Eccovi un interessante articolo riguardante M. Buber e il principio dialogico.
Buona lettura Luciana
"C'è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, è; un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell'esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova. " M. Buber
Il pensiero
I due nuclei centrali del suo pensiero sono il chassidismo e la concezione dialogica come essenza dell'essere umano. Il chassidismo è concepito come dialogo tra cielo e terra vissuto non intellettualisticamente, ma come santificazione del quotidiano. In Buber l'assolutismo dell'io pare aver lasciato posto all'assoluto pensiero, pensiero consapevole di non agire scissione nel mondo.Buber distingue due dimensioni della sfera relazionale: quella dell'esso e quella del tu; la prima appartiene all'esperienza, al mondo dell'oggetto, delle scienze; la seconda appartiene all'infinita vita dello spirito: "Il mondo come esperienza appartiene alla parola-base Io-Esso. La parola- base Io-Tu produce il mondo della relazione"."La vita dell'essere umano non sta solo nella sfera dei verbi transitivi.
Non consiste solo di attività che hanno per oggetto un qualcosa: io avverto qualcosa, io percepisco qualcosa, io mi rappresento qualcosa, io voglio qualcosa, i miei sensi colgono qualcosa, io penso qualcosa. La vita dell'essere umano non sta in tutte queste cose, né solo in esse. L'insieme di tutte queste cose è la base del regno dell'esso.Ma il regno del tu ha un'altra base." Per Buber "chi dice tu, non ha mai un qualcosa, non ha nulla. Ma sta nella relazione".Buber esprime nella differenza dei modi di stare in relazione, la differenza fra relazione di potere e relazione d'amore.
Secondo l'A. ci sono tre sfere nelle quali si innalza il mondo della relazione: la prima sfera è quella della natura ed è al di sotto del livello linguistico; la seconda sfera è la relazione con l'uomo: essa è manifesta e pronunciata; è il luogo del tu reciproco; la terza sfera è con le entità spirituali: "non vi è discorso ma si manifesta con la forma. (...) Noi non cogliamo alcun tu e tuttavia ci sentiamo chiamati e rispondiamo, con la forma, il pensiero, l'azione: con il nostro essere pronunciando la parola base, senza poter dire Tu con la nostra bocca." Buber contempla le differenze nelle tre sfere della relazione: "in ogni tu leggiamo l'eterno, diversamente per ciascuna sfera".Il pensiero di Buber contribuisce a superare ogni individualismo e anche il mondo del divenire: "La relazione con il Tu è immediata. Tra l'io e il tu nulla v'è di concettuale, non v'è sapere anteriore e fantasia; e il ricordo stesso si trasmuta, come precipita dal particolare nel tutto.
Tra l'io e il tu non v'è alcun fine, cupidigia e anticipazione, e il desiderio stesso si trasforma, come precipita dal sogno nel fenomeno. Ogni mezzo è un impedimento. Solo quando ogni strumento è eliminato avviene l'incontro." E ciò sebbene Buber sappia che: "senza Esso l'uomo non può vivere; ma non è uomo chi se ne accontenta." Ciò che colpisce di M. Buber è il suo amore incondizionato per la saggezza e il rispetto della radicalità che la profondità dell'uomo esige dall'uomo stesso per poter agire in lui e con lui. Buber ha affrontato anche il tema del male, la sua interpretazione scaturisce dal potere che l'uomo può agire nel reale: "Il male non può esser compiuto con tutta l'anima, il bene può essere compiuto soltanto con tutta l'anima. Esso viene compiuto quando lo slancio dell'anima, scaturente dalle sue forze più altre, trascina tutte le forze e le fa precipitare nel fuoco purificatore e trasformatore che è la potenza della decisione.
Il male è la mancanza di direzione e ciò che in essa e da essa viene compiuto, come l'afferrare, assalire, cingere, traviare, violentare, sfruttare, umiliare, torturare, annientare quanto si presenta. Il bene è la direzione e ciò che in essa viene compiuto, quel che si fa in essa, lo si fa con tutta l'anima, di modo che l'energia e la passione, con cui si sarebbe potuto compiere il male, confluiscono nell'azione".
Proprio perchè: "per quanto si possa fare a meno del linguaggio e della comunicazione, una cosa sembra appartenere indispensabilmente alla caratteristiche del dialogo: la reciprocità dell'azione interiore".
Nei suoi frammenti autobiografici Buber fa una confessione: "(devo dirlo subito apertamente per non essere frainteso) nell'intimo il mio cuore ama più il mondo che lo spirito". Su questa "rassicurante" affermazione si apre a mio avviso il vero incontro con il filosofo Buber, o meglio il confronto con questo segreto che l'umanità tutta nasconde in sè ancora oggi. Questa confessione ci riporta ancora sul registro della separazione: nel luogo dove l'uomo è ancora sradicato dall'essere, dove l'uomo è ancora solo nel divenire dell'io, identificato con la periferia della vita, nel luogo dell'equivoco in cui:"certamente non mi sono adattato alla vita con il mondo così come avrei voluto, fallisco sempre rapportandomi a lui, sono sempre insolvente verso ciò che mi chiede e in parte questo accade proprio perché sono catturato dallo spirito.
Sono catturato da lui così come sono catturato da me stesso, ma di fatto non lo amo, così come non amo me stesso".
A noi, amati dallo spirito, "decidere" se ereditare e perpetuare la sua contraddizione o se pensarci e diventare noi, il tu dell'umanità, per evitarle, almeno con la forza del nostro intendimento, di continuare ad affondare la propria identità nell'esso, per evitarle la ripetitività.
Tratto dal sito www.geagea.com
Testo di
Cristina Allegretti
giovedì 16 ottobre 2008
lunedì 13 ottobre 2008
Autentica relazione negli affetti, e' possibile in internet ?
Test rivolto a tutti gli internettiani Nel sito Evulon
Io (Luciana del Piccolo Principe Counseling)
Sfogliando queste pagine, mi giunge spontanea un'osservazione, qual' e' il motivo per cui i forum sono nuovo veicolo relazionale, e affascinano cosi tanto?
Sara' grazie alla velocita' delle informazioni offerte.
Sara' perche' a volte, se non trovi un amico per sfogarti, lo trovi nel web, sai quell'amico che basta uno sguardo per capirci, dove scorre quel fluido che e' lo stesso sentire IO-TU.
Basta un click e comunque trovi altri come te che cercano una spalla, dove poter vuotare un sentimento pesante o allegro e spensierato.
O forse e' perche il forum puo' o gia' rappresenta un nuovo modo di relazionarci?
Ma cosa ci offre il forum, emozioni? Amicizie? Autentici sentimenti? Genuinita' ? Divertimento? Riempie il nostro vuoto?
E' possibile che svolga quella funzione a volte catartica , liberatrice che vivi accanto ad una persona amica, che ti accoglie in modo autentico empatico e ti sta ad ascoltare fino all'inverosimile, affinche' il tuo dire non sia esaurito, e si giunga ad un ben-essere spirituale che alleggerisce e fa vedere piu' serenamente la realta'?
Mi chiedo e' possibile vivere ,nel forum un autentica relazione degli affetti? Oppure il web e' vuoto, e le relazioni un'autentica illusione?
Vuole esssere un test
Ciao a tutti Luciana
Risposta
Ciao Luciana; trovo la tua osservazione molto acuta e profonda ma mi dispiace cogliere di fondo una sorta di amarezza e dei chiari dubbi,ti rispondo volentieri per prima ; la mia esperienza sul web ha una buona datazione,ti rispondo con cognizione di causa , faccio parte di Evulon da due anni e prima di Evulon ho comunque esplorato e navigato molto il web,uso il pc da una vita.
Ora qui sono il Capo Amministratore ma inizialmente sono stata come te una semplice iscritta ,una Evuloniana... poi sono diventata Admin e ora Head Admin ,quindi ho conosciuto tutte le fasi e tutti i passaggi che sono inerenti ai rapporti con altre persone su internet e ne conosco gli aspetti sia negativi che positivi.
Cominciamo con il dire che non si può generalizzare in merito alla qualità delle amicizie e dei rapporti che si possono creare online, questo dipende certamente dalla serietà e dalla sincerità di chi interagisce con noi, su un portale come il nostro o in altri siti, dove vi sono forum di confronto e discussione o sulle chat ,ci possiamo imbattere in persone ottime e speciali come in tipi poco seri e poco educati ma questo è un rischio che possiamo correre anche scambiando due parole con una persona al bar, o in biblioteca, al cinema, in palestra...non si deve demonizzare il web solo perchè non c'è un immediato contatto fisico e visivo;
l'amicizia ,la conoscenza online secondo me, essendo priva appunto di quella forma di conoscenza materiale che distrae e ci porta a lasciarci influenzare dall'immagine ci permette di stabilire contatti più cerebrali e a creare storie di amicizia e affetto, a volte d'amore; ti assicuro che i rapporti nati sul web di qualsiasi genere non sono vuoti o illusori ,non sempre,io qui su Evulon ho cari amici a cui voglio bene e da i quali sono ricambiata, non vedersi fisicamente non lede assolutamente la qualità delle amicizie se esse sono fondate su rispetto e sincerità.
I forum attirano e richiamano, (si è vero) molte persone questo è dovuto a mio parere a un aspetto psicologico dell''evento ,il fatto di stare online con un nick esponendosi in modo minore che non con contatti visivi rende le persone più sicure e più disposte al dialogo,poichè nel nostro tempo si da troppa importanza all'aspetto fisico alla perfezione dell'immagine, invece qui sul web ci sentiamo immediatamente accettati anche se possiamo essere magari bassi o obesi o calvi o troppo alti ecc ecc ,inoltre ormai penso che il largo uso che si fa del web per cercare amici e persone che ci ascoltino e che vogliono essere ascoltate o addirittura anche l'amore sia un normale fenomeno di costume legato al progresso e all'evoluzione della società, e all'evoluzione della scienza dell'informatica forse dell'umanità tutta.
Comunque usando il nostro istinto e la nostra sensibilità e dosando circospezione e disponibilità possiamo stringere ottimi rapporti anche online, stà a noi non essere sprovveduti, bastano poche regole di prudenza da mettere in atto navigando e possiamo trasformare internet in qualcosa di positivo ; è quello che facciamo noi di Evulon da sempre, fortunatamente il web non è solo pornografia pedofilia e quant'altro di orribile esiste ; è una grande fonte ,un grande mezzo se ben usato .
Altra risposta
Sono molto deluso del web ma non di evulon dove ho trovato persone che mi hanno spesso criticato facendomi progredire e trovando quei difetti nel mio carattere che un rapporto fisico non avrebbe mai potuto scoprire veri amici e i veri amici si vedono dalle critiche "costruttive" che ti fanno e che tendono a un miglioramento infatti "pendolare" le persone di tutti i giorni mi vedono cambiato quasi ringiovanito nel fisico e nel carattere più aperto ai cambiamenti e alle sorprese di tutti i giorni.
Questo non l'ho trovato altrove purtroppo in altri siti ho trovato solo interessi personali e una ricerca sfrenata di avventure critiche solo per imporre la propria personalità che nel mondo di tutti i giorni risulta ormai schiacciata dal consumismo e dalla corruzione innamoramenti e amicizie privi di significato interiore dove l'essere è al di sopra della comunità e dove l'ascoltare il prossimo è insignificante più importante è esserci e manifestare anche con arroganza il proprio desiderio di protagonismo immagine eterea di una persona che nella realtà di tutti i giorni non esiste un sogno da realizzare che diventa incubo se portato nella realtà di tutti i giorni.
Io sogno e vivo sono una goccia d'acqua di mare salato che vaga per le strade sospinto dal vento in cerca del suo mare perduto da errori irreparabili e il sale che c'è in mè brucia come il fuoco di un vulcano acceso ma sogno vivo e spero. Se smettessi di sognare e di sperare smetterei di vivere
grazie Evulon
il web ha forse deluso molte persone ,perchè quando ci si avvicina a qualcosa di nuovo e sconosciuto spesso si può sbagliare il modo di approcciarsi e si hanno aspettative eccessive, o ci si lascia prendere dall'entusiasmo,basta essere se stessi con semplicità, e spero che nel vasto universo del web da qualche parte ci sia un altro Evulon...anzi tanti Evulon...
Mia risposta
Grazie a tutti delle sincere risposte. Spero che aumentino. Sto cercando di farmi un'idea su quello che pensano i veri frequentatori del web, forum compresi, e metterli a confronto con quanto invece affermano illustri personaggi come Galimberti(docente di filosofia a Venezia). Nel suo libro "L'ospite inquietante , Il nichilismo e i giovani" a pag. 127 dice" ...di loro si parla come del 'pianeta degli svuotati' o come della generazione degli sprecati', indecifrabili come una 'x' ignota. I loro progetti hanno il respiro di un giorno, l'interesse la durata di un'emozione, il gesto non diventa stile di vita e l'azione si esaurisce nel gesto.
La passione imprecisa non sa se avere legami con il cuore o con il sesso e non riesce a decidere con chi dei due entrare in intensa relazione...? "
Oppure Vittorino Andreoli, esperto psichiatra originario di Verona, nel suo libro "L'uomo digitale" afferma che " l'uomo e' un sacco vuoto con dentro un telefonino spento".
Allora io mi chiedo siamo noi che offriamo ai giovani delle 'macchine' ,computer telefonini ipod play station e quant'altro ,perche' non sappiamo piu' relazionarci ?
Dico veramente preferiamo il web , nel nostro caso piuttosto di incontrarci e relazionarci con l'altro, sorvolando il nostro aspetto, mettendo da parte pregiudizi e altro che ci impedisce di trovare quel dialogo IO_TU e non solo IO_ESSO come afferma M. Buber (filosofo tedesco del 1923) .
Mi chiedo nell'ambito delle relazioni, riteniamo valido anche la relazione via web e non disdegnamo della relazione fisica degli incontri, oppure la direzione e' quella di nascondersi dietro uno schermo, superando cosi' paure inconsce insormontabili?
Gli interrrogativi sono molti, la mia posizione non e' amarezza, e' desiderio di approfondire la relazione, di capire verso dove sono orientate le persone: preferiscono il web rispetto alla relazione tradizionale dell'incontro, dell' IO_TU relazione che passa anche attraverso lo sguardo empatico, alle strette di mano, alla pacca consolatoria sulla spalla, dove va a finire tutto cio'.
Un caro saluto e grazie a tutti coloro che attraverso questa discussione mi aiuteranno a capire se stiamo andando contro l'essenza umana, oppure se tutta questa tecnica ci mette paura perche' corre piu' veloce delle nostre capacita' di com-prenderla (capirla conoscerla e farla nostra), e cosi mettiamo in atto dei meccanismi di difesa , per metterci al riparo da fantasmi, con i quali dobbiamo convivere.
Altre risposte
in generale direi che condivido quasi parola per parola il pensiero di civetta. sono solo un po' scettica sulla possibilità di nascita in rete dei rapporti sentimentali perchè personalmente ritengo che in un rapporto di coppia la fisicità sia imprescindibile dal sentimento. per me non ci si innamora solo dell'anima del proprio partner, ma anche del suo sguardo, dell'inflessione della sua voce, delle sue espressioni... etc.
secondo me, inoltre, lo strumento forum/rete ha un grosso peso nella società di oggi perchè siamo tutti, volenti o nolenti, intrappolati davanti a un monitor per gran parte della giornata. e come prima si scambiavano quattro chiacchiere con la collega d'ufficio, adesso si scambiano impressioni e opinioni in rete.
[ot: non sono morta !
più che altro ci sono ma non mi paleso]
commento 14 Oct : 16:29
anche io Mad penso che la fisicità ha al suo peso, della persona che ami apprezzi di certo lo sguardo ,il modo di camminare ,il sorriso; certo che non ci si innamora solo dell'anima ,io ho solo detto che inizialmente il rapporto può essere cerebrale e poi estendersi alla fisicità,una cosa non esclude l'altra non ti pare?? se ami un uomo ami di lui il "fuori" e il "dentro" e non puoi fare a meno nè dell'una nè dell'altra cosa...il rapporto può nascere in rete , al cellulare ,allo sportello della banca ...io credo non ci sia differenza può andare a buon fine o no a prescindere da dove sia nato...
grazie del "palese"
commento 14 Oct : 16:54
Che dire? Lucy ha espresso un sentimento più che un'idea precisa alla quale si possano attaccare le proprie convinzioni.
Sia Civetta che madvero hanno dato risposte oggettive e condivisibili ma restiamo comunque nudi e soli con noi stessi.
La sua domanda, qual e' il motivo per il quale i forum sono nuovo veicolo relazionale e affascinano cosi tanto? contiene in se un'altra domanda nemmeno tanto nascosta: Perché è così difficile per me e per altri trovare qualcuno che non sia un'ombra sfuggente?
Intendiamoci, non dico che Lucy abbia espresso un disagio relazionale personale ma che abbia posto un problema che nessuna persona sensibile può evitare di affrontare e sul quale riflettere.
Oltre che (purtroppo per voi) Admin di Evulon sono (purtroppo per loro) supervisore di un paio di Forum uno dei quali molto frequentato e posso dire di aver notato una solitudine strisciante non molto dissimile da quella che si incontra in qualsiasi grande centro urbano.
Inoltre, da quello che mi è dato capire osservando da vicino tutta la fenomenologia di internet, il bisogno di relazionare è talmente assordante da coprire tutto il rumore di fondo fatto di stupidaggini e chiacchiere senza importanza.
Che ci sia una sorta di catarsi nell'apparire dietro una maschera o un nick è evidente così come è evidente il suo effetto positivo e lenitivo. Ma a molti può essere sfuggito la funzione di "levatrice" che un dialogo costante e arricchente può avere (con i dovuti distinguo) se si riesce a inserirsi in una comunità ricca di persone che, senza pretese miracolistiche tracciano insieme un cammino di scambi e di conoscenze reciproche. Niente Guru dunque, niente gruppi di ascolto o sette e club chiusi su se stessi. Si può "rinascere" a nuova percezione di sé e del mondo se si fanno amicizie nuove, quale che sia il metodo e lo strumento.
In fondo, tutto quello che dobbiamo fare è cercare di essere noi stessi e alle volte è più facile esserlo se non dobbiamo difenderci perché il nascondimento è palese, collettivo e riguarda solo la nostra identità anagrafica. Come ad un ballo in maschera.
Se poi alcune persone le vogliamo incontrare perché abbiamo scorto in loro affinità elettive, niente vieta che possa scoccare una scintilla affettiva che può portare alla formazione di una coppia così come può portare ad una amicizia non solo "virtuale".
Sulla fisicità che madvero indicava come fondamentale niente da dire. Certamente, un buon approccio iniziale, fatto di dialoghi e parole può facilitare un incontro faccia a faccia, sapendo chi è l'altro, è anche più facile accettarlo con quella sua faccia vera e quel corpo, un po' così com'è in realtà. E magari è più bello/bella di come immaginavamo.
La chimica dell'amore così come quella del sesso passa sempre attraverso il cervello.
Sulla solitudine tout cour posso dire che questa comincia dentro di noi e spesso è questa che ci impedisce di aprirci al mondo.
commento 14 Oct : 18:18
wrote: ...
io ho solo detto che inizialmente il rapporto può essere cerebrale e poi estendersi alla fisicità,una cosa non esclude l'altra non ti pare??
in linea teorica concordo pienamente.
all'atto pratico mi sembra una cosa impossibile, perchè in rete si appare completamente diversi da ciò che si è, volenti o nolenti. o forse è l'impatto fisico che ti subissa di impressioni che fanno passare in secondo piano tutto il background di conoscenza nata in rete.
ti faccio due esempi cretini, di due amicizie nate on line con due ragazze che poi ho conosciuto dal vivo. una in rete la odio e litighiamo sempre, nella vita reale siamo ottime amiche. un'altra in rete la adoro e siamo ottime amiche, ma nella vita reale mi sta profondamente sulle palle.
non ho ancora capito perchè, ma sto indagando.
wrote: ...
La sua domanda, qual e' il motivo per il quale i forum sono nuovo veicolo relazionale e affascinano cosi tanto? contiene in se un'altra domanda nemmeno tanto nascosta: Perché è così difficile per me e per altri trovare qualcuno che non sia un'ombra sfuggente?
che poi è quel che sottintendevo io.
secondo me non è tanto catarsi nell'apparire dietro una maschera o un nick, quanto un tentativo di ritagliarsi degli spazi per svagarsi e socializzare in questa vita frenetica che te ne lascia ben pochi. e poi, volenti o nolenti, in rete si appare diversi da quel che si è come conseguenza di ciò.
ovvero se mi incontri per strada avrò un carattere diverso perchè in quel momento sarà presa da esigenze diverse, se mi becchi in rete magari mi troverai molto più socievole e disponibile perchè entro in rete proprio per relazionarmi...
(non calza ma a quest'ora è quanto di meglio mi possa venire, come esempio).
commento 15 Oct : 10:38
No, l'esempio è perfetto.
Io credo che entrambe le nostre descrizioni del fenomeno abbiano pari dignità. Per chiarire a chi ci legge io ho posto la questione dal punto di vista di una persona in cerca di relazioni umane non superficiali (tipo quelle che si hanno con i vicini di casa o con i passeggeri di un autobus) mentre tu (nell'esempio) hai espresso il lato più ludico e rilassante della cosa. Devo dire che, personalmente, lavoro nei forum esclusivamente per il piacere di incontrare intelligenze e sensibilità che non potrei conoscere altrimenti. Sarebbe bello poter incontrare di persona queste intelligenze ma il tempo a disposizione è quello di una vita e non è mai abbastanza nemmeno per frequentare chi già conosciamo.
commento 15 Oct : 10:46
all'atto pratico mi sembra una cosa impossibile, perchè in rete si appare completamente diversi da ciò che si è, volenti o nolent
su questo non concordo credo sia soggettivo ,io ti faccio l'esempio diretto che mi riguarda,ti assicuro che come sono in rete sono da qualunque altra parte ;questo probabilmente dipende dal modo in cui vivo il web e le situazioni in generale per alcuni sarà certamente come di ci Mad ma ci sono le eccezzioni e non penso d'essere l'unica.
commento 16 Oct : 05:07
un gufo canta appollaiato su di una roccia in cima a una collina
e gli uomini sparano perchè dicono che porta male
colpendosi fra loro
la verità è sconveniente meglio eliminarla
commento 16 Oct : 09:36
su questo non concordo credo sia soggettivo ,io ti faccio l'esempio diretto che mi riguarda,ti assicuro che come sono in rete sono da qualunque altra parte ;questo probabilmente dipende dal modo in cui vivo il web e le situazioni in generale per alcuni sarà certamente come di ci Mad ma ci sono le eccezzioni e non penso d'essere l'unica.
Allora dobbiamo spaventarci!!!
Scherzo Civy! secondo me Madvero intendeva parlare in generale e non nello specifico. Esistono le eccezioni, questo è assodato e incontrovertibile. Io ad esempio nella realtà sono molto diverso da come potete immaginarvi che sia non perché io finga ma perché il mio modo di pormi consente di proiettare sulla mia persona virtuale ciò che uno desidera vedere.
Questo avviene senza il mio controllo e non potendo farci niente io esagero o rafforzo ironicamente alcuni aspetti della mia personalità virtuale e reale per farne atto ludico al quale poi tutti partecipano. Ma è un gioco scoperto, non voglio apparire come non sono. E' chiaro in chi mi conosce che, gli aspetti più acerrimi del mio presentarmi fanno parte di un gioco autoironico, è una manifestazione di disponibilità al gioco e allo sberleffo.
Poi è ovvio e naturale che ciascuno si diversifichi in base alle proprie naturali tendenze, strutture mentali, esigenze, convincimenti, timori, psicosi, psoriasi, forfore, ecchimosi, pruriti, ginocchio valgo, miopia, toxoplasmosi, epistassi, emicrania e altri piccoli disturbi.
commento 16 Oct : 10:53
hai dimenticato :
Abuso di antidolorifici
Acne
Acne volgare
Acodermatite papulosa di Gianotti-Crosti
Acrodermatite continua supporativa di Hallopeau
Acrosclerosi
Aftosi del cavo orale
Aftosi orale
AIDS
Allergia ai latticini
Alopecia androgenetica
Alopecia areata
Alopecia areata
Alopecie cicatriziali acquisite
Alopecie cicatriziali congenite
Alopecie congenite
Alzheimer
Anafiasi usidotta da esercio fisico
Angioedema acquisito
Angioedema ereditario
Angioedema ibratorio
Angiomatosi bacillare
Angiomi e Emangiomi immaturi
Anomalia del cervello
Articolazioni
Artrosi
Attacchi di panico
e questa è solo la lettera "A"
Nuova risposta 22/10/08
Tutte, e sottolineo TUTTE le persone con cui mi è capitato di parlarne, hanno mostrato di essere "contrarie" alle relazioni via web perchè secondo loro viene meno appunto l'aspetto dell'incontro fisico che, secondo loro, conferisce autenticità a una relazioe di qualsiasi tipo. in poche parole non può nascere un'amicizia su internet, non un'amicizia vera (sempre secondo loro), idem per l'amore. inoltre gli oppositori dicono che chi relaziona via web è un vile che non ha il coraggio di guardare in faccia la gente, oppure è un maniaco o un criminale assetato di sangue che vuole adescare gente. e non sono solo discorsi da genitore, ho sentito ache gente della mia età e adolescenti fare discorsi di questo tipo.
esempio: miei amici di infanzia che trasalgono nel sentirmi denominare miei compagni di forum con il termne "amici". magari quando racconto allegramente di un mio amico, rimangono a bocca aperta nel momento in cui apprendono che questa persona di cui ho parlato con tanta foga non l'ho mai vista dal vivo.
esempio2: soprattutto i miei genitori, ma anche qualche amico, sono convinti che sia sbagliato credere di poter fare amicizia su internet perchè in realtà la rete brulica di gentaglia che vuole adescare e fare del male (ok, adesso rischio di sembrare una bambina idiota che si lamenta perchè la mamma non la capisce, in realtà sto cercando di introdurre un concetto particolare..) queste persone arrivano a credere che TUTTI coloro con cui entri in contatto su internet siano maniaci pronti a ingannare le persone fragili che si rifugiano in internet per scappare dalla vita reale
quindi: 1) il web è un mondo non reale e non può avvenirvi nulla di autentico 2) su internet ci sono -quelli cattivi che adescano -quelli fragili che scappano dal mondo altre categorie non esistono 3) la maggior parte di questa gente parla così senza conoscere effettivamente il mondo di internet, e quì mi chiedo come può uno mettersi a sparare a zero se non ci ha mai neanche provato a iscriversi a un forum
3 e mezza) i suddetti non capiscono, tra l'altro, la differenza tra un forum e una chat: più cerco di spiegarlo più fanno spallucce e dicono "bah, a me sembra la stessa cosa"
il punto è che chi non ha avuto modo o si è rifiutato di entrare nella vita di internet e conoscerla, la vede come un'avversaria della vita REALE. Relazioni reali in netta contrapposizione a relazioni virtuali, come se le due non potessero compenetrarsi e completarsi a vicenda. Come se la vita cosiddetta reale non brulicasse di maniaci, delinquenti e quant'altro. come se nelle relazioni faccia a faccia non ci fossero inganni, delusioni, tradimenti. navigare nel web è meno pericoloso che camminare per la strada e quando siamo on line siamo probabilmente a casa nostra in tutta tranquillità, più a nostro agio.
volevo proprio arrivare a questo: la mia esperienza personale, in relazione al mio particolare carattere, mi ha portata a prediligere le relazioni on line perchè penso di riuscire a essere più me stessa, riesco a dire veramente quello che penso in maniera chiara netta e decisa. cosa che non riesco assolutamente a fare quando mi trovo a parlare faccia a faccia con qualcuno: sono estremamente insicura, ho paura di tutto, diffido di tutti, la lontananza fisica mi dà sicurezza e riesco a esprimere aspetti della mia personalità che in genere tengo nascosti e che sono anche piuttosto importanti per me. nel senso che chi non li conosce si può dire che non mi conosca veramente per quella che sono. ci sono cose che alcune persone non sapranno mai di me, per quato mi possano conoscere da una vita, perchè io non le dirò mai, non a parole. questo può essere un mio limite, però ho scoperto che la cosa mi ha aiutata anche nei rapporti con persone che conosco dal vivo; ad esempio se devo dire qualcosa a qualcuno e non ho il coraggio di farlo, lo faccio via msn e a quel punto, una volta rotto il ghiaccio, sono in grado di proseguire il discorso anche faccia a faccia. e quì si sfocia nel discorso della viltà etc....
poi è ovvio che in amore è necessario anche conoscersi fisicamente, ma non vedo cosa ci sia di male se nasce su internet. anzi, si può dire che sia più autentica perchè nasce e cresce da un'intesa intellettuale/psicologica che fa scaturire un sentimento puro, non condizionato dall'aspetto fisico/carnale che troppo spesso viene messo alla base delle relazioni sentimentali.. per l'amicizia è diverso, una volta che c'è l'intesa psicologica non è necessario vedersi, anche se in realtà mi dispiace molto non poter vedere le espressioni del viso e soprattutto non sentire la voce. credo che la scrittura si stia evolvendo in questo senso, tentando sempre di più di rendere stati d'animo veri e propri attraverso simboli o tipi di carattere, etc. e poi si può capire il carattere di una persona anche dal modo in cui scrive: se usa molte abbreviazioni, se sta attento o meno alla grammatica, che tipo di punteggiatura usa..
24 Oct : 13:46
Affinità elettive e barriere difensive.
Esistono dunque queste affinità elettive? E che importanza hanno all'interno di una relazione fra consenzienti e consapevoli?
La scelta di migrare verso forme di comunicazioni privilegiate è del tutto legittima e lo stupore di chi non fa questa scelta è altrettanto legittimo.
Non mi preoccuperei dunque delle altrui reazioni salvo che non si cerchi negli altri una legittimazione aggiuntiva, oltre a quella che già ci offrono accettandoci come individui dello stesso gruppo sociale e umano.
Mi sembra che il tuo copioso intervento così simile ad uno sfogo e ad una dichiarazione di esistenza specifica, un "io sono" coraggioso che ammette la propria fragilità umana e sentimentale, comune a molte persone e altrettanto nascosta o ignorata, sia del tutto comprensibile.
Esistono, odio dirlo perché è una banalità sanguinaria, varie stagioni nella vita di una persona. E tutte sono legate indissolubilmente dal percepito di sé, da quello che cerchiamo di capire di noi stessi, un po' per rimediare alle incongruenze che incontriamo nelle relazioni sociali, un po' per placare o rimuovere le angosce esistenziali che comunque ci avvisano di una tempesta in atto.
L'uomo è una creatura di desiderio, sbatacchiata da pulsioni che nessuno ha mai richiesto e pure vengono lo stesso a sconvolgere la nostra omeostasi emotiva.
Una di queste stagioni, Iro Mod, la stai navigando a vele spiegate e vedo che sono ben gonfie.
Credo però che, come ogni marinaio che affronti i mari, dovrai rinunciare alla stabilità della terra e la tua nave sia essa d'acqua o stellare, si muoverà sempre sotto di te facendoli oscillare e, talvolta, vacillare. Fa parte del viaggio. E' il viaggio.
Ma tu adesso stai guardano il ponte che oscilla sotto di te e ti chiedi la ragione perché questo debba essere.
Come posso dirtelo? Non te lo posso insegnare perché l'esperienza non è condivisibile, non è narrabile.
La mia stagione, il mio viaggio hanno già superato quelle tempeste anche se ogni tanto si ripresentano rumoreggiando sulla chiglia o più lontane, all'orizzonte. Quello che ti posso dire è che sei in pieno oceano e le tempeste sono naturali. Poi sono tutte scemenze.
Io sono ormai passato dall'altra metà del tempo e sto viaggiando verso una fine che non posso immaginare se non inventandomela un po' alla volta o sovrapponendola a quelle già immaginate. E nel frattempo posso guardarmi intorno e amare ciò che vedo così come si può amare ciò che è semplicemente bello perché perfettamente organizzato, come la curva di un imbuto che fa confluire il liquido prezioso nella bottiglia nel quale il liquido può anche essere il messaggio del naufrago che saluta il mondo dalla sua lontananza.
Hai mai forse sentito un marinaio lamentarsi dei terricoli che non conoscono il mare e le sue nauseanti oscillazioni?
Il mal di mare non lo conoscono e non sanno che cos'è la brezza che ti sfiora sul ponte nei momenti di quiete, non conoscono il silenzio interrotto dai rumori di fondo, dallo sbattere delle vele e dell'acqua sulla chiglia, non sanno quanto è spaventoso l'abisso che hai sempre sotto di te, con la tua nave sospesa sul vetro liquido. Perché dunque tormentarti degli altri che ti circondano, gli esseri in carne ed ossa che ti hanno generato o che con te condividono la realtà tangibile? Loro, la tua legittimazione te l'hanno già offerta ampiamente, a quella si sono fermati ed è una fortuna averne ricevuta una.
Poteva andarti molto ma molto peggio.
Il loro limitato modo di vedere fa di loro dei terricoli? Bene! Sai che quando tornerai a riva ci saranno sempre dei terricoli pronti ad accogliere la tua nave, a scambiare con te mercanzie e racconti di viaggio.
Ma loro ti parleranno di automobili, di treni, di camminate, cavalcate o altre forme di escursione, cose che tu, navigando non puoi fare. E questo però non ti limita, non ti riduce ad un foruncolo sulla faccia di un dio dormiente.
La tua diversità e la loro. I tuoi compagni i tuoi amici fisici, sono poi così diversi da quelli virtuali? E poi virtuali in cosa?
Virtuale è un termine logorato dall'uso. Ormai si mette dappertutto come la maionese e la salsa rubra.
Lascialo perdere.
Un tempo si chiamavano "amici di penna".
Ridicolo eh? Eravamo ragazzini e tenevamo contatti epistolari scrivendo lettere di carta a ragazzini e ragazzine lontane. Mi ricordo di una di esse, Ruth Stickson, che, tramite una iniziativa di scambio culturale della mia scuola, mi scrisse per prima una lettera nella sua lingua.
Era per uno scambio di lettere con ragazzini inglesi, organizzato con poca intelligenza e altrettanta indifferenza per le difficoltà di noi studenti.
Così mi misi diligentemente a rispondergli cercando con il mio scarso inglese, di dirgli chi ero e che cosa facevo.
Il bischero!
Non è che la cosa mi andasse molto giù. Ma a chi stavo scrivendo? E chi diavolo era costei? Neanche l'avevo scelta, mi era arrivata così, scelta dagli insegnati, non so tramite quale criterio. Magari quella ragazzina era una rospa con le lentiggini anche sulle pupille, i brufoli grossi come meduse spiaccicate e la forfora blù.
Oppure era una leggiadra fanciullina di cui innamorarsi (non corrisposti) al primo sguardo.
Ma io non lo sapevo. E quella lettera non l'ho mai spedita perché aveva scritto il suo indirizzo in modo assolutamente illeggibile per un terrestre. Consultai le mie professoresse ma loro fecero spallucce, disinteressandosene e così io, me tapino (o bischero) non potei mai fare amicizia con una ragazzina inglese con la forfora, le lentiggini, i porri, le gambe storte, il naso capovolto, la testa a imbuto e un solo orecchio a sventola tanto che le sue amiche la chiamavano "tazzina"... Scommetto che aveva pure due piedi uguali. Entrambi sinistri. Quando camminava tendeva a girare sempre verso destra come le macchine quando hanno la convergenza fuori posto.
In quel tempo internet manco esisteva. E io restai isolato come una pulce sulla superficie di Giove. Mi si poteva vedere dall'alto, un puntino nero su di una enorme sfera di solitudine.
Gli amici poi me li sono fatti da solo, nella realtà fisica della mia città, della mia scuola e della mia strada. Un mondo piccolo fatto di nani e ballerine.. no, quello era il parlamento ai tempi di Craxi.
Se in quel tempo ci fosse stato internet avrei avuto una miriade di amici tanto da non poter distinguere la moltitudine dal tutto.
Sarei stato da solo nella mia stanzetta ma non sarei stato solo.
Però niente di questo è paragonabile dall'abbraccio dell'amico, nella lotta e nelle risate. Il gioco, lo scambio di sguardi e la comunicazione extraverbale crea mondi inimmaginabilmente complessi e ricchi, tanto da sfinirti fino alla sazietà.
E allora io amo la compagnia fisica quanto quella virtuale.
Dell'amore che si può provare per persone che non si sono mai incontrate si è molto scritto e vissuto. L'amore dunque, come l'amicizia, è un evento interno, la rottura di una diga, il dilagare della disponibilità. E questo può avvenire indifferentemente su internet, con persone di cui nemmeno si è visto il volto così come nella realtà di cui si conosce il volto ma non l'anima della persona che davanti a noi mostra il meglio di se per sedurti o per sfuggire a se stesso.
Io ho molti amici che ho incontrato solo su internet, teniamo una corrispondenza libera e senza impegni, quando si ha voglia di scrivere lo facciamo. Ed è sempre un piacere immenso leggere qualcosa che ti arriva all'improvviso e completamente gratis.
La cosa più interessante in questo tipo di amicizie è che le aspettative di entrambi sono zero. Se non ti aspetti niente tutto quello che verrà sarà interessante se non straordinario. Dipende da chi conosci, ci sono persone notevoli che spesso non sanno nemmeno di esserlo. E se le incontri ha già vinto il tuo superenalotto.
Anche l'attaccamento è meno intenso, meno dolorosa la separazione. Poi c'è chi si porta dietro, anche in virtuale, tutto il suo vissuto drammatico fatto di tradimenti subiti di storie finite male che poi ripeterà anche sul Web ma non sarà certamente colpa del Web se questi si fanno del male da soli. Lo farebbero comunque perché intrappolati nell'abitudine o nel convincimento che altro non si possa fare o vivere e continuamente ripeteranno lo stesso rituale fino a ferirsi di nuovo eccetera. Ma la cosa straziante e, ironia della sorte, pure soddisfacente, è che queste persone, come calamite, attireranno i loro persecutori fra milioni di individui disponibili.
Queste persone sono da evitare, non le possiamo guarire. E' crudele ma è così. Mai mettersi fra il suicida e la sua pistola carica.
E allora è meglio una amicizia virtuale o una "reale"?
Le differenze sono solo nello strumento usato per comunicare e nell'assenza di messaggi extraverbali, feromoni, odori corporei, colore degli abiti, lineamenti e aspetto fisico generale, suono della voce, tangibilità. ma è pur sempre una questione di scelte e di "utilità": il mio medico mi tocca molto più di un amico o di un'amica. Ma quello è il suo ruolo, nessuno si stupirebbe se con lui ho contatti fisici molto personali e non altrettanta comunicazione verbale e condivisione ludica del tempo libero.
E allora? Con i miei amici di "penna" non è lo stesso ma a rovescio?
E' un'equazione semplice ma non tutti hanno la capacità di vederla. E non è una colpa. Io ad esempio non so fare il medico o il sacerdote e nessuno mi accusa di non saperlo fare. Dunque perché accusare i tuoi genitori e i tuoi coetanei di non saper fare amicizie virtuali?
Genitori e coetanei non si scelgono. Alle volte ci va bene altre volte no. Meglio se un po' di contrasto c'è, questo ci da una spinta a uscire da guscio protettivo di una società sempre più protettiva e avvolgente.
Mamma Domopack e papà Cuki alluminio doppiaforza possono conservare gli alimenti e i sentimenti. Ma poi, per cucinare le meraviglie che sono state avvolte è necessario togliere tutto dal contenitore.
E così i terricoli proteggono e coltivano la terra che conoscono mentre il marinaio naviga sull'oceano della conoscenza. Ma per quanto potrà approdare in mille porti, ne avrà infiniti da esplorare e forse nemmeno potrà scendere a terra per visitare tutti quei luoghi, abitati comunque da terricoli. Anche il marinaio stesso, una volta a terra diventerà un terricolo, E la terra immobile sotto di lui potrà dagli la nausea.
Tu non puoi coltivare ortaggi nel mare, non puoi cogliere frutti ma solo flutti. Gli altri non sono te anche se tu sei gli altri. Degli altri che non ti comprendono non ti devi preoccupare, non sono loro il vero ostacolo. Il vero ostacolo è l'ostinazione della tua timidezza che non è una malattia ma un esagerato rispetto per ciò che in te e fragile. Gli altri non contano in questo senso, sono importanti ma non sono il tuo viaggio futuro, sono solo la prima parte del tuo viaggio. Se la loro vita oggi è così diversa, ti è estranea solo perché un giorno hai deciso di partire. Che tu fossi ragazzo o una ragazza non importa. Il viaggio l'hai fatto, certi viaggi si fanno da soli. Ma stare da soli non vuol dire essere soli.
24 Oct : 14:00
Ragazzi conto di continuare a rispondere anche io
poichè l'argomento è fertile
ma ci vuole una apposita giornata dato che si stà sviluppando cosi riccamente e i gli ultimi commenti sono (buon per noi ) kilometrici
mi piace tutto questo!
Luciana
Io (Luciana del Piccolo Principe Counseling)
Sfogliando queste pagine, mi giunge spontanea un'osservazione, qual' e' il motivo per cui i forum sono nuovo veicolo relazionale, e affascinano cosi tanto?
Sara' grazie alla velocita' delle informazioni offerte.
Sara' perche' a volte, se non trovi un amico per sfogarti, lo trovi nel web, sai quell'amico che basta uno sguardo per capirci, dove scorre quel fluido che e' lo stesso sentire IO-TU.
Basta un click e comunque trovi altri come te che cercano una spalla, dove poter vuotare un sentimento pesante o allegro e spensierato.
O forse e' perche il forum puo' o gia' rappresenta un nuovo modo di relazionarci?
Ma cosa ci offre il forum, emozioni? Amicizie? Autentici sentimenti? Genuinita' ? Divertimento? Riempie il nostro vuoto?
E' possibile che svolga quella funzione a volte catartica , liberatrice che vivi accanto ad una persona amica, che ti accoglie in modo autentico empatico e ti sta ad ascoltare fino all'inverosimile, affinche' il tuo dire non sia esaurito, e si giunga ad un ben-essere spirituale che alleggerisce e fa vedere piu' serenamente la realta'?
Mi chiedo e' possibile vivere ,nel forum un autentica relazione degli affetti? Oppure il web e' vuoto, e le relazioni un'autentica illusione?
Vuole esssere un test
Ciao a tutti Luciana
Risposta
Ciao Luciana; trovo la tua osservazione molto acuta e profonda ma mi dispiace cogliere di fondo una sorta di amarezza e dei chiari dubbi,ti rispondo volentieri per prima ; la mia esperienza sul web ha una buona datazione,ti rispondo con cognizione di causa , faccio parte di Evulon da due anni e prima di Evulon ho comunque esplorato e navigato molto il web,uso il pc da una vita.
Ora qui sono il Capo Amministratore ma inizialmente sono stata come te una semplice iscritta ,una Evuloniana... poi sono diventata Admin e ora Head Admin ,quindi ho conosciuto tutte le fasi e tutti i passaggi che sono inerenti ai rapporti con altre persone su internet e ne conosco gli aspetti sia negativi che positivi.
Cominciamo con il dire che non si può generalizzare in merito alla qualità delle amicizie e dei rapporti che si possono creare online, questo dipende certamente dalla serietà e dalla sincerità di chi interagisce con noi, su un portale come il nostro o in altri siti, dove vi sono forum di confronto e discussione o sulle chat ,ci possiamo imbattere in persone ottime e speciali come in tipi poco seri e poco educati ma questo è un rischio che possiamo correre anche scambiando due parole con una persona al bar, o in biblioteca, al cinema, in palestra...non si deve demonizzare il web solo perchè non c'è un immediato contatto fisico e visivo;
l'amicizia ,la conoscenza online secondo me, essendo priva appunto di quella forma di conoscenza materiale che distrae e ci porta a lasciarci influenzare dall'immagine ci permette di stabilire contatti più cerebrali e a creare storie di amicizia e affetto, a volte d'amore; ti assicuro che i rapporti nati sul web di qualsiasi genere non sono vuoti o illusori ,non sempre,io qui su Evulon ho cari amici a cui voglio bene e da i quali sono ricambiata, non vedersi fisicamente non lede assolutamente la qualità delle amicizie se esse sono fondate su rispetto e sincerità.
I forum attirano e richiamano, (si è vero) molte persone questo è dovuto a mio parere a un aspetto psicologico dell''evento ,il fatto di stare online con un nick esponendosi in modo minore che non con contatti visivi rende le persone più sicure e più disposte al dialogo,poichè nel nostro tempo si da troppa importanza all'aspetto fisico alla perfezione dell'immagine, invece qui sul web ci sentiamo immediatamente accettati anche se possiamo essere magari bassi o obesi o calvi o troppo alti ecc ecc ,inoltre ormai penso che il largo uso che si fa del web per cercare amici e persone che ci ascoltino e che vogliono essere ascoltate o addirittura anche l'amore sia un normale fenomeno di costume legato al progresso e all'evoluzione della società, e all'evoluzione della scienza dell'informatica forse dell'umanità tutta.
Comunque usando il nostro istinto e la nostra sensibilità e dosando circospezione e disponibilità possiamo stringere ottimi rapporti anche online, stà a noi non essere sprovveduti, bastano poche regole di prudenza da mettere in atto navigando e possiamo trasformare internet in qualcosa di positivo ; è quello che facciamo noi di Evulon da sempre, fortunatamente il web non è solo pornografia pedofilia e quant'altro di orribile esiste ; è una grande fonte ,un grande mezzo se ben usato .
Altra risposta
Sono molto deluso del web ma non di evulon dove ho trovato persone che mi hanno spesso criticato facendomi progredire e trovando quei difetti nel mio carattere che un rapporto fisico non avrebbe mai potuto scoprire veri amici e i veri amici si vedono dalle critiche "costruttive" che ti fanno e che tendono a un miglioramento infatti "pendolare" le persone di tutti i giorni mi vedono cambiato quasi ringiovanito nel fisico e nel carattere più aperto ai cambiamenti e alle sorprese di tutti i giorni.
Questo non l'ho trovato altrove purtroppo in altri siti ho trovato solo interessi personali e una ricerca sfrenata di avventure critiche solo per imporre la propria personalità che nel mondo di tutti i giorni risulta ormai schiacciata dal consumismo e dalla corruzione innamoramenti e amicizie privi di significato interiore dove l'essere è al di sopra della comunità e dove l'ascoltare il prossimo è insignificante più importante è esserci e manifestare anche con arroganza il proprio desiderio di protagonismo immagine eterea di una persona che nella realtà di tutti i giorni non esiste un sogno da realizzare che diventa incubo se portato nella realtà di tutti i giorni.
Io sogno e vivo sono una goccia d'acqua di mare salato che vaga per le strade sospinto dal vento in cerca del suo mare perduto da errori irreparabili e il sale che c'è in mè brucia come il fuoco di un vulcano acceso ma sogno vivo e spero. Se smettessi di sognare e di sperare smetterei di vivere
grazie Evulon
il web ha forse deluso molte persone ,perchè quando ci si avvicina a qualcosa di nuovo e sconosciuto spesso si può sbagliare il modo di approcciarsi e si hanno aspettative eccessive, o ci si lascia prendere dall'entusiasmo,basta essere se stessi con semplicità, e spero che nel vasto universo del web da qualche parte ci sia un altro Evulon...anzi tanti Evulon...
Mia risposta
Grazie a tutti delle sincere risposte. Spero che aumentino. Sto cercando di farmi un'idea su quello che pensano i veri frequentatori del web, forum compresi, e metterli a confronto con quanto invece affermano illustri personaggi come Galimberti(docente di filosofia a Venezia). Nel suo libro "L'ospite inquietante , Il nichilismo e i giovani" a pag. 127 dice" ...di loro si parla come del 'pianeta degli svuotati' o come della generazione degli sprecati', indecifrabili come una 'x' ignota. I loro progetti hanno il respiro di un giorno, l'interesse la durata di un'emozione, il gesto non diventa stile di vita e l'azione si esaurisce nel gesto.
La passione imprecisa non sa se avere legami con il cuore o con il sesso e non riesce a decidere con chi dei due entrare in intensa relazione...? "
Oppure Vittorino Andreoli, esperto psichiatra originario di Verona, nel suo libro "L'uomo digitale" afferma che " l'uomo e' un sacco vuoto con dentro un telefonino spento".
Allora io mi chiedo siamo noi che offriamo ai giovani delle 'macchine' ,computer telefonini ipod play station e quant'altro ,perche' non sappiamo piu' relazionarci ?
Dico veramente preferiamo il web , nel nostro caso piuttosto di incontrarci e relazionarci con l'altro, sorvolando il nostro aspetto, mettendo da parte pregiudizi e altro che ci impedisce di trovare quel dialogo IO_TU e non solo IO_ESSO come afferma M. Buber (filosofo tedesco del 1923) .
Mi chiedo nell'ambito delle relazioni, riteniamo valido anche la relazione via web e non disdegnamo della relazione fisica degli incontri, oppure la direzione e' quella di nascondersi dietro uno schermo, superando cosi' paure inconsce insormontabili?
Gli interrrogativi sono molti, la mia posizione non e' amarezza, e' desiderio di approfondire la relazione, di capire verso dove sono orientate le persone: preferiscono il web rispetto alla relazione tradizionale dell'incontro, dell' IO_TU relazione che passa anche attraverso lo sguardo empatico, alle strette di mano, alla pacca consolatoria sulla spalla, dove va a finire tutto cio'.
Un caro saluto e grazie a tutti coloro che attraverso questa discussione mi aiuteranno a capire se stiamo andando contro l'essenza umana, oppure se tutta questa tecnica ci mette paura perche' corre piu' veloce delle nostre capacita' di com-prenderla (capirla conoscerla e farla nostra), e cosi mettiamo in atto dei meccanismi di difesa , per metterci al riparo da fantasmi, con i quali dobbiamo convivere.
Altre risposte
in generale direi che condivido quasi parola per parola il pensiero di civetta. sono solo un po' scettica sulla possibilità di nascita in rete dei rapporti sentimentali perchè personalmente ritengo che in un rapporto di coppia la fisicità sia imprescindibile dal sentimento. per me non ci si innamora solo dell'anima del proprio partner, ma anche del suo sguardo, dell'inflessione della sua voce, delle sue espressioni... etc.
secondo me, inoltre, lo strumento forum/rete ha un grosso peso nella società di oggi perchè siamo tutti, volenti o nolenti, intrappolati davanti a un monitor per gran parte della giornata. e come prima si scambiavano quattro chiacchiere con la collega d'ufficio, adesso si scambiano impressioni e opinioni in rete.
[ot: non sono morta !
più che altro ci sono ma non mi paleso]
commento 14 Oct : 16:29
anche io Mad penso che la fisicità ha al suo peso, della persona che ami apprezzi di certo lo sguardo ,il modo di camminare ,il sorriso; certo che non ci si innamora solo dell'anima ,io ho solo detto che inizialmente il rapporto può essere cerebrale e poi estendersi alla fisicità,una cosa non esclude l'altra non ti pare?? se ami un uomo ami di lui il "fuori" e il "dentro" e non puoi fare a meno nè dell'una nè dell'altra cosa...il rapporto può nascere in rete , al cellulare ,allo sportello della banca ...io credo non ci sia differenza può andare a buon fine o no a prescindere da dove sia nato...
grazie del "palese"
commento 14 Oct : 16:54
Che dire? Lucy ha espresso un sentimento più che un'idea precisa alla quale si possano attaccare le proprie convinzioni.
Sia Civetta che madvero hanno dato risposte oggettive e condivisibili ma restiamo comunque nudi e soli con noi stessi.
La sua domanda, qual e' il motivo per il quale i forum sono nuovo veicolo relazionale e affascinano cosi tanto? contiene in se un'altra domanda nemmeno tanto nascosta: Perché è così difficile per me e per altri trovare qualcuno che non sia un'ombra sfuggente?
Intendiamoci, non dico che Lucy abbia espresso un disagio relazionale personale ma che abbia posto un problema che nessuna persona sensibile può evitare di affrontare e sul quale riflettere.
Oltre che (purtroppo per voi) Admin di Evulon sono (purtroppo per loro) supervisore di un paio di Forum uno dei quali molto frequentato e posso dire di aver notato una solitudine strisciante non molto dissimile da quella che si incontra in qualsiasi grande centro urbano.
Inoltre, da quello che mi è dato capire osservando da vicino tutta la fenomenologia di internet, il bisogno di relazionare è talmente assordante da coprire tutto il rumore di fondo fatto di stupidaggini e chiacchiere senza importanza.
Che ci sia una sorta di catarsi nell'apparire dietro una maschera o un nick è evidente così come è evidente il suo effetto positivo e lenitivo. Ma a molti può essere sfuggito la funzione di "levatrice" che un dialogo costante e arricchente può avere (con i dovuti distinguo) se si riesce a inserirsi in una comunità ricca di persone che, senza pretese miracolistiche tracciano insieme un cammino di scambi e di conoscenze reciproche. Niente Guru dunque, niente gruppi di ascolto o sette e club chiusi su se stessi. Si può "rinascere" a nuova percezione di sé e del mondo se si fanno amicizie nuove, quale che sia il metodo e lo strumento.
In fondo, tutto quello che dobbiamo fare è cercare di essere noi stessi e alle volte è più facile esserlo se non dobbiamo difenderci perché il nascondimento è palese, collettivo e riguarda solo la nostra identità anagrafica. Come ad un ballo in maschera.
Se poi alcune persone le vogliamo incontrare perché abbiamo scorto in loro affinità elettive, niente vieta che possa scoccare una scintilla affettiva che può portare alla formazione di una coppia così come può portare ad una amicizia non solo "virtuale".
Sulla fisicità che madvero indicava come fondamentale niente da dire. Certamente, un buon approccio iniziale, fatto di dialoghi e parole può facilitare un incontro faccia a faccia, sapendo chi è l'altro, è anche più facile accettarlo con quella sua faccia vera e quel corpo, un po' così com'è in realtà. E magari è più bello/bella di come immaginavamo.
La chimica dell'amore così come quella del sesso passa sempre attraverso il cervello.
Sulla solitudine tout cour posso dire che questa comincia dentro di noi e spesso è questa che ci impedisce di aprirci al mondo.
commento 14 Oct : 18:18
wrote: ...
io ho solo detto che inizialmente il rapporto può essere cerebrale e poi estendersi alla fisicità,una cosa non esclude l'altra non ti pare??
in linea teorica concordo pienamente.
all'atto pratico mi sembra una cosa impossibile, perchè in rete si appare completamente diversi da ciò che si è, volenti o nolenti. o forse è l'impatto fisico che ti subissa di impressioni che fanno passare in secondo piano tutto il background di conoscenza nata in rete.
ti faccio due esempi cretini, di due amicizie nate on line con due ragazze che poi ho conosciuto dal vivo. una in rete la odio e litighiamo sempre, nella vita reale siamo ottime amiche. un'altra in rete la adoro e siamo ottime amiche, ma nella vita reale mi sta profondamente sulle palle.
non ho ancora capito perchè, ma sto indagando.
wrote: ...
La sua domanda, qual e' il motivo per il quale i forum sono nuovo veicolo relazionale e affascinano cosi tanto? contiene in se un'altra domanda nemmeno tanto nascosta: Perché è così difficile per me e per altri trovare qualcuno che non sia un'ombra sfuggente?
che poi è quel che sottintendevo io.
secondo me non è tanto catarsi nell'apparire dietro una maschera o un nick, quanto un tentativo di ritagliarsi degli spazi per svagarsi e socializzare in questa vita frenetica che te ne lascia ben pochi. e poi, volenti o nolenti, in rete si appare diversi da quel che si è come conseguenza di ciò.
ovvero se mi incontri per strada avrò un carattere diverso perchè in quel momento sarà presa da esigenze diverse, se mi becchi in rete magari mi troverai molto più socievole e disponibile perchè entro in rete proprio per relazionarmi...
(non calza ma a quest'ora è quanto di meglio mi possa venire, come esempio).
commento 15 Oct : 10:38
No, l'esempio è perfetto.
Io credo che entrambe le nostre descrizioni del fenomeno abbiano pari dignità. Per chiarire a chi ci legge io ho posto la questione dal punto di vista di una persona in cerca di relazioni umane non superficiali (tipo quelle che si hanno con i vicini di casa o con i passeggeri di un autobus) mentre tu (nell'esempio) hai espresso il lato più ludico e rilassante della cosa. Devo dire che, personalmente, lavoro nei forum esclusivamente per il piacere di incontrare intelligenze e sensibilità che non potrei conoscere altrimenti. Sarebbe bello poter incontrare di persona queste intelligenze ma il tempo a disposizione è quello di una vita e non è mai abbastanza nemmeno per frequentare chi già conosciamo.
commento 15 Oct : 10:46
all'atto pratico mi sembra una cosa impossibile, perchè in rete si appare completamente diversi da ciò che si è, volenti o nolent
su questo non concordo credo sia soggettivo ,io ti faccio l'esempio diretto che mi riguarda,ti assicuro che come sono in rete sono da qualunque altra parte ;questo probabilmente dipende dal modo in cui vivo il web e le situazioni in generale per alcuni sarà certamente come di ci Mad ma ci sono le eccezzioni e non penso d'essere l'unica.
commento 16 Oct : 05:07
un gufo canta appollaiato su di una roccia in cima a una collina
e gli uomini sparano perchè dicono che porta male
colpendosi fra loro
la verità è sconveniente meglio eliminarla
commento 16 Oct : 09:36
su questo non concordo credo sia soggettivo ,io ti faccio l'esempio diretto che mi riguarda,ti assicuro che come sono in rete sono da qualunque altra parte ;questo probabilmente dipende dal modo in cui vivo il web e le situazioni in generale per alcuni sarà certamente come di ci Mad ma ci sono le eccezzioni e non penso d'essere l'unica.
Allora dobbiamo spaventarci!!!
Scherzo Civy! secondo me Madvero intendeva parlare in generale e non nello specifico. Esistono le eccezioni, questo è assodato e incontrovertibile. Io ad esempio nella realtà sono molto diverso da come potete immaginarvi che sia non perché io finga ma perché il mio modo di pormi consente di proiettare sulla mia persona virtuale ciò che uno desidera vedere.
Questo avviene senza il mio controllo e non potendo farci niente io esagero o rafforzo ironicamente alcuni aspetti della mia personalità virtuale e reale per farne atto ludico al quale poi tutti partecipano. Ma è un gioco scoperto, non voglio apparire come non sono. E' chiaro in chi mi conosce che, gli aspetti più acerrimi del mio presentarmi fanno parte di un gioco autoironico, è una manifestazione di disponibilità al gioco e allo sberleffo.
Poi è ovvio e naturale che ciascuno si diversifichi in base alle proprie naturali tendenze, strutture mentali, esigenze, convincimenti, timori, psicosi, psoriasi, forfore, ecchimosi, pruriti, ginocchio valgo, miopia, toxoplasmosi, epistassi, emicrania e altri piccoli disturbi.
commento 16 Oct : 10:53
hai dimenticato :
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Angioedema ibratorio
Angiomatosi bacillare
Angiomi e Emangiomi immaturi
Anomalia del cervello
Articolazioni
Artrosi
Attacchi di panico
e questa è solo la lettera "A"
Nuova risposta 22/10/08
Tutte, e sottolineo TUTTE le persone con cui mi è capitato di parlarne, hanno mostrato di essere "contrarie" alle relazioni via web perchè secondo loro viene meno appunto l'aspetto dell'incontro fisico che, secondo loro, conferisce autenticità a una relazioe di qualsiasi tipo. in poche parole non può nascere un'amicizia su internet, non un'amicizia vera (sempre secondo loro), idem per l'amore. inoltre gli oppositori dicono che chi relaziona via web è un vile che non ha il coraggio di guardare in faccia la gente, oppure è un maniaco o un criminale assetato di sangue che vuole adescare gente. e non sono solo discorsi da genitore, ho sentito ache gente della mia età e adolescenti fare discorsi di questo tipo.
esempio: miei amici di infanzia che trasalgono nel sentirmi denominare miei compagni di forum con il termne "amici". magari quando racconto allegramente di un mio amico, rimangono a bocca aperta nel momento in cui apprendono che questa persona di cui ho parlato con tanta foga non l'ho mai vista dal vivo.
esempio2: soprattutto i miei genitori, ma anche qualche amico, sono convinti che sia sbagliato credere di poter fare amicizia su internet perchè in realtà la rete brulica di gentaglia che vuole adescare e fare del male (ok, adesso rischio di sembrare una bambina idiota che si lamenta perchè la mamma non la capisce, in realtà sto cercando di introdurre un concetto particolare..) queste persone arrivano a credere che TUTTI coloro con cui entri in contatto su internet siano maniaci pronti a ingannare le persone fragili che si rifugiano in internet per scappare dalla vita reale
quindi: 1) il web è un mondo non reale e non può avvenirvi nulla di autentico 2) su internet ci sono -quelli cattivi che adescano -quelli fragili che scappano dal mondo altre categorie non esistono 3) la maggior parte di questa gente parla così senza conoscere effettivamente il mondo di internet, e quì mi chiedo come può uno mettersi a sparare a zero se non ci ha mai neanche provato a iscriversi a un forum
3 e mezza) i suddetti non capiscono, tra l'altro, la differenza tra un forum e una chat: più cerco di spiegarlo più fanno spallucce e dicono "bah, a me sembra la stessa cosa"
il punto è che chi non ha avuto modo o si è rifiutato di entrare nella vita di internet e conoscerla, la vede come un'avversaria della vita REALE. Relazioni reali in netta contrapposizione a relazioni virtuali, come se le due non potessero compenetrarsi e completarsi a vicenda. Come se la vita cosiddetta reale non brulicasse di maniaci, delinquenti e quant'altro. come se nelle relazioni faccia a faccia non ci fossero inganni, delusioni, tradimenti. navigare nel web è meno pericoloso che camminare per la strada e quando siamo on line siamo probabilmente a casa nostra in tutta tranquillità, più a nostro agio.
volevo proprio arrivare a questo: la mia esperienza personale, in relazione al mio particolare carattere, mi ha portata a prediligere le relazioni on line perchè penso di riuscire a essere più me stessa, riesco a dire veramente quello che penso in maniera chiara netta e decisa. cosa che non riesco assolutamente a fare quando mi trovo a parlare faccia a faccia con qualcuno: sono estremamente insicura, ho paura di tutto, diffido di tutti, la lontananza fisica mi dà sicurezza e riesco a esprimere aspetti della mia personalità che in genere tengo nascosti e che sono anche piuttosto importanti per me. nel senso che chi non li conosce si può dire che non mi conosca veramente per quella che sono. ci sono cose che alcune persone non sapranno mai di me, per quato mi possano conoscere da una vita, perchè io non le dirò mai, non a parole. questo può essere un mio limite, però ho scoperto che la cosa mi ha aiutata anche nei rapporti con persone che conosco dal vivo; ad esempio se devo dire qualcosa a qualcuno e non ho il coraggio di farlo, lo faccio via msn e a quel punto, una volta rotto il ghiaccio, sono in grado di proseguire il discorso anche faccia a faccia. e quì si sfocia nel discorso della viltà etc....
poi è ovvio che in amore è necessario anche conoscersi fisicamente, ma non vedo cosa ci sia di male se nasce su internet. anzi, si può dire che sia più autentica perchè nasce e cresce da un'intesa intellettuale/psicologica che fa scaturire un sentimento puro, non condizionato dall'aspetto fisico/carnale che troppo spesso viene messo alla base delle relazioni sentimentali.. per l'amicizia è diverso, una volta che c'è l'intesa psicologica non è necessario vedersi, anche se in realtà mi dispiace molto non poter vedere le espressioni del viso e soprattutto non sentire la voce. credo che la scrittura si stia evolvendo in questo senso, tentando sempre di più di rendere stati d'animo veri e propri attraverso simboli o tipi di carattere, etc. e poi si può capire il carattere di una persona anche dal modo in cui scrive: se usa molte abbreviazioni, se sta attento o meno alla grammatica, che tipo di punteggiatura usa..
24 Oct : 13:46
Affinità elettive e barriere difensive.
Esistono dunque queste affinità elettive? E che importanza hanno all'interno di una relazione fra consenzienti e consapevoli?
La scelta di migrare verso forme di comunicazioni privilegiate è del tutto legittima e lo stupore di chi non fa questa scelta è altrettanto legittimo.
Non mi preoccuperei dunque delle altrui reazioni salvo che non si cerchi negli altri una legittimazione aggiuntiva, oltre a quella che già ci offrono accettandoci come individui dello stesso gruppo sociale e umano.
Mi sembra che il tuo copioso intervento così simile ad uno sfogo e ad una dichiarazione di esistenza specifica, un "io sono" coraggioso che ammette la propria fragilità umana e sentimentale, comune a molte persone e altrettanto nascosta o ignorata, sia del tutto comprensibile.
Esistono, odio dirlo perché è una banalità sanguinaria, varie stagioni nella vita di una persona. E tutte sono legate indissolubilmente dal percepito di sé, da quello che cerchiamo di capire di noi stessi, un po' per rimediare alle incongruenze che incontriamo nelle relazioni sociali, un po' per placare o rimuovere le angosce esistenziali che comunque ci avvisano di una tempesta in atto.
L'uomo è una creatura di desiderio, sbatacchiata da pulsioni che nessuno ha mai richiesto e pure vengono lo stesso a sconvolgere la nostra omeostasi emotiva.
Una di queste stagioni, Iro Mod, la stai navigando a vele spiegate e vedo che sono ben gonfie.
Credo però che, come ogni marinaio che affronti i mari, dovrai rinunciare alla stabilità della terra e la tua nave sia essa d'acqua o stellare, si muoverà sempre sotto di te facendoli oscillare e, talvolta, vacillare. Fa parte del viaggio. E' il viaggio.
Ma tu adesso stai guardano il ponte che oscilla sotto di te e ti chiedi la ragione perché questo debba essere.
Come posso dirtelo? Non te lo posso insegnare perché l'esperienza non è condivisibile, non è narrabile.
La mia stagione, il mio viaggio hanno già superato quelle tempeste anche se ogni tanto si ripresentano rumoreggiando sulla chiglia o più lontane, all'orizzonte. Quello che ti posso dire è che sei in pieno oceano e le tempeste sono naturali. Poi sono tutte scemenze.
Io sono ormai passato dall'altra metà del tempo e sto viaggiando verso una fine che non posso immaginare se non inventandomela un po' alla volta o sovrapponendola a quelle già immaginate. E nel frattempo posso guardarmi intorno e amare ciò che vedo così come si può amare ciò che è semplicemente bello perché perfettamente organizzato, come la curva di un imbuto che fa confluire il liquido prezioso nella bottiglia nel quale il liquido può anche essere il messaggio del naufrago che saluta il mondo dalla sua lontananza.
Hai mai forse sentito un marinaio lamentarsi dei terricoli che non conoscono il mare e le sue nauseanti oscillazioni?
Il mal di mare non lo conoscono e non sanno che cos'è la brezza che ti sfiora sul ponte nei momenti di quiete, non conoscono il silenzio interrotto dai rumori di fondo, dallo sbattere delle vele e dell'acqua sulla chiglia, non sanno quanto è spaventoso l'abisso che hai sempre sotto di te, con la tua nave sospesa sul vetro liquido. Perché dunque tormentarti degli altri che ti circondano, gli esseri in carne ed ossa che ti hanno generato o che con te condividono la realtà tangibile? Loro, la tua legittimazione te l'hanno già offerta ampiamente, a quella si sono fermati ed è una fortuna averne ricevuta una.
Poteva andarti molto ma molto peggio.
Il loro limitato modo di vedere fa di loro dei terricoli? Bene! Sai che quando tornerai a riva ci saranno sempre dei terricoli pronti ad accogliere la tua nave, a scambiare con te mercanzie e racconti di viaggio.
Ma loro ti parleranno di automobili, di treni, di camminate, cavalcate o altre forme di escursione, cose che tu, navigando non puoi fare. E questo però non ti limita, non ti riduce ad un foruncolo sulla faccia di un dio dormiente.
La tua diversità e la loro. I tuoi compagni i tuoi amici fisici, sono poi così diversi da quelli virtuali? E poi virtuali in cosa?
Virtuale è un termine logorato dall'uso. Ormai si mette dappertutto come la maionese e la salsa rubra.
Lascialo perdere.
Un tempo si chiamavano "amici di penna".
Ridicolo eh? Eravamo ragazzini e tenevamo contatti epistolari scrivendo lettere di carta a ragazzini e ragazzine lontane. Mi ricordo di una di esse, Ruth Stickson, che, tramite una iniziativa di scambio culturale della mia scuola, mi scrisse per prima una lettera nella sua lingua.
Era per uno scambio di lettere con ragazzini inglesi, organizzato con poca intelligenza e altrettanta indifferenza per le difficoltà di noi studenti.
Così mi misi diligentemente a rispondergli cercando con il mio scarso inglese, di dirgli chi ero e che cosa facevo.
Il bischero!
Non è che la cosa mi andasse molto giù. Ma a chi stavo scrivendo? E chi diavolo era costei? Neanche l'avevo scelta, mi era arrivata così, scelta dagli insegnati, non so tramite quale criterio. Magari quella ragazzina era una rospa con le lentiggini anche sulle pupille, i brufoli grossi come meduse spiaccicate e la forfora blù.
Oppure era una leggiadra fanciullina di cui innamorarsi (non corrisposti) al primo sguardo.
Ma io non lo sapevo. E quella lettera non l'ho mai spedita perché aveva scritto il suo indirizzo in modo assolutamente illeggibile per un terrestre. Consultai le mie professoresse ma loro fecero spallucce, disinteressandosene e così io, me tapino (o bischero) non potei mai fare amicizia con una ragazzina inglese con la forfora, le lentiggini, i porri, le gambe storte, il naso capovolto, la testa a imbuto e un solo orecchio a sventola tanto che le sue amiche la chiamavano "tazzina"... Scommetto che aveva pure due piedi uguali. Entrambi sinistri. Quando camminava tendeva a girare sempre verso destra come le macchine quando hanno la convergenza fuori posto.
In quel tempo internet manco esisteva. E io restai isolato come una pulce sulla superficie di Giove. Mi si poteva vedere dall'alto, un puntino nero su di una enorme sfera di solitudine.
Gli amici poi me li sono fatti da solo, nella realtà fisica della mia città, della mia scuola e della mia strada. Un mondo piccolo fatto di nani e ballerine.. no, quello era il parlamento ai tempi di Craxi.
Se in quel tempo ci fosse stato internet avrei avuto una miriade di amici tanto da non poter distinguere la moltitudine dal tutto.
Sarei stato da solo nella mia stanzetta ma non sarei stato solo.
Però niente di questo è paragonabile dall'abbraccio dell'amico, nella lotta e nelle risate. Il gioco, lo scambio di sguardi e la comunicazione extraverbale crea mondi inimmaginabilmente complessi e ricchi, tanto da sfinirti fino alla sazietà.
E allora io amo la compagnia fisica quanto quella virtuale.
Dell'amore che si può provare per persone che non si sono mai incontrate si è molto scritto e vissuto. L'amore dunque, come l'amicizia, è un evento interno, la rottura di una diga, il dilagare della disponibilità. E questo può avvenire indifferentemente su internet, con persone di cui nemmeno si è visto il volto così come nella realtà di cui si conosce il volto ma non l'anima della persona che davanti a noi mostra il meglio di se per sedurti o per sfuggire a se stesso.
Io ho molti amici che ho incontrato solo su internet, teniamo una corrispondenza libera e senza impegni, quando si ha voglia di scrivere lo facciamo. Ed è sempre un piacere immenso leggere qualcosa che ti arriva all'improvviso e completamente gratis.
La cosa più interessante in questo tipo di amicizie è che le aspettative di entrambi sono zero. Se non ti aspetti niente tutto quello che verrà sarà interessante se non straordinario. Dipende da chi conosci, ci sono persone notevoli che spesso non sanno nemmeno di esserlo. E se le incontri ha già vinto il tuo superenalotto.
Anche l'attaccamento è meno intenso, meno dolorosa la separazione. Poi c'è chi si porta dietro, anche in virtuale, tutto il suo vissuto drammatico fatto di tradimenti subiti di storie finite male che poi ripeterà anche sul Web ma non sarà certamente colpa del Web se questi si fanno del male da soli. Lo farebbero comunque perché intrappolati nell'abitudine o nel convincimento che altro non si possa fare o vivere e continuamente ripeteranno lo stesso rituale fino a ferirsi di nuovo eccetera. Ma la cosa straziante e, ironia della sorte, pure soddisfacente, è che queste persone, come calamite, attireranno i loro persecutori fra milioni di individui disponibili.
Queste persone sono da evitare, non le possiamo guarire. E' crudele ma è così. Mai mettersi fra il suicida e la sua pistola carica.
E allora è meglio una amicizia virtuale o una "reale"?
Le differenze sono solo nello strumento usato per comunicare e nell'assenza di messaggi extraverbali, feromoni, odori corporei, colore degli abiti, lineamenti e aspetto fisico generale, suono della voce, tangibilità. ma è pur sempre una questione di scelte e di "utilità": il mio medico mi tocca molto più di un amico o di un'amica. Ma quello è il suo ruolo, nessuno si stupirebbe se con lui ho contatti fisici molto personali e non altrettanta comunicazione verbale e condivisione ludica del tempo libero.
E allora? Con i miei amici di "penna" non è lo stesso ma a rovescio?
E' un'equazione semplice ma non tutti hanno la capacità di vederla. E non è una colpa. Io ad esempio non so fare il medico o il sacerdote e nessuno mi accusa di non saperlo fare. Dunque perché accusare i tuoi genitori e i tuoi coetanei di non saper fare amicizie virtuali?
Genitori e coetanei non si scelgono. Alle volte ci va bene altre volte no. Meglio se un po' di contrasto c'è, questo ci da una spinta a uscire da guscio protettivo di una società sempre più protettiva e avvolgente.
Mamma Domopack e papà Cuki alluminio doppiaforza possono conservare gli alimenti e i sentimenti. Ma poi, per cucinare le meraviglie che sono state avvolte è necessario togliere tutto dal contenitore.
E così i terricoli proteggono e coltivano la terra che conoscono mentre il marinaio naviga sull'oceano della conoscenza. Ma per quanto potrà approdare in mille porti, ne avrà infiniti da esplorare e forse nemmeno potrà scendere a terra per visitare tutti quei luoghi, abitati comunque da terricoli. Anche il marinaio stesso, una volta a terra diventerà un terricolo, E la terra immobile sotto di lui potrà dagli la nausea.
Tu non puoi coltivare ortaggi nel mare, non puoi cogliere frutti ma solo flutti. Gli altri non sono te anche se tu sei gli altri. Degli altri che non ti comprendono non ti devi preoccupare, non sono loro il vero ostacolo. Il vero ostacolo è l'ostinazione della tua timidezza che non è una malattia ma un esagerato rispetto per ciò che in te e fragile. Gli altri non contano in questo senso, sono importanti ma non sono il tuo viaggio futuro, sono solo la prima parte del tuo viaggio. Se la loro vita oggi è così diversa, ti è estranea solo perché un giorno hai deciso di partire. Che tu fossi ragazzo o una ragazza non importa. Il viaggio l'hai fatto, certi viaggi si fanno da soli. Ma stare da soli non vuol dire essere soli.
24 Oct : 14:00
Ragazzi conto di continuare a rispondere anche io
poichè l'argomento è fertile
ma ci vuole una apposita giornata dato che si stà sviluppando cosi riccamente e i gli ultimi commenti sono (buon per noi ) kilometrici
mi piace tutto questo!
Luciana
domenica 5 ottobre 2008
Se l'amore chiama
SE L'AMORE CHIAMA
Oceano in tempesta,
a volte la vita.
Onde fluttuanti,
si formano, si distruggono.
Sinistri pensieri appaiono,
scompaiono in un soffocante respiro.
Luce dirompente,
di faro all'orizzonte.
Accogliere di mani,
di sguardi protesi, cercano amore.
Fulmineo bagliore di Giorno,
cuori e anime incontra.
Il mare si placa,
le onde si chetano.
Pensare, in dolce sentire si ricompone.
IO E TE ORA
Nello stesso vascello mai piu'
tempesta ci potra' separare.
Luciana
sabato 6 settembre 2008
Irrompe il nuovo mondo
Irrompe il nuovo mondo,
e oscura il bagliore piu' vivo del sole,
si vede ora da rovine di muschio,
scintillare un futuro strano e prodigioso
e cio' che prima fu quotidiano,
sembra ora straniero e meraviglioso.
Niente piu' ordine in base a spazio e tempo,
qui il futuro consiste nel passato.
Il regno dell' amore s'e' dischiuso,
la favola comincia a filare.
Il mondo si fa sogno,il sogno mondo.
E cio' che si crede sia avvenuto
si puo'vedere giungere solo da lontano.
Mario Luzi
Non conoscevo questo autore , gia' dalle prime battute, intuisco un mondo nuvo capovolto, quasi senza senso. Credo che Mario sia il portavoce dell'ospite inquietante che si aggira tra le stanze vuote dei nostri pensieri : il Nichilismo. "Che cosa e' luomo?" domanda che Socrate si poneva molti anni fa, ma ora e' tutto da definire. E' arrivato il Nichilismo a cancellare con un dolce colpo di spugna il passato, il presente non ha senso cosi' disancorato e non si vede propensione verso il futuro. E' una vita tutta da riscrivere, scrolliamoci di dosso tutta l'insignificanza del nostro tempo, attraverso un battere e levare, che ci renda vivi e non lasciarsi morire.
Luciana
e oscura il bagliore piu' vivo del sole,
si vede ora da rovine di muschio,
scintillare un futuro strano e prodigioso
e cio' che prima fu quotidiano,
sembra ora straniero e meraviglioso.
Niente piu' ordine in base a spazio e tempo,
qui il futuro consiste nel passato.
Il regno dell' amore s'e' dischiuso,
la favola comincia a filare.
Il mondo si fa sogno,il sogno mondo.
E cio' che si crede sia avvenuto
si puo'vedere giungere solo da lontano.
Mario Luzi
Non conoscevo questo autore , gia' dalle prime battute, intuisco un mondo nuvo capovolto, quasi senza senso. Credo che Mario sia il portavoce dell'ospite inquietante che si aggira tra le stanze vuote dei nostri pensieri : il Nichilismo. "Che cosa e' luomo?" domanda che Socrate si poneva molti anni fa, ma ora e' tutto da definire. E' arrivato il Nichilismo a cancellare con un dolce colpo di spugna il passato, il presente non ha senso cosi' disancorato e non si vede propensione verso il futuro. E' una vita tutta da riscrivere, scrolliamoci di dosso tutta l'insignificanza del nostro tempo, attraverso un battere e levare, che ci renda vivi e non lasciarsi morire.
Luciana
domenica 13 luglio 2008
Ti prendo per mano...
E' tipico dell'uomo di superficie, non addentrarsi, nell' infinito mondo del essere, e cosi' ci si puo' perdere, e non arrivare mai, all'essenza, che e' nascosta nel profondo di ognuno di noi.
E' l'amore nato, dalla necessita' di non fermarsi in superficie, ma scavare e trovare i propri talenti, che ha fatto scattare in me, la scintilla, e accostare il libro Il Piccolo Principe alla nuova attivita' di counseling, preposta alla valorizzazione dell'essere autentico, genuino e nascosto che vive dentro di noi. E sucessivamente costruire il mio primo lavoro.
piccolo principe counseling
TI PRENDO PER MANO...
E' vuoto che sentoeppur sento,
e' vita che chiede,nessuno risponde.
Sveglia cuore che dormi,vedi,
risposta c'e'l'amore che cerchi e' dentro di te.
Sopito in letargo, in un angolino,
non trova la via , non trova il cammino,
basta il tempo veloce di vento,
ti prende per mano e scopri il talento.
Luciana
E' l'amore nato, dalla necessita' di non fermarsi in superficie, ma scavare e trovare i propri talenti, che ha fatto scattare in me, la scintilla, e accostare il libro Il Piccolo Principe alla nuova attivita' di counseling, preposta alla valorizzazione dell'essere autentico, genuino e nascosto che vive dentro di noi. E sucessivamente costruire il mio primo lavoro.
piccolo principe counseling
TI PRENDO PER MANO...
E' vuoto che sentoeppur sento,
e' vita che chiede,nessuno risponde.
Sveglia cuore che dormi,vedi,
risposta c'e'l'amore che cerchi e' dentro di te.
Sopito in letargo, in un angolino,
non trova la via , non trova il cammino,
basta il tempo veloce di vento,
ti prende per mano e scopri il talento.
Luciana
venerdì 30 maggio 2008
Silvia Mendico Counselor e Docente di Sociologia
“…l'importanza dell' amicizia … l'andare lento di una relazione, dei riti che servono a creare legami, che vanno nutriti coltivati”.
A Luciana e al suo fanciullino, a Luciana che non dimentica mai di essere stata bambina, che conserva la capacità di vedere le cose con gli occhi semplici di un bambino…
Prima di dare un mio contributo al sito Piccolo Principe come Counselor/Sociologa volevo complimentarmi con l’autrice di questo sito per l’espressività e la profondità degli argomenti trattati con semplicità e soprattutto per il lungimirante accostamento Counseling –Piccolo Principe. E’ un bel sogno quello che è riuscito a realizzare Luciana, innamorata di un racconto che ha letto…sentito e fatto suo.
La prima volta che lesse il libro visitò un sito nel significato originario di luogo, posto e oggi è tutto suo, un sito virtuale ma visitabile e che avvicina tutti coloro che il “caso” porta qui…
Se l’empatia esiste ( ed esiste!!!) Luciana la sento molto vicina, per esperienza, sensibilità, fantasia… la immagino un po’ come Alice… che vaga curiosa, conosce le meraviglie, scopre personaggi strani, viziosi ma umani… un po’ come la piccola Sophia nel mondo creato per lei da J. Gardner (è il libro che colpì me!!).
Auguri Luciana a te e al tuo Grande-Piccolo Principe.
E’ un tema che mi sta particolarmente a cuore, sotto tutti i punti di vista e condizioni socio-culturali ed è per questo che il mio orientamento professionale sia come Counselor che come docente di Sociologia è improntato sul discorso salute e benessere sociale ed individuale. Non esiste un benessere collettivo se il singolo individuo vive una realtà complessa senza una consapevolezza del proprio “sentire”. Sentire cosa? Sentire sè stesso, i richiami, i bisogni, sentire il nodo che crea un disagio, riconoscerlo, dargli un nome e trovare dentro sé le risorse per scioglierlo, sentire è sentire anche il bello, il buono, il sano e riuscire a replicarlo. Definire la salute è difficile, è un concetto astratto, e non assoluto.
Il Counseling è la professione basata su colloqui e ascolto che affronta i disagi psico-sociali legati al quotidiano, al mondo del lavoro, alla famiglia e che hanno ripercussioni sullo stato di salute e sul benessere dell’individuo, della coppia, del gruppo, delle istituzioni. Esiste un benessere individuale ed uno sociale, collettivo, di tutti, affinché possa esistere un benessere comune occorre partire dal senso di rispetto per la vita e per la vitalità di ogni singolo individuo.
Il Counseling Sociologico della Salute interviene nel disagio e nel malessere sociale ed individuale. Come Counselor aiuto la persona in difficoltà a trovare ciò che di buono ha ma per qualche motivo nasconde, io e il “cliente” (è così che il Counseling definisce il paziente) cerchiamo le risorse per uscire da un momento di crisi, partendo dal presupposto che tutte le persone sono potenzialmente valide.
La Sociologia studia il sociale che gravita attorno all’individuo, al gruppo, alle istituzioni, si occupa dell’uomo e delle sue relazioni, del modo di crescere, cambiare, vivere. Tra i micro e macro processi sociali oggetto di studio della Sociologia vi è la salute: un bene individuale ma anche sociale se si estende alle politiche di Welfare, alla progettazione finalizzata al benessere di tutti, alla prevenzione e al modo di fronteggiare i malesseri e le malattie. Mi entusiasma studiare i cambiamenti delle società e dei valori che la tengono insieme, l’evolversi dei pensieri e delle ideologie, il mutare delle generazioni, del senso estetico, del mondo del lavoro, delle istituzioni come la famiglia e la vecchiaia, ma il mio interesse è rivolto a come e perché tali mutamenti possono incidere e coincidere con altrettanti malesseri sociali.
Come a volte una modernità, un cambiamento sociale, una ricerca della felicità possono dar vita a “patologie sociali”? La Sociologia della salute studia in particolare “ i nuovi rischi” che possono essere rintracciati in una nuova droga, un nuovo stile di vita, una nuova moda, una nuova tecnologia. Vi è una zona mista tra disagio e malessere che non sempre si manifesta e conclama in una patologia ma che è frutto del vissuto quotidiano e il Counselor Sociologo cerca di capire, ascoltare, ricreare la persona che vive una crisi individuale che in realtà deriva da un malessere sociale, da un conflitto sul lavoro, a scuola, nella coppia e che può manifestarsi in un totale senso di inadeguatezza, sconforto, ansia, insonnia, nervosismi e vere patologie da stress e psicosomatiche.
Il Counseling quindi si svolge nel sociale di una persona perché siamo animali sociali e non possiamo esentarci dal rapportarci con il prossimo, è per questo che la natura dei rapporti sociali e la comunicazione acquistano grande importanza. Ogni persona si muove nella società con la sua maschera sociale, ogni singolo si rapporta a persone, mezzi, cose, strumenti, ogni individuo è parte di coppie e gruppi. Si rivolgono al counseling uomini e donne con problemi esistenziali e relazionali, di vita, di lavoro; il counselor ascolta la persona ( la coppia o il gruppo), la prende per mano facendole vedere altri punti di vista esterni, altre vie d’uscita a situazioni che sembrano senza soluzione. Il counselor aiuta a far vedere dei bivi dove chi vive un momento difficile vede solo vicoli ciechi, a vedere un pò di luce nel buio.
Il counselor non dà consigli ma favorisce la dialettica ripristinando una comunicazione sana tra l’individuo e il suo sociale.Salute quindi in senso molto ampio, dall’antico ma mai obsoleto concetto olistico proposto dal primo grande medico della storia Ippocrate che credeva che la salute passasse attraverso l’equilibrio delle tre parti di cui è fatto l’uomo: bio –psico- sociale. Ciò che accade nella nostra anima, nella nostra psiche ha contatti con il nostro organismo e con la nostra sfera sociale, per cui la salute ed il benessere dipendono dal nostro modo di affrontare la vita, le relazioni, le persone, il lavoro.
I fatti sociali permeano il quotidiano ed incidono sulla personalità e sullo stato di salute psico-fisico dell'individuo plasmandone le aspettative e le relazioni, il counselor sociologico propone interventi per la comprensione delle dinamiche della comunicazione in una società fatta di individui sempre più depressi e disturbati da stress, inquietudini, paure e conflitti.
Grazie per l’ascolto e …SALUTE!!!
martedì 27 maggio 2008
Oltre Sigmund Freud (Articolo quinto)
Lezione del Proff. Zonta (Pag.5/5)
Nell’ambito del counselor, il metodo e’, tu per tu, attraverso la parola , individuale, ecco la narrazione. Cercando di individuare, sintomi, che attraverso la narrazione, con lo strumento Ermeneutica relazionale, poi vi daremo anche quello sistemico si vanno srotolando e escono dall’altro, facendoci intravedere una realta’ via via sempre piu’ chiara. In piu’ , il Counseling filosofico vero e proprio, cercheremo di aggregarlo, qui adottiamo il metodo Raabe.
E’ un metodo, per stadi per momenti, e’ un metodo filosofico, tu avvicini il tuo cliente, adotti questo metodo, la ricerca che fai sulla sua psicologia, sul suo status psicologico, sara’ di tipo Ermeneutico. Lo stesso Raabe lo raccomanda, e sulla griglia del codice vivente del codice affettivo Fornariano, dunque, arriva il cliente, lo si accoglie empaticamente, comincia il dialogo, comincia la ricerca , ci si deve preoccupare, che la ricerca, sia abbastanza completa, nella sua narrativita’:
IN ORINE DELLA SUA VITA AFFETTIVA, IN ORDINE DEL SUO GRADO DI AUTONOMIA ETICO CULTURALE, IN ORDINE ALLA SUA CAPACITA’ DI STARE AL MONDO CON LE ALTRE PERSONE, IN ORDINE ALLA SUA CREATIVITA’ ALLE SUE ATTITUDINI, IN ORDINE ALLLA SUA VITA SESSUALE AL MASCHILE AL FEMMINILE, il tutto visto in un cerchio finito. E secondo la progressione di stadi, del metodo filosofico, che adottiamo, il counselor, aiutera’ piano piano il cliente, ad affrontare il problema, e possibilmente ad uscirne.
In modo che si esca da qua con idee chiare.
In modo che si esca da qua con idee chiare.
La griglia di Freud e’ rigidamente biologistico/naturalistica, la griglia che Fornari propone, non ha questa caratteristica. Dell’impulso di Freud non si puo’ fare a meno. Il codice Fornariano, sulla base di relazioni magari sbagliate, tu puoi adirittura non viverlo, e puoi non saturarlo. E da Counselor , ci si dovra’ rendere conto, se il codice non e’ mai stato saturato se sei davanti ad una persona, che ha vissuto carenze di vita importanti. Noi chiariremo se i nostri metodi sono scienza naturale, e speriamo proprio di no, oppure se sono scienza umana, e speriamo proprio di si.
Freud usava un metodo clinico, a tu per tu, cercando di individuare dalle narrazioni, quindi nemmeno lui era lontano dalla Fenomenologia, era piuttosto lontano dalla sua teoria. Ermeneutica=>( dio Ermes, aiutava gli uomini a interpretare i messaggi degli dei ) sulla base della narrazione, interpreti, quel messaggio di quella persona.
METAPSICOLOGIA=> SISTEMAZIONE TEORICA DELLA DISCIPLINA DELLE SCIENZE.
Codice Saturo=> significa attivare il codice, ha risposte corrette dalla madre. Deus un materno secondo l’ideale dell’ io: amore senza limiti.
AMORE: DEUS EST CARITAS San Francesco : Dio Mio, Mio Tutto
venerdì 23 maggio 2008
Oltre Sigmund Freud ( Articolo quarto)
Oltre Sigmund Freud
Lezione del Proff. Zonta (Pag.4/5)
E quindi il bambino che porta alla bocca il seno, e’ portato piano piano , attraverso la mamma che gli dice tutto questo, a costruire l’apparato per pensare pensieri per vivere le emozioni sognare sogni. Ma chi da' al bambino la possibilita’’ di pensare pensieri? Te lo da la mamma pensandoti. La strutturazione corretta della mente intellettiva ma non solo anche quella emotiva , passa attraverso la relazione.Ci stiamo avviando verso l’ approccio relazionale, molto preciso, Fornari e’ il punto di riferimento.
E’ un’ operazione non semplice la storia della psicanalisi, e’ molto complicata, per complicazioni esterne ed interne della psicoanalisi stessa. E tutt’oggi , la situazione non e’ del tutto sistemata dal punto di vista Epistemologico. La psicoanalisi e’ una scienza o no?Freud la voleva far diventare scienza della natura. Nei primi anni del ‘900 c’era un clima Positivistico. La Filosofia esalta il valore e la funzione delle scienze esatte, cosi’ dette scienze esatte, come la chimica la biologia. Sono conoscenze dello spiegare come. Ogni fenomeno viene spiegato, con ipotesi, esperimenti, formulazioni di leggi per arrivare a verita’ assolute.
Lezione del Proff. Zonta (Pag.4/5)
E quindi il bambino che porta alla bocca il seno, e’ portato piano piano , attraverso la mamma che gli dice tutto questo, a costruire l’apparato per pensare pensieri per vivere le emozioni sognare sogni. Ma chi da' al bambino la possibilita’’ di pensare pensieri? Te lo da la mamma pensandoti. La strutturazione corretta della mente intellettiva ma non solo anche quella emotiva , passa attraverso la relazione.Ci stiamo avviando verso l’ approccio relazionale, molto preciso, Fornari e’ il punto di riferimento.
E’ un’ operazione non semplice la storia della psicanalisi, e’ molto complicata, per complicazioni esterne ed interne della psicoanalisi stessa. E tutt’oggi , la situazione non e’ del tutto sistemata dal punto di vista Epistemologico. La psicoanalisi e’ una scienza o no?Freud la voleva far diventare scienza della natura. Nei primi anni del ‘900 c’era un clima Positivistico. La Filosofia esalta il valore e la funzione delle scienze esatte, cosi’ dette scienze esatte, come la chimica la biologia. Sono conoscenze dello spiegare come. Ogni fenomeno viene spiegato, con ipotesi, esperimenti, formulazioni di leggi per arrivare a verita’ assolute.
Freud usa il metodo CLINICO ma non sul piano sperimentale=> metapsicologia e’ la teoria. La teoria dice che esiste l’ inconscio => con pulsioni di libido ( vita ) e aggressivita’ ( morte ) => essi sono biologici. Questa teoria consente di dare alla psicoanalisi valenza di scienza, che non viene accettata dalla neurologia. La Psicoanalisi, e’ un dialogo, e non osserva niente, il problema e’ aperto fino al secolo scorso. EPISTEMOLOGIA=> filosofia della scienza, esclude la psicoanalisi, dall’ambito scientifico, e dalle scienze naturali perche’ non e’ sperimentale, non e’ falsificabile. GRUNBAUM E’ UN EPISTEMOLOGO=> LA PSICOANALISI non cura nulla e nessuno.RAPAPORT=> PSICANALISTA che smantella tutta la teoria freudiana (quindi dall’interno)
Dopo una tale affermazione, alcuni psicanalisti, hanno fatto finta di niente. Altri hanno tentato di costruire una nuova METAPSICOLOGIA. Mettono insieme in modo eclettico ( attaccando una all’altra ) e tentando di mettere insieme una nuova metapsicologia e teorie diverse, i risultati sono stati fallimentari. Un terzo gruppo, tenta di reintrodurre la psicoanalisi, nell’ambito delle scienze umane, e si attaccano all’Ermeneutica filosofica e la sua figlia e’ la e’ la Fenomenologia. A quale metapsicologia fanno riferimento? Esse affondano le loro radici nella Grecia antica. Badano a curare il rapporto con il paziente in modo individuale, senza badare o dare uno sfondo teorico. Non per comprendere, ma per interpretare Fenomenologicamente.
Secondo una interpretazione fenomenologica, non tanto ancora della storia del paziente, ma del qui ed ora. Come si presenta il paziente, qui ed ora? Ha queste caratteristiche qua, allora io interpreto, quello che il paziente e’ ma tu diverso da lei.Ermeneutica di narrativita’ che caratterizza ciascun paziente, che parla, diversamente di qualsiasi altra persona. L’ermeneutica e’ uno strumento per interpretare quello che il paziente dice coscientemente, e che inconsciamente nasconde nell’inconscio. Hanno scoperto il relazionale, la sua storia, e i contenuti irripetibili. Ma l’interpretazione, su quale modello teorico?
Nasce la scuola, che valorizza tutto cio’ che dal relazionale interpretativo Ermeneutica-Fenomenologico e’ uscito. e’ interessante, ma anche vuole rientrare comunque in una metapsicologia relazionale di sfondo di tipo Fornariano. L’interpretazione Ermeneutica, fenomenologica di tipo Fornariano, si basa sulla relazione. La capacita’ di valorizzare l’esperienza irripetibile, nel senso costruttivistico, che viene agita su dei binari precostituiti. Non sono le pulsioni, sono i codici, che possono rimanere insaturi. Ecco perche’ abbiamo scelto il metodo fornariano. Il counselor, avvicina il cliente con chiara l’idea del percorso
Ermeneutico-fenomenologico, ma impostato su una ricerca del soggetto di un individuo che ti e’ chiara su un piano metapsicologico.La psicologia e’ una scienza naturale? Gli psicologi sperimentali dicono di si, fanno anche loro gli esperimenti, fanno anche loro tutte ste ricerche, che sono assolutamente folli, ma danno un valore assolutamente scientifico.
mercoledì 21 maggio 2008
Sigmund Freud e Oltre ( Articolo Terzo)
Lezione del Proff. Zonta (Pag.3/5)
Il proto-cervello non e’ vuoto, contiene dei simboli/ segni, che Fornari identifica come “Codici”, saranno messi in atto, sollecitati, attraverso la relazione affettiva. Ci vuole la relazione perche’ salti fuori quella che noi chiamiamo mente, lo psichismo. Possiamo dire che la mente si forma su binari precisi, fin dalla nascita i simboli presenti nel proto-cervello vengono sollecitati, in quanto il bambino ( che li contiene ), e’ persona umana. Poi ci sono le relazioni, che formano la mente. Ma questa mente si formera’ su binari ben precisi, sono addirittura riconoscibili, Fornari li chiama Codici Affettivi ( semiotica =>scienza dei segni).
Il bambino nasce con un proto-cervello, non vuoto ma con prescrizioni, preconvenzioni, che vengono messe in atto attraverso la relazione affettiva. Ogni bambino e’ diverso, risponde in modo diverso alla relazione affettiva, e in questa fase nasce il temperamento. Il Proto-cervello presente alla nascita, e’ l’inconscio allo stato puro, e’ un linguaggio (=>nel senso che e’ significativo che ha un significato ) . Tutti i bambini mostrano, nella loro facolta’ di significarsi, una voglia matta di essere amati. Credo, che possiamo identificare questo assunto come un assioma.
Il bambino, alla nascita, esprime un immenso bisogno di affetto, attraverso un linguaggio,( non verbale non ne ha la capacita’), possiamo dire che e’ prescritto, un esempio e’ il piacere della suzione, che non e’ solo di essere sfamato, vediamo che il bambino cerca continuamente contatto orale. Ma se trova una mamma meccanica, ( per es. nel frattempo si guarda la tv) che fa altro intanto che allatta, questa congiunzione bocca/seno che non e’ mediata sul relazionale traduce nel bambino relazione tanto da diventare emozione affettiva ?
No, questa relazione non traduce bocca/seno come una relazione che provoca emozione affettiva, bocca e seno rimangono due unita’ disgiunte. Diventano due frammenti di esperienza che determineranno lo psichismo. Il bambino e’ prescritto secondo un linguaggio che crescera’ che sara’ costruito in base alle relazioni. Nel nostro approccio teorico, lo chiameremo “CODICE DELLA MADRE”.
Il codice della madre e‘ presente fin dalla nascita, senso semiotico in un proto-mentale, un proto-cervello, che lasciato a se stesso si atrofizzerebbe. Invece, se sollecitato e valorizzato dalla relazione, viene piu’ o meno ferito, o gratificato. Piu’ siamo stati gratificati e meglio stiamo, quanto meno siamo stati gratificati tanto piu’ ci avviciniamo alla pazzia. Portatore simbolico di un significato e’ il “codice della madre” (=> e’ nel, e’ il, proto cervello del bambino ), che porta in se un valore intrinseco si pensi al seno materno, e cosi’ affetto amore, emozioni.
Nell’evoluzione della specie umana, l’uomo ad un certo punto ha adottato la posizione eretta, nel momento in cui la mamma si trova in quella posizione, il bambino nasce sempre piu’ prematuro, con il cervello sempre piu’ grande. La natura si trova a risolvere il grande dilemma ostetrico, testone grande, dentro a una mamma con il bacino ristretto. La natura si organizza cosi’ i bambini nascono sempre piu’ immaturi, e hanno bisogno di essere accuditi per molti anni, in questo momento nascono gli affetti. Gli affetti umani, sono ora un’eredita’ pre-scritta nel biologico che caratterizza la realta’ umana, rispetto a qualsiasi altra realta’ animale.
La neocorteccia e’ l’area della relazione, la storia dell’ uomo, e’ storia di affetti perche’ ad un certo punto la natura si e’ trovata, nel corso dell’evoluzione, a risolvere il grande dilemma ostetrico , e i bambini nascono sempre piu’ immaturi, e hanno bisogno di cure per molti anni. Partiamo da qua noi per strutturare la nostra mente sulla base di questa eredita’, che e’ il linguaggio alla nascita, che non e’ linguaggio verbale che si dira’. Il linguaggio si formera’ sulle basi di una valenza semiotica se ci saranno le basi nella relazione affettiva emozionale.
Altrimenti bocca e seno rimarranno due unita’ disgregate, due tocchettini , due realta’ che non si aggregheranno a formare la relazione della mia mamma che mi vuole tanto bene. Il bambino impara il fatto di essere amato, perche’ la mamma gli vuole tanto bene e la mamma glielo “significa” attraverso la sua “reverie” , non mettendo a disposizione il seno in modo meccanico, e basta, ma mettendo dentro al seno tutto il suo mentale affettivo.
venerdì 16 maggio 2008
Oltre Sigmund Freud ( Articolo secondo)
L’uomo crea fenomeni, e’ quella cosa che io percepisco, come "io" la percepisco. Kant dice che non e’ dato conoscere i noumeni, l’uomo e’destinato a costruire fenomeni, il suo essere fattore dei fenomeni stessi. L’uomo crea fenomeni , come i sogni, che vengono dall’ inconscio (concetti Freudiani ), parte della mente umana che e’ fatta di luoghi diversi, altro luogo si chiama IO e l’altro Super IO. Che cos’e’ l’inconscio ? E’ cio’ che non conosciamo, l’irrazzionale, non
e’ conscio significa che se fosse conscio non lo reggeremo. Razionalmente conosciamo ? O razionalmente sognamo? L’io , fatica da matti a tenere contenuto, imbrigliato attraverso il super io, le pulsioni, perche’ dobbiamo vivere nella civilta’. L’inconscio tenta con le sue pulsioni di uscire, ma viene tenuto a bada da Io e Super Io, e questo comporta una serie di castrazioni, e si mettono in atto delle strade particolari che si chiamano difensive.
Il bambino e’ perverso polimorfo cioe’ ha impulsi polimorfi, il bambino butta fuori impulsi rivolti a soddisfare il desiderio. La civilta’ gli impedira’ questo, via via che crescera’, gli imporra’ regole. Naturalmente, in questo gioco dinamico tra l’IO, l’ES e SUPER IO la struttura mentale si forma attraverso i rimossi. I rimossi sono realta’ interne , che poi di fatto, danno struttura alla nostra personalita’. Nella crescita si producono i rimossi danno struttura alla nostra personalita’, i rimossi sono un meccanismo di difesa in una realta’ costantemente conflittuale.
Il sogno pazzesco di Freud: ove era l’ES ivi sia l’IO , un uomo tutto IO un uomo robotico. Ogni studioso, parla di se, noi abbiamo altre possibilita’ se non parlare di noi?
Freud parla di se, e parlando di se, parla della persona umana. Ognuno parla di se , unisco le varie esperienze, e diventano una grande ricchezza umana. La mente malata, parlando di se parla sicuramente della complessita’ umana, e con quello che ti dicono, riesci a capire intuire confrontare. Per la religione cristiana l’uomo e’ segnato dal peccato originale, esaustivo l’episodio nel libro di S. Agostino “le confessioni” dove ci parla del furto delle pere, dice io e i nostri amici, non rubavamo per fame, ma perche’ dentro di noi c’era l’istinto del peccato originale. All’origine secondo la dottrina cristiana c’e’ questa spinta al male, secondo Freud, l’uomo e’ segnato dall’ istinto, per indicare pulsione, sessuali e istinto di morte. Come vediamo, le due posizioni si assomigliano. L’uomo nasce segnato al male?
Allora siamo noi prescritti al male? All’aggressivita? Abbiamo l’istinto di morte nei confronti degli altri oltre alla libido che e’ istinto sessuale Eros?
Elementi muti del sogno, sono i simbolizzati => padre, madre, figlio la famiglia codici affettivi. Tutti gli uomini sognano gli stessi sogni: sogna la famiglia coinemi. Tutto si e’ sviluppato nel corso degli anni, fattore ereditario dello sviluppo della specie, il bisogno della famiglia e’ un bisogno primario ed e’ diventato biologico e’ dentro di noi. Nel substrato della corteccia cerebrale, ha sede il luogo della nostra intelligenza. Nell’evoluzione della specie umana, l’uomo ad un certo punto ha adottato la posizione eretta, nel momento in cui la mamma si trova in quella posizione, il bambino nasce sempre piu’ prematuro, con il cervello sempre piu’ grande. La natura si trova a risolvere il grande dilemma ostetrico, testone grande, dentro a una mamma con il bacino ristretto. La natura si organizza cosi’ i bambini nascono sempre piu’ immaturi, e hanno bisogno di essere accuditi per molti anni, in questo momento nascono gli affetti.
Elementi muti del sogno, sono i simbolizzati => padre, madre, figlio la famiglia codici affettivi. Tutti gli uomini sognano gli stessi sogni: sogna la famiglia coinemi. Tutto si e’ sviluppato nel corso degli anni, fattore ereditario dello sviluppo della specie, il bisogno della famiglia e’ un bisogno primario ed e’ diventato biologico e’ dentro di noi. Nel substrato della corteccia cerebrale, ha sede il luogo della nostra intelligenza. Nell’evoluzione della specie umana, l’uomo ad un certo punto ha adottato la posizione eretta, nel momento in cui la mamma si trova in quella posizione, il bambino nasce sempre piu’ prematuro, con il cervello sempre piu’ grande. La natura si trova a risolvere il grande dilemma ostetrico, testone grande, dentro a una mamma con il bacino ristretto. La natura si organizza cosi’ i bambini nascono sempre piu’ immaturi, e hanno bisogno di essere accuditi per molti anni, in questo momento nascono gli affetti.
Gli affetti umani, sono ora un’eredita’ pre-scritta nel biologico che caratterizza la realta’ umana, rispetto a qualsiasi altra realta’ animale. I simbolizzati, sono gli elementi muti del sogno, che Fornari chiama codici affettivi, che esprimono bisogno di vita. Noi possediamo spinte di vita infinite favolose, senza limiti. La mente si costruisce nella relazione sulle basi di spinte naturali di vita. Il bambino vive un benessere cosmico all’interno del seno materno.
Aggressivita’ saturazione sbagliata di un codice.
Il mentale, via via si struttura, e’ perche’ sono uomo per cui ho un cervello da uomo ? O vi sono altre componenti ? La relazione e’ fondamentale per la crescita della mente umana, lo psichico, lo consideriamo un dato di fatto. Ogni uomo e’ fautore di conoscenza sulla base di quello che e’ di quello che sente, sulla base di una struttura. Naturalmente non basta la relazione, alla nascita il bambino, non e’ vuoto di segni, ma possiamo dire che c’e’ qualcosa di proto ( il Bambino nasce con un proto-cervello). Il proto cervello maturera’ sulla base della crescita attraverso le relazioni.
martedì 13 maggio 2008
Oltre Sigmund Freud ( Articolo primo)
"Capacita' di stare con"
Lezione del Proff. Zonta (Pag 1/5)
Si studiera’ la storia della psicoanalisi, partendo dalle origini, per arrivare via via, attraverso le varie esperienze di ricerca, alla psicoanalisi del nostro tempo. Noi svilupperemo l’approccio teorico, per poter renderci conto bene, capire bene, di come dobbiamo stabilire la relazione con il cliente. E butto li l’affermazione piu’ forte, piu’ importante, questa attivita’ a cui vi state formando chiede, innanzitutto, prima di tutto, “LA CAPACITA’ DI STARE CON”. Stare con la persona di cui ti prendi cura.
L’attivita’ di counselor, richiede la capacita’ di stare con, di relazionarsi. Dare la possibilita’ al cliente di vivere una buona relazione, una relazione finalmente adeguata. Il counselor non cura, se si trova davanti a patologie, dobbiamo inviare la persona a altro professionista, il counselor si occupa di disagio esistenziale. Quello che piu’ conta, quello che piu’ serve, e’ la relazione. Si puo’ essere tecnicamente preparatissimi, puoi avere delle strategie sofisticate, ma se viene a mancare la relazione, non si arriva a nulla. Richiede un approccio empatico, assolutamente autentico, genuino. IMPORTANTISSIMO : LA CAPACITA’ DI INDAGARE
Ci diamo una mano per Ragionare secondo gli affetti.
Dare un contenimento autentico, un sentire che l’altro ti sente, un‘ empatia assolutamente autentica, e’ gia’ un buon passo. Dopo naturalmente metteremo dentro la nostra capacita’ di indagare secondo i modi che discuteremo, e secondo lo strumento filosofico di Counseling filosofico, soprattutto nei momenti di supervisione, quando affronteremo casi concreti, per vedere come si fa, come si procede.
La relazione e’ tutto, faremo l’analisi di gruppo, dobbiamo confrontarci fino infondo, su queste cose, cominciamo a dire cosa sentiamo. Questo gruppo, deve diventare talmente unito e coeso, che prima di tutto dovra’ imparare a volersi bene, tu cure, senza se, senza ma, a tutti i livelli. Qui dovremmo diventare persone che sanno vivere la relazione tu cure (professionisti )della relazione. La regola aurea, nel contesto della terapia di gruppo e’ "fuori tutto", per te non ti devi tenere niente.
E’ una nostra scelta di campo, la filosofia teorica e pratica, approfondiremo Counseling Filosophy for Children, e con Filosophy For Communiti, e il Dialogo Socratico. Quindi, curare le relazioni attraverso:
1-L’approccio sistemico, umanistico relazionale esistenziale e la filosofia del dialogo, 2-La fenomenologia e l’ermeneutica. 6-Tratteremo PETER RAABE ( canadese ) in concomitanza dei codici affettivi di Fornari.
Per fare questo dobbiamo curare molto la relazione. Saper stare con. Bisogna conoscere la psicologia e la psicoanalisi nel versante relazionale. Passare dalla psicoanalisi Freudiana pulsionale alla psicoanalisi relazionale Fornariana. La nostra scuola abbraccia questa teoria che parla di un inconscio prescritto , dei codici affettivi. Non scioglieremo mai il legame con altri autori.
1-Il Counselor deve effettuare una ricerca, per vedere come il cliente vive i suoi codici affettivi, per andare a trovare qualche vuoto, che poi e’ il vuoto che determina il disagio esistenziale, per cosi’ individuare la causa dei disagi e dei codici feriti => carenza della capacita’ di socializzare, di relazionarsi in modo affettivo e creativo.
2-Si affrontera’ il metodo Raabe che si srotola in quattro fasi, usciremo dalla scuola con metodichiari. Arriva il cliente e comincia a dirsi, parlera’ del passato e del presente. E’ importante individuare i codici feriti, non faremo gli analisti, perche’ non si tratta di questo. Individuare il codice, o i codici feriti , i quali possono essere carenza d’affetto, oppure carenza di capacita’ di socializzare, carenza di creativita’ .
A questo punto prendendo in mano il counseling filosofico secondo Raabe che e’ quello che si andra’ ad analizzare. Metteremo insieme in pratica, il counseling filosofico e l’approccio psicanalitico fornariano, parlando di codici affettivi che pero’ saranno continuamente confrontati con il sistemico relazionale, con la filosofia del dialogo, nel versante Ermeneutico Fenomenologico.
Un altro bel momento, sara’ la terapia di gruppo, che sara’ di 100 ore, la terapia di gruppo sara’ secondo l’analisi dei codici. La regola aurea, e’ quella di tirar fuori quello che si e’ tutto quello che si pensa quello che si prova, cosi’ facendo si da' un aiuto agli altri e si riceve aiuto. La scuola vi fara’ passare per questo ulteriore setaccio. Nel terzo anno ci sara’ un’ ora di supervisione.
A presto Luciana
Lezione del Proff. Zonta (Pag 1/5)
Si studiera’ la storia della psicoanalisi, partendo dalle origini, per arrivare via via, attraverso le varie esperienze di ricerca, alla psicoanalisi del nostro tempo. Noi svilupperemo l’approccio teorico, per poter renderci conto bene, capire bene, di come dobbiamo stabilire la relazione con il cliente. E butto li l’affermazione piu’ forte, piu’ importante, questa attivita’ a cui vi state formando chiede, innanzitutto, prima di tutto, “LA CAPACITA’ DI STARE CON”. Stare con la persona di cui ti prendi cura.
L’attivita’ di counselor, richiede la capacita’ di stare con, di relazionarsi. Dare la possibilita’ al cliente di vivere una buona relazione, una relazione finalmente adeguata. Il counselor non cura, se si trova davanti a patologie, dobbiamo inviare la persona a altro professionista, il counselor si occupa di disagio esistenziale. Quello che piu’ conta, quello che piu’ serve, e’ la relazione. Si puo’ essere tecnicamente preparatissimi, puoi avere delle strategie sofisticate, ma se viene a mancare la relazione, non si arriva a nulla. Richiede un approccio empatico, assolutamente autentico, genuino. IMPORTANTISSIMO : LA CAPACITA’ DI INDAGARE
Ci diamo una mano per Ragionare secondo gli affetti.
Dare un contenimento autentico, un sentire che l’altro ti sente, un‘ empatia assolutamente autentica, e’ gia’ un buon passo. Dopo naturalmente metteremo dentro la nostra capacita’ di indagare secondo i modi che discuteremo, e secondo lo strumento filosofico di Counseling filosofico, soprattutto nei momenti di supervisione, quando affronteremo casi concreti, per vedere come si fa, come si procede.
La relazione e’ tutto, faremo l’analisi di gruppo, dobbiamo confrontarci fino infondo, su queste cose, cominciamo a dire cosa sentiamo. Questo gruppo, deve diventare talmente unito e coeso, che prima di tutto dovra’ imparare a volersi bene, tu cure, senza se, senza ma, a tutti i livelli. Qui dovremmo diventare persone che sanno vivere la relazione tu cure (professionisti )della relazione. La regola aurea, nel contesto della terapia di gruppo e’ "fuori tutto", per te non ti devi tenere niente.
E’ una nostra scelta di campo, la filosofia teorica e pratica, approfondiremo Counseling Filosophy for Children, e con Filosophy For Communiti, e il Dialogo Socratico. Quindi, curare le relazioni attraverso:
1-L’approccio sistemico, umanistico relazionale esistenziale e la filosofia del dialogo, 2-La fenomenologia e l’ermeneutica. 6-Tratteremo PETER RAABE ( canadese ) in concomitanza dei codici affettivi di Fornari.
Per fare questo dobbiamo curare molto la relazione. Saper stare con. Bisogna conoscere la psicologia e la psicoanalisi nel versante relazionale. Passare dalla psicoanalisi Freudiana pulsionale alla psicoanalisi relazionale Fornariana. La nostra scuola abbraccia questa teoria che parla di un inconscio prescritto , dei codici affettivi. Non scioglieremo mai il legame con altri autori.
1-Il Counselor deve effettuare una ricerca, per vedere come il cliente vive i suoi codici affettivi, per andare a trovare qualche vuoto, che poi e’ il vuoto che determina il disagio esistenziale, per cosi’ individuare la causa dei disagi e dei codici feriti => carenza della capacita’ di socializzare, di relazionarsi in modo affettivo e creativo.
2-Si affrontera’ il metodo Raabe che si srotola in quattro fasi, usciremo dalla scuola con metodichiari. Arriva il cliente e comincia a dirsi, parlera’ del passato e del presente. E’ importante individuare i codici feriti, non faremo gli analisti, perche’ non si tratta di questo. Individuare il codice, o i codici feriti , i quali possono essere carenza d’affetto, oppure carenza di capacita’ di socializzare, carenza di creativita’ .
A questo punto prendendo in mano il counseling filosofico secondo Raabe che e’ quello che si andra’ ad analizzare. Metteremo insieme in pratica, il counseling filosofico e l’approccio psicanalitico fornariano, parlando di codici affettivi che pero’ saranno continuamente confrontati con il sistemico relazionale, con la filosofia del dialogo, nel versante Ermeneutico Fenomenologico.
Un altro bel momento, sara’ la terapia di gruppo, che sara’ di 100 ore, la terapia di gruppo sara’ secondo l’analisi dei codici. La regola aurea, e’ quella di tirar fuori quello che si e’ tutto quello che si pensa quello che si prova, cosi’ facendo si da' un aiuto agli altri e si riceve aiuto. La scuola vi fara’ passare per questo ulteriore setaccio. Nel terzo anno ci sara’ un’ ora di supervisione.
A presto Luciana
giovedì 1 maggio 2008
Filastrocca poesia "Alfa reverie"
Oggi ti voglio proporre il momento piu' bello che puo' provare una madre: la nascita del proprio bambino. Sucessivamente, la nascita di quei momenti, fondamentali che aiutano il piccolo, a crescere, a parlare, a pensare pensieri, attraverso l'amore, e quel fluido nascente chiamato appunto alfa reverie.
Frammenti Alfa Reverie
Sole caldo, morbido abbraccio.
Canta tra i rami, cicala impaziente.
Lo scricciolo, e' andato, nel nido non c'e'.
Dipinta sul muro, meridiana, padrona del tempo che E'.
Tic..Toc..Tic...Toc..
Un pianto, tutto si ferma, per un momento.
Sei bella , sei bocciolo, sei vento,
Un sorriso , il tuo viso, amore,
tepore, carezze, splendore,
leggiadra, tu sei tra le braccia mie.
Forte, il mignolo, prendi,
ti aggrappi alla vita, che attendi.
Sembra che mi vuoi dire: tocca a te,
traduci i miei gesti, in pensieri per me.
Dolci le labbra che cercano il seno,
trovano amore, cerchi il sereno.
L'abbraccio , non vuole finire mai,
non e' solo cibo quello che hai.
E' grande mistero, fluido nascente,
tu lo trasmetti , mi apre la mente.
Il tuo stupore, colgo sovente,
lo riordino, lo faccio mio, lo creo, sempre.
Ti rimando pensieri sognanti,
lotano, a nuovi orizzonti.
Ancora ti stringo, ti guardo e sorrido,
sogna-sogni, dolce tesoro,pensa -pensieri,
sono i miei quelli di ieri.
Ti immagino forte , davanti al dolore,
ti immagino fiera, nelle tue mete,
ti immagino, bella nelle tue fatiche.
Luciana
Significato di "Alfa Reverie"
Wilfred R. Bion, uno dei grandi della psicoanalisi del nostro tempo, ha compiuto un’importante esplorazione intorno a ciò che egli, studiando la formazione della mente nel bambino, definisce la “capacità materna di reverie”. Si tratta di un vero e proprio dono di pensiero che la madre fornisce al proprio piccolo, assieme alle cure che consentono al figlio di soddisfare i propri bisogni. Il bambino ha l’ ”esigenza di essere pensato” e la madre, intuendo questo bisogno, garantisce un’attribuzione di significato alle emozioni senza significato che egli vive e che trasmette, mediante proiezione, alla madre.
Attraverso la reverie materna, quindi, fattore della funzione alfa, così definita dallo stesso Bion, il bambino diventa capace di tollerare prima lanon-cosa, la cosa sconosciuta, fonte di angoscia, e poi di conoscerla. Al contrario, il fallimento della funzione alfa, non attivata data l’assenza di reverie, impedisce al bambino di maturare la capacità di dare significato emotivo agli oggetti e alle relazioni e genera, di conseguenza, prodotti patologici. La madre, quindi, accoglie i dati sensoriali grezzi del bambino e genera in lui, ripensando gli stessi dati, dei contenuti mentali che possiedono un significato e che possono essere usati per l’attività di pensiero.
Bion, nel 1962, scrive infatti: “Mi è sembrato utile introdurre l’ipotesi di una funzione alfa avente il compito di convertire i dati sensoriali in elementi alfa, per provvedere in tal modo la psiche del materiale che le necessita per fabbricare i pensieri del sogno; svolgendo questo ruolo, la funzione alfa renderebbe anche possibile il costituirsi dei due stati, di veglia e di sonno, nonché delle due situazioni, di coscienza e di incoscienza”. E’ fondamentale, di conseguenza, che la madre si sappia costituire come“oggetto esterno” adeguato, inteso non solo come presenza fisica, ma soprattutto come presenza psicologica, in grado di assicurare e di donare al figlio la propria capacità di reverie. La madre deve essere insomma un “contenitore” autentico.
A presto Luciana
Frammenti Alfa Reverie
Sole caldo, morbido abbraccio.
Canta tra i rami, cicala impaziente.
Lo scricciolo, e' andato, nel nido non c'e'.
Dipinta sul muro, meridiana, padrona del tempo che E'.
Tic..Toc..Tic...Toc..
Un pianto, tutto si ferma, per un momento.
Sei bella , sei bocciolo, sei vento,
Un sorriso , il tuo viso, amore,
tepore, carezze, splendore,
leggiadra, tu sei tra le braccia mie.
Forte, il mignolo, prendi,
ti aggrappi alla vita, che attendi.
Sembra che mi vuoi dire: tocca a te,
traduci i miei gesti, in pensieri per me.
Dolci le labbra che cercano il seno,
trovano amore, cerchi il sereno.
L'abbraccio , non vuole finire mai,
non e' solo cibo quello che hai.
E' grande mistero, fluido nascente,
tu lo trasmetti , mi apre la mente.
Il tuo stupore, colgo sovente,
lo riordino, lo faccio mio, lo creo, sempre.
Ti rimando pensieri sognanti,
lotano, a nuovi orizzonti.
Ancora ti stringo, ti guardo e sorrido,
sogna-sogni, dolce tesoro,pensa -pensieri,
sono i miei quelli di ieri.
Ti immagino forte , davanti al dolore,
ti immagino fiera, nelle tue mete,
ti immagino, bella nelle tue fatiche.
Luciana
Significato di "Alfa Reverie"
Wilfred R. Bion, uno dei grandi della psicoanalisi del nostro tempo, ha compiuto un’importante esplorazione intorno a ciò che egli, studiando la formazione della mente nel bambino, definisce la “capacità materna di reverie”. Si tratta di un vero e proprio dono di pensiero che la madre fornisce al proprio piccolo, assieme alle cure che consentono al figlio di soddisfare i propri bisogni. Il bambino ha l’ ”esigenza di essere pensato” e la madre, intuendo questo bisogno, garantisce un’attribuzione di significato alle emozioni senza significato che egli vive e che trasmette, mediante proiezione, alla madre.
Attraverso la reverie materna, quindi, fattore della funzione alfa, così definita dallo stesso Bion, il bambino diventa capace di tollerare prima lanon-cosa, la cosa sconosciuta, fonte di angoscia, e poi di conoscerla. Al contrario, il fallimento della funzione alfa, non attivata data l’assenza di reverie, impedisce al bambino di maturare la capacità di dare significato emotivo agli oggetti e alle relazioni e genera, di conseguenza, prodotti patologici. La madre, quindi, accoglie i dati sensoriali grezzi del bambino e genera in lui, ripensando gli stessi dati, dei contenuti mentali che possiedono un significato e che possono essere usati per l’attività di pensiero.
Bion, nel 1962, scrive infatti: “Mi è sembrato utile introdurre l’ipotesi di una funzione alfa avente il compito di convertire i dati sensoriali in elementi alfa, per provvedere in tal modo la psiche del materiale che le necessita per fabbricare i pensieri del sogno; svolgendo questo ruolo, la funzione alfa renderebbe anche possibile il costituirsi dei due stati, di veglia e di sonno, nonché delle due situazioni, di coscienza e di incoscienza”. E’ fondamentale, di conseguenza, che la madre si sappia costituire come“oggetto esterno” adeguato, inteso non solo come presenza fisica, ma soprattutto come presenza psicologica, in grado di assicurare e di donare al figlio la propria capacità di reverie. La madre deve essere insomma un “contenitore” autentico.
A presto Luciana
mercoledì 30 aprile 2008
Testimonianze per il sito piccolo principe counseling
Ciao Massimo,
certamente se scarichi l'immagine e' piu' eloquente di tante parole......inutile dire che sono emozionata!
Non posso fare a meno di ringraziarti , per aver saputo incoraggiarmi, a scavare e tirare fuori quanto di piu' nascosto c'e' in me , cosi' da fare un lavoro carino e dal successo inaspettato.
Grazie Massimo!!!!!!!
Luciana
Massimo ha detto...
Ciao Luciana,
Le tue parole, il tuo impegno, i tuoi risultati, il traguardo raggiunto VALGONO PER ME un valore inimmaginabile. E' una soddisfazione enorme!!!!!!!!!!! :-D
Guarda, usero' la tua immagine per parlarne tantissimo sul blog ed in newsletter. Spero di stimolare gli italiani a creare qualcosa di importante, come hai fatto tu.
GRAZIE!
Massimo
Emanuele Mattei ha detto...
Il tuo è un fantastico sito, ed io penso che il web sia un ottima risorsa, quindi se una persona va su internet e trova il tuo sito, la farai felice,sei fantastica.
http://blog.shareoffice.it/emanuele/
29 aprile 2008 23.02
Luciana ha detto...
Ciao Emanuele,ti ringrazio moltissimo della tua inaspettata, quanto gradita testimonianza.
Un saluto Luciana
30 aprile 2008 10.32
Articolo tratto dal sito della R.A.I. it :
Navigando, i migliori siti della settimana scelti dalla redazione
www.piccolo-principe-counseling.com un sito su un libro tanto amato Sito ufficiale
Per i tanti che hanno letto "Il piccolo Principe" ed hanno amato il protagonista del libro scritto da Antoine de de Saint-Exupéry nel 1943, segnaliamo il portale dedicato a questo capolavoro e al messaggio di pace e tolleranza in esso contenuto.
All'interno del sito trovano posto un riassunto del testo con alcune recensioni, la storia dell'affascinante vita dello scrittoree della sua passione per il volo che gli costò la vita in circostante misteriose e link che rimandano a filastrocche e favole dedicate ai bambini e a coloro che anche da adulti hanno saputo conservare l'anima del fanciullo.

1 commenti:
shjana ha detto...
Complimenti Luciana, il tuo sito e il tuo blog sono veramente fenomenali!Sai veramente come mettere per iscritto le tue emozioni e i tuoi complimenti, mi piacerebbe veramente poter imparare da te.Vai così che la vita ti portera' sicuramente tante cose belle e le meriti tutte.
27 marzo 2008 15.53
Luciana ha detto:
Grazie di cuore Shiana
Ciao Luciana
Paolo l' Accademico
Qui puoi trovare i capitoli del libro, il piccolo principe, formato audio Podcast.
Buon ascolto http://paoloaccademico.podomatic.com/
certamente se scarichi l'immagine e' piu' eloquente di tante parole......inutile dire che sono emozionata!
Non posso fare a meno di ringraziarti , per aver saputo incoraggiarmi, a scavare e tirare fuori quanto di piu' nascosto c'e' in me , cosi' da fare un lavoro carino e dal successo inaspettato.
Grazie Massimo!!!!!!!
Luciana
Massimo ha detto...
Ciao Luciana,
Le tue parole, il tuo impegno, i tuoi risultati, il traguardo raggiunto VALGONO PER ME un valore inimmaginabile. E' una soddisfazione enorme!!!!!!!!!!! :-D
Guarda, usero' la tua immagine per parlarne tantissimo sul blog ed in newsletter. Spero di stimolare gli italiani a creare qualcosa di importante, come hai fatto tu.
GRAZIE!
Massimo
Emanuele Mattei ha detto...
Il tuo è un fantastico sito, ed io penso che il web sia un ottima risorsa, quindi se una persona va su internet e trova il tuo sito, la farai felice,sei fantastica.
http://blog.shareoffice.it/emanuele/
29 aprile 2008 23.02
Luciana ha detto...
Ciao Emanuele,ti ringrazio moltissimo della tua inaspettata, quanto gradita testimonianza.
Un saluto Luciana
30 aprile 2008 10.32
Articolo tratto dal sito della R.A.I. it :
Navigando, i migliori siti della settimana scelti dalla redazione
www.piccolo-principe-counseling.com un sito su un libro tanto amato Sito ufficiale
Per i tanti che hanno letto "Il piccolo Principe" ed hanno amato il protagonista del libro scritto da Antoine de de Saint-Exupéry nel 1943, segnaliamo il portale dedicato a questo capolavoro e al messaggio di pace e tolleranza in esso contenuto.
All'interno del sito trovano posto un riassunto del testo con alcune recensioni, la storia dell'affascinante vita dello scrittoree della sua passione per il volo che gli costò la vita in circostante misteriose e link che rimandano a filastrocche e favole dedicate ai bambini e a coloro che anche da adulti hanno saputo conservare l'anima del fanciullo.

1 commenti:
shjana ha detto...
Complimenti Luciana, il tuo sito e il tuo blog sono veramente fenomenali!Sai veramente come mettere per iscritto le tue emozioni e i tuoi complimenti, mi piacerebbe veramente poter imparare da te.Vai così che la vita ti portera' sicuramente tante cose belle e le meriti tutte.
27 marzo 2008 15.53
Luciana ha detto:
Grazie di cuore Shiana
Ciao Luciana
Paolo l' Accademico
Qui puoi trovare i capitoli del libro, il piccolo principe, formato audio Podcast.
Buon ascolto http://paoloaccademico.podomatic.com/
lunedì 28 aprile 2008
Il Counseling Filosofico Relazionale (Articolo quarto)
Il Counseling Filosofico Relazionale
Trascendenza
Essendo indirizzati verso il problema immediato del cliente e avendo questi ricevuto un certo livello di competenza filosofica, cliente e counselor possono adesso osservare che il loro dialogo sta andando oltre i particolari concreti della vita quotidiana e sta avvicinandosi a domande di natura piu' astratta e universale. Il cliente si trova insomma ad emergere dallo "stato di immanenza" e ora vive la sua vita usando di piu' la capacita' di riflettere, di scegliere e di dirigere se stesso.
Nel trascendere egli comprende piu' chiaramente le particolarita' della sua situazionedi vita individuale e le osserva nel loro piu' generale contesto sociale, storico e universale. La trascendenza e' in primo luogo un evento mentale: la memoria e l'immaginazione ci rendono capaci di andare al di la della realta' immediata della nostra esperienza. Si tratta di una liberazione dell' io dall'alienazione dove lo avevano trascinato le preoccupazioni, le passioni, i desideri, una liberazione che consente di diventare persone morali, aperte all'universalita' e all'oggettivita'.
E' naturalmente impossibile per il Counselor e il cliente emanciparsi o liberarsi completamente dalle inevitabili influenze della tradizione. Ma comunque la discussione filosofica rende il cliente capace di vedere meglio se stessoe le sue credenze, all'interno del quadro di riferimento della sua famiglia e della sua comunita', e il mondo, facendogli comprendere il suo posto dentro le ideologie e le strutture famigliari, sociali e politiche. E' l'approccio alla "saggezza" , quindi ad uno stato di liberazione, dalle passioni, di lucidita' , di conoscenza di se' e del mondo, che libera il cliente dal semplice reagire alla vita con emozioni riflesse o con abitudini, e promuove un potenziamento della capacita' di discernere la vita onesta da quella meno onesta e di scegliere da solo le opinioni e le azioni che rappresentino meglio la propria concezione di "vita buona".
E' in questo stadio che il counselor e il cliente arrivano iunsieme alle domande piu' profonde, come " chi sono"?, " come dovrei vivere"? . Mentre nello stadio due la discusione rimane principalmente sul livello pratico del che cosa fare , a questo stadio si sviluppa nell' articolazione di risposte a domande come "perche'?", " per quale ragione?" . Quando il cliente diventa consapevole della sua visione del mondo, pio' aprirsi uno iato tra il suo effettivo modo di vivere e un altro possibile modo di vivere, che potrebbe procurargli autorealizzazione e felicita'. In altre parole, si puo' creare uno spazio per una " autoalienazione", ovvero per una delusione e un rifetto di quanto egli stesso percepiva di star diventando. una volta che sia consapevole degli assunti e delle credenze che costituiscono la visione del mondo o il sistema di credenze entro il quale vive, il cliente diventa capace di seguire un approccio che parta dalla conoscenza dei propri valori e dei propri principi e giunga alla considerazione della sua personale relazione con i problemi quotidiani particolari, alla luce dei suoi paradigmi.
Quando le decisioni di un cliente su problemi particolari sono informate dalla consapevolezza della propria visione del mondo, e' piu' probabile che esse siano sentite come decisioni giuste, in quanto i conflitti interni, che possono sorgere quando le decisioni siano inconsistenti o in contraddizione con la visione del mondo, avranno minori possibilita' di verificarsi. A questo stadio il cliente ha avuto la possibilita' di seguire per molti mesi il processo di sviluppo delle sue abilita' dialogiche e di ragionamentoe ha senz adubbio attenuato il numero, la gravita' e la pressione delle sue preoccupazioni immediate. Ha percio' probabilmente guadagnato anche una significativa fiducia in se stesso. E' grazie a questi cambiamenti che il cliente si avvicina alla condizione di essere una persona pareteticamente filosofante e che la sua relazione con il counselor tende a diventare quella di due eguali compagni di dialogo.
A questo stadio, quindi, il cliente deve abandonare la sua precedente richiesta che il counselor svolga il ruolo dell' autorita' nello scambio dialogico. Egli infatti viene ad avere sempre piu' fiducia nelle proprie abilita' di pensiero, come fonte delle risposte alle sue domande e di nuovi spunti. L'autonomia che il cliente matura definitivamente in questo stadio lo aiuta ad evitare il rischio di cadere in altri momenti di apatia o di crisi esistenziali. Ma l'autonomia puo' ridursi ad un crudo individualismo, se vengono ignorate le relazioni di interdipendenza.
Il counselor filosofico deve assistere il suo cliente nel superamento della concezione contemporanea dell'autonomia, che viene denominata "culto dell'individualita'", con la sua ossessiva, e insoddisfacente, ricerca dell' assoluta indipendenza , dell' auto sviluppo e della celebrita', che spesso conducono ad una competitivita' distruttiva e a conflitti interpersonali, e aiutarlo a giungere a quel tipo di autonomia che favorisce un miglior riconoscimentonon solo del proprio valore intrinseco, ma anche delle relazioni sia con la comunita' umana con la quale egli vive.
A presto Luciana
Trascendenza
Essendo indirizzati verso il problema immediato del cliente e avendo questi ricevuto un certo livello di competenza filosofica, cliente e counselor possono adesso osservare che il loro dialogo sta andando oltre i particolari concreti della vita quotidiana e sta avvicinandosi a domande di natura piu' astratta e universale. Il cliente si trova insomma ad emergere dallo "stato di immanenza" e ora vive la sua vita usando di piu' la capacita' di riflettere, di scegliere e di dirigere se stesso.
Nel trascendere egli comprende piu' chiaramente le particolarita' della sua situazionedi vita individuale e le osserva nel loro piu' generale contesto sociale, storico e universale. La trascendenza e' in primo luogo un evento mentale: la memoria e l'immaginazione ci rendono capaci di andare al di la della realta' immediata della nostra esperienza. Si tratta di una liberazione dell' io dall'alienazione dove lo avevano trascinato le preoccupazioni, le passioni, i desideri, una liberazione che consente di diventare persone morali, aperte all'universalita' e all'oggettivita'.
E' naturalmente impossibile per il Counselor e il cliente emanciparsi o liberarsi completamente dalle inevitabili influenze della tradizione. Ma comunque la discussione filosofica rende il cliente capace di vedere meglio se stessoe le sue credenze, all'interno del quadro di riferimento della sua famiglia e della sua comunita', e il mondo, facendogli comprendere il suo posto dentro le ideologie e le strutture famigliari, sociali e politiche. E' l'approccio alla "saggezza" , quindi ad uno stato di liberazione, dalle passioni, di lucidita' , di conoscenza di se' e del mondo, che libera il cliente dal semplice reagire alla vita con emozioni riflesse o con abitudini, e promuove un potenziamento della capacita' di discernere la vita onesta da quella meno onesta e di scegliere da solo le opinioni e le azioni che rappresentino meglio la propria concezione di "vita buona".
E' in questo stadio che il counselor e il cliente arrivano iunsieme alle domande piu' profonde, come " chi sono"?, " come dovrei vivere"? . Mentre nello stadio due la discusione rimane principalmente sul livello pratico del che cosa fare , a questo stadio si sviluppa nell' articolazione di risposte a domande come "perche'?", " per quale ragione?" . Quando il cliente diventa consapevole della sua visione del mondo, pio' aprirsi uno iato tra il suo effettivo modo di vivere e un altro possibile modo di vivere, che potrebbe procurargli autorealizzazione e felicita'. In altre parole, si puo' creare uno spazio per una " autoalienazione", ovvero per una delusione e un rifetto di quanto egli stesso percepiva di star diventando. una volta che sia consapevole degli assunti e delle credenze che costituiscono la visione del mondo o il sistema di credenze entro il quale vive, il cliente diventa capace di seguire un approccio che parta dalla conoscenza dei propri valori e dei propri principi e giunga alla considerazione della sua personale relazione con i problemi quotidiani particolari, alla luce dei suoi paradigmi.
Quando le decisioni di un cliente su problemi particolari sono informate dalla consapevolezza della propria visione del mondo, e' piu' probabile che esse siano sentite come decisioni giuste, in quanto i conflitti interni, che possono sorgere quando le decisioni siano inconsistenti o in contraddizione con la visione del mondo, avranno minori possibilita' di verificarsi. A questo stadio il cliente ha avuto la possibilita' di seguire per molti mesi il processo di sviluppo delle sue abilita' dialogiche e di ragionamentoe ha senz adubbio attenuato il numero, la gravita' e la pressione delle sue preoccupazioni immediate. Ha percio' probabilmente guadagnato anche una significativa fiducia in se stesso. E' grazie a questi cambiamenti che il cliente si avvicina alla condizione di essere una persona pareteticamente filosofante e che la sua relazione con il counselor tende a diventare quella di due eguali compagni di dialogo.
A questo stadio, quindi, il cliente deve abandonare la sua precedente richiesta che il counselor svolga il ruolo dell' autorita' nello scambio dialogico. Egli infatti viene ad avere sempre piu' fiducia nelle proprie abilita' di pensiero, come fonte delle risposte alle sue domande e di nuovi spunti. L'autonomia che il cliente matura definitivamente in questo stadio lo aiuta ad evitare il rischio di cadere in altri momenti di apatia o di crisi esistenziali. Ma l'autonomia puo' ridursi ad un crudo individualismo, se vengono ignorate le relazioni di interdipendenza.
Il counselor filosofico deve assistere il suo cliente nel superamento della concezione contemporanea dell'autonomia, che viene denominata "culto dell'individualita'", con la sua ossessiva, e insoddisfacente, ricerca dell' assoluta indipendenza , dell' auto sviluppo e della celebrita', che spesso conducono ad una competitivita' distruttiva e a conflitti interpersonali, e aiutarlo a giungere a quel tipo di autonomia che favorisce un miglior riconoscimentonon solo del proprio valore intrinseco, ma anche delle relazioni sia con la comunita' umana con la quale egli vive.
A presto Luciana
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