COMUNICAZIONE EVENTO
COLAP
STATI GENERALI DELLE ASSOCIAZIONI
PROFESSIONALI
22 OTTOBRE
Villa Miani - Via Trionfale 151 o Via Alberto Cadlolo 121
8 ° Convegno
S.I.Co.
“La prima Associazione Professionale
a garanzia di una professione”
“Il Counseling”
23 OTTOBRE
Centro Congressi Cavour – Via Cavour 50
Evento Colap
L’evento, si chiamerà COMPETE.R.E. Competenze Riconosciute nell’Economia e sarà l’occasione per dare grande visibilità alle nostre associazioni e ai nostri professionisti.
COMPETE.R.E. – Competenze Riconosciute nell’Economia - l’evento che il Colap sta organizzando per il prossimo 22 Ottobre è alle porte.
La manifestazione si terrà nella prestigiosa Villa Miani di Roma (Entrata da Via Cadlolo, 121) dalle ore 9.00 alle 18.00 e ha l’obiettivo di dare visibilità alle professioni associative per mostrarne la rilevanza sociale ed economica.
L’evento centrale del Colap sarà il cuore politico della manifestazione.
Il dibattito, moderato da Marina Nalesso (TG1 Economia), vedrà la partecipazione di rappresentanti politici, sindacali ed istituzionali ma anche di esperti del settore delle professioni, fondazioni politiche e rappresentanti internazionali. Alcuni video, realizzati con la collaborazione di una nota redattrice televisiva (Vicsia Portel-Ballarò), apriranno la discussione in sala lanciando i temi oggetto di riflessione quali: il ruolo delle associazioni professionali, l’utilità delle professioni associative, l’innovazione e la flessibilità nelle professioni associative ed il rapporto con le professioni regolamentate; i lavori proseguiranno nel pomeriggio con una presentazione mediatica di alcuni gruppi di professioni con l’obiettivo di porre al centro della manifestazione IL PROFESSIONISTA !
Accanto all’evento centrale del Colap verranno allestiti, nel piano terra della villa, spazi espositivi dove alcune associazioni e gli sponsor presenteranno le loro attività anche attraverso l’ausilio di piattaforme tecnologiche e proiezioni video.
Al primo piano, durante tutto l’arco della giornata, si potrà partecipare ad eventi, seminari ed incontri organizzati da alcune delle associazioni del Colap per consentire a tutti di conoscere il mondo dell’associazionismo professionale.
L’evento si propone di essere un evento mediatico di grande portata con una presenza di almeno 2.000 partecipanti.
Programma definitivo delle giornate
Riservato agli iscritti al Registro Italiano dei Counselor
I soci S.I.Co., iscritti al Registro Italiano dei Counselor che intendono ricevere il Certificato di partecipazione con i CAP (Crediti di Aggiornamento Professionale), sono tenuti a firmare i fogli presenza al convegno presso la segreteria, tutti i giorni, in ingresso e in uscita.
I certificati con i CAP riservati agli iscritti al Registro, saranno inviati ai singoli partecipanti, via posta, dopo la verifica delle presenze.
(I Certificati di partecipazione generici rilasciati a tutti i partecipanti, non hanno valore come aggiornamento professionale della S.I.Co. )
La partecipazione al congresso e all’evento Colap dà diritto a 25 CAP
PROGRAMMA DEFINITIVO
Sabato 23 Ottobre 2010
TITOLO: Il Counseling in Italia e in Europa:
9,00 Segreteria
9,30 Apertura dei lavori.
Gigliola Crocetti
Amministratore Delegato S.I.Co.
La S.I.Co. espressione associativa del counseling italiano
9,45 Santi Laganà
Saluto del Presidente S.I.Co.
10,00 Francesco Consoli
Docente di Sociologia delle Organizzazioni – Scienze Statistiche-
Universita La Sapienza – Roma -
Le vie nazionali alla professione europea di counselor: una ricerca
10,45 Parente Ernestina
Referente Regionale S.I.Co Nord Ovest
Circolarità informativa in Sico: il ruolo del referente regionale tra scuole, allievi,
counsellor, territorio ed altre istituzioni
11,00 Koch Maria Cristina
Scuola Sistema Counseling - Milano
Il Counseling:Una professione per il terzo Millennio
11,20 Pausa
11,50 Maria Adele Azzi – Elisabetta Campanini
Istituto di Psicologia Psicoanalitica s.r.l. – Brescia -
L’Associazione: un contesto dinamico che favorisce l’evolversi della professione
counseling
12,10 Gabriella Vigliar
A.E.Me.F - Roma -
Il mediatore: questo sconosciuto
12,30 Rosalia Grande
Scuola di Counseling Dinamico Esistenziale - Ass. “il Divenire” - Roma -
Il Counseling e l’arte di “Vivere Bene”
12,50 Dibattito
13,00 Pausa Pranzo
15,00 Ripresa Lavori
15,00 Franco Nanetti
Scuola AIPAC - Pesaro -
L’identita del counselor, nuovi paradigmi prospettivi di intervento
15,20 Manuela Olia
Scuola SICIS (Società Italiana di Counseling ad Indirizzo Sistemico) -Torino-,
Il Counseling nei servizi alla persona:una esperienza territoriale
15,40 Giovanna Borrello
Scuola Metis Counseling Filosofico – Napoli-
La filosofia come esercizio e il counseling filosofico
16,00 Pausa
16,40 Eugenio Giommi
Soc. Italiana di Biosistemica - Roma-
Contratti impliciti ed espliciti nella relazione di counseling
17,00 Francesco Colombo
Scuola DELPHI Centro Ricerche di Psicologia Analitica – Genova -
Esperienze lavorative in Liguria, dopo praticamente 10 corsi di formazione in
Counseling: limiti e sbocchi professionali.
17,20 Rudy Russo
Scuola ADSUM - Lecce -
Associazionismo e counseling: fare sistema
17,40 Dibattito
Ore 18,15 Termine dei lavori
La S.I.Co. in questa occasione vuole partecipare con quanti più soci possibile a questa giornata eccezionale e farne seguire poi un’altra di convegno. Vi invitiamo ad essere presenti in modo unanime e fattivo.
Dobbiamo dimostrare quale enorme quantità di cittadini ruota intorno ad un professionista.
La partecipazione al congresso sarà di € 150 dal 16/09/2010.
Ogni persona pagante potrà portare un ospite che non sia socio S.I.Co.
Inoltre data l’importanza della presenza di persone che ruotano intorno al counseling ogni socio pagante può acquistare dei passy per persone di sua conoscenza (sempre non soci S.I.Co.) a € 15 a persona inviando la quota relativa e i nominativi delle persone.
Le quote di partecipazione andranno versate tramite c/c postale n° 756007 intestato alla S.I.Co. con causale “Partecipazione convegno S.I.Co. 2010”.
Gli interessati dovranno compilare la scheda di “PRENOTAZIONE” in ogni sua parte ed inviarla alla S.I.Co. con la fotocopia del versamento effettuato, esclusivamente via posta ordinaria.
Il “Certificato di partecipazione” sarà rilasciato esclusivamente ai partecipanti paganti.
Su richiesta saranno rilasciati “certificati di presenza”.
CAP (Crediti di Aggiornamento Professionale) S.I.Co.
Per gli iscritti al Registro Italiano dei Counselor della S.I.Co., la partecipazione al congresso dà diritto a 25 crediti = CAP 25.
Le certificazioni saranno spedite dopo la verifica delle presenze.
Luciana Reginato Psicologs e Supervisor Counselor
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lunedì 27 settembre 2010
lunedì 6 aprile 2009
L' altro e il rispetto dell'alterita'
Le opere principali di Levinas
L'essere come prevaricazione
Al centro dell'impianto filosofico di Levinas c'è l'affermazione che l'essere concepito dalla tradizione ontologica occidentale, l'essere che è totalità e riempie ogni spazio possibile poiché resta immutabile e eternamente fermo (l'essere parmenideo, per intenderci) è prevaricazione sulle differenze. Questo essere che riempe ogni spazio, oltre il quale non sembra possibile andare, è all'origine della negazione dell'Altro, la negazione di ogni possibilità diversa da sé. Ma è proprio nella negazione di ogni possibile differenza e alterità, dice Levinas, che risiede l'origine del senso del male in quanto sopraffazione, egoismo e violenza.
Dunque la radice della violenza e del male negli uomini proviene per Levinas dal pensiero dell'immutabilità dell'essere, caratteristica che impedisce all'alterità di manifestarsi entro la sua natura. In questo senso dell'essere vi è racchiusa l'ingiustizia dell'immutabile che impedisce alle differenze di mostrarsi per ciò che sono.
L'essere secondo la definizione greco-parmenidea è un concetto neutro, generale, a-personale. In questo senso dell'essere vi è racchiusa la pretesa di poter definire e raccogliere sotto un unico genere tutta la gamma di differenze che si manifestano, assoggettandole ad un'unica legge razionale. Ma l'essere che veramente ha un senso non è questo essere generale e a-personale, ma l'esserci concreto dell'uomo e delle cose (analogie con il pensiero di Heidegger). Ecco dunque che l'essere delle cose non è una categoria generale e omnicomprensiva ma è l'esistenza stessa degli esseri diversi, isolati l'uno dall'altro. La caratteristica propria degli esseri è la loro differenza e la loro distinzione gli uni dagli altri.
Il vero senso dell'essere è allora per Levinas la differenza irriducibile che sussiste tra i diversi esseri presenti nel mondo. L'essere come totalità che unisce le diversità sotto la sua unica essenza è privo di senso, in realtà esiste una molteplicità di "esserci" (nell'accezione heideggeriana), di uomini e cose esistenti individualmente e separatamente. Dice Levinas: "Tra esseri ci si può scambiare tutto tranne l'esistere". L'esistenza degli uomini e delle cose è distinta, dai rapporti che intercorrono tra i diversi esseri isolati l'uno dall'altro nasce l'esperienza della vita.
L'etica dell'Altro da sé
Da questo preambolo ontologico Levinas fa derivare i fondamenti di una nuova etica. Se la caratteristica saliente dell'essere della tradizione filosofica è quella di negare l'alterità (negare la differenza irriducibile tra ente e altro ente), allora l'etica umana può ora finalmente muovere da orizzonti rinnovati rivolgendosi al rispetto dell'alterità di ogni essente e non già al conformarsi a un fondamento unico e immutabile (Levinas chiama questo atteggiamento ossessione dell'essere).
Prendendo coscienza che gli altri individui sono qualcosa di totalmente altro rispetto al nostro essere possiamo definire il senso di una nuova etica: io non posso assimilare l'Altro a me, l'Altro (ovvero l'individuo diverso e distinto da me) è inaccessibile al mio sentire, perché io non sento e non vivo la sua vita. L'Altro rimane allora sempre distinto dal mio essere, rimane qualcosa di inaccessibile e misterioso che si svela solamente attraverso la comunicazione interpersonale.
Nella vita quotidiana l'uomo pensa secondo le categorie dell'essere omnicomprensivo, pensa come se comprendesse veramente ciò che vive l'Altro, ma questo non è possibile. L'essenza vera dell'uomo è quella dell'isolamento dagli altri esseri.
Levinas afferma dunque che l'etica dell'Altro da sé muove dalla consapevolezza che ogni individualità deve rispettare la differenza dell'altro, differenza che è mistero incommensurabile, in quanto nulla possiamo sapere degli altri. Ciò che crediamo di sapere degli altri è solo una nostra immagine degli altri, in realtà gli altri sono inaccessibili alla nostra vera conoscenza.
Nulla può condurre il mio io ad abbracciare veramente l'altro essere, nemmeno l'amore inteso come volontà di fondersi con l'altro. In realtà l'uomo può solo tendere verso l'altro, riconoscendo la differenza infinita che sussiste tra essere ed essere.
Dunque pensare a una essenza che accomuna tutti gli uomini nasconde la radice della violenza: in questo senso delle cose l'uomo crede realmente di poter possedere una parte dell'altro in quanto vi è in comune qualcosa di essenziale. In realtà, spiega Levinas, non vi è essenza che possa unire i singoli essenti isolati l'uno dall'altro, per cui l'etica che deve guidare i rapporti tra gli uomini si fonda necessariamente sul riconoscimento di questa differenza incommensurabile tra gli enti e sulla responsabilità che ogni singolo uomo contrae verso il mistero inaccessibile dell'Altro (il mistero costituito dagli altri individui, inaccessibili alla nostra vera conoscenza).
Il desiderio di infinito
In questa visione filosofica dove si pone la figura del divino? Levinas è un filosofo ebreo che ha studiato e commentato il Talmud, ponendosi in una prospettiva quasi teologica. Rimanendo influenzato dal clima culturale della tradizione ebraica, Levinas afferma che la fede in Dio è il desiderio mai appagato di infinito. Il divino non si mostra, è silente anche davanti alla tragedia (Levinas ha vissuto l'epoca dell'olocausto), tuttavia vi è una traccia del divino nel desiderio di Dio, il desiderio dell'infinito, dell'assolutamente Altro inaccessibile all'essere individuale dell'uomo.
"Nessun viaggio, nessun cambiamento di clima o di sfondo" - così egli scrive nella maggiore delle sue opere, Totalità e infinito - sarebbero in grado di soddisfare il "Desiderio". Dio è "assolutamente scomparso, assolutamente passato", un passato assolutamente immemorabile, le cui "tracce", nelle quali soltanto l'uomo può imbattersi, sono unicamente quelle di un misterioso viandante che ha voluto cancellare le proprie tracce e che quindi "non ha voluto dire e non ha voluto fare nulla con le tracce che lascia". (E. Severino, La legna e la cenere). (questi temi saranno importanti per lo sviluppo del pensiero di Derrida, soprattutto per i concetti di differànce e di traccia dell'essere).
Dunque Dio è il Desiderabile, pur non mostrandosi all'uomo Egli è l'oggetto del suo desiderio. Ma questo desiderio non si fonda su una vana volontà di desiderare, il desiderio viene suscitato dal Desiderabile, ovvero il moto dell'animo che porta l'uomo a desiderare l'infinito altro da sé è suscitato al fondo dalla presenza del divino, che è assolutamente altro rispetto all'uomo. Dio esiste, ma non si mostra, e pur non mostrandosi suscita il desiderio di Sé negli uomini (la fede).
Solo attuando questo moto dell'animo, solo desiderando l'infinito altro da sé, l'uomo può spezzare la catena dell'essere come totalità. Entro questo senso prevaricante l'uomo è costretto a ritornare entro l'essere, a non riconoscere la diversità e la differenza irriducibile. Ma quando l'uomo finalmente comprende la verità della differenza ontologica di ciascun ente dall'altro (e la verità suprema che si compie nella diversità assoluta del divino rispetto all'uomo), allora l'uomo è in grado di porsi in viaggio verso l'infinito, in un moto che mai si esaurisce verso la presenza infinitamente distante ma infinitamente desiderata di Dio.
A presto Luciana
L'essere come prevaricazione
Al centro dell'impianto filosofico di Levinas c'è l'affermazione che l'essere concepito dalla tradizione ontologica occidentale, l'essere che è totalità e riempie ogni spazio possibile poiché resta immutabile e eternamente fermo (l'essere parmenideo, per intenderci) è prevaricazione sulle differenze. Questo essere che riempe ogni spazio, oltre il quale non sembra possibile andare, è all'origine della negazione dell'Altro, la negazione di ogni possibilità diversa da sé. Ma è proprio nella negazione di ogni possibile differenza e alterità, dice Levinas, che risiede l'origine del senso del male in quanto sopraffazione, egoismo e violenza.
Dunque la radice della violenza e del male negli uomini proviene per Levinas dal pensiero dell'immutabilità dell'essere, caratteristica che impedisce all'alterità di manifestarsi entro la sua natura. In questo senso dell'essere vi è racchiusa l'ingiustizia dell'immutabile che impedisce alle differenze di mostrarsi per ciò che sono.
L'essere secondo la definizione greco-parmenidea è un concetto neutro, generale, a-personale. In questo senso dell'essere vi è racchiusa la pretesa di poter definire e raccogliere sotto un unico genere tutta la gamma di differenze che si manifestano, assoggettandole ad un'unica legge razionale. Ma l'essere che veramente ha un senso non è questo essere generale e a-personale, ma l'esserci concreto dell'uomo e delle cose (analogie con il pensiero di Heidegger). Ecco dunque che l'essere delle cose non è una categoria generale e omnicomprensiva ma è l'esistenza stessa degli esseri diversi, isolati l'uno dall'altro. La caratteristica propria degli esseri è la loro differenza e la loro distinzione gli uni dagli altri.
Il vero senso dell'essere è allora per Levinas la differenza irriducibile che sussiste tra i diversi esseri presenti nel mondo. L'essere come totalità che unisce le diversità sotto la sua unica essenza è privo di senso, in realtà esiste una molteplicità di "esserci" (nell'accezione heideggeriana), di uomini e cose esistenti individualmente e separatamente. Dice Levinas: "Tra esseri ci si può scambiare tutto tranne l'esistere". L'esistenza degli uomini e delle cose è distinta, dai rapporti che intercorrono tra i diversi esseri isolati l'uno dall'altro nasce l'esperienza della vita.
L'etica dell'Altro da sé
Da questo preambolo ontologico Levinas fa derivare i fondamenti di una nuova etica. Se la caratteristica saliente dell'essere della tradizione filosofica è quella di negare l'alterità (negare la differenza irriducibile tra ente e altro ente), allora l'etica umana può ora finalmente muovere da orizzonti rinnovati rivolgendosi al rispetto dell'alterità di ogni essente e non già al conformarsi a un fondamento unico e immutabile (Levinas chiama questo atteggiamento ossessione dell'essere).
Prendendo coscienza che gli altri individui sono qualcosa di totalmente altro rispetto al nostro essere possiamo definire il senso di una nuova etica: io non posso assimilare l'Altro a me, l'Altro (ovvero l'individuo diverso e distinto da me) è inaccessibile al mio sentire, perché io non sento e non vivo la sua vita. L'Altro rimane allora sempre distinto dal mio essere, rimane qualcosa di inaccessibile e misterioso che si svela solamente attraverso la comunicazione interpersonale.
Nella vita quotidiana l'uomo pensa secondo le categorie dell'essere omnicomprensivo, pensa come se comprendesse veramente ciò che vive l'Altro, ma questo non è possibile. L'essenza vera dell'uomo è quella dell'isolamento dagli altri esseri.
Levinas afferma dunque che l'etica dell'Altro da sé muove dalla consapevolezza che ogni individualità deve rispettare la differenza dell'altro, differenza che è mistero incommensurabile, in quanto nulla possiamo sapere degli altri. Ciò che crediamo di sapere degli altri è solo una nostra immagine degli altri, in realtà gli altri sono inaccessibili alla nostra vera conoscenza.
Nulla può condurre il mio io ad abbracciare veramente l'altro essere, nemmeno l'amore inteso come volontà di fondersi con l'altro. In realtà l'uomo può solo tendere verso l'altro, riconoscendo la differenza infinita che sussiste tra essere ed essere.
Dunque pensare a una essenza che accomuna tutti gli uomini nasconde la radice della violenza: in questo senso delle cose l'uomo crede realmente di poter possedere una parte dell'altro in quanto vi è in comune qualcosa di essenziale. In realtà, spiega Levinas, non vi è essenza che possa unire i singoli essenti isolati l'uno dall'altro, per cui l'etica che deve guidare i rapporti tra gli uomini si fonda necessariamente sul riconoscimento di questa differenza incommensurabile tra gli enti e sulla responsabilità che ogni singolo uomo contrae verso il mistero inaccessibile dell'Altro (il mistero costituito dagli altri individui, inaccessibili alla nostra vera conoscenza).
Il desiderio di infinito
In questa visione filosofica dove si pone la figura del divino? Levinas è un filosofo ebreo che ha studiato e commentato il Talmud, ponendosi in una prospettiva quasi teologica. Rimanendo influenzato dal clima culturale della tradizione ebraica, Levinas afferma che la fede in Dio è il desiderio mai appagato di infinito. Il divino non si mostra, è silente anche davanti alla tragedia (Levinas ha vissuto l'epoca dell'olocausto), tuttavia vi è una traccia del divino nel desiderio di Dio, il desiderio dell'infinito, dell'assolutamente Altro inaccessibile all'essere individuale dell'uomo.
"Nessun viaggio, nessun cambiamento di clima o di sfondo" - così egli scrive nella maggiore delle sue opere, Totalità e infinito - sarebbero in grado di soddisfare il "Desiderio". Dio è "assolutamente scomparso, assolutamente passato", un passato assolutamente immemorabile, le cui "tracce", nelle quali soltanto l'uomo può imbattersi, sono unicamente quelle di un misterioso viandante che ha voluto cancellare le proprie tracce e che quindi "non ha voluto dire e non ha voluto fare nulla con le tracce che lascia". (E. Severino, La legna e la cenere). (questi temi saranno importanti per lo sviluppo del pensiero di Derrida, soprattutto per i concetti di differànce e di traccia dell'essere).
Dunque Dio è il Desiderabile, pur non mostrandosi all'uomo Egli è l'oggetto del suo desiderio. Ma questo desiderio non si fonda su una vana volontà di desiderare, il desiderio viene suscitato dal Desiderabile, ovvero il moto dell'animo che porta l'uomo a desiderare l'infinito altro da sé è suscitato al fondo dalla presenza del divino, che è assolutamente altro rispetto all'uomo. Dio esiste, ma non si mostra, e pur non mostrandosi suscita il desiderio di Sé negli uomini (la fede).
Solo attuando questo moto dell'animo, solo desiderando l'infinito altro da sé, l'uomo può spezzare la catena dell'essere come totalità. Entro questo senso prevaricante l'uomo è costretto a ritornare entro l'essere, a non riconoscere la diversità e la differenza irriducibile. Ma quando l'uomo finalmente comprende la verità della differenza ontologica di ciascun ente dall'altro (e la verità suprema che si compie nella diversità assoluta del divino rispetto all'uomo), allora l'uomo è in grado di porsi in viaggio verso l'infinito, in un moto che mai si esaurisce verso la presenza infinitamente distante ma infinitamente desiderata di Dio.
A presto Luciana
martedì 24 febbraio 2009
Nichilismo

“ Ho fame di senso ! ”
Che cosa dà soddisfazione e gioia alla tua voglia di vivere?
Depressione, ansia e angoscia sono la sofferenza dell’anima che non trova il suo significato” C. G. Yung.
“La cosa che mi fa più paura è la noia. È una brutta bestia che ti divora dentro. Alcuni di noi preferiscono la fuga nevrotica nello sport, nella musica, nella velocità, nello sballo, … altri preferiscono morire piuttosto che annoiarsi…” M. C. . Abbiamo bisogno di interessi sani che ci strappino dagli impulsi aggressivi radicati nel vuoto esistenziale.
<> E. Fromm, “Avere o essere?”.
La vita piatta senza stimoli culturali, lo sbadiglio, la noia, il vuoto esistenziale, producono impulsi aggressivi e distruttivi, sessualità disturbata, anarchia dei sentimenti, sfoghi negativi degli istinti. La violenza è una forma di amore degradato: quando una persona non riesce a costruire positivamente la voglia di vivere questa si volge nel suo opposto. L’amore costruttivo di sé (biofilia) cambia nel suo opposto: odio distruttivo di sé (necrofilia). Odio è amore al rovescio. Violenza è amore degradato.
L’angoscia esistenziale ha un carattere diverso dalla sofferenza fisica e psichica; per essa il medico non ha farmaci; ti senti colpito dal brivido del vuoto, dalla ambiguità di valori falsi, di sicurezze malate, di resistenze alienanti; non vuoi rassegnarti all’appiattimento, alla mancan-za di senso, alla morte psicologica. Angoscia è invocazione di senso. (Eric Fromm).
L’uomo può ammalarsi di tre tipi di malattie, l’animale di due. Comune all’uomo e all’animale è una malattia fisica, come un mal di denti, o una malattia psichica, come la paura. L’uomo può ammalarsi di un’altra malattia che nasce dalla mente, come l’angoscia. Tutti abbiamo visto dei cani impauriti, ma non angosciati. Solo l’uomo può provare angoscia quando non riesce ad affezionarsi alla vita. Può sentirsi zingaro sperduto e vagabondo su un pianeta indifferente al suo destino (Jacques Monod). Allora l’uomo si disaffeziona alla vita fino a dire “Mondo fermati, io scendo!”.
“Chi sono io che nasco quando non so e muoio quando non voglio?”, “Che senso ha vivere?”
Queste domande non si pongono a livello fisico e psichico ma a livello spirituale.
Al tempo di Freud il grande problema era quello sessuale; al tempo di Adler quello della “volontà di potenza”, oscillante tra il complesso di inferiorità e quello di superiorità. Oggi il grande proble-ma è quello dell’assurdità o meno della vita. Victor Frankl parla di malattie noogene, cioè generate dalla mente; esse vengono guarite dalla logoterapia, cioè illuminando la mente con parole belle.
Nel costume di oggi c’è la tendenza a rimuovere il vuoto esistenziale buttandosi negli impegni, nel divertimento fino a stordirsi; c’è la tendenza a fuggire nell’alcool, nella droga, nella sessualità disordinata, … .
Solo l’uomo si può ammalare di ansia, quando si oscura il senso della vita.
L’uomo ha più bisogno di senso che di pane. Chi ha motivi per vivere… vive; chi è demotivato si lascia andare, si deprime, diventa biologicamente meno vitale.
Quali sono le tue strategie per affezionarti alla vita?
Racconta esperienze di pienezza (peak-esperiences di A. Maslow) della tua storia personale.
Articolo tratto da scuola del villaggio
A presto Luciana
Che cosa dà soddisfazione e gioia alla tua voglia di vivere?
Depressione, ansia e angoscia sono la sofferenza dell’anima che non trova il suo significato” C. G. Yung.
“La cosa che mi fa più paura è la noia. È una brutta bestia che ti divora dentro. Alcuni di noi preferiscono la fuga nevrotica nello sport, nella musica, nella velocità, nello sballo, … altri preferiscono morire piuttosto che annoiarsi…” M. C. . Abbiamo bisogno di interessi sani che ci strappino dagli impulsi aggressivi radicati nel vuoto esistenziale.
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La vita piatta senza stimoli culturali, lo sbadiglio, la noia, il vuoto esistenziale, producono impulsi aggressivi e distruttivi, sessualità disturbata, anarchia dei sentimenti, sfoghi negativi degli istinti. La violenza è una forma di amore degradato: quando una persona non riesce a costruire positivamente la voglia di vivere questa si volge nel suo opposto. L’amore costruttivo di sé (biofilia) cambia nel suo opposto: odio distruttivo di sé (necrofilia). Odio è amore al rovescio. Violenza è amore degradato.
L’angoscia esistenziale ha un carattere diverso dalla sofferenza fisica e psichica; per essa il medico non ha farmaci; ti senti colpito dal brivido del vuoto, dalla ambiguità di valori falsi, di sicurezze malate, di resistenze alienanti; non vuoi rassegnarti all’appiattimento, alla mancan-za di senso, alla morte psicologica. Angoscia è invocazione di senso. (Eric Fromm).
L’uomo può ammalarsi di tre tipi di malattie, l’animale di due. Comune all’uomo e all’animale è una malattia fisica, come un mal di denti, o una malattia psichica, come la paura. L’uomo può ammalarsi di un’altra malattia che nasce dalla mente, come l’angoscia. Tutti abbiamo visto dei cani impauriti, ma non angosciati. Solo l’uomo può provare angoscia quando non riesce ad affezionarsi alla vita. Può sentirsi zingaro sperduto e vagabondo su un pianeta indifferente al suo destino (Jacques Monod). Allora l’uomo si disaffeziona alla vita fino a dire “Mondo fermati, io scendo!”.
“Chi sono io che nasco quando non so e muoio quando non voglio?”, “Che senso ha vivere?”
Queste domande non si pongono a livello fisico e psichico ma a livello spirituale.
Al tempo di Freud il grande problema era quello sessuale; al tempo di Adler quello della “volontà di potenza”, oscillante tra il complesso di inferiorità e quello di superiorità. Oggi il grande proble-ma è quello dell’assurdità o meno della vita. Victor Frankl parla di malattie noogene, cioè generate dalla mente; esse vengono guarite dalla logoterapia, cioè illuminando la mente con parole belle.
Nel costume di oggi c’è la tendenza a rimuovere il vuoto esistenziale buttandosi negli impegni, nel divertimento fino a stordirsi; c’è la tendenza a fuggire nell’alcool, nella droga, nella sessualità disordinata, … .
Solo l’uomo si può ammalare di ansia, quando si oscura il senso della vita.
L’uomo ha più bisogno di senso che di pane. Chi ha motivi per vivere… vive; chi è demotivato si lascia andare, si deprime, diventa biologicamente meno vitale.
Quali sono le tue strategie per affezionarti alla vita?
Racconta esperienze di pienezza (peak-esperiences di A. Maslow) della tua storia personale.
Articolo tratto da scuola del villaggio
A presto Luciana
domenica 22 febbraio 2009
Quanti incontri per amore della stessa passione
Ti invito a visitare il blog della mia amica Gabriella Costa,
ci siamo conosciute attraverso Facebook, e abbiamo
scopero di essere entrambe impegnate nella nuova
professione di counseling. Lei e' professionista,
mentre io ancora sto studiando, mi avvicino al
cuore della nuova attivita' , che amo moltissimo,
attraverso il tirocinio.
Ti do un assaggio del suo ultimissimo articolo
molto bello : Sulla felicita'..felicita' d'infanzia
Come un ricordo di felicità: un grande giardino,
il cielo blu con le sue nuvole che passano, grida
e giochi di bambini, grandi fiori, una mamma
che sorveglia da lontano.... luci, rumori, odori
particolari.Un bambino se ne sta di fronte alla
natura che si apre davanti a lui.
Più indietro la sagoma rassicurante della casa
e due figure familiari quella della madre e di
un altro bimbo. Davanti gli si apre la strada,
che l’attira con tale forza che esita per un istante,
prima di lanciarsi.... è perfettamente felice,
e il tempo per lui si è fermato, sta assaporando
questo istante di perfetto equilibrio tra noto e ignoto...
immobilità e movimento... ha la sensazione di un
futuro senza limiti, l’intuizione che ci sarà, ancora
e sempre, un infinito di felicità da vivere....
Tra le righe, tu puoi ri-trovare te stesso,
quali icordi hai della tua infanzia,
a me viene in mente un giardino, tanto amore intorno
giochi corse spensierate, giochi fantastici avventure elettrizzanti...
Vuoi raccontarti..dai coraggio...
A presto Luciana
ci siamo conosciute attraverso Facebook, e abbiamo
scopero di essere entrambe impegnate nella nuova
professione di counseling. Lei e' professionista,
mentre io ancora sto studiando, mi avvicino al
cuore della nuova attivita' , che amo moltissimo,
attraverso il tirocinio.
Ti do un assaggio del suo ultimissimo articolo
molto bello : Sulla felicita'..felicita' d'infanzia
Come un ricordo di felicità: un grande giardino,
il cielo blu con le sue nuvole che passano, grida
e giochi di bambini, grandi fiori, una mamma
che sorveglia da lontano.... luci, rumori, odori
particolari.Un bambino se ne sta di fronte alla
natura che si apre davanti a lui.
Più indietro la sagoma rassicurante della casa
e due figure familiari quella della madre e di
un altro bimbo. Davanti gli si apre la strada,
che l’attira con tale forza che esita per un istante,
prima di lanciarsi.... è perfettamente felice,
e il tempo per lui si è fermato, sta assaporando
questo istante di perfetto equilibrio tra noto e ignoto...
immobilità e movimento... ha la sensazione di un
futuro senza limiti, l’intuizione che ci sarà, ancora
e sempre, un infinito di felicità da vivere....
Tra le righe, tu puoi ri-trovare te stesso,
quali icordi hai della tua infanzia,
a me viene in mente un giardino, tanto amore intorno
giochi corse spensierate, giochi fantastici avventure elettrizzanti...
Vuoi raccontarti..dai coraggio...
A presto Luciana
giovedì 19 febbraio 2009
OSCAR WILDE
IL TESTO DELLA LETTERA DI OSCAR WILDE
Questo è il testo della lettera scritta da Oscar Wilde il 29 aprile 1895 dal carcere di Holloway a Lord Alfred Douglas, recitata al Festival da Roberto Benigni:
"Mio carissimo ragazzo,questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelici-tà e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.
Poiché la speranza, anzi, la cer-tezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e
l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo con-tinuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te.
Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mai niente.
Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo),
quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana.
Non esporti all'Inghilterra per nessuna ragione al mondo.
Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata,
ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita
sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe
ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita.
Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tra-gedia, è perchè la natura
di quell' amore non è stata com-presa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Cre-do sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza.
Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato.
Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire,voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato.
Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami!
aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti,
devotamente il tuo, con un amore immortale"
Oscar Wilde
A presto Luciana
Questo è il testo della lettera scritta da Oscar Wilde il 29 aprile 1895 dal carcere di Holloway a Lord Alfred Douglas, recitata al Festival da Roberto Benigni:
"Mio carissimo ragazzo,questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelici-tà e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.
Poiché la speranza, anzi, la cer-tezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e
l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo con-tinuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te.
Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mai niente.
Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo),
quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana.
Non esporti all'Inghilterra per nessuna ragione al mondo.
Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata,
ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita
sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe
ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita.
Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tra-gedia, è perchè la natura
di quell' amore non è stata com-presa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Cre-do sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza.
Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato.
Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire,voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato.
Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami!
aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti,
devotamente il tuo, con un amore immortale"
Oscar Wilde
A presto Luciana
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