domenica 11 gennaio 2009

Amicizia filastrocca poesia

Amicizia

E un ragazzo disse: Parlaci dell'Amicizia...
E lui rispose dicendo:

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.

È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione,
né abbiate paura di contraddirlo.

E quando tace, il vostro cuore non smetta
di ascoltare il suo cuore.

Nell'amicizia ogni pensiero,ogni desiderio,
ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dall'amico, non rattristatevi.
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura.

E non vi sia nell'amicizia altro scopo
che l'approfondimento dello spirito.

Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi
lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.

Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno,
ma non il vostro vuoto.

E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e siristora.

[da: " Il Profeta" di Gibran Kalil Gibran]


L'amicia e' il sale, che da sapore ,
il sole , rischiara il cammino,
l'amicizia e' condivisione di gioie e momenti piu' tristi,
l'amicizia e' amare amarsi, dono speranza ,
amicizia ti lascia libero di chiedere , di andare e tornare,
non giudica , ma offre.

vuoi continuare Tu? .........


Luciana

lunedì 5 gennaio 2009

Sereno 2009

Scrivo questo augurio di tolleranza e di pace, che mi e' stato inviato dal carissimo prof. Mirabella, per poterlo condividere con voi tutti,
“Il mio vecchio cane Tom è pieno di artrosi.
Gli massaggio le spalle…lui ricambia…con lo sguardo dolcemente grato…

E ogni volta, alla fine del massaggio, le mie spalle sempre contratte sono un po’ più sciolte…
Tu vedi qualcuno che ha due occhi, un naso, una bocca come la tua…antropomorfizzato dal tuo
amore…
Senti quello che sente lui, o quasi…

Come fargli del bene mi fa star bene, fargli del male mi fa star male…
Ogni volta…l’urto del male investe anche noi…

Disarmarsi…non è poi così difficile… spalancando il suo cuore all’unisono con il tuo…
Tanta felicità per la luce che ritorna.”

venerdì 2 gennaio 2009

“Tutti i grandi sono stati bambini”

Ho trovato questo interessante articolo, ci sara' una commedia ispirata dal libro "Il piccolo principe" verra' proposta il sei gennaio a Modena.

Tutti i grandi sono stati bambini”: un gruppo di orfani a teatro
(Milano) Si intitola “Tutti i grandi sono stati bambini” lo spettacolo teatrale che vede protagonisti un gruppo di trenta bambini e adolescenti provenienti dagli orfanotrofi di Bosnia Erzegovina e Albania.Lo spettacolo, liberamente tratto dal “Piccolo Principe” di Antoine Saint’Exupery, debutta in Italia il 6 gennaio 2009 a Modena e verrà ospitata da altre cinque città dell’Emilia Romagna nei prossimi mesi.

Il progetto si inserisce nella cornice delle azioni dell’Accordo di Programma Quadro per la Cooperazione nei Balcani, promosso dalla Regione Emilia Romagna e da una rete di circa quindici Comuni e Province della Regione. L’intento è quello di intrecciare l’obiettivo di produzione di performance artistiche a obiettivi con scopo sociale, tra cui: fare emergere l’espressività e creatività personale degli adolescenti orfani coinvolti nel progetto;

utilizzare i laboratori di preparazione allo spettacolo come strumenti attraverso cui far emergere il vissuto quotidiano dei ragazzi e come spazio aperto per raccontarsi; favorire l’integrazione del gruppo di bambini e di adolescenti, promuovendo atteggiamenti di accettazione dell’altro, cooperazione e integrazione; sviluppare, infine, capacità di relazione, confronto, condivisione di esperienze tra ragazzi appartenenti ad etnie, religioni, stati diversi, favorendo in tal modo percorsi interculturali di convivenza e cooperazione.

Per ulteriori informazioni contattare: Comune di Forlì - Unità Politiche Pari Opportunità, telefono 0543/712911.

Auguro a tutti " FELICISSIMO 2009 "

A presto Luciana

mercoledì 17 dicembre 2008

Yoga Sutra di Patanjali


Yoga Sutra di Patanjali

Vi troviamo 196 proposizioni, tutto quello che si dice riguardo allo Yoga sutra Patanjali. Yog, che vuol dire giogo, con-yungere, con-iugale, sono parole che derivano dallo sanscrito. Come prima parola si trova : “Cos’e’ Yoga?” yoga e’ cit vrit miroda => cit= pensiero, brit=movimento, niroga= ferma il movimento della mente.

Questa e’ una perla che l’india da alla cultura universale, e va capita nella semplicita’, cosi’ ci viene da pensare , anche io sono d’accordo con queste cose.
Ma usare la parola meditazione, gia’ e’ confessionalizzare la parola occidentale, che non si accorda con l’oriente.

un grande interesse ora, a questa parola, perche’ ci stiamo accorgendo, che nelle difficolta’ psicologiche, quando c’e’ qualche problema di disagio mentale, subito inventano medicine modificando la chimica del corpo, e creando dei grandi problemi.

Quando invece con la potente medicina che si chiama MEDITAZIONE, potresti tornare ad avere equilibrio mentale.
MEDITARE => e’ una parola occidentale, che e’ una forma intensiva del verbo mediare, cioe’ adopera mezzi per immaginare pensieri; oppure Imedium-ire andare in mezzo.
Invece gli orientali intendono SII CONSAPEVOLE, di essere qui, di respirare, gli occhi che si muovono, le mani.

La consapevolezza significa, essere presente al presente. Allora, cit-brit-niroda quando sei confuso indaffarato tra ragnatele di parole che ti aggrovigliano la mente , posso dire : mi siedo sulle sponde del Gange, coi cinque sensi mi immagino di vedere l’acqua che scorre, di sentire lo sciacquio delle acque, di toccare l’acqua, attraverso le immagini mentali, e ti devi mobilitare per creare presente.

Allora, quando si parla di meditare, intendete che una parola occidentale che non si accorda con l’oriente, piuttosto dici facciamo yog/yoga. Come il giogo dei buoi , lo yoga, e’ la stessa parola : vuol dire che tu mobiliti energie dormienti, oppure disperse, e le adoperi per uno scopo costruttivo, come le sponde che danno vigore al fiume in modo che diventi produttivo, canalizzare le energie.

Ti stavo dicendo, come la prima parola di questo libretto, che e’ una grande educazione del carattere comincia proprio cosi: Cit vrit miroda, e in India, ogni attivita’ la cominci cosi’ , prima di tutto ferma i birilli, cioe’ calmati, porta la mente a casa, fatti pastore dei tuoi pensieri, e mettili a riposare. E qui puoi costruirti le famose immagini guida, per esempio il ciclista che appoggia la bicicletta sull’albero e si riposa.

Se desideri approfondire questo argomento clicca qui Yoga Sutra di Patanjali

Vai qui per scaricare il libro versione PDF Yoga Sutra di Patanjali


A presto Luciana

venerdì 5 dicembre 2008

Ascolta (Autore ignoto )

Oggi ho trovato negli archivi del mio computer questa, oserei dire preghiera non nel senso confessionale del termine, e' a dir poco coerente con la professione di Counseling.

Ascolta (Aut. ignoto)

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu inizi a darmi il tuo parere, non fai ciò che ti ho chiesto.

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu inizi a spiegarmi perchè non dovrei provare ciò che provo, calpesti la mia sensibilità.

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu pensi di doverti adoperare per risolvere il mio problema, mi hai frainteso per quanto strano possa sembrarti.

Ascolta! Chiedo soltanto di essere ascoltato. Non parlarmi, non agire...ascoltami soltanto. I consigli? Roba scadente. Con pochi soldi potrai trovarli su qualsiasi rotocalco. Io posso farcela da solo. Non sono indifeso. Avvilito si, forse anche esitante, ma non sono privo di risorse.

Quando fai per me ciò ch'io potrei fare da me, aggravi i miei timori e il mio senso di inadeguatezza. Ma quando semplicemente acccetti che io provo ciò che provo, per quanto assurdo possa sembrarti, allora posso smettere di convincere te e adoperarmi per capire cosa cova sotto questo mio sentimento irrazionale.

E quando finalmente colgo l'invisibile anche le risposte si palesano e non mi servono consigli. I sentimenti irrazionali acquistano significato quando si comprende ciò che nascondono.

Forse è per questo che la mia preghiera funziona a volte, con alcuni...perchè Dio è muto e non dà consigli. Non corregge. Lui (o Lei) ascolta soltanto e ti lascia fare il tuo lavoro per arrivare a comprendere da solo.

Dunque, ti prego, ascolta e senti ciò che dico e se anche tu vuoi parlarmi, lasciami finire. Aspetta, tra un attimo sarà il tuo turno e allora sarò io ad ascoltarti.


Bellissima !!


Luciana

giovedì 4 dicembre 2008

Il doppio legame

Ho trovato questo articolo su wikipédia, e mi sembra molto interessante, te lo voglio proporre, buona lettura.

Il doppio legame
(detto anche doppio vincolo, in originale: double bind)

è un concetto psicologico elaborato dall'antropologo e pensatore Gregory Bateson, e utilizzato in seguito da altri membri della cosiddetta scuola di Palo Alto.

Il doppio legame indica una situazione in cui, tra due individui uniti da una relazione emotivamente rilevante, la comunicazione dell'uno verso l'altro presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (quel che vien detto) e un ulteriore livello metacomunicativo (come possono essere i gesti, gli atteggiamenti, il tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente il messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli, che si contraddicono, accettare come valido, e nemmeno di far notare a livello esplicito l'incongruenza.

Come esempio Bateson riporta l'episodio della madre che, dopo un lungo periodo, rivede il figlio, ricoverato per disturbi mentali. Il figlio, in un gesto d'affetto, tenta di abbracciare la madre, la quale si irrigidisce; il figlio a questo punto si ritrae, al che la madre gli dice: "Non devi aver paura ad esprimere i tuoi sentimenti".

Nonostante a livello di comunicazione implicita (il gesto di irrigidimento) la madre esprima rifiuto per il gesto d'affetto del figlio, a livello di comunicazione esplicita (la frase detta in seguito), la madre nega di essere la responsabile dell'allontanamento, alludendo al fatto che il figlio si sia ritratto non perché intimorito dall'irrigidimento della madre, ma dai suoi stessi sentimenti; il figlio, colpevolizzato, si trova impossibilitato a rispondere.

Bateson, rifacendosi anche ai suoi studi sui livelli di apprendimento, ipotizza come possibile causa della schizofrenia l'esposizione cronica a situazioni di doppio legame in ambito familiare, in particolare nei rapporti con la madre.
Tale esposizione comporterebbe nello schizofrenico l'incapacità di saper valutare correttamente i legami tra comunicazione esplicita ed implicita adoperati dalle persone normali. Ad esempio, lo schizofrenico, posto di fronte a semplici domande quali "come stai oggi?", "cosa stai facendo?", non riuscirebbe ad accettarle come domande prive di doppi fini non contraddittori.

Oltre al doppio legame come situazione patogena, Bateson propone l'uso, in psicoterapia, di forme di doppio legame "positivo", in grado di sbloccare le situazioni di discomunicazione in cui lo schizofrenico precipita costantemente.

Luciana

lunedì 1 dicembre 2008

Abitare interi con sé

Abitare interi con sé

Scopri il disagio nascosto

Le due più frequenti forme di distorsione nel comunicare sono il gioco delle maschere e la proiezione, cioè la tendenza psicologica a proiettare fuori di te ciò che non ti piace e a rovesciare sull’altro il negativo che non sopporti dentro di te. Paradossalmente il nemico è ciò che non vuoi accettare dentro di te.

È un principio di sanità fisica, psichica e spirituale accettare le proprie ombre: memorie malate, limiti, peccati.

Schizofrenia: schizo = spezzo e frenos = cuore. È una esperienza esistenziale da capire e da guarire. È un meccanismo di difesa da situazioni insostenibili, senza uscita, dal doppio-legame, dal ruolo del capro espiatorio, dallo scacco.

Schizofrenico è chi ha il cuore spezzato, chi si isola da esperienze disturbanti, stressanti che provengono dal sistema-famiglia, dal sistema-società.

Scopri i mille trucchi, mille stratagemmi, anche inconsci, coi quali dentro di te dividi la parte buona da quella cattiva: tieni quella buona per te e getti quella cattiva addosso gli altri; costruisci il colpevole, il capro espiatorio, il nemico (Eva: “La colpa non è mia, è del serpente di turno”; Caino: “È colpa di Abele se non sono valorizzato”).

Scopri gli atteggiamenti stravaganti e le distorsioni bizzarre che hai creato per controllare i problemi ritenuti senza soluzione; ti proteggi dall’annientamento usando tutti i mezzi: proietti, introietti, scindi, rifiuti, rimuovi… .

Chissà che dal viaggio schizofrenico tu possa ritornare alla normalità rinnovato, con una sapienza più grande.

Come guarire? Donati tempo per rilassarti; diventa consapevole di quanto avviene dentro di te, con l’aiuto di una guida sapiente e di chi ha già superato quest’esperienza; evita la cerimonia di degradazione, la trafila burocratica, la perdita umiliante della tua libertà.

Schizofrenia era definita demenza precoce: una malattia lenta e insidiosa che riguardava in particolare i giovani. <> R. D. Laing – “La politica dell’esperienza”.

Nella vita normale tutti possiamo vivere piccole esperienze di schizofrenia. Ora sai come puoi gestirle.

Ti auguriamo di vivere il messaggio: “Scopri il disagio nascosto”!

Gli amici del Villaggio

piccolo principe counseling

giovedì 27 novembre 2008

Il sequestro dell'amigdala


Il sequestro dell'amigdala

Noi tutti abbiamo avuto a che fare con l’amara esperienza della perdita del controllo emozionale... Cercate di ricordarvene qualcuna e in modo particolare soffermatevi a quello che maggiormente è rimasta impressa nella vostra mente per la sua carica emotiva.

Nei nostri cuori soggiacciono ferite emozionali attive, che al minimo sussulto sismico (esperienze che la vita comporta) emergono con una forte carica emotiva paragonabile alla potenza di un vulcano in eruzione, provocando, il più delle volte, danni irreparabili a noi stessi e alle persone che più amiamo. Gli aspetti di un io bisbetico, irrequieto, insaziabile, volubile, capriccioso, offeso, timido, pauroso, frustrato, ribelle, testardo, sottomesso, aggressivo egocentrico, passionale, paragonabili al magma, al gas, ai vapori, allo zolfo e ai prodotti piroclastici di un vulcano, costituiscono uno stato latente o palese di situazioni molto pericolose endogene ed esogene della persona.

Perché? Come mai? Che cosa succede nella nostra mente? Dove avviene questo processo di reazione emozionale fuori dalla norma e che erroneamente cerchiamo di giustificare con accuse?

L’amigdala è un centro del sistema limbico del cervello. Il termine deriva dalla parola greca che significa mandorla. É un gruppo di strutture interconnesse, a forma appunto di mandorla, posto sopra il tronco cerebrale, vicino alla parte inferiore del sistema limbico.

Il sistema limbico è il punto centrale del sistema regolare endocrino, vegetativo e psichico; elabora stimoli provenienti dall’interno del corpo e dall’esterno. Descrive le strutture cerebrali che si trovano al confine tra l’ipotalamo e le strutture connesse, da un lato, la corteccia cerebrale dall’altro.

L’amigdala, ne abbiamo due, è specializzata nelle questioni emozionali. Se viene resecata dal resto del cervello, il risultato è una evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi, conseguentemente si diventa cechi affettivamente (cecità affettiva).

L’amigdala funzione come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi; la vita senza l’amigdala è un’esistenza spogliata di significato personale.

All’amigdala è legato qualcosa di più dell’affetto: tutte le passioni dipendono da essa. Le lacrime, un segnale emozionale esclusivo degli esseri umani, sono stimolate da essa. Asportando o resecandola negli animali, questi perdono ogni impulso a cooperare o a competere e non provano più rabbia o paura.
1. L’amigdala è un grilletto molto sensibile.

I segnali di entrata provenienti dagli organi di senso consentono all’amigdala di analizzare ogni esperienza andando, per così dire, a ‘caccia di guai’. É una sentinella psicologica che scandaglia ogni situazione e ogni percezione, sempre guidata da un unico interrogativo, il più primitivo: E’ qualcosa che odio? Qualcosa che mi ferisce? Qualcosa che temo? Se la risposta è affermativa - se in qualche modo la situazione profila un «Si» - l’amigdala scatta immediatamente, come un sorta di grilletto neurale e reagisce telegrafando un messaggio di crisi a tutte le parti del cervello.

Nell’architettura cerebrale, l’amigdala è come una di quelle centraline programmate per inviare chiamate di emergenze ai vigili del fuoco, alla polizia... ogni qualvolta il sistema di allarme istallato all’interno di un’abitazione o di una banca segnali un problema.

Quando scatta l’allarme della paura, ad esempio, l’amigdala invia messaggi di emergenza e tutte le parti principali del cervello; stimola la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. Altri segnali vengono dati per secernere piccole quantità di adrenalina, oppure al tronco cerebrale, facendo assumere al volto un’espressione spaventata, ecc. Simultaneamente, i sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di emergenza contingente.

Nell’architettura del cervello l’amigdala ha una posizione privilegiata in qualità di sentinella delle emozioni capace all’occorrenza di sequestrare il cervello.

Gli input sensoriali provenienti dall’occhio o dall’orecchio viaggiano dapprima diretti al talamo e poi servendosi di un circuito monosinaptico all’amigdala (esiste un fascio molto sottile di fibre nervose che vanno direttamente all’amigdala); un secondo segnale viene poi inviato dal talamo alla neocorteccia - il cervello pesante o pensante. Questa ramificazione permette all’amigdala di cominciare a rispondere prima della neocorteccia.

Quest’ultima, infatti, elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo davvero completo e di formulare infine una risposta, che risulta quindi molto più raffinata rispetto a quella dell’amigdala.
2. L’amigdala è specialista della memoria emozionale.

Le nostre emozioni hanno una mente che si occupa di loro e che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale.

L’ippocampo (parte del lobo temporale) - per lungo tempo considerato la struttura chiave del sistema limbico - è coinvolto nella registrazione e nella comprensione degli schemi percettivi più che non nelle reazioni emotive - come in un computer.

La principale funzione dell’ippocampo sta nel fornire un ricordo particolareggiato del contesto, vitale per il significato emozionale; è l’ippocampo che riconosce il diverso significato, tanto per fare un esempio, di un orso visto allo zoo o nel cortile di casa.

Mentre l’ippocampo ricorda i fatti nudi e crudi, l’amigdala ne trattiene, per cosi dire, il sapore emozionale. Ad esempio: nel caso in cui avessimo fatto un sorpasso rischioso tale da creare un certa paura, l’amigdala, da quel momento in poi, ogni qualvolta che, in qualche modo, ci si ritrova in circostanze simili, ci fa sentire ansiosi. L’ippocampo è fondamentale per riconoscere in un volto quello di tua cugina. Ma è l’amigdala ad aggiungere che ti è proprio antipatica.
3. Meccanismi di allarme neurale e associazioni

In quanto archivio della memoria emozionale, l’amigdala analizza l’esperienza corrente, confrontando ciò che sta accadendo nel presente con quanto già accaduto nel passato. Il suo metodo di confronto è associativo: quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l’amigdala lo identifica come una associazione.

Ecco perché questo circuito è, per cosi dire, sciatto: agisce prima di avere una piena conferma. Ci comanda precipitosamente di reagire ad una situazione presente secondo modalità fissate molto tempo fa, con pensieri, emozioni e reazioni apprese fissate in risposta ad eventi forse solo vagamente analoghi - e tuttavia abbastanza simili da metterla in allarme.

Perché essa dichiari lo stato di emergenza basta solo che pochissimi elementi della situazione presente ricordino quelli di una passata circostanza pericolosa. Il guaio che oltre ai ricordi, carichi di valenze emozionali, che hanno il potere di scatenare questa risposta di crisi, possono anche essere superate le modalità di reazione. In tali momenti, l’imprecisione del cervello è aumentata anche dal fatto che molti vividi ricordi emozionali risalgono ai primi anni di vita e riguardano il rapporto fra il bambino e chi si prendeva cura di lui. Questo è vero soprattutto per gli eventi traumatici, ad esempio se un piccolo veniva percosso o apertamente trascurato.

L’amigdala può reagire con delirio di collera o di paura prima che la corteccia sappia che cosa sta accadendo, e questo perché l’emozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero razionale, e prima di esso.
4. Il centro che controlla le nostre emozioni

Mentre l’amigdala lavora per scatenare una reazione ansiosa e impulsiva, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione. L’interruttore cerebrale che smorza gli impulsi sembra trovarsi all’estremo di un importante circuito diretto alla neocorteccia - precisamente ai lobi prefrontali o frontali.

Quest’area cerebrale neocorticale consente di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta più analitica o appropriata, modulando l’amigdala e le altre aree limbiche. Quando si scatena un’emozione, nel giro di qualche istante i lobi prefrontali eseguono la reazione che ritengono migliore fra una miriade di possibilità, in base al criterio del rapporto rischio/beneficio… ad esempio: quando attaccare, quando darsi alla fuga e anche quando calmarsi, persuadere, cercare comprensione, tergiversare, provocare sensi di colpa, piagnucolare, indossare una maschera di spavalderia, essere sprezzanti, ecc.

La neocorteccia è al lavoro tutte le volte che registriamo una perdita e ci rattristiamo, o ci sentiamo felici dopo un trionfo, o ci maceriamo rimuginando su qualcosa che qualcuno ha detto o ha fatto facendoci sentire feriti o in collera.

Tratto dal libro del Dr. D. Goleman

Luciana

martedì 18 novembre 2008

Scuola di Palo Alto

IL LINGUAGGIO DEL CAMBIAMENTO
SCUOLA DI PALO ALTO (CALIFORNIA): PAUL WATZLAWICK (1921-2007).


Un omaggio di Umberto Galimberti - a cura di pfls
domenica 8 aprile 2007.

[...] Le tesi centrali che sono alla base del pensiero di Watzlawick sono: in primo luogo che la nevrosi, la psicosi e in generale le forme psicopatologiche non originano nell’individuo isolato, ma nel tipo di interazione patologica che si instaura tra individui, in secondo luogo che è possibile, studiando la comunicazione, individuarne le patologie e dimostrare che è la comunicazione a produrre le interazioni patologiche [...]


Watzlawick, se le idee si ammalano
di Umberto Galimberti (la Repubblica, 04.04.2007)


Paul Watzlawick, morto ieri nella sua casa di Palo Alto in California all’età di 85 anni, è lo psicologo che meglio di tutti è riuscito a coniugare i problemi della psiche con quelli del pensiero e quindi a sollevare le tematiche psicologiche al livello che a loro compete, perché ad “ammalarsi” non è solo la nostra anima, ma anche le nostre idee che, quando sono sbagliate, intralciano e complicano la nostra vita rendendola infelice. E proprio Istruzioni per rendersi infelici, che Feltrinelli pubblicò nel 1984 facendo undici edizioni in due anni, è stato il libro che ha reso noto Watzlawick in Italia al grande pubblico.


Nato a Villach, in Austria, nel 1921, Watzlawick nel 1949 ha conseguito all’Università di Venezia la laurea in lingue moderne e filosofia. L’anno successivo prese a frequentare l’Istituto di Psicologia analitica di Zurigo dove nel 1954 conseguì il diploma di analista. Dal 1957 al 1960 ottenne la cattedra di psicoterapia presso l’Università di El Salvador e dal 1960 si trasferì al Mental Research Institute di Palo Alto dove lavorò con Don D. Jackson, Janet Helmick Beavin e Gregory Bateson, diventando il massimo studioso della pragmatica della comunicazione umana, delle teorie del cambiamento, del costruttivismo radicale e della teoria breve fondata sulla modificazione delle idee con cui ci costruiamo la nostra “immagine” del mondo, spesso dissonante con la “realtà” del mondo.


Le tesi centrali che sono alla base del pensiero di Watzlawick sono: in primo luogo che la nevrosi, la psicosi e in generale le forme psicopatologiche non originano nell’individuo isolato, ma nel tipo di interazione patologica che si instaura tra individui, in secondo luogo che è possibile, studiando la comunicazione, individuarne le patologie e dimostrare che è la comunicazione a produrre le interazioni patologiche.


A un individuo può capitare infatti di trovarsi sottoposto a due ordini contraddittori, convogliati attraverso lo stesso messaggio che Watzlawick chiama “paradossale”. Se la persona non riesce a svincolarsi da questo doppio messaggio la sua risposta sarà un comportamento interattivo patologico, le cui manifestazioni siamo soliti chiamare “follia”. Questa analisi, ben descritta in Pragmatica della comunicazione umana non si limita a un’interpretazione dei meccanismi interattivi, ma scopre procedimenti pragmatici o comportamentali che consentono di intervenire nelle interazioni e di modificarle. “Paradossalmente” è proprio con l’iterazione di doppi messaggi o di messaggi paradossali, nonché con la “prescrizione del sintomo” e altri procedimenti di questo tipo che il terapeuta riesce a sbloccare situazioni nevrotiche o psicotiche apparentemente inespugnabili.


Partendo da queste premesse Watzlawick intende la terapia non come “guarigione”, ma come “cambiamento” a cui ha dedicato Il linguaggio del cambiamento, Il codino del Barone di Münchhausen e, con Giorgio Nardone L’arte del cambiamento. Secondo Watzlawick sono distinguibili due realtà, una delle quali è supposta oggettiva ed esterna, e un’altra che è il risultato delle nostre opinioni sul mondo. Ogni persona deve sintetizzare queste due realtà ed è questa sintesi che determina convinzioni, pregiudizi, valutazioni e distorsioni dovute al fatto che il mondo della razionalità è controllato dall’emisfero cerebrale sinistro che ci consente di interpretare la realtà oggettiva in termini razionali secondo una logica metodologica. Ma questa è spesso in conflitto con l’attività dell’emisfero destro da cui nascono fantasie, sogni e idee che possono sembrare illogiche e assurde.


Il linguaggio della psicoterapia deve intervenire sull’emisfero destro perché in esso l’immagine del mondo è concepita ed espressa, e, mutandone la grammatica attraverso paradossi, spostamenti di sintomi, giochi verbali, prescrizioni, si determina il cambiamento dell’immagine del mondo che è alla base della sofferenza psichica.


La rivoluzione non è da poco, perché smentisce la persuasione comune secondo cui, a partire dalla nascita la realtà non può che essere “scoperta”. No, dice Watzlawick ne La realtà inventata. Il costruttivismo, che è alla base della sua concezione sostiene che ciò che noi chiamiamo realtà è un’interpretazione personale, un modo particolare di osservare e spiegare il mondo che viene costruito attraverso la comunicazione e l’esperienza. La realtà non verrebbe quindi “scoperta”, ma “inventata”.


Da queste invenzioni nascono “stili di vita” che rendono ciechi non solo gli individui, ma interi sistemi relazionali umani (famiglia, aziende, sistemi sociali e politici) nei confronti di possibilità alternative. Con molti esempi Watzlawick mostra nei suoi libri come attraverso una nuova formulazione di vecchie immagini del mondo possano sorgere nuove “realtà”. E così la psicologia incomincia a respirare. Oggi a raccogliere questo respiro è la consulenza filosofica che spero annoveri presto Watzlawick tra i suoi precursori e, sulla sua traccia, approfondisca quella terapia delle idee che, inosservate dalla psicologia, sono spesso la causa delle sofferenze dell’anima.


domenica 16 novembre 2008

Saint-Exupéry: la ballerina e lo studioso


Lo scrittore racconta l'amore impossibile tra una danzatriceprostituta
e un cliente


Saint-Exupéry: la ballerina e lo studioso
Raccolti in un volume novelle, lettere, frammenti dal 1925 al '43 dell'autore de
«Il piccolo principe»


Antoine de Saint-Exupéry (Epa)
L'amore tra una ballerina prostituta e un cliente intellettuale. La Parigi notturna degli anni Venti, la
noia nascosta dietro le luci soffuse dei café-chantant, uomini alla deriva e donne in cerca di riscatto:
personaggi e ambienti che riaffiorano in questi inediti di Antoine de Saint-Exupéry, scritti tra il
1925 e il 1943. «Manon, ballerina» (di cui pubblichiamo alcuni estratti) è il primo racconto che dà il
titolo a questo volume in libreria da mercoledì prossimo per Bompiani (testi a cura di Alban
Cerisier e Delphine Lacroix, traduzione di Anna D'Elia, pp. 238, e 18) e che contiene anche il
racconto L'aviatore e altri materiali, frammenti, riflessioni, lettere. Tra queste le più interessanti
sono quelle all'ex fidanzata Loulou (Louise de Vilmorin), che, con il racconto «Manon, ballerina»,
fanno scoprire un volto finora sconosciuto dell'autore del Piccolo principe. Qui, infatti, l'aviatore
rivela toni da mélo, un afflato sentimentale che, scrive Cerisier nella prefazione, «risuona ancora di
fremiti adolescenziali». (Cr. T).

Il fumo delle sigarette la soffoca, il passo dei camerieri l'assilla: s'affrettano, da un capo all'altro
dell'anno. E il barman, assorto nella digestione dei suoi pensieri, e i ballerini... Lì ce n'è uno
languido, i gesti molli a forza di stringere solo donne — quando ballano gli s'attaccano all'anima —
e là uno greve, che da buon sensale viene a scegliersi... E lo champagne. Lo champagne è simbolo
di gioia, sì, come i festoni dei compleanni, le bandierine come corna sugli autobus... che
invenzione!

Passa un cameriere in giacca bianca, il tovagliolo a mo' di sciarpa, le sfiorano sempre il tavolo sotto
il naso, appena il tempo di bisbigliarle: «Quello grosso, là in fondo... mi ha chiesto come ti chiami...
banchiere». E lei che fa, si alza? Ogni dieci minuti va in bagno a rifarsi il trucco. Si fanno due
chiacchiere con l'addetta ai bagni. E lì il cuore si scioglie, e allora si dice: «Ne ho piene le tasche...».
Un'oasi di tranquillità: quella riesce a lavorarci a maglia. Si direbbe proprio una quinta di teatro, no?
Ma lì dentro, ci si rilassa davvero? Quelle già sciupate diventano brutte: il collo, i fianchi cedono. A
quel punto si dice: «E sì, vecchia mia...» e ci si lancia nelle danze. E la sala che s'attraversa: si
camuffa tutta la propria debolezza, tutta la vergogna, sotto la spocchia.

****

Hanno pranzato e cenato insieme. Il cameriere serve il caffè e adesso lei tiene d'occhio l'uomo. È a
questo punto che diventano distratti, che abbassano la nuca. All'inizio, per loro, il desiderio è triste,
come un giogo. Si calmano solo quando hanno la certezza di possedere.

Rientriamo? Lei sorride un po' inquieta, un po' languida... Lui apre la porta e la fa entrare. Lei
compie, lì dentro, i suoi primi passi: una stanza è sempre una gabbia. Lei si siede ai piedi del letto.
Il lenzuolo aperto vi disegna una ferita fresca, di un biancore accecante. L'uomo la prende
dolcemente per le spalle... «Mi lasci abituare...». Il respiro di Manon si accelera.

Controllando la voce, lui dice: «Amore mio...». Quelle parole la turbano. Lì, in quella stanza piena
di libri, dai mobili pesanti, una stanza solida come la cabina di una nave... be', non è la stessa cosa.
Un ritratto... la moglie, forse... quanto tempo? Vent'anni, forse? Lì dentro si è ben sistemati come


per affrontare un viaggio infinito... è un mondo a sé. Non è una di quelle camere d'albergo dove non
si lascia traccia, da cui si esce con il fiato appena un po' grosso, né una di quelle garçonnière dove
tutto è troppo fragile per serbare impronte... Lì dentro lei si vede improvvisamente come una povera
cosa sgualcita, sciupata... e poi non le deve dire... Amore mio... «Sarei io il suo amore, signore?
Bell'amore! Non sa neanche chi sono...». Lui l'interroga con lo sguardo. «Una semplice ballerina,
vede... certo che non posso vivere solo di ballo!». Lei è terribilmente scoraggiata. Lui sussurra:
«Povera ragazzina », accarezzandole i capelli con dita distratte.

Manon avverte oscuramente che lui non ascolta; che è indifferente alla sua ultima confidenza.
L'avrebbe allontanato o avvicinato a sé, poco prima, ma adesso... Allora non è altro, per lui, che un
oggetto, come per gli altri? Sconfortata, gli dice: «Sono fatta per gli uomini, io». Lui la prende tra le
braccia e la culla. Se solo potesse cullarla così, semplicemente, a lungo... lui le ha regalato un
giorno di vacanza, le ha parlato come un amico. E lei ha imparato, studiosa, tante cose. Se solo
potesse rimanere così, semplicemente. Lei azzarda, impaurita, una confidenza: «Sogno di avere un
amico; ne avevo uno, una volta, e quando ero triste glielo dicevo, e anche lui...». Lui la bacia. «No,
non sulle labbra... — perché ragazzina? — Sulla guancia, è più dolce». Lei si stringe contro la sua
spalla. Ma lui si porta dietro il peso della noia che l'ha schiacciato al risveglio. Ha bisogno di
perdersi. Nell'amplesso tutto viene inghiottito, rimpianti, desideri... dopo l'amplesso non esiste più
nulla.

Mentre lei si sveste, spunta una spalla nuda, una spalla luminosa. Lui ci appoggia sopra la testa. Lei
gli offre il suo calore, la sua vita... «Il mio piccolo, dolce animaletto...». Lo ripete ostinatamente,
adesso.

Manon sente aumentare lo sconforto: gli uomini sono pazzi ed ecco che questo è uguale agli altri,
con i suoi gesti pieni di attenzioni, ma assurdi, con le sue frasi smozzicate... gli uomini...

Non capisci il loro sguardo. Non capisci cosa desiderano. Senza saperlo puoi far passare sui loro
volti il dolore, il piacere, persino l'odio. Non sai quale oscura immagine ricompongano, come fare
ad aiutarli... gli uomini sono pazzi!

Lei ricomincia, timorosa: «No... restiamo amici... ». Spera ancora tanto in quella pace. «Signore, le
sono debitrice di una giornata così dolce...». Le sue dita formano sul viso dell'uomo una fragile
carezza, una fragile barriera. Ma lui, a voce bassissima: «Dammi ciò che desidero, dammi...» Lei si
torce le mani: «Ma questo è il mio mestiere! Se sei uno spazzino, spazzi tutto il giorno, finalmente
hai un giorno di vacanza... vai a trovare un amico, tutta felice, e quello ti fa: "To' divertiti un po'
spazzare!" ». Manon si mette a piangere. Ma lui, con voce più sorda: «Oggi non è giornata, tu non
puoi sapere, dammi quel che desidero...». Allora lei incrocia le mani sul petto, piccola preda
incosciente, quasi casta. «Sono fatta per consolare l'uomo, ma non ho il diritto di dimenticare».
Rimarrà così, inerte. Sulle sue labbra per qualche istante compare la sofferenza, poi i suoi occhi si
aprono su quella stanza robusta, massiccia, costruita per le unioni feconde, per i momenti solenni
della vita. Avrebbe potuto esserne purificata, maturata... «Sono una piccola cosa sgualcita,
insozzata, sono... sono...». Non è nemmeno più triste. È la vita.

Antoine de Saint-Exupéry
16 novembre 2008

Piccolo-Principe-Counseling

Artcolo tratto da "Il Corriere della Sera"

giovedì 16 ottobre 2008

MARTIN BUBER E IL PRINCIPIO DIALOGICO

Eccovi un interessante articolo riguardante M. Buber e il principio dialogico.
Buona lettura Luciana

"C'è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, è; un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell'esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova. " M. Buber

Il pensiero

I due nuclei centrali del suo pensiero sono il chassidismo e la concezione dialogica come essenza dell'essere umano. Il chassidismo è concepito come dialogo tra cielo e terra vissuto non intellettualisticamente, ma come santificazione del quotidiano. In Buber l'assolutismo dell'io pare aver lasciato posto all'assoluto pensiero, pensiero consapevole di non agire scissione nel mondo.Buber distingue due dimensioni della sfera relazionale: quella dell'esso e quella del tu; la prima appartiene all'esperienza, al mondo dell'oggetto, delle scienze; la seconda appartiene all'infinita vita dello spirito: "Il mondo come esperienza appartiene alla parola-base Io-Esso. La parola- base Io-Tu produce il mondo della relazione"."La vita dell'essere umano non sta solo nella sfera dei verbi transitivi.

Non consiste solo di attività che hanno per oggetto un qualcosa: io avverto qualcosa, io percepisco qualcosa, io mi rappresento qualcosa, io voglio qualcosa, i miei sensi colgono qualcosa, io penso qualcosa. La vita dell'essere umano non sta in tutte queste cose, né solo in esse. L'insieme di tutte queste cose è la base del regno dell'esso.Ma il regno del tu ha un'altra base." Per Buber "chi dice tu, non ha mai un qualcosa, non ha nulla. Ma sta nella relazione".Buber esprime nella differenza dei modi di stare in relazione, la differenza fra relazione di potere e relazione d'amore.

Secondo l'A. ci sono tre sfere nelle quali si innalza il mondo della relazione: la prima sfera è quella della natura ed è al di sotto del livello linguistico; la seconda sfera è la relazione con l'uomo: essa è manifesta e pronunciata; è il luogo del tu reciproco; la terza sfera è con le entità spirituali: "non vi è discorso ma si manifesta con la forma. (...) Noi non cogliamo alcun tu e tuttavia ci sentiamo chiamati e rispondiamo, con la forma, il pensiero, l'azione: con il nostro essere pronunciando la parola base, senza poter dire Tu con la nostra bocca." Buber contempla le differenze nelle tre sfere della relazione: "in ogni tu leggiamo l'eterno, diversamente per ciascuna sfera".Il pensiero di Buber contribuisce a superare ogni individualismo e anche il mondo del divenire: "La relazione con il Tu è immediata. Tra l'io e il tu nulla v'è di concettuale, non v'è sapere anteriore e fantasia; e il ricordo stesso si trasmuta, come precipita dal particolare nel tutto.

Tra l'io e il tu non v'è alcun fine, cupidigia e anticipazione, e il desiderio stesso si trasforma, come precipita dal sogno nel fenomeno. Ogni mezzo è un impedimento. Solo quando ogni strumento è eliminato avviene l'incontro." E ciò sebbene Buber sappia che: "senza Esso l'uomo non può vivere; ma non è uomo chi se ne accontenta." Ciò che colpisce di M. Buber è il suo amore incondizionato per la saggezza e il rispetto della radicalità che la profondità dell'uomo esige dall'uomo stesso per poter agire in lui e con lui. Buber ha affrontato anche il tema del male, la sua interpretazione scaturisce dal potere che l'uomo può agire nel reale: "Il male non può esser compiuto con tutta l'anima, il bene può essere compiuto soltanto con tutta l'anima. Esso viene compiuto quando lo slancio dell'anima, scaturente dalle sue forze più altre, trascina tutte le forze e le fa precipitare nel fuoco purificatore e trasformatore che è la potenza della decisione.

Il male è la mancanza di direzione e ciò che in essa e da essa viene compiuto, come l'afferrare, assalire, cingere, traviare, violentare, sfruttare, umiliare, torturare, annientare quanto si presenta. Il bene è la direzione e ciò che in essa viene compiuto, quel che si fa in essa, lo si fa con tutta l'anima, di modo che l'energia e la passione, con cui si sarebbe potuto compiere il male, confluiscono nell'azione".

Proprio perchè: "per quanto si possa fare a meno del linguaggio e della comunicazione, una cosa sembra appartenere indispensabilmente alla caratteristiche del dialogo: la reciprocità dell'azione interiore".

Nei suoi frammenti autobiografici Buber fa una confessione: "(devo dirlo subito apertamente per non essere frainteso) nell'intimo il mio cuore ama più il mondo che lo spirito". Su questa "rassicurante" affermazione si apre a mio avviso il vero incontro con il filosofo Buber, o meglio il confronto con questo segreto che l'umanità tutta nasconde in sè ancora oggi. Questa confessione ci riporta ancora sul registro della separazione: nel luogo dove l'uomo è ancora sradicato dall'essere, dove l'uomo è ancora solo nel divenire dell'io, identificato con la periferia della vita, nel luogo dell'equivoco in cui:"certamente non mi sono adattato alla vita con il mondo così come avrei voluto, fallisco sempre rapportandomi a lui, sono sempre insolvente verso ciò che mi chiede e in parte questo accade proprio perché sono catturato dallo spirito.

Sono catturato da lui così come sono catturato da me stesso, ma di fatto non lo amo, così come non amo me stesso".

A noi, amati dallo spirito, "decidere" se ereditare e perpetuare la sua contraddizione o se pensarci e diventare noi, il tu dell'umanità, per evitarle, almeno con la forza del nostro intendimento, di continuare ad affondare la propria identità nell'esso, per evitarle la ripetitività.

Tratto dal sito www.geagea.com

Testo di
Cristina Allegretti

lunedì 13 ottobre 2008

Autentica relazione negli affetti, e' possibile in internet ?

Test rivolto a tutti gli internettiani Nel sito Evulon
Io (Luciana del Piccolo Principe Counseling)


Sfogliando queste pagine, mi giunge spontanea un'osservazione, qual' e' il motivo per cui i forum sono nuovo veicolo relazionale, e affascinano cosi tanto?
Sara' grazie alla velocita' delle informazioni offerte.

Sara' perche' a volte, se non trovi un amico per sfogarti, lo trovi nel web, sai quell'amico che basta uno sguardo per capirci, dove scorre quel fluido che e' lo stesso sentire IO-TU.
Basta un click e comunque trovi altri come te che cercano una spalla, dove poter vuotare un sentimento pesante o allegro e spensierato.

O forse e' perche il forum puo' o gia' rappresenta un nuovo modo di relazionarci?
Ma cosa ci offre il forum, emozioni? Amicizie? Autentici sentimenti? Genuinita' ? Divertimento? Riempie il nostro vuoto?

E' possibile che svolga quella funzione a volte catartica , liberatrice che vivi accanto ad una persona amica, che ti accoglie in modo autentico empatico e ti sta ad ascoltare fino all'inverosimile, affinche' il tuo dire non sia esaurito, e si giunga ad un ben-essere spirituale che alleggerisce e fa vedere piu' serenamente la realta'?
Mi chiedo e' possibile vivere ,nel forum un autentica relazione degli affetti? Oppure il web e' vuoto, e le relazioni un'autentica illusione?

Vuole esssere un test
Ciao a tutti Luciana

Risposta

Ciao Luciana; trovo la tua osservazione molto acuta e profonda ma mi dispiace cogliere di fondo una sorta di amarezza e dei chiari dubbi,ti rispondo volentieri per prima ; la mia esperienza sul web ha una buona datazione,ti rispondo con cognizione di causa , faccio parte di Evulon da due anni e prima di Evulon ho comunque esplorato e navigato molto il web,uso il pc da una vita.

Ora qui sono il Capo Amministratore ma inizialmente sono stata come te una semplice iscritta ,una Evuloniana... poi sono diventata Admin e ora Head Admin ,quindi ho conosciuto tutte le fasi e tutti i passaggi che sono inerenti ai rapporti con altre persone su internet e ne conosco gli aspetti sia negativi che positivi.

Cominciamo con il dire che non si può generalizzare in merito alla qualità delle amicizie e dei rapporti che si possono creare online, questo dipende certamente dalla serietà e dalla sincerità di chi interagisce con noi, su un portale come il nostro o in altri siti, dove vi sono forum di confronto e discussione o sulle chat ,ci possiamo imbattere in persone ottime e speciali come in tipi poco seri e poco educati ma questo è un rischio che possiamo correre anche scambiando due parole con una persona al bar, o in biblioteca, al cinema, in palestra...non si deve demonizzare il web solo perchè non c'è un immediato contatto fisico e visivo;

l'amicizia ,la conoscenza online secondo me, essendo priva appunto di quella forma di conoscenza materiale che distrae e ci porta a lasciarci influenzare dall'immagine ci permette di stabilire contatti più cerebrali e a creare storie di amicizia e affetto, a volte d'amore; ti assicuro che i rapporti nati sul web di qualsiasi genere non sono vuoti o illusori ,non sempre,io qui su Evulon ho cari amici a cui voglio bene e da i quali sono ricambiata, non vedersi fisicamente non lede assolutamente la qualità delle amicizie se esse sono fondate su rispetto e sincerità.

I forum attirano e richiamano, (si è vero) molte persone questo è dovuto a mio parere a un aspetto psicologico dell''evento ,il fatto di stare online con un nick esponendosi in modo minore che non con contatti visivi rende le persone più sicure e più disposte al dialogo,poichè nel nostro tempo si da troppa importanza all'aspetto fisico alla perfezione dell'immagine, invece qui sul web ci sentiamo immediatamente accettati anche se possiamo essere magari bassi o obesi o calvi o troppo alti ecc ecc ,inoltre ormai penso che il largo uso che si fa del web per cercare amici e persone che ci ascoltino e che vogliono essere ascoltate o addirittura anche l'amore sia un normale fenomeno di costume legato al progresso e all'evoluzione della società, e all'evoluzione della scienza dell'informatica forse dell'umanità tutta.

Comunque usando il nostro istinto e la nostra sensibilità e dosando circospezione e disponibilità possiamo stringere ottimi rapporti anche online, stà a noi non essere sprovveduti, bastano poche regole di prudenza da mettere in atto navigando e possiamo trasformare internet in qualcosa di positivo ; è quello che facciamo noi di Evulon da sempre, fortunatamente il web non è solo pornografia pedofilia e quant'altro di orribile esiste ; è una grande fonte ,un grande mezzo se ben usato .

Altra risposta

Sono molto deluso del web ma non di evulon dove ho trovato persone che mi hanno spesso criticato facendomi progredire e trovando quei difetti nel mio carattere che un rapporto fisico non avrebbe mai potuto scoprire veri amici e i veri amici si vedono dalle critiche "costruttive" che ti fanno e che tendono a un miglioramento infatti "pendolare" le persone di tutti i giorni mi vedono cambiato quasi ringiovanito nel fisico e nel carattere più aperto ai cambiamenti e alle sorprese di tutti i giorni.

Questo non l'ho trovato altrove purtroppo in altri siti ho trovato solo interessi personali e una ricerca sfrenata di avventure critiche solo per imporre la propria personalità che nel mondo di tutti i giorni risulta ormai schiacciata dal consumismo e dalla corruzione innamoramenti e amicizie privi di significato interiore dove l'essere è al di sopra della comunità e dove l'ascoltare il prossimo è insignificante più importante è esserci e manifestare anche con arroganza il proprio desiderio di protagonismo immagine eterea di una persona che nella realtà di tutti i giorni non esiste un sogno da realizzare che diventa incubo se portato nella realtà di tutti i giorni.

Io sogno e vivo sono una goccia d'acqua di mare salato che vaga per le strade sospinto dal vento in cerca del suo mare perduto da errori irreparabili e il sale che c'è in mè brucia come il fuoco di un vulcano acceso ma sogno vivo e spero. Se smettessi di sognare e di sperare smetterei di vivere
grazie Evulon
il web ha forse deluso molte persone ,perchè quando ci si avvicina a qualcosa di nuovo e sconosciuto spesso si può sbagliare il modo di approcciarsi e si hanno aspettative eccessive, o ci si lascia prendere dall'entusiasmo,basta essere se stessi con semplicità, e spero che nel vasto universo del web da qualche parte ci sia un altro Evulon...anzi tanti Evulon...

Mia risposta

Grazie a tutti delle sincere risposte. Spero che aumentino. Sto cercando di farmi un'idea su quello che pensano i veri frequentatori del web, forum compresi, e metterli a confronto con quanto invece affermano illustri personaggi come Galimberti(docente di filosofia a Venezia). Nel suo libro "L'ospite inquietante , Il nichilismo e i giovani" a pag. 127 dice" ...di loro si parla come del 'pianeta degli svuotati' o come della generazione degli sprecati', indecifrabili come una 'x' ignota. I loro progetti hanno il respiro di un giorno, l'interesse la durata di un'emozione, il gesto non diventa stile di vita e l'azione si esaurisce nel gesto.

La passione imprecisa non sa se avere legami con il cuore o con il sesso e non riesce a decidere con chi dei due entrare in intensa relazione...? "
Oppure Vittorino Andreoli, esperto psichiatra originario di Verona, nel suo libro "L'uomo digitale" afferma che " l'uomo e' un sacco vuoto con dentro un telefonino spento".
Allora io mi chiedo siamo noi che offriamo ai giovani delle 'macchine' ,computer telefonini ipod play station e quant'altro ,perche' non sappiamo piu' relazionarci ?

Dico veramente preferiamo il web , nel nostro caso piuttosto di incontrarci e relazionarci con l'altro, sorvolando il nostro aspetto, mettendo da parte pregiudizi e altro che ci impedisce di trovare quel dialogo IO_TU e non solo IO_ESSO come afferma M. Buber (filosofo tedesco del 1923) .

Mi chiedo nell'ambito delle relazioni, riteniamo valido anche la relazione via web e non disdegnamo della relazione fisica degli incontri, oppure la direzione e' quella di nascondersi dietro uno schermo, superando cosi' paure inconsce insormontabili?
Gli interrrogativi sono molti, la mia posizione non e' amarezza, e' desiderio di approfondire la relazione, di capire verso dove sono orientate le persone: preferiscono il web rispetto alla relazione tradizionale dell'incontro, dell' IO_TU relazione che passa anche attraverso lo sguardo empatico, alle strette di mano, alla pacca consolatoria sulla spalla, dove va a finire tutto cio'.

Un caro saluto e grazie a tutti coloro che attraverso questa discussione mi aiuteranno a capire se stiamo andando contro l'essenza umana, oppure se tutta questa tecnica ci mette paura perche' corre piu' veloce delle nostre capacita' di com-prenderla (capirla conoscerla e farla nostra), e cosi mettiamo in atto dei meccanismi di difesa , per metterci al riparo da fantasmi, con i quali dobbiamo convivere.

Altre risposte


in generale direi che condivido quasi parola per parola il pensiero di civetta. sono solo un po' scettica sulla possibilità di nascita in rete dei rapporti sentimentali perchè personalmente ritengo che in un rapporto di coppia la fisicità sia imprescindibile dal sentimento. per me non ci si innamora solo dell'anima del proprio partner, ma anche del suo sguardo, dell'inflessione della sua voce, delle sue espressioni... etc.

secondo me, inoltre, lo strumento forum/rete ha un grosso peso nella società di oggi perchè siamo tutti, volenti o nolenti, intrappolati davanti a un monitor per gran parte della giornata. e come prima si scambiavano quattro chiacchiere con la collega d'ufficio, adesso si scambiano impressioni e opinioni in rete.

[ot: non sono morta !
più che altro ci sono ma non mi paleso]



commento 14 Oct : 16:29




anche io Mad penso che la fisicità ha al suo peso, della persona che ami apprezzi di certo lo sguardo ,il modo di camminare ,il sorriso; certo che non ci si innamora solo dell'anima ,io ho solo detto che inizialmente il rapporto può essere cerebrale e poi estendersi alla fisicità,una cosa non esclude l'altra non ti pare?? se ami un uomo ami di lui il "fuori" e il "dentro" e non puoi fare a meno nè dell'una nè dell'altra cosa...il rapporto può nascere in rete , al cellulare ,allo sportello della banca ...io credo non ci sia differenza può andare a buon fine o no a prescindere da dove sia nato...
grazie del "palese"



commento 14 Oct : 16:54

Che dire? Lucy ha espresso un sentimento più che un'idea precisa alla quale si possano attaccare le proprie convinzioni.
Sia Civetta che madvero hanno dato risposte oggettive e condivisibili ma restiamo comunque nudi e soli con noi stessi.
La sua domanda, qual e' il motivo per il quale i forum sono nuovo veicolo relazionale e affascinano cosi tanto? contiene in se un'altra domanda nemmeno tanto nascosta: Perché è così difficile per me e per altri trovare qualcuno che non sia un'ombra sfuggente?
Intendiamoci, non dico che Lucy abbia espresso un disagio relazionale personale ma che abbia posto un problema che nessuna persona sensibile può evitare di affrontare e sul quale riflettere.
Oltre che (purtroppo per voi) Admin di Evulon sono (purtroppo per loro) supervisore di un paio di Forum uno dei quali molto frequentato e posso dire di aver notato una solitudine strisciante non molto dissimile da quella che si incontra in qualsiasi grande centro urbano.
Inoltre, da quello che mi è dato capire osservando da vicino tutta la fenomenologia di internet, il bisogno di relazionare è talmente assordante da coprire tutto il rumore di fondo fatto di stupidaggini e chiacchiere senza importanza.

Che ci sia una sorta di catarsi nell'apparire dietro una maschera o un nick è evidente così come è evidente il suo effetto positivo e lenitivo. Ma a molti può essere sfuggito la funzione di "levatrice" che un dialogo costante e arricchente può avere (con i dovuti distinguo) se si riesce a inserirsi in una comunità ricca di persone che, senza pretese miracolistiche tracciano insieme un cammino di scambi e di conoscenze reciproche. Niente Guru dunque, niente gruppi di ascolto o sette e club chiusi su se stessi. Si può "rinascere" a nuova percezione di sé e del mondo se si fanno amicizie nuove, quale che sia il metodo e lo strumento.
In fondo, tutto quello che dobbiamo fare è cercare di essere noi stessi e alle volte è più facile esserlo se non dobbiamo difenderci perché il nascondimento è palese, collettivo e riguarda solo la nostra identità anagrafica. Come ad un ballo in maschera.
Se poi alcune persone le vogliamo incontrare perché abbiamo scorto in loro affinità elettive, niente vieta che possa scoccare una scintilla affettiva che può portare alla formazione di una coppia così come può portare ad una amicizia non solo "virtuale".
Sulla fisicità che madvero indicava come fondamentale niente da dire. Certamente, un buon approccio iniziale, fatto di dialoghi e parole può facilitare un incontro faccia a faccia, sapendo chi è l'altro, è anche più facile accettarlo con quella sua faccia vera e quel corpo, un po' così com'è in realtà. E magari è più bello/bella di come immaginavamo.
La chimica dell'amore così come quella del sesso passa sempre attraverso il cervello.

Sulla solitudine tout cour posso dire che questa comincia dentro di noi e spesso è questa che ci impedisce di aprirci al mondo.




commento 14 Oct : 18:18

wrote: ...
io ho solo detto che inizialmente il rapporto può essere cerebrale e poi estendersi alla fisicità,una cosa non esclude l'altra non ti pare??

in linea teorica concordo pienamente.
all'atto pratico mi sembra una cosa impossibile, perchè in rete si appare completamente diversi da ciò che si è, volenti o nolenti. o forse è l'impatto fisico che ti subissa di impressioni che fanno passare in secondo piano tutto il background di conoscenza nata in rete.
ti faccio due esempi cretini, di due amicizie nate on line con due ragazze che poi ho conosciuto dal vivo. una in rete la odio e litighiamo sempre, nella vita reale siamo ottime amiche. un'altra in rete la adoro e siamo ottime amiche, ma nella vita reale mi sta profondamente sulle palle.
non ho ancora capito perchè, ma sto indagando.


wrote: ...
La sua domanda, qual e' il motivo per il quale i forum sono nuovo veicolo relazionale e affascinano cosi tanto? contiene in se un'altra domanda nemmeno tanto nascosta: Perché è così difficile per me e per altri trovare qualcuno che non sia un'ombra sfuggente?

che poi è quel che sottintendevo io.
secondo me non è tanto catarsi nell'apparire dietro una maschera o un nick, quanto un tentativo di ritagliarsi degli spazi per svagarsi e socializzare in questa vita frenetica che te ne lascia ben pochi. e poi, volenti o nolenti, in rete si appare diversi da quel che si è come conseguenza di ciò.
ovvero se mi incontri per strada avrò un carattere diverso perchè in quel momento sarà presa da esigenze diverse, se mi becchi in rete magari mi troverai molto più socievole e disponibile perchè entro in rete proprio per relazionarmi...
(non calza ma a quest'ora è quanto di meglio mi possa venire, come esempio).



commento 15 Oct : 10:38


No, l'esempio è perfetto.
Io credo che entrambe le nostre descrizioni del fenomeno abbiano pari dignità. Per chiarire a chi ci legge io ho posto la questione dal punto di vista di una persona in cerca di relazioni umane non superficiali (tipo quelle che si hanno con i vicini di casa o con i passeggeri di un autobus) mentre tu (nell'esempio) hai espresso il lato più ludico e rilassante della cosa. Devo dire che, personalmente, lavoro nei forum esclusivamente per il piacere di incontrare intelligenze e sensibilità che non potrei conoscere altrimenti. Sarebbe bello poter incontrare di persona queste intelligenze ma il tempo a disposizione è quello di una vita e non è mai abbastanza nemmeno per frequentare chi già conosciamo.



commento 15 Oct : 10:46





all'atto pratico mi sembra una cosa impossibile, perchè in rete si appare completamente diversi da ciò che si è, volenti o nolent

su questo non concordo credo sia soggettivo ,io ti faccio l'esempio diretto che mi riguarda,ti assicuro che come sono in rete sono da qualunque altra parte ;questo probabilmente dipende dal modo in cui vivo il web e le situazioni in generale per alcuni sarà certamente come di ci Mad ma ci sono le eccezzioni e non penso d'essere l'unica.



commento 16 Oct : 05:07




un gufo canta appollaiato su di una roccia in cima a una collina
e gli uomini sparano perchè dicono che porta male
colpendosi fra loro
la verità è sconveniente meglio eliminarla


commento 16 Oct : 09:36


su questo non concordo credo sia soggettivo ,io ti faccio l'esempio diretto che mi riguarda,ti assicuro che come sono in rete sono da qualunque altra parte ;questo probabilmente dipende dal modo in cui vivo il web e le situazioni in generale per alcuni sarà certamente come di ci Mad ma ci sono le eccezzioni e non penso d'essere l'unica.

Allora dobbiamo spaventarci!!!
Scherzo Civy! secondo me Madvero intendeva parlare in generale e non nello specifico. Esistono le eccezioni, questo è assodato e incontrovertibile. Io ad esempio nella realtà sono molto diverso da come potete immaginarvi che sia non perché io finga ma perché il mio modo di pormi consente di proiettare sulla mia persona virtuale ciò che uno desidera vedere.
Questo avviene senza il mio controllo e non potendo farci niente io esagero o rafforzo ironicamente alcuni aspetti della mia personalità virtuale e reale per farne atto ludico al quale poi tutti partecipano. Ma è un gioco scoperto, non voglio apparire come non sono. E' chiaro in chi mi conosce che, gli aspetti più acerrimi del mio presentarmi fanno parte di un gioco autoironico, è una manifestazione di disponibilità al gioco e allo sberleffo.

Poi è ovvio e naturale che ciascuno si diversifichi in base alle proprie naturali tendenze, strutture mentali, esigenze, convincimenti, timori, psicosi, psoriasi, forfore, ecchimosi, pruriti, ginocchio valgo, miopia, toxoplasmosi, epistassi, emicrania e altri piccoli disturbi.



commento 16 Oct : 10:53





hai dimenticato :
Abuso di antidolorifici
Acne
Acne volgare
Acodermatite papulosa di Gianotti-Crosti
Acrodermatite continua supporativa di Hallopeau
Acrosclerosi
Aftosi del cavo orale
Aftosi orale
AIDS
Allergia ai latticini
Alopecia androgenetica
Alopecia areata
Alopecia areata
Alopecie cicatriziali acquisite
Alopecie cicatriziali congenite
Alopecie congenite
Alzheimer
Anafiasi usidotta da esercio fisico
Angioedema acquisito
Angioedema ereditario
Angioedema ibratorio
Angiomatosi bacillare
Angiomi e Emangiomi immaturi
Anomalia del cervello
Articolazioni
Artrosi
Attacchi di panico
e questa è solo la lettera "A"





Nuova risposta 22/10/08

Tutte, e sottolineo TUTTE le persone con cui mi è capitato di parlarne, hanno mostrato di essere "contrarie" alle relazioni via web perchè secondo loro viene meno appunto l'aspetto dell'incontro fisico che, secondo loro, conferisce autenticità a una relazioe di qualsiasi tipo. in poche parole non può nascere un'amicizia su internet, non un'amicizia vera (sempre secondo loro), idem per l'amore. inoltre gli oppositori dicono che chi relaziona via web è un vile che non ha il coraggio di guardare in faccia la gente, oppure è un maniaco o un criminale assetato di sangue che vuole adescare gente. e non sono solo discorsi da genitore, ho sentito ache gente della mia età e adolescenti fare discorsi di questo tipo.

esempio: miei amici di infanzia che trasalgono nel sentirmi denominare miei compagni di forum con il termne "amici". magari quando racconto allegramente di un mio amico, rimangono a bocca aperta nel momento in cui apprendono che questa persona di cui ho parlato con tanta foga non l'ho mai vista dal vivo.

esempio2: soprattutto i miei genitori, ma anche qualche amico, sono convinti che sia sbagliato credere di poter fare amicizia su internet perchè in realtà la rete brulica di gentaglia che vuole adescare e fare del male (ok, adesso rischio di sembrare una bambina idiota che si lamenta perchè la mamma non la capisce, in realtà sto cercando di introdurre un concetto particolare..) queste persone arrivano a credere che TUTTI coloro con cui entri in contatto su internet siano maniaci pronti a ingannare le persone fragili che si rifugiano in internet per scappare dalla vita reale

quindi: 1) il web è un mondo non reale e non può avvenirvi nulla di autentico 2) su internet ci sono -quelli cattivi che adescano -quelli fragili che scappano dal mondo altre categorie non esistono 3) la maggior parte di questa gente parla così senza conoscere effettivamente il mondo di internet, e quì mi chiedo come può uno mettersi a sparare a zero se non ci ha mai neanche provato a iscriversi a un forum

3 e mezza) i suddetti non capiscono, tra l'altro, la differenza tra un forum e una chat: più cerco di spiegarlo più fanno spallucce e dicono "bah, a me sembra la stessa cosa"

il punto è che chi non ha avuto modo o si è rifiutato di entrare nella vita di internet e conoscerla, la vede come un'avversaria della vita REALE. Relazioni reali in netta contrapposizione a relazioni virtuali, come se le due non potessero compenetrarsi e completarsi a vicenda. Come se la vita cosiddetta reale non brulicasse di maniaci, delinquenti e quant'altro. come se nelle relazioni faccia a faccia non ci fossero inganni, delusioni, tradimenti. navigare nel web è meno pericoloso che camminare per la strada e quando siamo on line siamo probabilmente a casa nostra in tutta tranquillità, più a nostro agio.

volevo proprio arrivare a questo: la mia esperienza personale, in relazione al mio particolare carattere, mi ha portata a prediligere le relazioni on line perchè penso di riuscire a essere più me stessa, riesco a dire veramente quello che penso in maniera chiara netta e decisa. cosa che non riesco assolutamente a fare quando mi trovo a parlare faccia a faccia con qualcuno: sono estremamente insicura, ho paura di tutto, diffido di tutti, la lontananza fisica mi dà sicurezza e riesco a esprimere aspetti della mia personalità che in genere tengo nascosti e che sono anche piuttosto importanti per me. nel senso che chi non li conosce si può dire che non mi conosca veramente per quella che sono. ci sono cose che alcune persone non sapranno mai di me, per quato mi possano conoscere da una vita, perchè io non le dirò mai, non a parole. questo può essere un mio limite, però ho scoperto che la cosa mi ha aiutata anche nei rapporti con persone che conosco dal vivo; ad esempio se devo dire qualcosa a qualcuno e non ho il coraggio di farlo, lo faccio via msn e a quel punto, una volta rotto il ghiaccio, sono in grado di proseguire il discorso anche faccia a faccia. e quì si sfocia nel discorso della viltà etc....

poi è ovvio che in amore è necessario anche conoscersi fisicamente, ma non vedo cosa ci sia di male se nasce su internet. anzi, si può dire che sia più autentica perchè nasce e cresce da un'intesa intellettuale/psicologica che fa scaturire un sentimento puro, non condizionato dall'aspetto fisico/carnale che troppo spesso viene messo alla base delle relazioni sentimentali.. per l'amicizia è diverso, una volta che c'è l'intesa psicologica non è necessario vedersi, anche se in realtà mi dispiace molto non poter vedere le espressioni del viso e soprattutto non sentire la voce. credo che la scrittura si stia evolvendo in questo senso, tentando sempre di più di rendere stati d'animo veri e propri attraverso simboli o tipi di carattere, etc. e poi si può capire il carattere di una persona anche dal modo in cui scrive: se usa molte abbreviazioni, se sta attento o meno alla grammatica, che tipo di punteggiatura usa..


24 Oct : 13:46


Affinità elettive e barriere difensive.

Esistono dunque queste affinità elettive? E che importanza hanno all'interno di una relazione fra consenzienti e consapevoli?
La scelta di migrare verso forme di comunicazioni privilegiate è del tutto legittima e lo stupore di chi non fa questa scelta è altrettanto legittimo.
Non mi preoccuperei dunque delle altrui reazioni salvo che non si cerchi negli altri una legittimazione aggiuntiva, oltre a quella che già ci offrono accettandoci come individui dello stesso gruppo sociale e umano.
Mi sembra che il tuo copioso intervento così simile ad uno sfogo e ad una dichiarazione di esistenza specifica, un "io sono" coraggioso che ammette la propria fragilità umana e sentimentale, comune a molte persone e altrettanto nascosta o ignorata, sia del tutto comprensibile.

Esistono, odio dirlo perché è una banalità sanguinaria, varie stagioni nella vita di una persona. E tutte sono legate indissolubilmente dal percepito di sé, da quello che cerchiamo di capire di noi stessi, un po' per rimediare alle incongruenze che incontriamo nelle relazioni sociali, un po' per placare o rimuovere le angosce esistenziali che comunque ci avvisano di una tempesta in atto.

L'uomo è una creatura di desiderio, sbatacchiata da pulsioni che nessuno ha mai richiesto e pure vengono lo stesso a sconvolgere la nostra omeostasi emotiva.
Una di queste stagioni, Iro Mod, la stai navigando a vele spiegate e vedo che sono ben gonfie.

Credo però che, come ogni marinaio che affronti i mari, dovrai rinunciare alla stabilità della terra e la tua nave sia essa d'acqua o stellare, si muoverà sempre sotto di te facendoli oscillare e, talvolta, vacillare. Fa parte del viaggio. E' il viaggio.

Ma tu adesso stai guardano il ponte che oscilla sotto di te e ti chiedi la ragione perché questo debba essere.
Come posso dirtelo? Non te lo posso insegnare perché l'esperienza non è condivisibile, non è narrabile.
La mia stagione, il mio viaggio hanno già superato quelle tempeste anche se ogni tanto si ripresentano rumoreggiando sulla chiglia o più lontane, all'orizzonte. Quello che ti posso dire è che sei in pieno oceano e le tempeste sono naturali. Poi sono tutte scemenze.

Io sono ormai passato dall'altra metà del tempo e sto viaggiando verso una fine che non posso immaginare se non inventandomela un po' alla volta o sovrapponendola a quelle già immaginate. E nel frattempo posso guardarmi intorno e amare ciò che vedo così come si può amare ciò che è semplicemente bello perché perfettamente organizzato, come la curva di un imbuto che fa confluire il liquido prezioso nella bottiglia nel quale il liquido può anche essere il messaggio del naufrago che saluta il mondo dalla sua lontananza.

Hai mai forse sentito un marinaio lamentarsi dei terricoli che non conoscono il mare e le sue nauseanti oscillazioni?
Il mal di mare non lo conoscono e non sanno che cos'è la brezza che ti sfiora sul ponte nei momenti di quiete, non conoscono il silenzio interrotto dai rumori di fondo, dallo sbattere delle vele e dell'acqua sulla chiglia, non sanno quanto è spaventoso l'abisso che hai sempre sotto di te, con la tua nave sospesa sul vetro liquido. Perché dunque tormentarti degli altri che ti circondano, gli esseri in carne ed ossa che ti hanno generato o che con te condividono la realtà tangibile? Loro, la tua legittimazione te l'hanno già offerta ampiamente, a quella si sono fermati ed è una fortuna averne ricevuta una.
Poteva andarti molto ma molto peggio.

Il loro limitato modo di vedere fa di loro dei terricoli? Bene! Sai che quando tornerai a riva ci saranno sempre dei terricoli pronti ad accogliere la tua nave, a scambiare con te mercanzie e racconti di viaggio.
Ma loro ti parleranno di automobili, di treni, di camminate, cavalcate o altre forme di escursione, cose che tu, navigando non puoi fare. E questo però non ti limita, non ti riduce ad un foruncolo sulla faccia di un dio dormiente.
La tua diversità e la loro. I tuoi compagni i tuoi amici fisici, sono poi così diversi da quelli virtuali? E poi virtuali in cosa?
Virtuale è un termine logorato dall'uso. Ormai si mette dappertutto come la maionese e la salsa rubra.
Lascialo perdere.

Un tempo si chiamavano "amici di penna".
Ridicolo eh? Eravamo ragazzini e tenevamo contatti epistolari scrivendo lettere di carta a ragazzini e ragazzine lontane. Mi ricordo di una di esse, Ruth Stickson, che, tramite una iniziativa di scambio culturale della mia scuola, mi scrisse per prima una lettera nella sua lingua.
Era per uno scambio di lettere con ragazzini inglesi, organizzato con poca intelligenza e altrettanta indifferenza per le difficoltà di noi studenti.
Così mi misi diligentemente a rispondergli cercando con il mio scarso inglese, di dirgli chi ero e che cosa facevo.
Il bischero!

Non è che la cosa mi andasse molto giù. Ma a chi stavo scrivendo? E chi diavolo era costei? Neanche l'avevo scelta, mi era arrivata così, scelta dagli insegnati, non so tramite quale criterio. Magari quella ragazzina era una rospa con le lentiggini anche sulle pupille, i brufoli grossi come meduse spiaccicate e la forfora blù.
Oppure era una leggiadra fanciullina di cui innamorarsi (non corrisposti) al primo sguardo.

Ma io non lo sapevo. E quella lettera non l'ho mai spedita perché aveva scritto il suo indirizzo in modo assolutamente illeggibile per un terrestre. Consultai le mie professoresse ma loro fecero spallucce, disinteressandosene e così io, me tapino (o bischero) non potei mai fare amicizia con una ragazzina inglese con la forfora, le lentiggini, i porri, le gambe storte, il naso capovolto, la testa a imbuto e un solo orecchio a sventola tanto che le sue amiche la chiamavano "tazzina"... Scommetto che aveva pure due piedi uguali. Entrambi sinistri. Quando camminava tendeva a girare sempre verso destra come le macchine quando hanno la convergenza fuori posto.

In quel tempo internet manco esisteva. E io restai isolato come una pulce sulla superficie di Giove. Mi si poteva vedere dall'alto, un puntino nero su di una enorme sfera di solitudine.
Gli amici poi me li sono fatti da solo, nella realtà fisica della mia città, della mia scuola e della mia strada. Un mondo piccolo fatto di nani e ballerine.. no, quello era il parlamento ai tempi di Craxi.

Se in quel tempo ci fosse stato internet avrei avuto una miriade di amici tanto da non poter distinguere la moltitudine dal tutto.
Sarei stato da solo nella mia stanzetta ma non sarei stato solo.
Però niente di questo è paragonabile dall'abbraccio dell'amico, nella lotta e nelle risate. Il gioco, lo scambio di sguardi e la comunicazione extraverbale crea mondi inimmaginabilmente complessi e ricchi, tanto da sfinirti fino alla sazietà.
E allora io amo la compagnia fisica quanto quella virtuale.

Dell'amore che si può provare per persone che non si sono mai incontrate si è molto scritto e vissuto. L'amore dunque, come l'amicizia, è un evento interno, la rottura di una diga, il dilagare della disponibilità. E questo può avvenire indifferentemente su internet, con persone di cui nemmeno si è visto il volto così come nella realtà di cui si conosce il volto ma non l'anima della persona che davanti a noi mostra il meglio di se per sedurti o per sfuggire a se stesso.
Io ho molti amici che ho incontrato solo su internet, teniamo una corrispondenza libera e senza impegni, quando si ha voglia di scrivere lo facciamo. Ed è sempre un piacere immenso leggere qualcosa che ti arriva all'improvviso e completamente gratis.

La cosa più interessante in questo tipo di amicizie è che le aspettative di entrambi sono zero. Se non ti aspetti niente tutto quello che verrà sarà interessante se non straordinario. Dipende da chi conosci, ci sono persone notevoli che spesso non sanno nemmeno di esserlo. E se le incontri ha già vinto il tuo superenalotto.

Anche l'attaccamento è meno intenso, meno dolorosa la separazione. Poi c'è chi si porta dietro, anche in virtuale, tutto il suo vissuto drammatico fatto di tradimenti subiti di storie finite male che poi ripeterà anche sul Web ma non sarà certamente colpa del Web se questi si fanno del male da soli. Lo farebbero comunque perché intrappolati nell'abitudine o nel convincimento che altro non si possa fare o vivere e continuamente ripeteranno lo stesso rituale fino a ferirsi di nuovo eccetera. Ma la cosa straziante e, ironia della sorte, pure soddisfacente, è che queste persone, come calamite, attireranno i loro persecutori fra milioni di individui disponibili.

Queste persone sono da evitare, non le possiamo guarire. E' crudele ma è così. Mai mettersi fra il suicida e la sua pistola carica.
E allora è meglio una amicizia virtuale o una "reale"?
Le differenze sono solo nello strumento usato per comunicare e nell'assenza di messaggi extraverbali, feromoni, odori corporei, colore degli abiti, lineamenti e aspetto fisico generale, suono della voce, tangibilità. ma è pur sempre una questione di scelte e di "utilità": il mio medico mi tocca molto più di un amico o di un'amica. Ma quello è il suo ruolo, nessuno si stupirebbe se con lui ho contatti fisici molto personali e non altrettanta comunicazione verbale e condivisione ludica del tempo libero.

E allora? Con i miei amici di "penna" non è lo stesso ma a rovescio?
E' un'equazione semplice ma non tutti hanno la capacità di vederla. E non è una colpa. Io ad esempio non so fare il medico o il sacerdote e nessuno mi accusa di non saperlo fare. Dunque perché accusare i tuoi genitori e i tuoi coetanei di non saper fare amicizie virtuali?

Genitori e coetanei non si scelgono. Alle volte ci va bene altre volte no. Meglio se un po' di contrasto c'è, questo ci da una spinta a uscire da guscio protettivo di una società sempre più protettiva e avvolgente.
Mamma Domopack e papà Cuki alluminio doppiaforza possono conservare gli alimenti e i sentimenti. Ma poi, per cucinare le meraviglie che sono state avvolte è necessario togliere tutto dal contenitore.

E così i terricoli proteggono e coltivano la terra che conoscono mentre il marinaio naviga sull'oceano della conoscenza. Ma per quanto potrà approdare in mille porti, ne avrà infiniti da esplorare e forse nemmeno potrà scendere a terra per visitare tutti quei luoghi, abitati comunque da terricoli. Anche il marinaio stesso, una volta a terra diventerà un terricolo, E la terra immobile sotto di lui potrà dagli la nausea.

Tu non puoi coltivare ortaggi nel mare, non puoi cogliere frutti ma solo flutti. Gli altri non sono te anche se tu sei gli altri. Degli altri che non ti comprendono non ti devi preoccupare, non sono loro il vero ostacolo. Il vero ostacolo è l'ostinazione della tua timidezza che non è una malattia ma un esagerato rispetto per ciò che in te e fragile. Gli altri non contano in questo senso, sono importanti ma non sono il tuo viaggio futuro, sono solo la prima parte del tuo viaggio. Se la loro vita oggi è così diversa, ti è estranea solo perché un giorno hai deciso di partire. Che tu fossi ragazzo o una ragazza non importa. Il viaggio l'hai fatto, certi viaggi si fanno da soli. Ma stare da soli non vuol dire essere soli.




24 Oct : 14:00





Ragazzi conto di continuare a rispondere anche io
poichè l'argomento è fertile
ma ci vuole una apposita giornata dato che si stà sviluppando cosi riccamente e i gli ultimi commenti sono (buon per noi ) kilometrici
mi piace tutto questo!


Luciana

domenica 5 ottobre 2008

Se l'amore chiama


SE L'AMORE CHIAMA

Oceano in tempesta,
a volte la vita.

Onde fluttuanti,
si formano, si distruggono.

Sinistri pensieri appaiono,
scompaiono in un soffocante respiro.

Luce dirompente,
di faro all'orizzonte.

Accogliere di mani,
di sguardi protesi, cercano amore.

Fulmineo bagliore di Giorno,
cuori e anime incontra.

Il mare si placa,
le onde si chetano.

Pensare, in dolce sentire si ricompone.

IO E TE ORA

Nello stesso vascello mai piu'
tempesta ci potra' separare.

Luciana

sabato 6 settembre 2008

Irrompe il nuovo mondo

Irrompe il nuovo mondo,
e oscura il bagliore piu' vivo del sole,
si vede ora da rovine di muschio,
scintillare un futuro strano e prodigioso
e cio' che prima fu quotidiano,
sembra ora straniero e meraviglioso.
Niente piu' ordine in base a spazio e tempo,
qui il futuro consiste nel passato.
Il regno dell' amore s'e' dischiuso,
la favola comincia a filare.
Il mondo si fa sogno,il sogno mondo.
E cio' che si crede sia avvenuto
si puo'vedere giungere solo da lontano.

Mario Luzi


Non conoscevo questo autore , gia' dalle prime battute, intuisco un mondo nuvo capovolto, quasi senza senso. Credo che Mario sia il portavoce dell'ospite inquietante che si aggira tra le stanze vuote dei nostri pensieri : il Nichilismo. "Che cosa e' luomo?" domanda che Socrate si poneva molti anni fa, ma ora e' tutto da definire. E' arrivato il Nichilismo a cancellare con un dolce colpo di spugna il passato, il presente non ha senso cosi' disancorato e non si vede propensione verso il futuro. E' una vita tutta da riscrivere, scrolliamoci di dosso tutta l'insignificanza del nostro tempo, attraverso un battere e levare, che ci renda vivi e non lasciarsi morire.


Luciana

domenica 13 luglio 2008

Ti prendo per mano...

E' tipico dell'uomo di superficie, non addentrarsi, nell' infinito mondo del essere, e cosi' ci si puo' perdere, e non arrivare mai, all'essenza, che e' nascosta nel profondo di ognuno di noi.


E' l'amore nato, dalla necessita' di non fermarsi in superficie, ma scavare e trovare i propri talenti, che ha fatto scattare in me, la scintilla, e accostare il libro Il Piccolo Principe alla nuova attivita' di counseling, preposta alla valorizzazione dell'essere autentico, genuino e nascosto che vive dentro di noi. E sucessivamente costruire il mio primo lavoro.

piccolo principe counseling

TI PRENDO PER MANO...

E' vuoto che sentoeppur sento,
e' vita che chiede,nessuno risponde.

Sveglia cuore che dormi,vedi,
risposta c'e'l'amore che cerchi e' dentro di te.


Sopito in letargo, in un angolino,
non trova la via , non trova il cammino,
basta il tempo veloce di vento,
ti prende per mano e scopri il talento.


Luciana

venerdì 30 maggio 2008

Silvia Mendico Counselor e Docente di Sociologia




“…l'importanza dell' amicizia … l'andare lento di una relazione, dei riti che servono a creare legami, che vanno nutriti coltivati”.


A Luciana e al suo fanciullino, a Luciana che non dimentica mai di essere stata bambina, che conserva la capacità di vedere le cose con gli occhi semplici di un bambino…


Prima di dare un mio contributo al sito Piccolo Principe come Counselor/Sociologa volevo complimentarmi con l’autrice di questo sito per l’espressività e la profondità degli argomenti trattati con semplicità e soprattutto per il lungimirante accostamento Counseling –Piccolo Principe. E’ un bel sogno quello che è riuscito a realizzare Luciana, innamorata di un racconto che ha letto…sentito e fatto suo.


La prima volta che lesse il libro visitò un sito nel significato originario di luogo, posto e oggi è tutto suo, un sito virtuale ma visitabile e che avvicina tutti coloro che il “caso” porta qui…
Se l’empatia esiste ( ed esiste!!!) Luciana la sento molto vicina, per esperienza, sensibilità, fantasia… la immagino un po’ come Alice… che vaga curiosa, conosce le meraviglie, scopre personaggi strani, viziosi ma umani… un po’ come la piccola Sophia nel mondo creato per lei da J. Gardner (è il libro che colpì me!!).


Auguri Luciana a te e al tuo Grande-Piccolo Principe.




Salute! E’con questo termine che mi piace salutarvi e presentarmi. Salute nel senso di saluto, forza, benessere, energia, vitalita' e buon umore. Salute, la condizione che l’uomo dà per scontata, salute che non si eredita né si compra ma che si ha la fortuna di avere o l’infelicità di esserne privi. Salute: chi ha buon senso la mantiene con la cura di sè, della propria persona, del proprio corpo e dei pensieri. Quando parlo di salute mi riferisco infatti anche a pensieri sani, atti sani, amicizie sane.

E’ un tema che mi sta particolarmente a cuore, sotto tutti i punti di vista e condizioni socio-culturali ed è per questo che il mio orientamento professionale sia come Counselor che come docente di Sociologia è improntato sul discorso salute e benessere sociale ed individuale. Non esiste un benessere collettivo se il singolo individuo vive una realtà complessa senza una consapevolezza del proprio “sentire”. Sentire cosa? Sentire sè stesso, i richiami, i bisogni, sentire il nodo che crea un disagio, riconoscerlo, dargli un nome e trovare dentro sé le risorse per scioglierlo, sentire è sentire anche il bello, il buono, il sano e riuscire a replicarlo. Definire la salute è difficile, è un concetto astratto, e non assoluto.


Il Counseling è la professione basata su colloqui e ascolto che affronta i disagi psico-sociali legati al quotidiano, al mondo del lavoro, alla famiglia e che hanno ripercussioni sullo stato di salute e sul benessere dell’individuo, della coppia, del gruppo, delle istituzioni. Esiste un benessere individuale ed uno sociale, collettivo, di tutti, affinché possa esistere un benessere comune occorre partire dal senso di rispetto per la vita e per la vitalità di ogni singolo individuo.
Il Counseling Sociologico della Salute interviene nel disagio e nel malessere sociale ed individuale. Come Counselor aiuto la persona in difficoltà a trovare ciò che di buono ha ma per qualche motivo nasconde, io e il “cliente” (è così che il Counseling definisce il paziente) cerchiamo le risorse per uscire da un momento di crisi, partendo dal presupposto che tutte le persone sono potenzialmente valide.


La Sociologia studia il sociale che gravita attorno all’individuo, al gruppo, alle istituzioni, si occupa dell’uomo e delle sue relazioni, del modo di crescere, cambiare, vivere. Tra i micro e macro processi sociali oggetto di studio della Sociologia vi è la salute: un bene individuale ma anche sociale se si estende alle politiche di Welfare, alla progettazione finalizzata al benessere di tutti, alla prevenzione e al modo di fronteggiare i malesseri e le malattie. Mi entusiasma studiare i cambiamenti delle società e dei valori che la tengono insieme, l’evolversi dei pensieri e delle ideologie, il mutare delle generazioni, del senso estetico, del mondo del lavoro, delle istituzioni come la famiglia e la vecchiaia, ma il mio interesse è rivolto a come e perché tali mutamenti possono incidere e coincidere con altrettanti malesseri sociali.


Come a volte una modernità, un cambiamento sociale, una ricerca della felicità possono dar vita a “patologie sociali”? La Sociologia della salute studia in particolare “ i nuovi rischi” che possono essere rintracciati in una nuova droga, un nuovo stile di vita, una nuova moda, una nuova tecnologia. Vi è una zona mista tra disagio e malessere che non sempre si manifesta e conclama in una patologia ma che è frutto del vissuto quotidiano e il Counselor Sociologo cerca di capire, ascoltare, ricreare la persona che vive una crisi individuale che in realtà deriva da un malessere sociale, da un conflitto sul lavoro, a scuola, nella coppia e che può manifestarsi in un totale senso di inadeguatezza, sconforto, ansia, insonnia, nervosismi e vere patologie da stress e psicosomatiche.


Il Counseling quindi si svolge nel sociale di una persona perché siamo animali sociali e non possiamo esentarci dal rapportarci con il prossimo, è per questo che la natura dei rapporti sociali e la comunicazione acquistano grande importanza. Ogni persona si muove nella società con la sua maschera sociale, ogni singolo si rapporta a persone, mezzi, cose, strumenti, ogni individuo è parte di coppie e gruppi. Si rivolgono al counseling uomini e donne con problemi esistenziali e relazionali, di vita, di lavoro; il counselor ascolta la persona ( la coppia o il gruppo), la prende per mano facendole vedere altri punti di vista esterni, altre vie d’uscita a situazioni che sembrano senza soluzione. Il counselor aiuta a far vedere dei bivi dove chi vive un momento difficile vede solo vicoli ciechi, a vedere un pò di luce nel buio.


Il counselor non dà consigli ma favorisce la dialettica ripristinando una comunicazione sana tra l’individuo e il suo sociale.Salute quindi in senso molto ampio, dall’antico ma mai obsoleto concetto olistico proposto dal primo grande medico della storia Ippocrate che credeva che la salute passasse attraverso l’equilibrio delle tre parti di cui è fatto l’uomo: bio –psico- sociale. Ciò che accade nella nostra anima, nella nostra psiche ha contatti con il nostro organismo e con la nostra sfera sociale, per cui la salute ed il benessere dipendono dal nostro modo di affrontare la vita, le relazioni, le persone, il lavoro.


I fatti sociali permeano il quotidiano ed incidono sulla personalità e sullo stato di salute psico-fisico dell'individuo plasmandone le aspettative e le relazioni, il counselor sociologico propone interventi per la comprensione delle dinamiche della comunicazione in una società fatta di individui sempre più depressi e disturbati da stress, inquietudini, paure e conflitti.


Grazie per l’ascolto e …SALUTE!!!