del mondo o il sistema di credenze entro il quale vive, il cliente diventa capace di seguire un approccio che parta dalla conoscenza dei propri valori e dei propri principi e giunga alla considerazione della sua personale relazione con i problemi quotidiani particolari, alla luce dei suoi paradigmi.
Quando le decisioni di un cliente su problemi particolari sono informate dalla consapevolezza della propria visione del mondo, e' piu' probabile che esse siano sentite come decisioni giuste, in quanto i conflitti interni, che possono sorgere quando le decisioni siano inconsistenti o in contraddizione con la visione del mondo, avranno minori possibilita' di verificarsi. A questo stadio il cliente ha avuto la possibilita' di seguire per molti mesi il processo di sviluppo delle sue abilita' dialogiche e di ragionamentoe ha senz adubbio attenuato il numero, la gravita' e la pressione delle sue preoccupazioni immediate. Ha percio' probabilmente guadagnato anche una significativa fiducia in se stesso. E' grazie a questi cambiamenti che il cliente si avvicina alla condizione di essere una persona pareteticamente filosofante e che la sua relazione con il counselor tende a diventare quella di due eguali compagni di dialogo.
A questo stadio, quindi, il cliente deve abandonare la sua precedente richiesta che il counselor svolga il ruolo dell' autorita' nello scambio dialogico. Egli infatti viene ad avere sempre piu' fiducia nelle proprie abilita' di pensiero, come fonte delle risposte alle sue domande e di nuovi spunti. L'autonomia che il cliente matura definitivamente in questo stadio lo aiuta ad evitare il rischio di cadere in altri momenti di apatia o di crisi esistenziali. Ma l'autonomia puo' ridursi ad un crudo individualismo, se vengono ignorate le relazioni di interdipendenza.
Il counselor filosofico deve assistere il suo cliente nel superamento della concezione contemporanea dell'autonomia, che viene denominata "culto dell'individualita'", con la sua ossessiva, e insoddisfacente, ricerca dell' assoluta indipendenza , dell' auto sviluppo e della celebrita', che spesso conducono ad una competitivita' distruttiva e a conflitti interpersonali, e aiutarlo a giungere a quel tipo di autonomia che favorisce un miglior riconoscimentonon solo del proprio valore intrinseco, ma anche delle relazioni sia con la comunita' umana con la quale egli vive.
A presto Luciana
lunedì 28 aprile 2008
giovedì 24 aprile 2008
Il Counseling Filosofico Relazionale (Articolo Terzo)
L'insegnamento come atto intenzionale
Se obiettivo del counselor filosofico e' aiutare il cliente a ottenere una piu' grande liberta' intellettuale e autonomia noetica, aumentando le sue capacita' di ragionamento o perfino adottando il ragionamento filosofico come un elemento caratteristico dell' esistenza umana, cioe' come un modo di vita, allora sembra una conseguenza logica che debbano essergli insegnate le abilita' e attitudini necessarie per farlo. Un Counseling filosofico efficace rende il cliente capace di affrontare un esame critico e una ricostruzione degli eventi della propria vita, usando cognizioni che emergono dalla sua attiva partecipazione al dialogo. Ma , ancora il conferimento di poteri implica l'incoraggiamento del cliente all'autonomia della propria azione, cioe' l'assisterlo nel diventare capace di condurre un tale esame critico e una tale ricostruzione in assenza del counselor.
Cio' richiede che , per quanto possibile, al cliente vengano offerti gli strumenti posseduti dal counselor e insegnate le abilita' necessarie ad usarli. D'altra parte se il counselor intende di fatto aiutare il cliente a diventare piu' capace di fronteggiare i propri problemi, allora alcune forme di insegnamento al cliente su come farlo devono essere presenti in tutte le relazioni di consulenza. Molti counseling filosofici pensano che l'atto stesso del counseling costituisca un insegnamento e che percio' il counseling filosofico possa semplicemente essere ritenuto didattico, senza che il counselor faccia alcuno sforzo pedagogico esplicito.Tale assunto appare palesemente falso se lo si applica a qualsiasi altro ambito di predica professionale . Sembrano esserci tre criteri di insegnamento nel counseling filosofico:
-L'intenzionalita': il counselor deve avvicinare il cliente con una chiara intenzionedi apprendere;
-esposizione della materia : il counselor deve andare al di la' dell' applicazione, di cio' che occorre apprendere, ai problemi del cliente e deve argomentare sulle conoscenze e sulle abilita' che possiede;
-Il cliente a sua volta, deve essere pronto sia cognitivamente che emotivamente ad andare oltre la discussione del suo problema immediato ed essere in grado di focalizzare la sua attenzione sull' apprendimento di cio' che il counselor sta cercando di insegnargli. Le attivita' caratteristiche del primo e del secondo stadio non rispettano questi criteri, ne' devono farlo. Se a questo stadio la relazione tra counselor e cliente e' in qualche modo piu' direttiva, e' comunque anche piu' collaborativa e piu' reciproca di quanto non avvenisse prima. In questo rapporto di insegnamento, il counselor deve usare consapevolmente cio' che viene discusso e cio' che era stato scoperto nel corso dei due stadi precedenti, per aiutare il cliente a diventare cosciente e a guadagnare una maggiore comprensione dei propri abiti di ragionamento.
In tal modo questi sara' piu' capace di far progressi e di realizzare la propria potenzialita' di risolvere i problemi in modo autonomo e cooperativo. Il tempo speso in questo stadio aiutera' il cliente a sviluppare le capacita' di "autodiagnosi", perche' puo' aiutare a scoprire e insegnare i molteplici processi, le varie tecniche e le diverse strategie dell' indagine filosofica, quali:
- l'addurre ragioni,
- la distinzione dalle ragioni buone da quelle cattive,
- la costruzione di inferenze,
- la valutazione degli argomenti,
- la generalizzazione (= estendere ad una totalita'),
- l'uso di analogie ( analogia= rapporto di somiglianza tra cose e fatti diversi, che abbiano tuttavia caratteristiche comuni),
- la messa in discussione degli assunti ( assunto= cio' che e' stato aquisito o adottato ),
- la giustificazione degli assunti ,
- il riconoscimento delle contraddizioni,
- la scoperta dei ragionamenti sbagliati,
- la ricerca della coerenza,
- l'effettuazione di distinzioni,
- l'effettuazione di connessioni,
- il porre domande
- l'asoltare efficacemente,
- il fare previsioni
- il formulare ipotesi,
- il mettere alla prova ipotesi,
- l'offrire esempi e controesempi,
- la correzione del proprio pensiero,
- la formulazione e l'uso di criteri,
- la scoperta della vaghezza ( vaghezza= approssimazione, imprecisione),
- la scoperta dell'ambiguita',
- la richiesta di prove,
- il fare resoconti di tutte le considerazioni rilevanti,
- l'essere aperti alle diverse prospettive e ai diversi punti di vista,
- l'esercizio dell' empatia,
- l'esercizio dell' immaginazione morale,
- la sensibilita' al contesto ( contesto= il complesso dei fatti, delle ideologie delle circostanze nelle quali si verifica un fenomeno o si colloca un personaggio ),
- l'affidarsi allla ricerca della verita'
- la cura delle procedure dell' indagine,
- il rispetto degli altri e del loro punto di vista.
L'insegnamento di queste capacita' al cliente e la coltivazione di questi atteggiamenti approfondiranno nel cliente l'uso del pensiero riflessivo razionale concentrato sulla decisione di cosa credere o fare, che puo' altrimenti essere chiamato istruzione alle abilita' del pensiero critico, alle abilita' del pensiero creativo , produttivo e costruttivo, o al ragionamento immaginativo. L'indagine filosofica e' ricerca dei significati che stanno alla base delle proprie e delle altrui azioni nel mondo, delle reazioni a cio' che viene esperito e a cio' che viene detto o fatto dagli altri. Questo e' in effetti cio' che si intende per interpretazione della visione del mondo. E' il tentativo di portare alla coscienza le credenze, gli assunti e le idee preconcette precedentemente non esaminate, che guidano il processo decisionale quotidiano del cliente, cosi' che egli possa essere piu' capace di fondare le proprie opinioni e azioni su scelte ponderate, invece che su mere convenzioni, sulla tradizione o sulle abitudini.
Come dice harriet Chamberlain, "...in un ambiente di costante cambiamento, che richiede crescita intellettuale ed emotiva, flessibilita' trascendenza, e' urgente che si impari, e si insegni ai nostri consultanti come riconoscere e interrompere il "caricamento automatico" nel cervello di risposte vecchie ed abitudinarie, che possono considerarsi inadattte al presente." inoltre il Counselor deve incoraggiare il cliente allo sviluppo di particolari valori e di particolari caratteristiche della mente, tra i quali:
- il coraggio intellettuale, che significa avere la consapevolezza della necessita' di fronteggiare e di indirizzarsi imparzialmente verso idee, credenze o punti di vista nei confronti dei quali il cliente puo' avere forti emozioni negative, e alle quali puo' non avere precedentemente prestato seriamente attenzione;
- la preseveranza intellettuale, cioe' un' attitudine e una consapevolezza della necessita' di perseguire la comprensione intellettuale e la verita', nonostante le difficolta', gli ostacoli e le frustrazioni;
- la fede nella ragione, cioe' fiducia che, alla lunga, i piu' alti interessi del cliente e quelli del genere umano saranno serviti meglio dando libero gioco alla ragione.
- L'indagine filosofica per mezzo del pensiero critico e creativo consiste anche nel tentativo di conoscere e comprendere gli atteggiamenti e i sentimenti del counselor e del cliente, che possono servire a determinare sia il corso della loro discussione che la sua eventuale direzione, tenendo percio' conto non solo degli aspetti puramente razionali delle decisioni esistenziali del cliente, ma anche di quelle emozionali.
Quindi, l'indagine filosofica nel counseling non e' un ' impresa cognitiva solitaria e indipendente ma e' piuttosto un incontro di menti, nel quale l'interdipendenza del cliente e del counselor come collaboratori nella ricerca costituisce un luogo di conoscenza piu' significativo di quelli accessibili da qualsiasi pensatore che pensi da solo. Entrare in questo stadio della procedura di counseling non significa che la discussione del problema o della preoccupazione debba essere lasciato definitivamente indietro. Molti clienti trovano che quando iniziano ad apprendere le abilita' di pensiero sono piu' capaci di riconcettualizzare da soli i loro problemi predenti, o di volgersi verso nuove questioni. Cio' puo' suggerire loro di ritornare a considerare i problemi personali immediati, ma in modo piu' attivo, oppure, ispirati dalla loro maggiore competenza nell' identificazione, articolazione e risoluzione del problema, nel ruolo di indagatori principali nell'autodiagnosi. Per molti clienti la risoluzione dei problemi immediatie l'aveer appreso tnte delle tecnicheusate nell' indagine filosofica, soddisfera' le aspettative della relazione di Counseling. Essi si sentiranno adeguatamente equipaggiati per affrontare la maggior parte di cio' che la vita ha loro da offrire.
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Luciana
Se obiettivo del counselor filosofico e' aiutare il cliente a ottenere una piu' grande liberta' intellettuale e autonomia noetica, aumentando le sue capacita' di ragionamento o perfino adottando il ragionamento filosofico come un elemento caratteristico dell' esistenza umana, cioe' come un modo di vita, allora sembra una conseguenza logica che debbano essergli insegnate le abilita' e attitudini necessarie per farlo. Un Counseling filosofico efficace rende il cliente capace di affrontare un esame critico e una ricostruzione degli eventi della propria vita, usando cognizioni che emergono dalla sua attiva partecipazione al dialogo. Ma , ancora il conferimento di poteri implica l'incoraggiamento del cliente all'autonomia della propria azione, cioe' l'assisterlo nel diventare capace di condurre un tale esame critico e una tale ricostruzione in assenza del counselor.
Cio' richiede che , per quanto possibile, al cliente vengano offerti gli strumenti posseduti dal counselor e insegnate le abilita' necessarie ad usarli. D'altra parte se il counselor intende di fatto aiutare il cliente a diventare piu' capace di fronteggiare i propri problemi, allora alcune forme di insegnamento al cliente su come farlo devono essere presenti in tutte le relazioni di consulenza. Molti counseling filosofici pensano che l'atto stesso del counseling costituisca un insegnamento e che percio' il counseling filosofico possa semplicemente essere ritenuto didattico, senza che il counselor faccia alcuno sforzo pedagogico esplicito.Tale assunto appare palesemente falso se lo si applica a qualsiasi altro ambito di predica professionale . Sembrano esserci tre criteri di insegnamento nel counseling filosofico:
-L'intenzionalita': il counselor deve avvicinare il cliente con una chiara intenzionedi apprendere;
-esposizione della materia : il counselor deve andare al di la' dell' applicazione, di cio' che occorre apprendere, ai problemi del cliente e deve argomentare sulle conoscenze e sulle abilita' che possiede;
-Il cliente a sua volta, deve essere pronto sia cognitivamente che emotivamente ad andare oltre la discussione del suo problema immediato ed essere in grado di focalizzare la sua attenzione sull' apprendimento di cio' che il counselor sta cercando di insegnargli. Le attivita' caratteristiche del primo e del secondo stadio non rispettano questi criteri, ne' devono farlo. Se a questo stadio la relazione tra counselor e cliente e' in qualche modo piu' direttiva, e' comunque anche piu' collaborativa e piu' reciproca di quanto non avvenisse prima. In questo rapporto di insegnamento, il counselor deve usare consapevolmente cio' che viene discusso e cio' che era stato scoperto nel corso dei due stadi precedenti, per aiutare il cliente a diventare cosciente e a guadagnare una maggiore comprensione dei propri abiti di ragionamento.
In tal modo questi sara' piu' capace di far progressi e di realizzare la propria potenzialita' di risolvere i problemi in modo autonomo e cooperativo. Il tempo speso in questo stadio aiutera' il cliente a sviluppare le capacita' di "autodiagnosi", perche' puo' aiutare a scoprire e insegnare i molteplici processi, le varie tecniche e le diverse strategie dell' indagine filosofica, quali:
- l'addurre ragioni,
- la distinzione dalle ragioni buone da quelle cattive,
- la costruzione di inferenze,
- la valutazione degli argomenti,
- la generalizzazione (= estendere ad una totalita'),
- l'uso di analogie ( analogia= rapporto di somiglianza tra cose e fatti diversi, che abbiano tuttavia caratteristiche comuni),
- la messa in discussione degli assunti ( assunto= cio' che e' stato aquisito o adottato ),
- la giustificazione degli assunti ,
- il riconoscimento delle contraddizioni,
- la scoperta dei ragionamenti sbagliati,
- la ricerca della coerenza,
- l'effettuazione di distinzioni,
- l'effettuazione di connessioni,
- il porre domande
- l'asoltare efficacemente,
- il fare previsioni
- il formulare ipotesi,
- il mettere alla prova ipotesi,
- l'offrire esempi e controesempi,
- la correzione del proprio pensiero,
- la formulazione e l'uso di criteri,
- la scoperta della vaghezza ( vaghezza= approssimazione, imprecisione),
- la scoperta dell'ambiguita',
- la richiesta di prove,
- il fare resoconti di tutte le considerazioni rilevanti,
- l'essere aperti alle diverse prospettive e ai diversi punti di vista,
- l'esercizio dell' empatia,
- l'esercizio dell' immaginazione morale,
- la sensibilita' al contesto ( contesto= il complesso dei fatti, delle ideologie delle circostanze nelle quali si verifica un fenomeno o si colloca un personaggio ),
- l'affidarsi allla ricerca della verita'
- la cura delle procedure dell' indagine,
- il rispetto degli altri e del loro punto di vista.
L'insegnamento di queste capacita' al cliente e la coltivazione di questi atteggiamenti approfondiranno nel cliente l'uso del pensiero riflessivo razionale concentrato sulla decisione di cosa credere o fare, che puo' altrimenti essere chiamato istruzione alle abilita' del pensiero critico, alle abilita' del pensiero creativo , produttivo e costruttivo, o al ragionamento immaginativo. L'indagine filosofica e' ricerca dei significati che stanno alla base delle proprie e delle altrui azioni nel mondo, delle reazioni a cio' che viene esperito e a cio' che viene detto o fatto dagli altri. Questo e' in effetti cio' che si intende per interpretazione della visione del mondo. E' il tentativo di portare alla coscienza le credenze, gli assunti e le idee preconcette precedentemente non esaminate, che guidano il processo decisionale quotidiano del cliente, cosi' che egli possa essere piu' capace di fondare le proprie opinioni e azioni su scelte ponderate, invece che su mere convenzioni, sulla tradizione o sulle abitudini.
Come dice harriet Chamberlain, "...in un ambiente di costante cambiamento, che richiede crescita intellettuale ed emotiva, flessibilita' trascendenza, e' urgente che si impari, e si insegni ai nostri consultanti come riconoscere e interrompere il "caricamento automatico" nel cervello di risposte vecchie ed abitudinarie, che possono considerarsi inadattte al presente." inoltre il Counselor deve incoraggiare il cliente allo sviluppo di particolari valori e di particolari caratteristiche della mente, tra i quali:
- il coraggio intellettuale, che significa avere la consapevolezza della necessita' di fronteggiare e di indirizzarsi imparzialmente verso idee, credenze o punti di vista nei confronti dei quali il cliente puo' avere forti emozioni negative, e alle quali puo' non avere precedentemente prestato seriamente attenzione;
- la preseveranza intellettuale, cioe' un' attitudine e una consapevolezza della necessita' di perseguire la comprensione intellettuale e la verita', nonostante le difficolta', gli ostacoli e le frustrazioni;
- la fede nella ragione, cioe' fiducia che, alla lunga, i piu' alti interessi del cliente e quelli del genere umano saranno serviti meglio dando libero gioco alla ragione.
- L'indagine filosofica per mezzo del pensiero critico e creativo consiste anche nel tentativo di conoscere e comprendere gli atteggiamenti e i sentimenti del counselor e del cliente, che possono servire a determinare sia il corso della loro discussione che la sua eventuale direzione, tenendo percio' conto non solo degli aspetti puramente razionali delle decisioni esistenziali del cliente, ma anche di quelle emozionali.
Quindi, l'indagine filosofica nel counseling non e' un ' impresa cognitiva solitaria e indipendente ma e' piuttosto un incontro di menti, nel quale l'interdipendenza del cliente e del counselor come collaboratori nella ricerca costituisce un luogo di conoscenza piu' significativo di quelli accessibili da qualsiasi pensatore che pensi da solo. Entrare in questo stadio della procedura di counseling non significa che la discussione del problema o della preoccupazione debba essere lasciato definitivamente indietro. Molti clienti trovano che quando iniziano ad apprendere le abilita' di pensiero sono piu' capaci di riconcettualizzare da soli i loro problemi predenti, o di volgersi verso nuove questioni. Cio' puo' suggerire loro di ritornare a considerare i problemi personali immediati, ma in modo piu' attivo, oppure, ispirati dalla loro maggiore competenza nell' identificazione, articolazione e risoluzione del problema, nel ruolo di indagatori principali nell'autodiagnosi. Per molti clienti la risoluzione dei problemi immediatie l'aveer appreso tnte delle tecnicheusate nell' indagine filosofica, soddisfera' le aspettative della relazione di Counseling. Essi si sentiranno adeguatamente equipaggiati per affrontare la maggior parte di cio' che la vita ha loro da offrire.
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Luciana
lunedì 21 aprile 2008
Il Counseling Filosofico Relazionale (Secondo Articolo)
Risoluzione del problema immediato
la maggioranza degli individui che ricercano un counselor filosofico lo fanno in primo luogo per essere aiutati ad alleviare gli apparentemente insolubili problemi morali personali e a chiarire e sottoporre a critica le loro intuizioni morali. Gli individui sono sufficientemente capaci di affrontare la maggior parte dei loro problemi quotidiani. ma quando i problemi si fanno piu' complessi, per esempio quando i valori sembrano in conflitto, quando i fatti si mostrano contraddittori, o quando il pensiero sembra chiudersi in un circolo, si tende a cercare consiglio. Lo stadio due va incontro a questo bisogno e sgombra la strada agli sviluppi futuri delle capacita' di ragionamento filosofico del cliente.
Qui il counselor e ' metaforicamente chiamato a sciogliere il nodo dei èproblemi del cliente e ordinare i fili della inestricabile matassa in piu' comprensibili capi singoli, con i quali e' poi piu' facile avere a che fare. Si potrebbe dire che il counselor aiuti il cliente ad esaminare i pezzi del puzzle della sua vita, a riconoscere le interconnesioni e a ricomporli di nuovo in un modello piu' facilmente comprensibile. Questo e' lo stadio nel quale la questione principale o l'esplicita preoccupazione del cliente ha la forma di " non so che fare riguardo a ..." . Se si riferisce ad un problema eticoo morale, la domanda puo' essere: " Quale e ' la cosa giusta da fare?" .
A questo stadio il counselor sente spesso la pressione del tempo molto piu'che in quelli precedenti. Mentre il counseling agli stadi tre e quattro pou' procedere relativamente senza fretta, lo stadio due mette a fuoco problemi che di solito causano un intenso stato di confusionee di angoscia, e che hanno un impato immediato e negativo sulle emozioni del cliente, sulla sua normale funzionalita' e sulla sua condizione esistenziale. Il cliente vuole che ci si rivolga aaaaaaaaad essi con urgenza e in questo stadio il cliente stesso richiedera' implicitamente al consulente di assumere il ruolo di "autorita".
Una parte dell' autorita' el counselor proviene dalla sua capacita' di assumere una prospettiva piu' universale o piu' "oggettiva" , cioe' una visione esterna della vita e dei problemi del cliente- una prospettiva che puo' non essere alla portata di quest' ultimo- che gli permette di riconoscere quelle possibilita' di sbrogliare i nodi problematici che non erano visibili al cliente, o le possibili forme di ricomposizione dei pezzi del puzzle che egli non aveva ancora notato. Idealmente il counselor dovrebbe avvicinare il problema del cliente non con lo sguardo distaccato ed estraneo, ma come un essere umano avvicina un suo simile. questo evita al cliente un' atmosfera fredda e clinica nella relazione di counseling, che potrebbe originarsi se egli sentisse che il counselor e' interessato solo ad analizzarlo razionalmente.
Per il counselor questo e' un approccio empatico, nel quale le vicende del cliente possono essere messe in risonanza con le proprie esperinze di vita, permetendo in tal modo una loro migliore comprensione. E' impotante notare che la relazione tra counselor e cliente attraverso il processo di Counseling appartiene alle relazioni primarie , riguarda cioe' il coinvolgimento dell' essere umanocon i propri simili. A questo stadio risulta particolarmente utile l'approccio Fenomenologico e ermeneutico. nel metodo fenomenologicoil counseling prova ad aiutare il cliente a descrivere il piu' accuratamente possibile le sue esperienze, i suoi problemi, le sue vicende , e cosi via, libero da presupposti, pregiudizi e idee preconcette.
L'opzione fenomenologica permette al cliente di indietreggiare dallo stato di immersione emotiva nei suoi problemi e di esaminarlicome se fossero di un altro, favorendo la sua capacita' di includere tutti i fatti e tutte le prospettive, perfino quelle che, a causa del loro carico emotivo, in precedenza venivano evitate. L'ascolto del counselor in questo stadio dovrebbe trasformarsi da ascolto "pieno di cura", empatico, che ha di mira il rafforzamento della relazione e della comprensione, in ascolto "attivo", che ha per obiettivo la critica. Si auspica comunque che la risoluzione soddisfacente dei problemi immediati , o semplicemente la saturazione della soglia della discussione orientata al problema , motivi il cliente ad usare questo elementonsolo come un passo preliminare di una esplorazione piu' profonda del suo pensiero e della sua vitanei termini dei valori, credenze e principi guida sottostanti, che informano la sua concezione al di la' di quelli che riguardano esclusivamente i problemi immediati. E' qui che il processo di counseling passa al terzo stadio, forse il piu' significativo.
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A presto Luciana
la maggioranza degli individui che ricercano un counselor filosofico lo fanno in primo luogo per essere aiutati ad alleviare gli apparentemente insolubili problemi morali personali e a chiarire e sottoporre a critica le loro intuizioni morali. Gli individui sono sufficientemente capaci di affrontare la maggior parte dei loro problemi quotidiani. ma quando i problemi si fanno piu' complessi, per esempio quando i valori sembrano in conflitto, quando i fatti si mostrano contraddittori, o quando il pensiero sembra chiudersi in un circolo, si tende a cercare consiglio. Lo stadio due va incontro a questo bisogno e sgombra la strada agli sviluppi futuri delle capacita' di ragionamento filosofico del cliente.
Qui il counselor e ' metaforicamente chiamato a sciogliere il nodo dei èproblemi del cliente e ordinare i fili della inestricabile matassa in piu' comprensibili capi singoli, con i quali e' poi piu' facile avere a che fare. Si potrebbe dire che il counselor aiuti il cliente ad esaminare i pezzi del puzzle della sua vita, a riconoscere le interconnesioni e a ricomporli di nuovo in un modello piu' facilmente comprensibile. Questo e' lo stadio nel quale la questione principale o l'esplicita preoccupazione del cliente ha la forma di " non so che fare riguardo a ..." . Se si riferisce ad un problema eticoo morale, la domanda puo' essere: " Quale e ' la cosa giusta da fare?" .
A questo stadio il counselor sente spesso la pressione del tempo molto piu'che in quelli precedenti. Mentre il counseling agli stadi tre e quattro pou' procedere relativamente senza fretta, lo stadio due mette a fuoco problemi che di solito causano un intenso stato di confusionee di angoscia, e che hanno un impato immediato e negativo sulle emozioni del cliente, sulla sua normale funzionalita' e sulla sua condizione esistenziale. Il cliente vuole che ci si rivolga aaaaaaaaad essi con urgenza e in questo stadio il cliente stesso richiedera' implicitamente al consulente di assumere il ruolo di "autorita".
Una parte dell' autorita' el counselor proviene dalla sua capacita' di assumere una prospettiva piu' universale o piu' "oggettiva" , cioe' una visione esterna della vita e dei problemi del cliente- una prospettiva che puo' non essere alla portata di quest' ultimo- che gli permette di riconoscere quelle possibilita' di sbrogliare i nodi problematici che non erano visibili al cliente, o le possibili forme di ricomposizione dei pezzi del puzzle che egli non aveva ancora notato. Idealmente il counselor dovrebbe avvicinare il problema del cliente non con lo sguardo distaccato ed estraneo, ma come un essere umano avvicina un suo simile. questo evita al cliente un' atmosfera fredda e clinica nella relazione di counseling, che potrebbe originarsi se egli sentisse che il counselor e' interessato solo ad analizzarlo razionalmente.
Per il counselor questo e' un approccio empatico, nel quale le vicende del cliente possono essere messe in risonanza con le proprie esperinze di vita, permetendo in tal modo una loro migliore comprensione. E' impotante notare che la relazione tra counselor e cliente attraverso il processo di Counseling appartiene alle relazioni primarie , riguarda cioe' il coinvolgimento dell' essere umanocon i propri simili. A questo stadio risulta particolarmente utile l'approccio Fenomenologico e ermeneutico. nel metodo fenomenologicoil counseling prova ad aiutare il cliente a descrivere il piu' accuratamente possibile le sue esperienze, i suoi problemi, le sue vicende , e cosi via, libero da presupposti, pregiudizi e idee preconcette.
L'opzione fenomenologica permette al cliente di indietreggiare dallo stato di immersione emotiva nei suoi problemi e di esaminarlicome se fossero di un altro, favorendo la sua capacita' di includere tutti i fatti e tutte le prospettive, perfino quelle che, a causa del loro carico emotivo, in precedenza venivano evitate. L'ascolto del counselor in questo stadio dovrebbe trasformarsi da ascolto "pieno di cura", empatico, che ha di mira il rafforzamento della relazione e della comprensione, in ascolto "attivo", che ha per obiettivo la critica. Si auspica comunque che la risoluzione soddisfacente dei problemi immediati , o semplicemente la saturazione della soglia della discussione orientata al problema , motivi il cliente ad usare questo elementonsolo come un passo preliminare di una esplorazione piu' profonda del suo pensiero e della sua vitanei termini dei valori, credenze e principi guida sottostanti, che informano la sua concezione al di la' di quelli che riguardano esclusivamente i problemi immediati. E' qui che il processo di counseling passa al terzo stadio, forse il piu' significativo.
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A presto Luciana
mercoledì 16 aprile 2008
Il Counseling Filosofico Relazionale (Primo Articolo)
Il modello per il counseling Filosofico di Peter Raab, e' la chiara definizione di metodo insegnabile; e' la prova di un' esperienza che fornisce l'indispensabile credibilita' alla professione e al professionista; permette una chiara definizione del processo per qualsiasi potenziale cliente.
"LA LIBERA FLUTTUAZIONE"
E' lo stadio in cui il counselor deve piu' possibile familiarizzare con i bisogni e i desideri del cliente. E' il momento in cui il cliente e il counselor prendono le loro decisioni in merito alla possibilits' di avere una relazione soddisfacente. Il counselor incoraggera' con molta cura il cliente a parlare liberamente , in modo da poter scoprire , in quello che solitamente e' il luogo, complesso e spesso confusomonologo iniziale del cliente, cio che lo sta preoccupando. Spesso e' semplicemente questione di ascoltare con silenzio Maieutico, per permettere di far emergere qualcosa di apparentemente inesprimibile. L'ascolto maieutico e' un ascoltare in modotale da aiutare chi parla a far nascere i proprio pensieri e le proprie idee.
A questo stadio l'ascolto:
-e' non giudicativo;
-e' accettazione;
-e' empatico;
-e' benefico,
- e' offerta di tempo;
-e' conforto.
Per aiutare il cliente questo primo stadio del counseling dovrebbe essere quanto piu' possibile non direttivo e indefinito, o, in altre parole , minimamente orientato verso una conclusione. Il Counselor deve cercare di ottenere una comprensione la piu' completapossibile del suo cliente e delle sue difficolta' usando sia l'approccio fenomenologico che quello ermeneutico. Il counselor deve permetere al cliente di tirar fuori le cose da dentro di se', ovvero di scaricare il suo "fardello", mentre egli ascolta senza riserve e con il minor numero possibile di presupposti e di preconcetti.
L'Ascolto del Counselor:
-non deve essere un pseudo ascolto( nel quale egli fa solo finta di ascoltare, mentre pensa a cio' che dira' non appena il cliente abbia finito di parlare);
-non deve essere un ascolto autocentrato ( nel quale ascolta con attenzione solo quei punti che vanno d'accordo con il suo punto di vista ),
- non deve essere un ascolto selettivo( nel quale ascolta solo qualcosa di cio' che viene detto, ma trascura il resto perche' non meritevole di essere ascoltato);
-non deve essere un ascolto difensivo( nel quale ascolta cio' che il clientedice come un attacco alle sue personali ipotesi sul cliente e i suoi problemi);
-non deve essere un ascolto indifferente ( nel quale egli prende alla lettera cio' che viene detto).
Il counselor a questo stadio deve offrire poche o nessuna osservazione e spiegazione, sapendo che una "diagnosi" frettolosa e prematura puo' portare ad una direzione sbagliata. Molti suggerimenti e molte osservazioni fatte dal counselor a questo stadio passeranno in ogni caso inosservate a causa del disagio del cliente. Il tormento e la tensione limitano fortemente la capacita' di elaborare informazioni in modo logico e ricco di significato. Non soltanto, il counselor deve essere consapevole del fatto che ogni indicazione che offre puo' frustrare il bisogno fondamentale del cliente: quello di parlare liberamente e a lungo senza interrruzione. Dando tacitamente al cliente questa liberta', l'atto stesso del parlare liberamente puo' dimostrarsi catartico, e percio' terapeutico. In questo stadio l'ascolto e' la funzione piu' importante. Quando comuinque occorre parlare, le parole che hanno maggiore effettobenefico sui clienti sono parole di rassicurazione. Esprimere rassicurazione puo' rafforzare in modo sostanziale la funzione Maieutica dell'ascolto.
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A presto Luciana
"LA LIBERA FLUTTUAZIONE"
E' lo stadio in cui il counselor deve piu' possibile familiarizzare con i bisogni e i desideri del cliente. E' il momento in cui il cliente e il counselor prendono le loro decisioni in merito alla possibilits' di avere una relazione soddisfacente. Il counselor incoraggera' con molta cura il cliente a parlare liberamente , in modo da poter scoprire , in quello che solitamente e' il luogo, complesso e spesso confusomonologo iniziale del cliente, cio che lo sta preoccupando. Spesso e' semplicemente questione di ascoltare con silenzio Maieutico, per permettere di far emergere qualcosa di apparentemente inesprimibile. L'ascolto maieutico e' un ascoltare in modotale da aiutare chi parla a far nascere i proprio pensieri e le proprie idee.
A questo stadio l'ascolto:
-e' non giudicativo;
-e' accettazione;
-e' empatico;
-e' benefico,
- e' offerta di tempo;
-e' conforto.
Per aiutare il cliente questo primo stadio del counseling dovrebbe essere quanto piu' possibile non direttivo e indefinito, o, in altre parole , minimamente orientato verso una conclusione. Il Counselor deve cercare di ottenere una comprensione la piu' completapossibile del suo cliente e delle sue difficolta' usando sia l'approccio fenomenologico che quello ermeneutico. Il counselor deve permetere al cliente di tirar fuori le cose da dentro di se', ovvero di scaricare il suo "fardello", mentre egli ascolta senza riserve e con il minor numero possibile di presupposti e di preconcetti.
L'Ascolto del Counselor:
-non deve essere un pseudo ascolto( nel quale egli fa solo finta di ascoltare, mentre pensa a cio' che dira' non appena il cliente abbia finito di parlare);
-non deve essere un ascolto autocentrato ( nel quale ascolta con attenzione solo quei punti che vanno d'accordo con il suo punto di vista ),
- non deve essere un ascolto selettivo( nel quale ascolta solo qualcosa di cio' che viene detto, ma trascura il resto perche' non meritevole di essere ascoltato);
-non deve essere un ascolto difensivo( nel quale ascolta cio' che il clientedice come un attacco alle sue personali ipotesi sul cliente e i suoi problemi);
-non deve essere un ascolto indifferente ( nel quale egli prende alla lettera cio' che viene detto).
Il counselor a questo stadio deve offrire poche o nessuna osservazione e spiegazione, sapendo che una "diagnosi" frettolosa e prematura puo' portare ad una direzione sbagliata. Molti suggerimenti e molte osservazioni fatte dal counselor a questo stadio passeranno in ogni caso inosservate a causa del disagio del cliente. Il tormento e la tensione limitano fortemente la capacita' di elaborare informazioni in modo logico e ricco di significato. Non soltanto, il counselor deve essere consapevole del fatto che ogni indicazione che offre puo' frustrare il bisogno fondamentale del cliente: quello di parlare liberamente e a lungo senza interrruzione. Dando tacitamente al cliente questa liberta', l'atto stesso del parlare liberamente puo' dimostrarsi catartico, e percio' terapeutico. In questo stadio l'ascolto e' la funzione piu' importante. Quando comuinque occorre parlare, le parole che hanno maggiore effettobenefico sui clienti sono parole di rassicurazione. Esprimere rassicurazione puo' rafforzare in modo sostanziale la funzione Maieutica dell'ascolto.
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A presto Luciana
lunedì 7 aprile 2008
L'Uomo Digitale
Relazione e comunicazione
L'Uomo Digitale
Il computer oggi, e' cosi' incorporato nella nostra vita quotidiana, che possiamo chiamarlo "tecnologia Protesi" . Strumento, protesi, del nostro cervello della memoria dell'uomo. Pure il Telefonino, e' la possibilita' di sostituire la memoria, e' piu' facile scrivere tutto nel telefonino, cosi' tutto viene trovato velocemente. L'adolescente, tende a non imparare a memoria. L'adolescente delega tutto al telefonino. Usando gli SMS, si perde la capacita' di formare frasi concetto, si finisce a non riconoscere piu' il significato semantico delle parole. La sintesi che contiene tanti significati. Sparisce il concetto di tempo di S. Agostino: "tempo vissuto", "tempo passato" "tempo presente" "futuro".
Grazie alla "tecnologia Protesi" c'e' il rischio di perdere l'uso della memoria, a che mi serve? Premo un bottone e ho tutto a mia disposizione. C'e' il rischio di perdere la capacita' di periodare. Gli studenti fanno frasi sempre piu' strette, omettono la congiunzione "che" , la quale permette di allacciarsi ad altri ragionamenti, per lasciare il discorso sospeso e ritornarci in un secondo momento, la difficolta' di fare un discorso sospeso che a poco a poco si svolge. Vi e' preferenza per un linguaggio iper-sospeso "qui e ora", inteso nel vivere quotidiano sganciato da radici, e senza progetti per il futuro. ( Diverso dal "Qui e Ora" inteso come vivere intensamente ogni attimo vissuto). Il linguaggio degli SMS, e' criptato, ci si esprime attraverso simboli: le faccine espressive, i disegni.
Tutto cio' porta all'incapacita' di fare un romanzo, per la sostituzione dei processi mnemonici che impoveriscono il dialogo. C'e' il rischio che la "tecnologia protesi" cambi le procedure mentali, e' una condizione che cambia le funzioni del cervello. Il telefonino e'uno strumento che funziona in termini binario SI/NO, la risposta deve essere veloce, non esiste il tempo per pensare , per poter riflettere. Si perde la grande forza del dubbio, la capacita' di mettere in discussione, la questione, le domande, crearsi un dubbio per approfondire. Qualche volta l'uomo e' un "sacco vuoto con dentro un telefonino spento" . Il telefonino cambia tipi di relazione, tra genitori e figli, e' un tema nuovo, come si presenta la relazione in famiglia? Capita, che nella stessa stanza, ogni componente della famiglia, e' intento con il proprio telefonino, a messaggiare. Arrivera' un momento che per relazionarci, coi figli , dovremmo farlo attraverso le e-mail o sms?
I messaggini comprendono un fascino intrinseco, possiamo chiamarlo "delirio del tempo reale", e' questo il pensiero del futuro? L'immagine dell' uomo in tempo reale, l'uomo di adesso, prevale l'uomo di superfice, e scompare l'uomo interiore, scompaiono i significati nascosti, l'uomo e' tutto cio' che si vede, e con esso la scomparsa dei sensi di colpa. Il senso di colpa, del rapporto con se stesso, quando si constata di aver commesso un'azione sbagliata.
L'uomo di superfice che non ha desideri, invece, prova un senso di vergogna, di fronte all'altro che scopre che ci si e' comportati in modo sbagliato. L'uomo di superfice non ha dimensione del futuro. Il pericolo del telefonino, e' quello di avvicinarsi ad un autismo digitale, e' una sorta di chiusura che rende impossibile comunicare, e' la condizione degli adolescenti che stanno bene solo davanti al computer o al telefonino. E noi adulti, come reagiamo e ci adattiamo nell'era del digitale?
Luciana
L'Uomo Digitale
Il computer oggi, e' cosi' incorporato nella nostra vita quotidiana, che possiamo chiamarlo "tecnologia Protesi" . Strumento, protesi, del nostro cervello della memoria dell'uomo. Pure il Telefonino, e' la possibilita' di sostituire la memoria, e' piu' facile scrivere tutto nel telefonino, cosi' tutto viene trovato velocemente. L'adolescente, tende a non imparare a memoria. L'adolescente delega tutto al telefonino. Usando gli SMS, si perde la capacita' di formare frasi concetto, si finisce a non riconoscere piu' il significato semantico delle parole. La sintesi che contiene tanti significati. Sparisce il concetto di tempo di S. Agostino: "tempo vissuto", "tempo passato" "tempo presente" "futuro".
Grazie alla "tecnologia Protesi" c'e' il rischio di perdere l'uso della memoria, a che mi serve? Premo un bottone e ho tutto a mia disposizione. C'e' il rischio di perdere la capacita' di periodare. Gli studenti fanno frasi sempre piu' strette, omettono la congiunzione "che" , la quale permette di allacciarsi ad altri ragionamenti, per lasciare il discorso sospeso e ritornarci in un secondo momento, la difficolta' di fare un discorso sospeso che a poco a poco si svolge. Vi e' preferenza per un linguaggio iper-sospeso "qui e ora", inteso nel vivere quotidiano sganciato da radici, e senza progetti per il futuro. ( Diverso dal "Qui e Ora" inteso come vivere intensamente ogni attimo vissuto). Il linguaggio degli SMS, e' criptato, ci si esprime attraverso simboli: le faccine espressive, i disegni.
Tutto cio' porta all'incapacita' di fare un romanzo, per la sostituzione dei processi mnemonici che impoveriscono il dialogo. C'e' il rischio che la "tecnologia protesi" cambi le procedure mentali, e' una condizione che cambia le funzioni del cervello. Il telefonino e'uno strumento che funziona in termini binario SI/NO, la risposta deve essere veloce, non esiste il tempo per pensare , per poter riflettere. Si perde la grande forza del dubbio, la capacita' di mettere in discussione, la questione, le domande, crearsi un dubbio per approfondire. Qualche volta l'uomo e' un "sacco vuoto con dentro un telefonino spento" . Il telefonino cambia tipi di relazione, tra genitori e figli, e' un tema nuovo, come si presenta la relazione in famiglia? Capita, che nella stessa stanza, ogni componente della famiglia, e' intento con il proprio telefonino, a messaggiare. Arrivera' un momento che per relazionarci, coi figli , dovremmo farlo attraverso le e-mail o sms?
I messaggini comprendono un fascino intrinseco, possiamo chiamarlo "delirio del tempo reale", e' questo il pensiero del futuro? L'immagine dell' uomo in tempo reale, l'uomo di adesso, prevale l'uomo di superfice, e scompare l'uomo interiore, scompaiono i significati nascosti, l'uomo e' tutto cio' che si vede, e con esso la scomparsa dei sensi di colpa. Il senso di colpa, del rapporto con se stesso, quando si constata di aver commesso un'azione sbagliata.
L'uomo di superfice che non ha desideri, invece, prova un senso di vergogna, di fronte all'altro che scopre che ci si e' comportati in modo sbagliato. L'uomo di superfice non ha dimensione del futuro. Il pericolo del telefonino, e' quello di avvicinarsi ad un autismo digitale, e' una sorta di chiusura che rende impossibile comunicare, e' la condizione degli adolescenti che stanno bene solo davanti al computer o al telefonino. E noi adulti, come reagiamo e ci adattiamo nell'era del digitale?
Luciana
domenica 6 aprile 2008
La Psicoanalisi Relazionale
Secondo la Psicanalisi Relazionale
Lo sviluppo individuale avviene dentro una "matrice relazionale" che ogni persona costruisce attraverso le sue esperienze affettive significative. Finche' il counselor non partecipa affettivamente alla matrice relazionale del cliente, non si scopre all'interno della matrice stessa, il cliente non e' pienamente coinvoltoe il beneficio dell'esperienza di counseling viene, almeno in parte perduta. Il counselor svolge ovviamente un ruolo attivo nella costruzione della relazione,assieme al cliente. Non si limita quindi piu' ad essere solo un osservatore distaccato, silenzioso, neutro.
Questa dimensione di co-struzione del rapporto, seppur con differenti ruolie responsabilita', consente al counselor di "trovare una voce" con cui coinvolgere il clientein una nuova possibilita' di relazione, che gli consenta di abbandonare i vecchi schemi relazionali per sperimentarne di nuovi, piu' validi e con meno paura di cambiaree di fallire. L'intero spettro del male di vivere, infatti, puo' esseredefinito nei suoi termini generalicome la tendenza di certe persone a ripetere sempre di nuovo le stesse esperienzedolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni sbagliate (coazione a ripetere ).
In questo caso il disagio esistenziale non e' piu' da intendersi come prova di qualcosa di "incompiuto" nella mente individuale, bensi' come espressione di modalita' disadattive di relazione, come tentativo di dare un qualche significato alla propria sofferenza psicologica, frutto della personale, unica, quanto inevitabile storia affettiva. L'intervanto del counselor consiste quindi nel rendere la creativita' del cliente piu' liberadi esprimersifra l'autonomia individuale ed il rapporto con l'altro, per costruire nuove possibilita' di vita psicologica ( date esclusivamente nella relazione).
Modello della Psicoanalisi Relazionele, riassumibile nei seguenti punti:
-La partecipazione del counselor e' attiva, potendo manifestare opportunamentenel corso dell' intervento di counselingla sua dimensione umana ed esprimendo cosi' i propri pensieri, affetti desideri, memorie, esperienze da condividere, sia a livello empatico che cognitivo, con il paziente. ( occorre sentire , comprendere). La relazione e' costituita dalla interazione di due o piu' persone, che, pur con distinti ruoli, concorrono insieme al lavoro di counseling, portando le proprie risorse e il proprio contributopersonale e creativo.
- Lo scopo del lavoro di Counseling non consiste soltanto nel rivivere i sentimentiappartenenti alle relazioni significative del passato, ma anche di capire come superare i vecchi modelli relazionali, speimentando modalita' e soluzioni alternative ( qui si inserisce lo strumento filosofico, che consente di ragionare e capire i vecchi sistemi, relazionali sbagliati, perche' non danno rispostein ordine affettivo.
- La nuova conoscenza ( ecco ancora la filosofia ) e' l'elemento centrale del cambiamento. Per il cliente riuscire ad aquisire, nella relazione con il counselor, la capacita' di maturare nuove idee, correggendo le "vecchie" idee, e di sperimentarenuove modalita' di rapporto, gli consente di diventare consapevole ed autonomo sia nel pensare su se stesso sia nella possibilita di modificare la propria esistenza.
A presto Luciana
Lo sviluppo individuale avviene dentro una "matrice relazionale" che ogni persona costruisce attraverso le sue esperienze affettive significative. Finche' il counselor non partecipa affettivamente alla matrice relazionale del cliente, non si scopre all'interno della matrice stessa, il cliente non e' pienamente coinvoltoe il beneficio dell'esperienza di counseling viene, almeno in parte perduta. Il counselor svolge ovviamente un ruolo attivo nella costruzione della relazione,assieme al cliente. Non si limita quindi piu' ad essere solo un osservatore distaccato, silenzioso, neutro.
Questa dimensione di co-struzione del rapporto, seppur con differenti ruolie responsabilita', consente al counselor di "trovare una voce" con cui coinvolgere il clientein una nuova possibilita' di relazione, che gli consenta di abbandonare i vecchi schemi relazionali per sperimentarne di nuovi, piu' validi e con meno paura di cambiaree di fallire. L'intero spettro del male di vivere, infatti, puo' esseredefinito nei suoi termini generalicome la tendenza di certe persone a ripetere sempre di nuovo le stesse esperienzedolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni sbagliate (coazione a ripetere ).
In questo caso il disagio esistenziale non e' piu' da intendersi come prova di qualcosa di "incompiuto" nella mente individuale, bensi' come espressione di modalita' disadattive di relazione, come tentativo di dare un qualche significato alla propria sofferenza psicologica, frutto della personale, unica, quanto inevitabile storia affettiva. L'intervanto del counselor consiste quindi nel rendere la creativita' del cliente piu' liberadi esprimersifra l'autonomia individuale ed il rapporto con l'altro, per costruire nuove possibilita' di vita psicologica ( date esclusivamente nella relazione).
Modello della Psicoanalisi Relazionele, riassumibile nei seguenti punti:
-La partecipazione del counselor e' attiva, potendo manifestare opportunamentenel corso dell' intervento di counselingla sua dimensione umana ed esprimendo cosi' i propri pensieri, affetti desideri, memorie, esperienze da condividere, sia a livello empatico che cognitivo, con il paziente. ( occorre sentire , comprendere). La relazione e' costituita dalla interazione di due o piu' persone, che, pur con distinti ruoli, concorrono insieme al lavoro di counseling, portando le proprie risorse e il proprio contributopersonale e creativo.
- Lo scopo del lavoro di Counseling non consiste soltanto nel rivivere i sentimentiappartenenti alle relazioni significative del passato, ma anche di capire come superare i vecchi modelli relazionali, speimentando modalita' e soluzioni alternative ( qui si inserisce lo strumento filosofico, che consente di ragionare e capire i vecchi sistemi, relazionali sbagliati, perche' non danno rispostein ordine affettivo.
- La nuova conoscenza ( ecco ancora la filosofia ) e' l'elemento centrale del cambiamento. Per il cliente riuscire ad aquisire, nella relazione con il counselor, la capacita' di maturare nuove idee, correggendo le "vecchie" idee, e di sperimentarenuove modalita' di rapporto, gli consente di diventare consapevole ed autonomo sia nel pensare su se stesso sia nella possibilita di modificare la propria esistenza.
A presto Luciana
domenica 30 marzo 2008
La Volpe e la Bambina Il Film di Jacquet
LA VOLPE E LA BAMBINA
In una mattina d'autunno, alla curva di un sentiero, una bambina scorge una volpe. Affascinata al punto di dimenticare la paura, osa avvicinarsi. Per un attimo le barriere che dividono la bambina e l'animale svaniscono. Comincia cosi' la piu' sbalorditiva e favolosa delle amicizie. Stile documentario per la famiglia. Le scene sono bellissime, il film e' ambientato in una foresta, meravigliosa. I colori delle foglie dei larici e dei faggi risplendono di mille riflessi dorati sotto il timido sole autunnale. La bambina , ogni giorno percorre lo stesso sentiero, casualmente incontra una volpe, e' cosi' bella che decide di addomesticarla.
Ogni giorno si arrampica in un vecchio faggio, con pazienza aspetta l'arrivo della volpe attirandola con del cibo. ( saper attendere). Piano piano la volpe si fida sempre piu' della bambina ( fede e speranza ). Nasce cosi' l' amicizia, bella, cresce fiduciosa , fatta di incontri quasi giornalieri ( Pazienza). Avviene in seguito un aneddoto, drammatico, che va a ledere la liberta' della volpe, e che le separera' per sempre.
C'e' chi dice che Luc Jacquet, il regista del film, si sia ispirato al libro di Antoine De Saint Exupèry Il Piccolo Principe. Personalmente credo sia vero in parte, secondo me, la differenza e' data dal fatto, che la volpe, nel Piccolo Principe, e' personificata ed e' molto saggia, conosce i momenti e i tempi che scandiscono il crescere lento di una amicizia. La volpe de l film non e' personificata, ed e' la bambina che l'addomestica. Il parallelismo si vede, nel tempo, la pazienza, le attese nel creare un' amicizia, il rispetto dei tempi e della liberta' dell' altro.
La somiglianza con il libro il Piccolo Principe, si nota nel momento della separazione, tra i due che avviene in modo inaspettato e non programmato, in modo diverso, che nel piccolo principe, seppure vissuto con il dolore della separazione come. La separazione diventa, necessita' , per la volpe di riappropriarsi della sua liberta di animale selvatico, minacciata da quella amicizia . A mio avviso e' un film/documentario affascinante sotto il punto di vistana naturalistico, ambientale, privo pero' del carico affettivo emotivo relazionale della relazione affettiva tra il principe e la volpe del libro Il Piccolo principe.
A presto Luciana
In una mattina d'autunno, alla curva di un sentiero, una bambina scorge una volpe. Affascinata al punto di dimenticare la paura, osa avvicinarsi. Per un attimo le barriere che dividono la bambina e l'animale svaniscono. Comincia cosi' la piu' sbalorditiva e favolosa delle amicizie. Stile documentario per la famiglia. Le scene sono bellissime, il film e' ambientato in una foresta, meravigliosa. I colori delle foglie dei larici e dei faggi risplendono di mille riflessi dorati sotto il timido sole autunnale. La bambina , ogni giorno percorre lo stesso sentiero, casualmente incontra una volpe, e' cosi' bella che decide di addomesticarla.
Ogni giorno si arrampica in un vecchio faggio, con pazienza aspetta l'arrivo della volpe attirandola con del cibo. ( saper attendere). Piano piano la volpe si fida sempre piu' della bambina ( fede e speranza ). Nasce cosi' l' amicizia, bella, cresce fiduciosa , fatta di incontri quasi giornalieri ( Pazienza). Avviene in seguito un aneddoto, drammatico, che va a ledere la liberta' della volpe, e che le separera' per sempre.
C'e' chi dice che Luc Jacquet, il regista del film, si sia ispirato al libro di Antoine De Saint Exupèry Il Piccolo Principe. Personalmente credo sia vero in parte, secondo me, la differenza e' data dal fatto, che la volpe, nel Piccolo Principe, e' personificata ed e' molto saggia, conosce i momenti e i tempi che scandiscono il crescere lento di una amicizia. La volpe de l film non e' personificata, ed e' la bambina che l'addomestica. Il parallelismo si vede, nel tempo, la pazienza, le attese nel creare un' amicizia, il rispetto dei tempi e della liberta' dell' altro.
La somiglianza con il libro il Piccolo Principe, si nota nel momento della separazione, tra i due che avviene in modo inaspettato e non programmato, in modo diverso, che nel piccolo principe, seppure vissuto con il dolore della separazione come. La separazione diventa, necessita' , per la volpe di riappropriarsi della sua liberta di animale selvatico, minacciata da quella amicizia . A mio avviso e' un film/documentario affascinante sotto il punto di vistana naturalistico, ambientale, privo pero' del carico affettivo emotivo relazionale della relazione affettiva tra il principe e la volpe del libro Il Piccolo principe.
A presto Luciana
sabato 29 marzo 2008
Relazione e comunicazione
Relazione e comunicazione
COMUNICAZIONE E LA FORZA DEL DIALOGO
Quando parliamo di comunicazione, parliamo di come usare le varie possibilita' che abbiamo per entrare in relazione con un altro essere umano. Non e' possibile non comunicare, sembra una affermazione banale, ma non e' vero. Spesso in una famiglia, una persona puo' pensare di non essere responsabile di quello che accade nel suo contesto di vita.
In realta' in ogni contesto di vita si crea la legge della comunicazione. All'interno dell' ambito familiare siamo responsabili del clima familiare e di quello che accade. Noi non comuinichiamo soltanto le parole, che dicono il contenuto della comunicazione. Dobbiamo tener conto dell' espressione paraverbale, come la parola frase, che tiene conto del tono della voce, del volume , del ritmo , della cadenza, delle pause, dell'intensita' con cui viene pronunciata.La comunicazione tiene presente il non verbale come gestualita', mimica, sguardo, prossimita', distanza.
Il paraverbale cambia completamente il contenuto della comuinicazione: noi possiamo dire la stessa frase con modalita' molto diverse, e verranno tradotte dall'altro con significati diversi.La comunicazione umana passa attraverso la corporeita', attraverso il corpo, un gesto, lo sguardo, la lontananza, la vicinanza, noi lanciamo i messaggi principali all'altro, stabiliamo un contatto con un altro essere umano. Noi comunichiamo sempre a due livelli:Livello OGGETTIVO: la parte razionele, logica della comunicazione; quello che noi pensiamo e vogliamo comunicare. Ad esempio i valori, la giustizia, la liberta', il senso del dovere.
Livello SOGGETTIVO: e' quello meno implicato nella comunicazione, anche se siamo meno consapevoli.Comprendere il nostro inconscio come contenitore dei bisogni, essi sono sempre presenti nell' uomo , ad ogni eta' della vita: -di AFFETTO, "se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi e se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescero' veramente". Essere toccati significa essere riconosciuti: come esseri umani abbiamo una grande fame, ontologica, strutturale, di essere riconosciuti dagli altri esseri umani. Poi abbiamo la fame di essere guardati, cioe' di essere presi in considerazione, e di essere riconosciuti.
Abbiamo moltissimo bisogno di essere ascoltati. L'ascolto Empatico e' una terapia empatica ( Rogers): nel momento in cui una persona si sente ascoltata, comincia a guarire. Ci sono molti giovani, che sono dei vulcani di pensieri, emozioni e desideri repressi, entro di loro sono molto disturbati.-di STIMA: dare valore ad una individualita', e' la capacita' di divenire il miglior me stesso possibile, dare ad un essere umano il permesso di divenire cio' che e', di poter dare valore al suo valore.
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A presto Luciana
COMUNICAZIONE E LA FORZA DEL DIALOGO
Quando parliamo di comunicazione, parliamo di come usare le varie possibilita' che abbiamo per entrare in relazione con un altro essere umano. Non e' possibile non comunicare, sembra una affermazione banale, ma non e' vero. Spesso in una famiglia, una persona puo' pensare di non essere responsabile di quello che accade nel suo contesto di vita.
In realta' in ogni contesto di vita si crea la legge della comunicazione. All'interno dell' ambito familiare siamo responsabili del clima familiare e di quello che accade. Noi non comuinichiamo soltanto le parole, che dicono il contenuto della comunicazione. Dobbiamo tener conto dell' espressione paraverbale, come la parola frase, che tiene conto del tono della voce, del volume , del ritmo , della cadenza, delle pause, dell'intensita' con cui viene pronunciata.La comunicazione tiene presente il non verbale come gestualita', mimica, sguardo, prossimita', distanza.
Il paraverbale cambia completamente il contenuto della comuinicazione: noi possiamo dire la stessa frase con modalita' molto diverse, e verranno tradotte dall'altro con significati diversi.La comunicazione umana passa attraverso la corporeita', attraverso il corpo, un gesto, lo sguardo, la lontananza, la vicinanza, noi lanciamo i messaggi principali all'altro, stabiliamo un contatto con un altro essere umano. Noi comunichiamo sempre a due livelli:Livello OGGETTIVO: la parte razionele, logica della comunicazione; quello che noi pensiamo e vogliamo comunicare. Ad esempio i valori, la giustizia, la liberta', il senso del dovere.
Livello SOGGETTIVO: e' quello meno implicato nella comunicazione, anche se siamo meno consapevoli.Comprendere il nostro inconscio come contenitore dei bisogni, essi sono sempre presenti nell' uomo , ad ogni eta' della vita: -di AFFETTO, "se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi e se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescero' veramente". Essere toccati significa essere riconosciuti: come esseri umani abbiamo una grande fame, ontologica, strutturale, di essere riconosciuti dagli altri esseri umani. Poi abbiamo la fame di essere guardati, cioe' di essere presi in considerazione, e di essere riconosciuti.
Abbiamo moltissimo bisogno di essere ascoltati. L'ascolto Empatico e' una terapia empatica ( Rogers): nel momento in cui una persona si sente ascoltata, comincia a guarire. Ci sono molti giovani, che sono dei vulcani di pensieri, emozioni e desideri repressi, entro di loro sono molto disturbati.-di STIMA: dare valore ad una individualita', e' la capacita' di divenire il miglior me stesso possibile, dare ad un essere umano il permesso di divenire cio' che e', di poter dare valore al suo valore.
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A presto Luciana
giovedì 27 marzo 2008
Relazione affettiva
Sono qui, in questa vita, sono quello che sono, uomo/donna, perche' vivo una relazione affettiva con l'altro. L'altro era mia madre, mio padre. Mi hanno accolto con amore. E io rispondevo, al loro stupore con amore. Amore e stupore, stupore e amore: Dolce reverie. Ho imparato cosi, piano a parlare, e altretanto piano ho cominciato a tradurre i pensieri in parole d'amore. ...sono cresciuta farfalla:
Farfalla (Dentro Te Dentro Me)
Corre beata, E' amata.
Il vento le sfiora il viso e i capelli.
Ora e' libera, e' farfalla,
le braccia al cielo e balla.
Il velo, le copre il viso,
si scosta a svelare un sorriso.
La vita e' promessa d'amore,
lo sente, lo dice, il suo cuore.
E' questo, che le hanno insegnato,
mamma e papa', nel suo passato.
Non puo' scordarlo...
Pero'...
Esce dal nido per la prima volta,
con fiducia, incontro al destino.
E' dura la via, e' duro il cammino,
si, ce la puo' fare, custodisce un segreto nel cuore:
" Sono bella , Perche' ho amore da dare,
a chi lo vuole, lo posso donare".
Nessuno l' ascolta ,
relazione, amore, stupore, splendore..
a chi puo' servire?
Ti hanno tarpato le ali,
farfalla dai mille colori,
il tuo dentro, limato, negato,
e il sorriso cancellato.
ORA...
E' stretto, il vestito che porti...
lo strappera', la forte spinta interiore,
presente, nel tuo profondo,
racchiusa in uno scrigno,
li infondo,per cosi' tanto tempo,
e' custodito un segreto,
e' Rinascita e' Relazione e' Amoree' cio' che scalda un cuore.
Lucy
Ora l'altro e' chi incontro ogni giorno nei passi del mio cammino.
E' vero, la vita a volte riserva molte sconfitte, che richiedono tempi lunghi per poter essere elaborate sono lutti da superare ogni volta con grande forza per non cadere nella melanconia. Ogni volta si deve trovare l'energia necessaria, per rialzarsi, e non perdere di vista il nostro "orizzonte dell'attesa" : inteso come presupposto dell' uomo/donna, che porta dentro di se desideri naturali. Da una parte sono insaturi, ossia cercano soddisfazioni, dall'altra, come intenzionalita' ad essere saturati, attraverso la fede e la speranza di dare saturazione ai gradi bisogni: di amore di affetto di essere ascoltati compresi . Di carita' intesa come empatico desiderio affettivo.
Io sono quello che sono perche' nella relazione cresco. Ogni volta che entro in relazione affettiva, e mi relaziono raccontandomi e ascoltando l'altro , io cresco. Cio' che narriamo e' in relazione con cio' che ci attendiamo ancora dalla vita. La nostra realta' psichica e' relazione, comunicazione dialogo, la nostra mente e' linguaggio. La realzione affettiva si costruisce con tempo e pazienza. dal seme pintato oggi, non trovero' un albero domani.
Tempo e pazienza, fede speranza e carita'possono essere ingredienti per poter costruire, far nascere relazioni affettive uniche e irripetibili ( seppure con la consapevolezza che , per svariati motivi esse potranno cessare, con la certezza, che lasceranno dentro di noi sempre un segno indelebile, un piccolo mattoncino che ci ha arricchito)?
Un saluto Lucy
Farfalla (Dentro Te Dentro Me)
Corre beata, E' amata.
Il vento le sfiora il viso e i capelli.
Ora e' libera, e' farfalla,
le braccia al cielo e balla.
Il velo, le copre il viso,
si scosta a svelare un sorriso.
La vita e' promessa d'amore,
lo sente, lo dice, il suo cuore.
E' questo, che le hanno insegnato,
mamma e papa', nel suo passato.
Non puo' scordarlo...
Pero'...
Esce dal nido per la prima volta,
con fiducia, incontro al destino.
E' dura la via, e' duro il cammino,
si, ce la puo' fare, custodisce un segreto nel cuore:
" Sono bella , Perche' ho amore da dare,
a chi lo vuole, lo posso donare".
Nessuno l' ascolta ,
relazione, amore, stupore, splendore..
a chi puo' servire?
Ti hanno tarpato le ali,
farfalla dai mille colori,
il tuo dentro, limato, negato,
e il sorriso cancellato.
ORA...
E' stretto, il vestito che porti...
lo strappera', la forte spinta interiore,
presente, nel tuo profondo,
racchiusa in uno scrigno,
li infondo,per cosi' tanto tempo,
e' custodito un segreto,
e' Rinascita e' Relazione e' Amoree' cio' che scalda un cuore.
Lucy
Ora l'altro e' chi incontro ogni giorno nei passi del mio cammino.
E' vero, la vita a volte riserva molte sconfitte, che richiedono tempi lunghi per poter essere elaborate sono lutti da superare ogni volta con grande forza per non cadere nella melanconia. Ogni volta si deve trovare l'energia necessaria, per rialzarsi, e non perdere di vista il nostro "orizzonte dell'attesa" : inteso come presupposto dell' uomo/donna, che porta dentro di se desideri naturali. Da una parte sono insaturi, ossia cercano soddisfazioni, dall'altra, come intenzionalita' ad essere saturati, attraverso la fede e la speranza di dare saturazione ai gradi bisogni: di amore di affetto di essere ascoltati compresi . Di carita' intesa come empatico desiderio affettivo.
Io sono quello che sono perche' nella relazione cresco. Ogni volta che entro in relazione affettiva, e mi relaziono raccontandomi e ascoltando l'altro , io cresco. Cio' che narriamo e' in relazione con cio' che ci attendiamo ancora dalla vita. La nostra realta' psichica e' relazione, comunicazione dialogo, la nostra mente e' linguaggio. La realzione affettiva si costruisce con tempo e pazienza. dal seme pintato oggi, non trovero' un albero domani.
Tempo e pazienza, fede speranza e carita'possono essere ingredienti per poter costruire, far nascere relazioni affettive uniche e irripetibili ( seppure con la consapevolezza che , per svariati motivi esse potranno cessare, con la certezza, che lasceranno dentro di noi sempre un segno indelebile, un piccolo mattoncino che ci ha arricchito)?
Un saluto Lucy
lunedì 24 marzo 2008
C'e' bisogno di amore
Il Counseling ti guida alla tua autentica genuina essenza.
Siamo esseri cosi' fragili, immersi in un "mondo di bisogni indotti" , incapaci di difendersi, dai mass media . Siamo esseri fragili, forti e fragili, forti delle nostre maschere, della scorza che ci ricopre, ma fragili nell' incapacita' di trovare la nostra essenza nell'anima incatenata, e abbiamo bisogno di "amore". Ma quale amore? L'amore e' quello che si dona ascoltando, chi ha bisogno di essere ascoltato, di essere umili e accogliere e contenere, e di essere accolti con empatia. Amore e' trovare consonanza con chi ha la volonta' di essere autentico, genuino al di sopra di ogni apparenza. Amore e' la capacita' di dire "ho sbagliato" e voglio ricominciare, rinascere, nella volonta' di rimettersi in discussione, e di cercare e seguire un sentiero che va contro corrente, per poter cosi ascoltare il proprio cuore che parla...
Come ho passato la Pasqua? Sono partita, e con il camper, ho raggiunto un luogo lontano, coperto dalla neve, non una stazione sciistica, ma un luogo incantato nel monte amiata nella maremma toscana. Il telefono fuori uso, non c'e campo nemmeno per un sms. Cosi lontana dal mondo e cosi' vicina a me stessa, ecco cio' in cui credo, l'esperienza piu' bella degli ultimi tempi, l'incontro con un' autentica me stessa negata, erroneamente per amore...e amo profondamente l'amicizia che si intesse lentamente con persone autentiche e stupende. Se Dio e' la fonte zampillante che sgorga dentro di me, ecco allora ho incontrato Dio...se Dio, e' nell'altro che mi fa crescere, attraverso i suoi atti d'amore e la sua presenza, be allora ho conosciuto Dio...
Un saluto a tutti Luciana
Siamo esseri cosi' fragili, immersi in un "mondo di bisogni indotti" , incapaci di difendersi, dai mass media . Siamo esseri fragili, forti e fragili, forti delle nostre maschere, della scorza che ci ricopre, ma fragili nell' incapacita' di trovare la nostra essenza nell'anima incatenata, e abbiamo bisogno di "amore". Ma quale amore? L'amore e' quello che si dona ascoltando, chi ha bisogno di essere ascoltato, di essere umili e accogliere e contenere, e di essere accolti con empatia. Amore e' trovare consonanza con chi ha la volonta' di essere autentico, genuino al di sopra di ogni apparenza. Amore e' la capacita' di dire "ho sbagliato" e voglio ricominciare, rinascere, nella volonta' di rimettersi in discussione, e di cercare e seguire un sentiero che va contro corrente, per poter cosi ascoltare il proprio cuore che parla...
Come ho passato la Pasqua? Sono partita, e con il camper, ho raggiunto un luogo lontano, coperto dalla neve, non una stazione sciistica, ma un luogo incantato nel monte amiata nella maremma toscana. Il telefono fuori uso, non c'e campo nemmeno per un sms. Cosi lontana dal mondo e cosi' vicina a me stessa, ecco cio' in cui credo, l'esperienza piu' bella degli ultimi tempi, l'incontro con un' autentica me stessa negata, erroneamente per amore...e amo profondamente l'amicizia che si intesse lentamente con persone autentiche e stupende. Se Dio e' la fonte zampillante che sgorga dentro di me, ecco allora ho incontrato Dio...se Dio, e' nell'altro che mi fa crescere, attraverso i suoi atti d'amore e la sua presenza, be allora ho conosciuto Dio...
Un saluto a tutti Luciana
lunedì 17 marzo 2008
Disegni di bambini
Disegni di bambini
Stadio del realismo nascente Lowenfeld (8-11 anni).
Lo sviluppo ormai completo dell' intelligenza, che il Piaget definisce"operatoria", permette al bambino il superamento del precedente schematismo grafico in una notevole varieta' di formulazioni figurali. Sono ormai scomparse le trasparenze, i ribaltamenti le esagerazioni. L'acquisizione dei rapporti spaziali euclidei permette anche la realizzazione dello spazio tridimensionale.Compaiono le varie sfumature di uno stesso colore.
Realismo visivo Luquet (8-9 anni). E' la fase in cui il bambino di ormai otto nove anni, conforma gli schemi grafici all'apparenza visivo fenomenica, alla fine dell' realismo intellettuale. Il bambino ha ormai acquisito una spazialita' proiettivo-euclidea. Questi fenomeni, tuttavia, non sono immediati, anzi si notano spesso dei ritorni a manifestazioni di realismo intellettuale, come i ribaltamenti e le trasparenze che possono tuttavia coesistere col realismo visivo.
Buona lettura Luciana
Stadio del realismo nascente Lowenfeld (8-11 anni).
Lo sviluppo ormai completo dell' intelligenza, che il Piaget definisce"operatoria", permette al bambino il superamento del precedente schematismo grafico in una notevole varieta' di formulazioni figurali. Sono ormai scomparse le trasparenze, i ribaltamenti le esagerazioni. L'acquisizione dei rapporti spaziali euclidei permette anche la realizzazione dello spazio tridimensionale.Compaiono le varie sfumature di uno stesso colore.
Realismo visivo Luquet (8-9 anni). E' la fase in cui il bambino di ormai otto nove anni, conforma gli schemi grafici all'apparenza visivo fenomenica, alla fine dell' realismo intellettuale. Il bambino ha ormai acquisito una spazialita' proiettivo-euclidea. Questi fenomeni, tuttavia, non sono immediati, anzi si notano spesso dei ritorni a manifestazioni di realismo intellettuale, come i ribaltamenti e le trasparenze che possono tuttavia coesistere col realismo visivo.
Buona lettura Luciana
domenica 16 marzo 2008
Disegni di bambini
Dsegni di bambini
Stadio schematico Lowenfeld (6-8 anni).
Questo stadio e' caratterizzato dalla comparsa di schemi grafici ben definiti per ciascun oggetto che sono legati al concetto che il bambino se ne fa. I vari schemi grafici sono strettamente individuali e cambiano in relazione allo sviluppo intellettuale. " E' possibile distingere facilmente i disegni di un bambino da quelli di un altro, osservando semplicementele singole rappresentazioni schematiche.
Un soggetto puo' possedere uno schema estremamente misero del proprio ambiente, mentre un altro puo' averne un concetto assai ricco. Osservando queste differenze siamo in grado di conoscere piu' a fondo la sensibilita'e la consapevolezza del fanciullo nei confronti del suo ambiente". Un importante elemento che caraterizza i disegni di questa fase e' dato dalla linea di base. " La linea di base appare come l'espressione del fatto che il fanciullo ha ormai conseguito una precisa consapevolezza dei suoi rapporti con l'ambiente". Per indicare il fenomeno della trasparenza, poi, Lowenfeld usa l'espressione" disegni a raggi X " .
In questo stadio, abbiamo una convenzionalizzazione del colore: il cielo e' sempre blu, l'erba e' sempre verde, i tetti delle case sono sempre rossi. ,si vanno estendendo, anche, largamente, i " raporti topologici". Fase del realismo intellettuale Luquet ( 5-8 anni)." Nel bambino il realismo intellettuale puo' essere spinto sino al punto da indurlo a rappresentare non solo gli elementi concreti non visibili, ma persino gli elementi astratti esistenti soltanto nella sua mente. Il realismo intellettuale, quindi, si differenzia dalle altre fasi per il suo carattere piu' marcatamente conoscitivo, in quanto rappresenta sia gli elementi visibili che quelli nascosti di un oggettto. Un' altra caratteristica tipica di questa fase e' data dalla trasparenza, che " consiste nel rappresentare alcuni elementi come se quelli da cui sono nascosti, divenuti trasparenti, li rendesero visibili". Anche il ribaltamento appare in questa fase. esso consiste appunto nel ribaltare sul piano del foglio, in varie direzioni, le parti di una figurazione. Con il ribaltamento si puo' notare il cambiamento di punto di vista.
" Dopo aver rappresentato l'insieme dell' oggetto dal punto di vista che ne fa risaltare il maggior numero possibile di elementi essenziali, il bambino per disegnare gli altri dettagli sceglie per ciascuno il punto di vistada cui e' possibile individuare la sua forma esemplare; gia' la combinazione tra ribaltamento erappresentazione in piano ne e' un esempio significativo e lo stesso ribaltamento puo' considerarsi un cambiamento di punto di vista, poiche' fa, in un senso, ruotare le parti verticali per rapesentarle in tutta la loro estensione pur lasciando loro lo stesso posto relativo all'insieme.
Buona lettura Luciana
Stadio schematico Lowenfeld (6-8 anni).
Questo stadio e' caratterizzato dalla comparsa di schemi grafici ben definiti per ciascun oggetto che sono legati al concetto che il bambino se ne fa. I vari schemi grafici sono strettamente individuali e cambiano in relazione allo sviluppo intellettuale. " E' possibile distingere facilmente i disegni di un bambino da quelli di un altro, osservando semplicementele singole rappresentazioni schematiche.
Un soggetto puo' possedere uno schema estremamente misero del proprio ambiente, mentre un altro puo' averne un concetto assai ricco. Osservando queste differenze siamo in grado di conoscere piu' a fondo la sensibilita'e la consapevolezza del fanciullo nei confronti del suo ambiente". Un importante elemento che caraterizza i disegni di questa fase e' dato dalla linea di base. " La linea di base appare come l'espressione del fatto che il fanciullo ha ormai conseguito una precisa consapevolezza dei suoi rapporti con l'ambiente". Per indicare il fenomeno della trasparenza, poi, Lowenfeld usa l'espressione" disegni a raggi X " .
In questo stadio, abbiamo una convenzionalizzazione del colore: il cielo e' sempre blu, l'erba e' sempre verde, i tetti delle case sono sempre rossi. ,si vanno estendendo, anche, largamente, i " raporti topologici". Fase del realismo intellettuale Luquet ( 5-8 anni)." Nel bambino il realismo intellettuale puo' essere spinto sino al punto da indurlo a rappresentare non solo gli elementi concreti non visibili, ma persino gli elementi astratti esistenti soltanto nella sua mente. Il realismo intellettuale, quindi, si differenzia dalle altre fasi per il suo carattere piu' marcatamente conoscitivo, in quanto rappresenta sia gli elementi visibili che quelli nascosti di un oggettto. Un' altra caratteristica tipica di questa fase e' data dalla trasparenza, che " consiste nel rappresentare alcuni elementi come se quelli da cui sono nascosti, divenuti trasparenti, li rendesero visibili". Anche il ribaltamento appare in questa fase. esso consiste appunto nel ribaltare sul piano del foglio, in varie direzioni, le parti di una figurazione. Con il ribaltamento si puo' notare il cambiamento di punto di vista.
" Dopo aver rappresentato l'insieme dell' oggetto dal punto di vista che ne fa risaltare il maggior numero possibile di elementi essenziali, il bambino per disegnare gli altri dettagli sceglie per ciascuno il punto di vistada cui e' possibile individuare la sua forma esemplare; gia' la combinazione tra ribaltamento erappresentazione in piano ne e' un esempio significativo e lo stesso ribaltamento puo' considerarsi un cambiamento di punto di vista, poiche' fa, in un senso, ruotare le parti verticali per rapesentarle in tutta la loro estensione pur lasciando loro lo stesso posto relativo all'insieme.
Buona lettura Luciana
sabato 15 marzo 2008
Disegni di bambini
Oggi vi introdurro' nell' affascinate mondo, dell' arte come espressione del proprio "se". Partiro' dalle origini del disegno: "Lo scarabocchio", in questa fase, il bambino, trova enorme piacere ad esprimersi tracciando "segni" con i colori. Buona lettura.
Dsegni di bambini
"Le dessin d'un enfantc'est un peu de son ame", scriveva nel 1913 Eduard Claparéde. Nel disegno, infatti, il bambino proietta i suoi stati d'animo, i suoi bisogni, il suo mondo interiore, le sue speranze, le sue gioie, le sue sicurezze, le sue paure, le sue angoscie. Attraverso il disegno il bambino narra vicende vissute o immaginate, trasfigura la realta', se ne impadronisce, mostra le proprie conoscenze e ragiona su di esse. Tutti i bambini amano disegnare, sopratutto in certi momenti della giornata.
Molto spesso, infatti, il disegno e' divertimento, e' un gioco che si alterna ad altri. Si tratta di un gioco tranquillo, che si puo' fare da soli o con pochi compagni, e che, come tutti gli altri giochi, viene fatto con la serieta' e con l'impegno che contraddistinguono tutte le attivita' infantili. Possiamo distinguere, a gradi linee indicativamente, alcune fasi di sviluppo del disegno, in linea alle fasi dello sviluppo psicomotorio.
Primo stadio: Lo stadio dello scarabocchio Lowenfeld (2/4 anni ).
" Il primo tentativo di disegnare del bambino , puo' essere molto importante non solo per il bambino stesso, quale suo primo simbolo di espressione, ma anche per l'adulto, sensibile e consapevole, il quale puo' vedere in questi segni il primo sforzo individuale di esprimere se stesso. Quei primi segni, e il modo in cui saranno accolti dagli adulti possono avere molta importanza per il sucessivo sviluppo del bambino. Gli adulti, spesso prestano scarsa attenzione ai primi tentativi artistici dei fanciulli. Anche la parola stessa scarabocchio, puo' suggerire l'idea di una perdita di tempo, o per lo meno di una mancanza di contenuto. In realta' e' proprio vero il contrario. "
Lowenfeld distingue lo scarabocchio disordinato da quello controllato. Il primo e' costituito da disegni fatti sulla carta che possono andare in molte direzioni. Nel bambino, evidentemente, prevale la motricita' sul controllo visivo, come puro piacere funzionale. Lo stadio dello scarabocchio controllato, implica gia'un' attivita' di coordinazione motoria e la vista comincia ad avere un ruolo preciso. Il bambino mostra di saper disegnare forme circolari oppure in ogni caso chiuse e staccate fra di loro. Questo autorizza a parlare di auto espressione del bambino.
Luciana
Dsegni di bambini
"Le dessin d'un enfantc'est un peu de son ame", scriveva nel 1913 Eduard Claparéde. Nel disegno, infatti, il bambino proietta i suoi stati d'animo, i suoi bisogni, il suo mondo interiore, le sue speranze, le sue gioie, le sue sicurezze, le sue paure, le sue angoscie. Attraverso il disegno il bambino narra vicende vissute o immaginate, trasfigura la realta', se ne impadronisce, mostra le proprie conoscenze e ragiona su di esse. Tutti i bambini amano disegnare, sopratutto in certi momenti della giornata.
Molto spesso, infatti, il disegno e' divertimento, e' un gioco che si alterna ad altri. Si tratta di un gioco tranquillo, che si puo' fare da soli o con pochi compagni, e che, come tutti gli altri giochi, viene fatto con la serieta' e con l'impegno che contraddistinguono tutte le attivita' infantili. Possiamo distinguere, a gradi linee indicativamente, alcune fasi di sviluppo del disegno, in linea alle fasi dello sviluppo psicomotorio.
Primo stadio: Lo stadio dello scarabocchio Lowenfeld (2/4 anni ).
" Il primo tentativo di disegnare del bambino , puo' essere molto importante non solo per il bambino stesso, quale suo primo simbolo di espressione, ma anche per l'adulto, sensibile e consapevole, il quale puo' vedere in questi segni il primo sforzo individuale di esprimere se stesso. Quei primi segni, e il modo in cui saranno accolti dagli adulti possono avere molta importanza per il sucessivo sviluppo del bambino. Gli adulti, spesso prestano scarsa attenzione ai primi tentativi artistici dei fanciulli. Anche la parola stessa scarabocchio, puo' suggerire l'idea di una perdita di tempo, o per lo meno di una mancanza di contenuto. In realta' e' proprio vero il contrario. "
Lowenfeld distingue lo scarabocchio disordinato da quello controllato. Il primo e' costituito da disegni fatti sulla carta che possono andare in molte direzioni. Nel bambino, evidentemente, prevale la motricita' sul controllo visivo, come puro piacere funzionale. Lo stadio dello scarabocchio controllato, implica gia'un' attivita' di coordinazione motoria e la vista comincia ad avere un ruolo preciso. Il bambino mostra di saper disegnare forme circolari oppure in ogni caso chiuse e staccate fra di loro. Questo autorizza a parlare di auto espressione del bambino.
Luciana
venerdì 14 marzo 2008
Meccanismi di difesa dell' IO
Meccanismi di difesa dell'IO
La scuola non puo’ prescindere di parlare di Freud nell’ ottica psicodinamica. La sua definizione e': la psicologia PSICODINAMICA è un insieme di teorie che vedono la psiche come uno svilupparsi dinamico di forze in equilibrio/contrasto che condizionano comportamenti e sentimenti. Freud cerca di dare spiegazioni scientifiche da un lato, per quanto fosse in grado di dimostrare, e dall’altro di tentare sempre una integrazione tra mondo psicologico e il mondo esterno. Freud ha costruito, senza dubbio un impianto teorico, che come dice la Casagrande e’ indimostrabile.
Le critiche di Popper, vanno nella direzione del non falsificabile, cioe’ non e’ una teoria scientifica se non e’ falsificabile. L’impianto psichico di Freud, e’ quasi spiritualistico dice la Casagrande, nei confronti di questo impianto, non ci si puo’ porre se non in un atteggiamento fideistico. Cerchiamo di capire qual’ e’ il punto di vista psicodinamico psicanalitico, perche’ da quello non possiamo prescindere. Cerchiamo di fare una chiara rilettura dell’ uomo e le sue esperienze. Alcuni punti fermi su Freud, il quale mette in relazione diretta senza soluzione di continuita’, normalita’ e patologia, perche’ sono gli stessi processi per cui il processo e’ unico ma, qualcuno rimane nella normalita’ e qualcuno cade in patologia, ma il processo e’ uguale, per cui non possiamo non parlare di normalita’ e patologia nello stesso tempo.
Freud considera di per se terapeutica la relazione, non solo quella del setting fra terapeuta e paziente, con tranfert e controtranfert del terapeuta, ma anche la relazione quotidiana di ognuno di noi con gli altri. Quello che portera’ avanti questa scuola e’ la relazione sulla teoria Fornariana, in cui la relazione di apertura, la relazione con l’altro, la relazione di aiuto e’ di per se terapeutica. Freud quindi, ricostruisce i processi evolutivi dai contenuti rappresentativi interni, dai ricordi, dai sogni, considerando il trauma rimosso, come causa di malattia. Vi do qualche assunto su questo. Nella ricerca, del trauma dimenticato, prima con l’ipnosi, poi attraverso l’interpretazione dei sogni, lapsus dimenticanze, tranfert, attraverso le associazioni libere, nasce il convincimento dell’esistenza dell’ inconscio. L’inconscio esce attraverso queste vie.
Leggi tutto
Luciana
A presto
La scuola non puo’ prescindere di parlare di Freud nell’ ottica psicodinamica. La sua definizione e': la psicologia PSICODINAMICA è un insieme di teorie che vedono la psiche come uno svilupparsi dinamico di forze in equilibrio/contrasto che condizionano comportamenti e sentimenti. Freud cerca di dare spiegazioni scientifiche da un lato, per quanto fosse in grado di dimostrare, e dall’altro di tentare sempre una integrazione tra mondo psicologico e il mondo esterno. Freud ha costruito, senza dubbio un impianto teorico, che come dice la Casagrande e’ indimostrabile.
Le critiche di Popper, vanno nella direzione del non falsificabile, cioe’ non e’ una teoria scientifica se non e’ falsificabile. L’impianto psichico di Freud, e’ quasi spiritualistico dice la Casagrande, nei confronti di questo impianto, non ci si puo’ porre se non in un atteggiamento fideistico. Cerchiamo di capire qual’ e’ il punto di vista psicodinamico psicanalitico, perche’ da quello non possiamo prescindere. Cerchiamo di fare una chiara rilettura dell’ uomo e le sue esperienze. Alcuni punti fermi su Freud, il quale mette in relazione diretta senza soluzione di continuita’, normalita’ e patologia, perche’ sono gli stessi processi per cui il processo e’ unico ma, qualcuno rimane nella normalita’ e qualcuno cade in patologia, ma il processo e’ uguale, per cui non possiamo non parlare di normalita’ e patologia nello stesso tempo.
Freud considera di per se terapeutica la relazione, non solo quella del setting fra terapeuta e paziente, con tranfert e controtranfert del terapeuta, ma anche la relazione quotidiana di ognuno di noi con gli altri. Quello che portera’ avanti questa scuola e’ la relazione sulla teoria Fornariana, in cui la relazione di apertura, la relazione con l’altro, la relazione di aiuto e’ di per se terapeutica. Freud quindi, ricostruisce i processi evolutivi dai contenuti rappresentativi interni, dai ricordi, dai sogni, considerando il trauma rimosso, come causa di malattia. Vi do qualche assunto su questo. Nella ricerca, del trauma dimenticato, prima con l’ipnosi, poi attraverso l’interpretazione dei sogni, lapsus dimenticanze, tranfert, attraverso le associazioni libere, nasce il convincimento dell’esistenza dell’ inconscio. L’inconscio esce attraverso queste vie.
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Luciana
A presto
mercoledì 12 marzo 2008
Relazione e comuinicazione
Relazione e comunicazione
COMUNICAZIONE E LA FORZA DEL DIALOGO
Quando parliamo di comunicazione, parliamo di come usare le varie possibilita' che abbiamo per entrare in relazione con un altro essere umano. Non e' possibile non comunicare, sembra una affermazione banale, ma non e' vero. Spesso in una famiglia, una persona puo' pensare di non essere responsabile di quello che accade nel suo contesto di vita.
In realta' in ogni contesto di vita si crea la legge della comunicazione. All'interno dell' ambito familiare siamo responsabili del clima familiare e di quello che accade. Noi non comuinichiamo soltanto le parole, che dicono il contenuto della comunicazione. Dobbiamo tener conto dell' espressione paraverbale, come la parola frase, che tiene conto del tono della voce, del volume , del ritmo , della cadenza, delle pause, dell'intensita' con cui viene pronunciata.
La comunicazione tiene presente il non verbale come gestualita', mimica, sguardo, prossimita', distanza. Il paraverbale cambia completamente il contenuto della comuinicazione: noi possiamo dire la stessa frase con modalita' molto diverse, e verranno tradotte dall'altro con significati diversi.La comunicazione umana passa attraverso la corporeita', attraverso il corpo, un gesto, lo sguardo, la lontananza, la vicinanza, noi lanciamo i messaggi principali all'altro, stabiliamo un contatto con un altro essere umano. Noi comunichiamo sempre a due livelli:Livello OGGETTIVO: la parte razionele, logica della comunicazione; quello che noi pensiamo e vogliamo comunicare. Ad esempio i valori, la giustizia, la liberta', il senso del dovere.0Livello SOGGETTIVO: e' quello meno implicato nella comunicazione, anche se siamo meno consapevoli.Comprendere il nostro inconscio come contenitore dei bisogni, essi sono sempre presenti nell' uomo , ad ogni eta' della vita: -di AFFETTO, "se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi e se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescero' veramente". Essere toccati significa essere riconosciuti: come esseri umani abbiamo una grande fame, ontologica, strutturale, di essere riconosciuti dagli altri esseri umani. Poi abbiamo la fame di essere guardati, cioe' di essere presi in considerazione, e di essere riconosciuti. Abbiamo moltissimo bisogno di essere ascoltati.
L'ascolto Empatico e' una terapia empatica ( Rogers): nel momento in cui una persona si sente ascoltata, comincia a guarire. Ci sono molti giovani, che sono dei vulcani di pensieri, emozioni e desideri repressi, entro di loro sono molto disturbati.-di STIMA: dare valore ad una individualita', e' la capacita' di divenire il miglior me stesso possibile, dare ad un essere umano il permesso di divenire cio' che e', di poter dare valore al suo valore. E' la capacita' di far percepire ad una persona che lei esiste ed e' degna, anche quando sbaglia, quando emergono i suoi difetti, quando vive qualcosa che non va. Il bisogno di stima in una coppia, in una famiglia, e' elevatissimo. Se esso non viene vicendevolmente soddisfatto, fa saltare le relazioni. Molti giovani in difficolta' lamentano di non ricevere fiducia, stima, apprezzamento dai genitori, mi credono un incapace, mi trattano come un bambino.
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A presto Luciana
COMUNICAZIONE E LA FORZA DEL DIALOGO
Quando parliamo di comunicazione, parliamo di come usare le varie possibilita' che abbiamo per entrare in relazione con un altro essere umano. Non e' possibile non comunicare, sembra una affermazione banale, ma non e' vero. Spesso in una famiglia, una persona puo' pensare di non essere responsabile di quello che accade nel suo contesto di vita.
In realta' in ogni contesto di vita si crea la legge della comunicazione. All'interno dell' ambito familiare siamo responsabili del clima familiare e di quello che accade. Noi non comuinichiamo soltanto le parole, che dicono il contenuto della comunicazione. Dobbiamo tener conto dell' espressione paraverbale, come la parola frase, che tiene conto del tono della voce, del volume , del ritmo , della cadenza, delle pause, dell'intensita' con cui viene pronunciata.
La comunicazione tiene presente il non verbale come gestualita', mimica, sguardo, prossimita', distanza. Il paraverbale cambia completamente il contenuto della comuinicazione: noi possiamo dire la stessa frase con modalita' molto diverse, e verranno tradotte dall'altro con significati diversi.La comunicazione umana passa attraverso la corporeita', attraverso il corpo, un gesto, lo sguardo, la lontananza, la vicinanza, noi lanciamo i messaggi principali all'altro, stabiliamo un contatto con un altro essere umano. Noi comunichiamo sempre a due livelli:Livello OGGETTIVO: la parte razionele, logica della comunicazione; quello che noi pensiamo e vogliamo comunicare. Ad esempio i valori, la giustizia, la liberta', il senso del dovere.0Livello SOGGETTIVO: e' quello meno implicato nella comunicazione, anche se siamo meno consapevoli.Comprendere il nostro inconscio come contenitore dei bisogni, essi sono sempre presenti nell' uomo , ad ogni eta' della vita: -di AFFETTO, "se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi e se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescero' veramente". Essere toccati significa essere riconosciuti: come esseri umani abbiamo una grande fame, ontologica, strutturale, di essere riconosciuti dagli altri esseri umani. Poi abbiamo la fame di essere guardati, cioe' di essere presi in considerazione, e di essere riconosciuti. Abbiamo moltissimo bisogno di essere ascoltati.
L'ascolto Empatico e' una terapia empatica ( Rogers): nel momento in cui una persona si sente ascoltata, comincia a guarire. Ci sono molti giovani, che sono dei vulcani di pensieri, emozioni e desideri repressi, entro di loro sono molto disturbati.-di STIMA: dare valore ad una individualita', e' la capacita' di divenire il miglior me stesso possibile, dare ad un essere umano il permesso di divenire cio' che e', di poter dare valore al suo valore. E' la capacita' di far percepire ad una persona che lei esiste ed e' degna, anche quando sbaglia, quando emergono i suoi difetti, quando vive qualcosa che non va. Il bisogno di stima in una coppia, in una famiglia, e' elevatissimo. Se esso non viene vicendevolmente soddisfatto, fa saltare le relazioni. Molti giovani in difficolta' lamentano di non ricevere fiducia, stima, apprezzamento dai genitori, mi credono un incapace, mi trattano come un bambino.
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A presto Luciana
martedì 11 marzo 2008
Approccio Sistemico
( lavora sulle capacita' dell'altro)L'ascolto efficace, si ha solamente quando, emitttente e ricevente entrano in relazione modificandosi, senza soluzione di continuita'. Prendere l'altro dentro, e di rimandare all' altro una risposta, codificata naturalmente, che l'altro utilizza per tarare la relazione in itinere.
Si parte dalla terapia famigliare per arrivare alla terapia individuale. La modificazione di un individuo all'interno di un sistema, porta inevitabilmente alla modificazione del sistema, per cui c'e' una modificazione degli altri soggetti del sistema in generale. Es. in famiglia, classe scolastica , inun'azienda. Cerchiamo di arrivare ad un caunselor pluralista, cioe' io non posso pensare di cambiare le teorie, nelle varie psicoterapie, posso trovare sempre i riferimenti. Per esempio nel caso delle fobie, con la psicanalisi, ci vogliono anni per risolvere il problema. Con i sistemi comportamentisti, attraverso il decondizionamento e il ricondizionamento, arrivo alla soluzione del problema abbastanza velocemente. Dice Carkhuff nell' arte di aiutare, nella relazione con l'altro, e dell' approccio relazionale, che mi permette di poter lavorare con l'altro, io non vado a risolvere i problemi dell' altro. Non gli vado a dire cosa deve fare, ma utilizzo le sue capacita', lo aiuto ad utilizzare le sue capacita', che in qualche modo , dormono, sono represse, sono in qualche modo "condizionate" dallo stato di fragilita' della persona. In qualche modo daro' a lui la possibilita' di specchiarsi su di me, e avere la refrazione della mia risposta, secondo la tecnica dello specchio.Io specchio rifletto cio' che l'altro mi comunica, per fare questo chiaramente ,lo devo "guardare", con attenzione e concentrazione, e senza atteggiamenti seduttivi. (In ogni relazione c'e' tranfert e controtranfert).
Continua lettura
Luciana
Si parte dalla terapia famigliare per arrivare alla terapia individuale. La modificazione di un individuo all'interno di un sistema, porta inevitabilmente alla modificazione del sistema, per cui c'e' una modificazione degli altri soggetti del sistema in generale. Es. in famiglia, classe scolastica , inun'azienda. Cerchiamo di arrivare ad un caunselor pluralista, cioe' io non posso pensare di cambiare le teorie, nelle varie psicoterapie, posso trovare sempre i riferimenti. Per esempio nel caso delle fobie, con la psicanalisi, ci vogliono anni per risolvere il problema. Con i sistemi comportamentisti, attraverso il decondizionamento e il ricondizionamento, arrivo alla soluzione del problema abbastanza velocemente. Dice Carkhuff nell' arte di aiutare, nella relazione con l'altro, e dell' approccio relazionale, che mi permette di poter lavorare con l'altro, io non vado a risolvere i problemi dell' altro. Non gli vado a dire cosa deve fare, ma utilizzo le sue capacita', lo aiuto ad utilizzare le sue capacita', che in qualche modo , dormono, sono represse, sono in qualche modo "condizionate" dallo stato di fragilita' della persona. In qualche modo daro' a lui la possibilita' di specchiarsi su di me, e avere la refrazione della mia risposta, secondo la tecnica dello specchio.Io specchio rifletto cio' che l'altro mi comunica, per fare questo chiaramente ,lo devo "guardare", con attenzione e concentrazione, e senza atteggiamenti seduttivi. (In ogni relazione c'e' tranfert e controtranfert).
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Luciana
lunedì 10 marzo 2008
Bello questo video del Piccolo Principe (<= clicca qui) che ho trovato su YouTube. Buon viaggio all'interno del mondo bambino che ogni uno di noi cela nel proprio intimo. Buona visione. Luciana
domenica 9 marzo 2008
Un caloroso saluto agli allievi della scuola di counseling di Bassano
Un benvenuto a tutti gli allievi della scuola di Art-Counseling e Counseling Filosofico di Bassano del Grappa. Un piccolo pensiero da parte mia, e buon lavoro:
Frammenti
Marta e' Per Te
Sole caldo, morbido abbraccio.
Canta tra i rami, cicala impaziente.
Lo scricciolo, e' andato, nel nido non c'e'.
Dipinta sul muro, meridiana, padrona del tempo che E'.
Tic..Toc..Tic...Toc..
Un pianto, tutto si ferma, per un momento.
Sei bella , sei bocciolo, sei vento,
Un sorriso , il tuo viso, amore, tepore, carezze, splendore,
leggiadra, tu sei tra le braccia mie.
Forte, il mignolo, prendi,
ti aggrappi alla vita, che attendi.
Sembra che mi vuoi dire: tocca a te,
traduci i miei gesti, in pensieri per me.
Dolci le labbra che cercano il seno,
trovano amore, cerchi il sereno.
L'abbraccio , non vuole finire mai,
non e' solo cibo quello che hai.
E' grande mistero, fluido nascente,
tu lo trasmetti , mi apre la mente.
Il tuo stupore, colgo sovente,
lo riordino, lo faccio mio, lo creo, sempre.
Ti rimando pensieri sognanti,
vola lontano, a nuovi orizzonti.
Ancora ti stringo, ti guardo e sorrido,
sogna-sogni, dolce tesoro,pensa -pensieri,
sono i miei quelli di ieri.
Ti immagino forte , davanti al dolore,
ti immagino fiera, nelle tue mete,
ti immagino, bella nelle tue fatiche.
Luciana
Frammenti
Marta e' Per Te
Sole caldo, morbido abbraccio.
Canta tra i rami, cicala impaziente.
Lo scricciolo, e' andato, nel nido non c'e'.
Dipinta sul muro, meridiana, padrona del tempo che E'.
Tic..Toc..Tic...Toc..
Un pianto, tutto si ferma, per un momento.
Sei bella , sei bocciolo, sei vento,
Un sorriso , il tuo viso, amore, tepore, carezze, splendore,
leggiadra, tu sei tra le braccia mie.
Forte, il mignolo, prendi,
ti aggrappi alla vita, che attendi.
Sembra che mi vuoi dire: tocca a te,
traduci i miei gesti, in pensieri per me.
Dolci le labbra che cercano il seno,
trovano amore, cerchi il sereno.
L'abbraccio , non vuole finire mai,
non e' solo cibo quello che hai.
E' grande mistero, fluido nascente,
tu lo trasmetti , mi apre la mente.
Il tuo stupore, colgo sovente,
lo riordino, lo faccio mio, lo creo, sempre.
Ti rimando pensieri sognanti,
vola lontano, a nuovi orizzonti.
Ancora ti stringo, ti guardo e sorrido,
sogna-sogni, dolce tesoro,pensa -pensieri,
sono i miei quelli di ieri.
Ti immagino forte , davanti al dolore,
ti immagino fiera, nelle tue mete,
ti immagino, bella nelle tue fatiche.
Luciana
venerdì 7 marzo 2008
Antoine De Saint Exupèry
Un volo nel magico mondo del Piccolo Principe.
Non si deve pero' dimenticare l'autore Antoine De Saint Exupèry, persona a mio avviso sensibile , amante delle cose semplici, dell'essenziale , e del bambino nascosto nel nostro cuore.
Niente è impossibile per un cuore che sa sognare. Il Piccolo Principe ha una sua magia tutta particolare e chi lo ha amato lo sa bene… Per questo non ci si può stupire che molte persone abbiano lavorato assiduamente per mettere insieme un musical a lui ispirato. Questo lavoro contiene ben 25 brani, con la musica di Riccardo Cocciante e le parole di Elisabeth Anaïs. Interpreti sono: Daniel Lavoie (nel ruolo dell’aviatore) e Jeff (nel ruolo del piccolo Principe), per la regia di Jean-Louis Martinoty. Uno tra i singoli più belli è: “On aura toujours rendez-vous”.
Mio Piccolo Principe venuto dal cielo
Dalle stelle e dalle rondini
Tu hai saputo ridonare le ali
Alle mie illusioni di mortale
Io sono caduto dal nulla
Da un pianeta sconosciuto
Non ripartirò per caso
E non ti dimenticherò mai più
Avremo sempre appuntamento
Nelle distese sassose
L’essenziale è invisibile
Per gli occhi degli animi insensibili
E anche se esco di scena
O anche se ho l’aria di essere morto
Tu sai che non sarà vero
Perché abbiamo tutti l’eternità
Tutti abbiamo una rosa nel cuore
Dei vulcani che ci facevano paura
Un sacco di tramonti
I nostri vecchi demoni e le nostre meraviglie
Avremo sempre appuntamento
Nelle distese sassose
L’essenziale è invisibile
Per gli occhi degli animi insensibili
Noi che comprendiamo la vita
Non ci contiamo
Noi volevamo solo un amico
Anche se un giorno dovremo lasciarlo
Avremo sempre appuntamento
Nelle distese sassose
L’essenziale è invisibile
Per gli occhi degli animi insensibili
Io sono caduto dal nulla
Da un pianeta sconosciuto
Non ripartirò per caso
E non ti dimenticherò mai più
Luciana
Non si deve pero' dimenticare l'autore Antoine De Saint Exupèry, persona a mio avviso sensibile , amante delle cose semplici, dell'essenziale , e del bambino nascosto nel nostro cuore.
Niente è impossibile per un cuore che sa sognare. Il Piccolo Principe ha una sua magia tutta particolare e chi lo ha amato lo sa bene… Per questo non ci si può stupire che molte persone abbiano lavorato assiduamente per mettere insieme un musical a lui ispirato. Questo lavoro contiene ben 25 brani, con la musica di Riccardo Cocciante e le parole di Elisabeth Anaïs. Interpreti sono: Daniel Lavoie (nel ruolo dell’aviatore) e Jeff (nel ruolo del piccolo Principe), per la regia di Jean-Louis Martinoty. Uno tra i singoli più belli è: “On aura toujours rendez-vous”.
Mio Piccolo Principe venuto dal cielo
Dalle stelle e dalle rondini
Tu hai saputo ridonare le ali
Alle mie illusioni di mortale
Io sono caduto dal nulla
Da un pianeta sconosciuto
Non ripartirò per caso
E non ti dimenticherò mai più
Avremo sempre appuntamento
Nelle distese sassose
L’essenziale è invisibile
Per gli occhi degli animi insensibili
E anche se esco di scena
O anche se ho l’aria di essere morto
Tu sai che non sarà vero
Perché abbiamo tutti l’eternità
Tutti abbiamo una rosa nel cuore
Dei vulcani che ci facevano paura
Un sacco di tramonti
I nostri vecchi demoni e le nostre meraviglie
Avremo sempre appuntamento
Nelle distese sassose
L’essenziale è invisibile
Per gli occhi degli animi insensibili
Noi che comprendiamo la vita
Non ci contiamo
Noi volevamo solo un amico
Anche se un giorno dovremo lasciarlo
Avremo sempre appuntamento
Nelle distese sassose
L’essenziale è invisibile
Per gli occhi degli animi insensibili
Io sono caduto dal nulla
Da un pianeta sconosciuto
Non ripartirò per caso
E non ti dimenticherò mai più
Luciana
giovedì 6 marzo 2008
Il Counseling nel Piccolo Principe
Il Counselor non fa “terapia”, non “cura”, ma "si prende cura” di chi è portatore di disagio esistenziale, di chi, pur non avendo bisogno di una ristrutturazione della propria personalità, vive comunque non correttamente la propria vita. Nel capitolo XXI, del libro Il Piccolo Principe, sono racchiusi i codici del Counselor. Nella lettura, scopriamo che la relazione, deve seguire deteminate tappe, "prima mi mettero' un po' lontano da te" e poi piano piano , mi avvicinero'. Ci sono le attese, e io devo diminuire i miei preconcetti per creare legami.
“Il counseling è una strategia di aiuto più profonda rispetto agli aiuti intuitivi (…). Esso si sviluppa “sulla originaria intuizione rogersiana secondo la quale se una persona si trova in difficoltà il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirgli cosa fare (facendo unicamente attenzione al contenuto razionale di tale consiglio: ossia che sia realmente “sensato” rispetto alla situazione) quanto piuttosto quello di aiutarlo a comprendere la situazione e a gestire il problema prendendo da solo e pienamente la responsabilità delle scelte eventuali”. (R. Carkhuff, L’arte di aiutare, Introduzione all’edizione italiana di F. Folgheraiter
Il significato di Counseling : "Accompagnare gli altri, sia nell'ambito scolastico, ospedaliero in comunita', o aziendale, con il singolo o in gruppo, richiede una profonda empatia, la comprensione del carattere e delle tensioni interne della personalità, la capacità di accettare e rispettare gli altri senza falsi moralismi, l'umiltà di non imporre le proprie scelte di vita.
Il compito del Counselor è quello di favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno.
Il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso". Da "L'arte del Counseling" di Rollo MayGli Ambiti di Intervento. Il Counselor è un operatore che si propone di aiutare gli altri attraverso l’offerta di tempo, rispetto, attenzione e specifiche competenze. Lo scopo di una relazione di Counseling è quello di offrire ai clienti “l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari i propri schemi di pensiero e di azione, per crescere nelle competenze di coping (fronteggiamento delle difficoltà) e di autodeterminazione, anche rispetto alla soluzione di alcuni problemi. Tutto questo per aumentare la qualità della vita migliorando l’uso delle proprie risorse e soddisfacendo al meglio le proprie esigenze, i propri bisogni e desideri. Fondamentalmente il Counseling si occupa della salutogenesi” (Giusti, Mattachini, Merli, Montanari, 1993).
Partendo da questa premessa possiamo dedurre che il Counseling può essere un supporto in innumerevoli settori di intervento: dall’ambito scolastico a quello aziendale, dal campo medico sanitario a quello sessuale, dal settore dell’orientamento a quello della devianza e delle situazioni di emergenza.
Luciana
“Il counseling è una strategia di aiuto più profonda rispetto agli aiuti intuitivi (…). Esso si sviluppa “sulla originaria intuizione rogersiana secondo la quale se una persona si trova in difficoltà il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirgli cosa fare (facendo unicamente attenzione al contenuto razionale di tale consiglio: ossia che sia realmente “sensato” rispetto alla situazione) quanto piuttosto quello di aiutarlo a comprendere la situazione e a gestire il problema prendendo da solo e pienamente la responsabilità delle scelte eventuali”. (R. Carkhuff, L’arte di aiutare, Introduzione all’edizione italiana di F. Folgheraiter
Il significato di Counseling : "Accompagnare gli altri, sia nell'ambito scolastico, ospedaliero in comunita', o aziendale, con il singolo o in gruppo, richiede una profonda empatia, la comprensione del carattere e delle tensioni interne della personalità, la capacità di accettare e rispettare gli altri senza falsi moralismi, l'umiltà di non imporre le proprie scelte di vita.
Il compito del Counselor è quello di favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno.
Il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso". Da "L'arte del Counseling" di Rollo MayGli Ambiti di Intervento. Il Counselor è un operatore che si propone di aiutare gli altri attraverso l’offerta di tempo, rispetto, attenzione e specifiche competenze. Lo scopo di una relazione di Counseling è quello di offrire ai clienti “l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari i propri schemi di pensiero e di azione, per crescere nelle competenze di coping (fronteggiamento delle difficoltà) e di autodeterminazione, anche rispetto alla soluzione di alcuni problemi. Tutto questo per aumentare la qualità della vita migliorando l’uso delle proprie risorse e soddisfacendo al meglio le proprie esigenze, i propri bisogni e desideri. Fondamentalmente il Counseling si occupa della salutogenesi” (Giusti, Mattachini, Merli, Montanari, 1993).
Partendo da questa premessa possiamo dedurre che il Counseling può essere un supporto in innumerevoli settori di intervento: dall’ambito scolastico a quello aziendale, dal campo medico sanitario a quello sessuale, dal settore dell’orientamento a quello della devianza e delle situazioni di emergenza.
Luciana
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