venerdì 16 marzo 2012

Il tempo di un abbraccio




Quasi a voler sostenere ,
forti le tue mani
all'improvviso afferrano i fianchi
punto nevralgico
profondamente sensuale
percepisco forti le dita
affondano
delicato profondo
eclettico piacere

freme essenza
e cado nella voragine
senza spazio ne tempo.

Tutto ruota
assordante silenzio
l'abbraccio è forte e i due corpi si fondono in un essere nuovo


Silenzio...


Il tempo si è fermato
attimo eterno invade l'essere
di etereo fluido piacere: è DIO?

Ecco il bacio
prolunga il profondo sentire
scaturire di essenze
di sottile impalpabile leggerezza
l'essere nuovo si dispone a guisa
di un io più elevato: è il noi?

Impossibile non rispondere
stavolta di getto per rendere infinito l'attimo eterno.
Inciso nei sentieri dell' anima
ora
rivive come mantra evocato
nella solitudine che invade
quando monade mi muovo tra gli altri!

lunedì 13 febbraio 2012

Il treno della vita


Un cammino, un viaggio, un andare verso, scappare rincorrere sperare confondere proiettare introiettare...
emozionarsi, piangere, ridere, guardare ...
Interiorità introspezione incontro con il proprio se, in relazione con l'altro...
Levinas diceva incontro Dio nel mistero evento del volto dell'altro.
Allora dovremmo decidere di che Dio stiamo parlando,
quello che è nei cieli oppure è il sentimento che avverto nell' incontro/relazione del mistero evento,
con e per l'altro?
A tal proposito scrive Vito Mancuso nel suo libero Io e Dio:
Tra tutti i molteplici sentimenti che l'esistenza umana produce, a me pare che il sentimento che porta a credere in Dio nasca dalla tensione che ci fa uscire dal nostro piccolo io e ci pone in empatia con tutti gli esseri (umani, vegetali, persino inanimati come le pietre e le nuvole),avverto con essi una comunanza di fondo, una specie di rete che tutti racchiude, un grembo comune da cui tutti siamo usciti e in cui tutti siamo destinati a tornare .

Posso far ricorso anche alla grande poesia di Goethe :
Chi tutto abbraccia, chi tutto sostiene, non abbraccia forse e sostiene te, me e se stesso? Forse che in alto non si incurva il cielo? E sotto i nostri piedi non sta salda la terra? E che le stelle non ci brillano incontro d'amorosa luce? Non guarda forse il mio occhio nel tuo, e non s' affolla ogni cosa al tuo capo e al tuo cuore, operando visibile e invisibile in eterno mistero intorno a te? Di questo riempi il tuo cuore, per quanto grande è; e quando in codesto sentire tu ti trovi veramente beata, chiamalo pure allora come tu vuoi: chiamalo felicità, cuore, amore, Dio, per codesto io non ho nome alcuno. Sentimento è tutto. Il nome è soltanto suono e fumo, che offuscca lo splendore del cielo.

Sentimento è tutto e io nutro sento un infinito desiderio dell' incontro con l'altro per contemplare ciò che altrimenti non potrei vivere esperire sperimentare.

Luciana

domenica 12 febbraio 2012

 (Edith Stein)


Tratto da: EDITH STEIN, Il problema dell’ empatia,  a cura di Elio Costantini, ed Studium Roma 2009

“ Husserl si occupa di alcune questioni riguardanti l’empatia, non già come problema a se stante, bensì come presupposto che consente di giungere alla conoscenza di un mondo oggettivo”

Invece la Stein nel suo lavoro di tesi tematizza l’argomento dell’empatia in tutti i suoi aspetti positivi e negativi, e dimostra come attraverso l’empatia si pervenga alla conoscenza estranea.

E’in questa analisi che ella dà il proprio contributo alla soluzione del problema dell’empatia, sia in sede storica sia in sede teorica”.

Mentre Husserl sottolinea il ruolo dell’empatia ai fini della costituzione di un mondo oggettivo, la Stein analizza il concetto di empatia, ne definisce l’essenza, ne chiarisce la genesi e ne indica la modalità di attuazione. In altre parole compie il tentativo di costruire una Fenomenologia dell’empatia .

Husserl descrive l’atto empatico come atto finalizzato per la costituzione della realtà “Io-Uomo”. Ecco che cosa scrive a questo proposito: mentre il corpo proprio estraneo ( che mi si presenta come corpo fisico tra altri corpi fisici) mi viene dato nella percezione originaria, “soltanto con l’empatia, col costante dirigersi delle osservazioni sperimentali verso la vita psichica rappresentata insieme col corpo proprio estraneo […], si costituisce la conchiusa unità uomo, unità che poi io traspongo su me stesso”.

Dopo aver precisato che la psiche non è in nessun luogo, e che la sua connessione col corpo proprio è fondata soltanto da nessi funzionali, Husserl osserva che “ Per stabilire un rapporto, una relazione tra me e un altro, per comunicare a un altro qualcosa ecc. deve stabilirsi una relazione corporea, una connessione corporea attraverso processi fisici.

Io devo andare da lui a parlargli. Sicchè lo spazio svolge un ruolo importante, e così il tempo […]. Il fatto che il corpo proprio e la psiche formano una peculiare unità per l’esperienza e che in virtù di questa unità lo psichico viene ad avere un suo posto nello spazio e nel tempo, costituisce la base di una legittima neutralizzazione della coscienza, così localizzati temporalizzati ci si presentano i soggetti estranei”. Da queste due citazioni risulta che lo scopo di Husserl, nel trattare il tema dell’ empatia, e’ quello di dimostrare come attraverso di essa si pervenga alla costituzione

dell’ ”Io-Uomo”. Al contrario la Stein, nell’analizzare il concetto di Empatia, chiarisce qual e’ il suo significato specifico come atto di conoscenza “Sui Generis” I chiarimenti opportuni sono da lei forniti nella parte seconda del suo lavoro, al paragrafo II , attraverso un esempio:” Un amico viene da me e mi dice di aver perduto un fratello ed io mi rendo conto del suo dolore “. La Stein rileva che il punto da chiarire nell’esempio addotto è il seguente: “ Che cos’è questo rendersi conto?”. Esplicitare tale atto significa definire l’essenza dell’empatia, prescindendo dal fatto di sapere su che cosa esso si basi e donde io so di questo dolore”.

Dopo aver precisato che l’esperienza empatica è sempre originaria in quanto vissuto presente, mentre è non originario il suo contenuto, la Stein analizza nel modo seguente l’atto di “rendersi conto”: “Nell’istante in cui il vissuto emerge improvvisamente davanti a me, io l’ho davanti come oggetto ( ad esempio l’esperienza di dolore che riesco a “leggere nel volto” di un altro); mentre però mi rivolgo alla tendenza in esso emplicita e cerco di portarmi a datità più chiara lo stato d’animo in cui l’altro si ritrova, quel vissuto non è più oggetto nel vero senso della parola, dal momento che mi ha attratto dentro di sè, per cui io adesso non sono più rivolto a quel vissuto, ma, immedesimandomi in esso, sono rivolto al suo oggetto, lo stato d’animo altrui, e sono presso il suo oggetto, al suo posto. Soltanto dopo la chiarificazione cui si è pervenuti mediante l’attuazione giunta a compimento, il vissuto stesso torna di nuovo dinanzi a me come oggetto. Questa analisi consente di individuare tre gradi di attuazione dell’empatia:

I. Il vissuto altrui emerge improvvisamente davanti a me.

II. Viene attualizzato il vissuto nel momento in cui porto a compimento la tendenza in esso implicita, ovvero sono coinvolto nello stato d’animo altrui (Esperisco il dolore vissuto dall’amico)

III. Il vissuto esplicitato viene oggettivato, ossia ritorna dinanzi a me come oggetto correlativo alla coscienza.

Nel primo e nel terzo grado l’atto di “rendersi conto” del vissuto altrui corrisponde in modo non-originario alla percezione anche questa non-originaria, del dolore altrui ”visto” come oggetto, mentre nel secondo lo stesso atto corrisponde all’ esperienza empatica portata a compimento: vivo il vissuto altrui come se fosse mio. E’ quindi nel secondo grado che l’empatia si consuma pienamente, raggiunge la sua pienezza. Non sempre però si attuano tutti e tre i gradi, a volte ci si accontenta di realizzare il grado inferiore. Qualora invece l’atto empatico giunga alla sua piena attuazione, “ io mi sento accompagnato da una esperienza vissuta originaria, la quale non è stata vissuta da me, eppure si annunzia in me, manifestandosi nella mia esperienza vissuta non-originaria”.

Il risultato a cui la Stein perviene attraverso le sue analisi è questo: l’atto empatico, contrariamente al modo in cui è inteso dagli psicologi che si sono occupati dell’empatia, non è una sensazione, ne un sentimento, nè un atto della percezione interna di sè, e tanto meno è riconducibile al ricordo e all’ immaginazione, ma è atto concreto e originario, attraverso il quale possiamo cogliere in modo non-originario un vissuto estraneo”.

L’empatia dunque non è l’unipatia e non è neppure un co-sentire.

Il soggetto dell’empatia non è l’Io e nemmeno la pluralità degli individui psicofisici, è bensì il Noi. Quando un evento coinvolge più persone, il sentimento suscitato è lo stesso, ma diverso è il modo di sentirlo. Il processo empatico che si verifica in casi del genere porta a questo risultato:” Ciò che gli altri ora avvertono l’ho visivamente davanti a me, assume la forma di un corpo proprio e vive attraverso il mio sentire”. E’ in quel momento che dall’Io e dal Tu emerge il Noi in guisa di un soggetto di grado più elevato”.

La Stein tratterà l’empatia come comprensione delle persone spirituali, essa non si occupa del problema intersoggettivo, ma si sforza di approfondire il tema dell’empatia, nell’ambito dello spirito, avviando così una Fenomenologia dell’Empatia come lo stesso Husserl riconosce nel suo giudizio sul lavoro dell’allieva.

E’ soprattutto in questo ambito che si rivela l’importanza dell’empatia come comprensione del vissuto estraneo: “Io vivo ciascuna azione di un altro come azione che procede da un volere e questo a sua volta da un sentire; con ciò mi viene dato simultaneamente uno strato della sua persona e un ambito di valori, che per lui sono esperibili in linea di principio, ambito che a sua volta motiva in maniera significante tanto l’attesa di atti volitivi futuri possibili quanto di azioni possibili”.

Proseguendo nella sua descrizione, il risultato a cui ella perviene è che: “ Una singola azione ed altrettanto una singola espressione

– uno sguardo o un sorriso- possono perciò offrirmi la possibilità

di gettare uno sguardo nel nucleo della persona”.

Quanto sopra affermato conferma l’importanza dell’osservazione attenta del non verbale. La Stein parte dalla “Riduzione Fenomenologica” E aggiunge: “ Scopo della Fenomenologia è la chiarificazione con ciò l’ultima fondazione di ogni conoscenza, per raggiungere tale scopo, la Fenomenologia esclude dalle sue considerazioni tutto ciò di cui si può dubitare e che può essere in qualche modo eliminato. Pertanto essa non si serve dapprima dei risultati acquisiti da altre scienze e non si basa dunque sulle scienze naturali”.

Tratto da: EDITH STEIN, Il problema dell’ empatia,  a cura di Elio Costantini, ed Studium Roma 2009

Luciana




domenica 5 febbraio 2012

Le nuove frontiere del counseling

Le nuove frontiere del counseling - terzo convegno nazionale

Si terrà a Firenze nei giorni 14 e 15 aprile 2012, presso il polo congressuale dell'Hotel Albani, il terzo convegno nazionale di AssoCounseling dal titolo Le nuove frontiere del counseling.

Il tema principale di quest'anno, che fa da filo conduttore a tutto il convegno, è la ricerca di spazi ed ambiti applicativi del counseling che, in qualche modo, possono o potranno rappresentare le nuove frontiere di questa professione.

La novità di quest'anno è rappresentata dal fatto che la domenica sarà possibile - in parallelo alla sessione plenaria - seguire alcuni workshop e laboratori tenuti dai soci.

Ciao a tutti
Luciana

venerdì 16 settembre 2011

Correre...


Ciao a tutti,

dicasi blog una evoluzione dell' obsoleto ma tanto caro diario personale, nel quale si annotavano i pensieri, le emozioni le esperienze gli amori, le speranze, il proprio orizzonte dell'attesa, insomma un amico fedele e inseparabile.

La riflessione di oggi e' relativa al momento storico culturale sociale economico,
che ci troviamo a vivere, siamo tutti di corsa per cosa?

Il governo ci chiede sempre piu' tasse, i soldi nel bagget familiare,  non bastano mai, se qualcuno ti fa proposte di lavoro, e' d'uopo che ti chieda collaborazione gratuita, perche' in futuro magari se son rose fioriranno...

E' tempo di ri-appropriarci della nostra dignita' umana, della nostra ricchezza interiore, dovremmo trovare il tempo di rivalutare la relazione  con noi stessi e con gli altri, per non perderci, e diventare giocattoli di altri, che senza scrupoli ci fanno compiere azioni gesti parole pensieri, che alienadoci ci conducono lontano dalle nostre vere essenze.

Felice vita a tutti nella autenticita'

Luciana

giovedì 28 luglio 2011

Iscrizioni scuola di Counseling

 Vi comunico che sono aperte le iscrizioni alla scuola di Counseling Relazionale Filosofico,
Art-Counseling ed Etno Counseling
per l'anno 2011/2012 -
La presentazione dei Corsi con illustrazione dei programmi, avrà luogo Sabato 10 Settembre 2011, alle ore 16.30 presso la sede del C.E.P. a Bassano del Grappa, in Via Colombare 4.
scarica il volantino.

Ciao a tutti Luciana

venerdì 5 novembre 2010

Il principe e la volpe

"Non si conoscono che le cose che si addomesticano" disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi.
Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."

Un grande pensiero per grandi riflessioni=> e noi a che punto siamo in relazione con colororo che ci vivono accanto?
Luciana

lunedì 27 settembre 2010

Seminario Counseling

COMUNICAZIONE EVENTO

COLAP

STATI GENERALI DELLE ASSOCIAZIONI
PROFESSIONALI

22 OTTOBRE
Villa Miani - Via Trionfale 151 o Via Alberto Cadlolo 121


8 ° Convegno
S.I.Co.

“La prima Associazione Professionale
a garanzia di una professione”
“Il Counseling”

23 OTTOBRE
Centro Congressi Cavour – Via Cavour 50

Evento Colap



L’evento, si chiamerà COMPETE.R.E. Competenze Riconosciute nell’Economia e sarà l’occasione per dare grande visibilità alle nostre associazioni e ai nostri professionisti.
COMPETE.R.E. – Competenze Riconosciute nell’Economia - l’evento che il Colap sta organizzando per il prossimo 22 Ottobre è alle porte.
La manifestazione si terrà nella prestigiosa Villa Miani di Roma (Entrata da Via Cadlolo, 121) dalle ore 9.00 alle 18.00 e ha l’obiettivo di dare visibilità alle professioni associative per mostrarne la rilevanza sociale ed economica.
L’evento centrale del Colap sarà il cuore politico della manifestazione.
Il dibattito, moderato da Marina Nalesso (TG1 Economia), vedrà la partecipazione di rappresentanti politici, sindacali ed istituzionali ma anche di esperti del settore delle professioni, fondazioni politiche e rappresentanti internazionali. Alcuni video, realizzati con la collaborazione di una nota redattrice televisiva (Vicsia Portel-Ballarò), apriranno la discussione in sala lanciando i temi oggetto di riflessione quali: il ruolo delle associazioni professionali, l’utilità delle professioni associative, l’innovazione e la flessibilità nelle professioni associative ed il rapporto con le professioni regolamentate; i lavori proseguiranno nel pomeriggio con una presentazione mediatica di alcuni gruppi di professioni con l’obiettivo di porre al centro della manifestazione IL PROFESSIONISTA !
Accanto all’evento centrale del Colap verranno allestiti, nel piano terra della villa, spazi espositivi dove alcune associazioni e gli sponsor presenteranno le loro attività anche attraverso l’ausilio di piattaforme tecnologiche e proiezioni video.
Al primo piano, durante tutto l’arco della giornata, si potrà partecipare ad eventi, seminari ed incontri organizzati da alcune delle associazioni del Colap per consentire a tutti di conoscere il mondo dell’associazionismo professionale.
L’evento si propone di essere un evento mediatico di grande portata con una presenza di almeno 2.000 partecipanti.


Programma definitivo delle giornate

Riservato agli iscritti al Registro Italiano dei Counselor

I soci S.I.Co., iscritti al Registro Italiano dei Counselor che intendono ricevere il Certificato di partecipazione con i CAP (Crediti di Aggiornamento Professionale), sono tenuti a firmare i fogli presenza al convegno presso la segreteria, tutti i giorni, in ingresso e in uscita.
I certificati con i CAP riservati agli iscritti al Registro, saranno inviati ai singoli partecipanti, via posta, dopo la verifica delle presenze.
(I Certificati di partecipazione generici rilasciati a tutti i partecipanti, non hanno valore come aggiornamento professionale della S.I.Co. )

La partecipazione al congresso e all’evento Colap dà diritto a 25 CAP

PROGRAMMA DEFINITIVO

Sabato 23 Ottobre 2010

TITOLO: Il Counseling in Italia e in Europa:

9,00 Segreteria

9,30 Apertura dei lavori.
Gigliola Crocetti
Amministratore Delegato S.I.Co.
La S.I.Co. espressione associativa del counseling italiano

9,45 Santi Laganà
Saluto del Presidente S.I.Co.

10,00 Francesco Consoli
Docente di Sociologia delle Organizzazioni – Scienze Statistiche-
Universita La Sapienza – Roma -
Le vie nazionali alla professione europea di counselor: una ricerca

10,45 Parente Ernestina
Referente Regionale S.I.Co Nord Ovest
Circolarità informativa in Sico: il ruolo del referente regionale tra scuole, allievi,
counsellor, territorio ed altre istituzioni


11,00 Koch Maria Cristina
Scuola Sistema Counseling - Milano
Il Counseling:Una professione per il terzo Millennio

11,20 Pausa

11,50 Maria Adele Azzi – Elisabetta Campanini
Istituto di Psicologia Psicoanalitica s.r.l. – Brescia -
L’Associazione: un contesto dinamico che favorisce l’evolversi della professione
counseling

12,10 Gabriella Vigliar
A.E.Me.F - Roma -
Il mediatore: questo sconosciuto

12,30 Rosalia Grande
Scuola di Counseling Dinamico Esistenziale - Ass. “il Divenire” - Roma -
Il Counseling e l’arte di “Vivere Bene”

12,50 Dibattito

13,00 Pausa Pranzo

15,00 Ripresa Lavori

15,00 Franco Nanetti
Scuola AIPAC - Pesaro -
L’identita del counselor, nuovi paradigmi prospettivi di intervento

15,20 Manuela Olia
Scuola SICIS (Società Italiana di Counseling ad Indirizzo Sistemico) -Torino-,
Il Counseling nei servizi alla persona:una esperienza territoriale

15,40 Giovanna Borrello
Scuola Metis Counseling Filosofico – Napoli-
La filosofia come esercizio e il counseling filosofico

16,00 Pausa

16,40 Eugenio Giommi
Soc. Italiana di Biosistemica - Roma-
Contratti impliciti ed espliciti nella relazione di counseling

17,00 Francesco Colombo
Scuola DELPHI Centro Ricerche di Psicologia Analitica – Genova -
Esperienze lavorative in Liguria, dopo praticamente 10 corsi di formazione in
Counseling: limiti e sbocchi professionali.

17,20 Rudy Russo
Scuola ADSUM - Lecce -
Associazionismo e counseling: fare sistema

17,40 Dibattito

Ore 18,15 Termine dei lavori


La S.I.Co. in questa occasione vuole partecipare con quanti più soci possibile a questa giornata eccezionale e farne seguire poi un’altra di convegno. Vi invitiamo ad essere presenti in modo unanime e fattivo.
Dobbiamo dimostrare quale enorme quantità di cittadini ruota intorno ad un professionista.

La partecipazione al congresso sarà di € 150 dal 16/09/2010.

Ogni persona pagante potrà portare un ospite che non sia socio S.I.Co.
Inoltre data l’importanza della presenza di persone che ruotano intorno al counseling ogni socio pagante può acquistare dei passy per persone di sua conoscenza (sempre non soci S.I.Co.) a € 15 a persona inviando la quota relativa e i nominativi delle persone.
Le quote di partecipazione andranno versate tramite c/c postale n° 756007 intestato alla S.I.Co. con causale “Partecipazione convegno S.I.Co. 2010”.
Gli interessati dovranno compilare la scheda di “PRENOTAZIONE” in ogni sua parte ed inviarla alla S.I.Co. con la fotocopia del versamento effettuato, esclusivamente via posta ordinaria.
Il “Certificato di partecipazione” sarà rilasciato esclusivamente ai partecipanti paganti.
Su richiesta saranno rilasciati “certificati di presenza”.

CAP (Crediti di Aggiornamento Professionale) S.I.Co.
Per gli iscritti al Registro Italiano dei Counselor della S.I.Co., la partecipazione al congresso dà diritto a 25 crediti = CAP 25.
Le certificazioni saranno spedite dopo la verifica delle presenze.
Luciana Reginato Psicologs e Supervisor Counselor

lunedì 12 luglio 2010

Oscar Wilde divagazioni sulla felicita'


Breve traccia tratta dal libro " divagazioni sulla felicita'"
Di Oscar Wilde

Per riuscire nella vita bisogna andare incontro agli avvenimenti per avere su di essi liberta' di manovra, bisogna rischiare molto per guadagnare molto. Cio' che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto, mentre rischiando avremmo solo avuto piu' o meno probabilita' di perdere.

La fortuna ama concedersi solo a chi la merita, e non e' cieca come generalmente si crede, ma la sua chiaroveggenza sfugge a un giudizio superficiale. Nulla si ottiene al mondo senza averlo meritato, le avventure vagano attorno a noi...il nostro volere non ha che da mostrarsi. Se abbiamo tendenza a mentire , le menzogne accorreranno a frotte..Cosi' i grandi fatti non avvengono che a coloro che sono preparati per riceverli, e anche gli eroi che sorgono qualche volta per apparente combinazione di fortunati avvenimenti, non sono diventati tali per il capriccio della fortuna , ma lo creano certamente da lungo tempo nell'intimo silenzioso delle proprie coscienze.

Gli uomini comuni non si accorgono mai delle occasiono propizie, essi sentono solo le difficolta', davanti alle quali incrociano le braccia , mentre anche se l'avvenimento puo' sembrare ostile a prima vista, l'uomo volitivo sa
sempre cavarne qualche vantaggio: le difficolta' non sono una disgrazia , bensi' un' occasione propizia per saltare piu' lungi e piu' in alto. La fortuna passa sempre nella vita di un uomo , ma pochi sono coloro che sanno accorgersene. Generalmente si ha gli occhi rivolti altrove, spesso alle idee pessimiste; si resta indecisi, timorosi di rischiar troppo, e la fortuna passa indispettita di non essere stata afferrata rudemente per i capelli.

C'e' chi non riesce a vivere serenamente del presente, e convinto di essere nato sotto cattiva stella e' sempre ossessionato dall' avvenire, e' come avvelenato dalla sua immaginazione, la quale a forza di prevedere disgrazie qualche volta le chiama . Sembra quasi che non godendo gli attimi tranquilli, non assaporandone l' ambrosia con intimo senso di riconoscenza , si faccia un' offesa alla vita, la quale vuol essere amata profondamente per concedere le sue volutta'..L'immaginazione e' una forza come la volonta', e puo' fecondare l'avvenimento che per se stesso e' senza sapore e senza colore , e' capace di accendere e di spegnere la gioia, di creare e di distruggere il dolore, di produrre e di guarire le malattie, come se emanasse un fluido possente che influenza l'avvenire e di cui ancora non si conosce l'essenza...

cio' che ha reale valore nella vita e' il presente, il passato e l'avvenire sono presenti che furonoe presenti che saranno, percio' impieghiamo ogni giorno come fosse l'ultimo della nostra esistenza come se dovessimo fare un bottinoper l'eternita', viviamo intensamente ogni minuto, scopriamo ogni recondito piacere che puo' offrirsi a noi, amiamo con tutto il cuore cio' che ci circonda: Carpe Diem

A presto Luciana Reginato Psicologa e Supervisor Counselor

lunedì 22 giugno 2009

Philosophy for Children


L'ospedale delle bambole

Maura Striano presenta il racconto "L'ospedale delle bambole", di Ann Margaret Sharp
Edito da Liguori

Entriamo all’interno del curriculum della Philosophy for children. Il curriculum, nasce con dei materiali che sono strutturati in modo da essere adatti alle dinamiche cognitive, affettive relazionali, dei bambini e degli adolescenti in varie fasce d’eta’. Il primo materiale che noi andiamo ad utilizzare nella scuola dell’infanzia, e’ materiale che e’ stato scritto a integrazione del curricolo, redatto da Lipmann, e redatto da Ann Sharp.


Nel video, breve presentazione del libro.

Buon ascolto Luciana






giovedì 18 giugno 2009

Counseling: cos'è e di cosa si occupa



Oggi desidero condividere con te , l'articolo che ho trovato nel sito Formazione salerno

Buona lettura.
Avete mai sentito parlare di counseling?
Sapete che cos’è? Di cosa si occupa?

Immaginate di trovarvi in un momento difficile e incerto della vostra vita, un momento in cui le nubi sembrano addensarsi e coprire la luce, vi sentite trascinati da emozioni negative e non vedete vie d’uscita, ebbene, è in quel momento che avete bisogno del counseling.


Il counseling è quell’insieme di tecniche che soffiano come il vento sui problemi, spazzando le nubi dell’incertezza, consentendo alla persona di rivedere la strada da percorrere per risolvere le sue preoccupazioni. Il professionista che padroneggia queste tecniche, si chiama counselor e il suo compito è di aiutare il suo cliente ad acquisire la sicurezza necessaria per affrontare una situazione delicata in un particolare ambito della sua esistenza.


Il counselor affronta problemi specifici di un individuo o di un gruppo, ma non tratta situazioni patologiche, ossia, quelle difficoltà umane che sono conclamate in un vero e proprio disturbo mentale o comportamentale. Le condizioni patologiche sono di pertinenza della psicoterapia e della psichiatria e non rientrano in una relazione d’aiuto qual è il counseling. Il counselor ha quindi clienti e non pazienti.


Come fa il counselor a intervenire? Come risolve i problemi? E’ importante fare una precisazione. Nessuna difficoltà può essere affrontata dall’esperto in una relazione d’aiuto suggerendone la soluzione, consigliando la strada da seguire.


Il counseling è sostanzialmente un rapporto di tipo umano, che si differenzia dal consiglio del buon amico, e si fonda su tecniche di osservazione e comunicazione che mirano a realizzare l’empowement. Per empowement s’intende il rafforzamento e la valorizzazione delle risorse già presenti nell’individuo, la possibilità che egli ha, una volta riacquistata la fiducia nelle proprie capacità, di rivedere il suo problema e trovare da se stesso i mezzi migliori per superarlo.


Il counseling offre, dunque, al cliente una situazione esplorativa, un setting in cui egli ritrova le proprie risorse smarrite, aumentando la propria autostima e accrescendo la fiducia nelle proprie capacità.


Con la rinvenuta serenità, il cliente può meglio scegliere per se stesso, compiendo le valutazioni più congrue ai suoi obiettivi e al suo stile esistenziale più autentico e profondo. L’ascolto del problema, ascolto attivo su più fronti, di tutti i canali comunicativi del cliente, apporta una maggiore cognizione della situazione, permettendo di realizzare quell’empatia fra professionista e cliente che progressivamente lo aiuteranno a tirarsi fuori dal pantano nel quale è momentaneamente incappato.


Si capisce da sé l’alto valore sociale, preventivo e anche pedagogico di una simile tecnica.
Il counseling sta trovando applicazione da vari decenni nei paesi anglosassoni e recentemente anche in Italia, negli ambienti più disparati, in tutte quelle situazioni sociali in cui possono paventarsi dimensioni problematiche.


Si pensi alle scuole di ogni ordine e grado, alle università, agli ambienti lavorativi, in campo sanitario, politico, sportivo, comunicativo ecc.

Nel nostro paese sta trovando una sistemazione sempre più ampia, ma stenta ancora a decollare totalmente a causa di una legislazione che non ne riconosce ancora il valore professionale.


Il counselor, invece, riceve la sua formazione in una scuola (di solito quelle di psicoterapia che prevedono corsi in relazioni d’aiuto) di durata triennale ed è tutelato da apposite organizzazioni nazionali in merito come la SI.CO. (società italiana di counseling) o il CNCP (Coordinamento nazionale counselor professionisti).


Anche se il cammino appare lento e faticoso, questa nuova professione si sta affermando già da un punto di vista culturale, a causa delle nuove esigenze della società che sempre più vedono nel counselor uno sbocco idoneo a situazioni che altrimenti non troverebbero giuste e sensate soluzioni.


Aricolo trovato nel sito www.formazionesalerno.com


A presto Luciana

lunedì 1 giugno 2009

Comunicazione


Breve escursus sulle dinamiche della comunicazione secondo Rogers e Carkhuff


NON C’E’ SITUAZIONE O COMPORTAMENTOVOLUTO O NON VOLUTO IN UNA SITUAZIONE DI INTERAZIONE CHE NON TRASMETTA UN MESSAGGIO E CHE NON VENGA COLTO COME MESSAGGIO DA QUALCUN ALTRO. NON SI PUO’ NON COMUNICARE. ATTIVITA’ O INERZIA MOVIMENTO O IMMOBILITA’ PAROLA O SILENZIO HANNO VALORE DI MESSAGGIO, INFLUENZANO L’ALTRO E L’ALTRO NON PUO’ NON RISPONDERE.

SCHEMA FONDAMENTALE DELLA COMUNICAZIONE

referente (contesto)
messaggio
produttore----------------------destinatario
canale (contatto)
codice

La comunicazione efficace è un processo circolare: l’emittente codifica, emette, invia l’informazione al ricevente che ascolta, decodifica, interpreta, elabora e a sua volta, da emittente, codifica il messaggio di ritorno/risposta/feedback che ritorna al primo emittente ora destinatario che decodifica ecc.

LA COMUNICAZIONE E’ EFFICACE QUANDO RICEVENTE E EMITTENTESI MODIFICANO CERCANDO DI COMPRENDERSI. UNA CULTURA DELLA FLESSIBILITA’COMBATTE RIGIDITA’ AUTOREFERENZIALITA’ E EGOCENTRISMO, PROPRI DI CHI COMUNICA SENZA VERIFICARE SE LA SUA COMUNICAZIONE E’ COMPRESA CORRETTAMENTE DALL’INTERLOCUTORE.

LA COMUNICAZIONE HA UN ASPETTO DI CONTENUTO E UN ASPETTO DI RELAZIONE CHE CLASSIFICA E DETERMINA IL CONTENUTO.

Il codice verbale trasmette il contenuto della comunicazione attraverso la parola.
Il codice non verbale è l’aspetto di relazione nella comunicazione.

CODICE NON VERBALE:

GESTO E COLLOCAZIONE SPAZIALE(posizione in relazione all’altro, distanza, orientamento,direzionalità,tensione,apertura/chiusura)

POSTURA

SGUARDO

VOCE

CONTATTO

ATTEGGIAMENTO GENERALE DI ASCOLTO EFFICACE:

- NON PRONTO A REPLICARE- NON PRONTO A CONTRADDIRE- NON PRONTO A RIFIUTARE A PRIORI- PRONTO A COGLIERE I BISOGNI/STATI D’ANIMO E A MODULARSI SULL’ALTRO, ANCHE RIFORMULANDONE I CONTENUTI

LA CONGRUENZA

A livello intrapersonale è l’ascolto di sé riconoscendo come proprio qualsiasi stato d’animo, integrando sensazione ed esperienza. A livello interpersonale è la libertà di comunicare se stessi. Non c’è divergenza tra codice verbale e non verbale.

BARRIERE NELLA COMUNICAZIONE:

- ESSERE INCONGRUENTI
- DARE ORDINI
- MINACCIARE
- OFFRIRE SOLUZIONI
- GIUDICARE
- INDAGARE
- RIDICOLIZZARE
- INTERPRETARE
- CONSOLARE
- MINIMIZZARE

“Il counseling è una strategia di aiuto più profonda rispetto agli aiuti intuitivi (…). Esso si sviluppa “sulla originaria intuizione rogersiana secondo la quale se una persona si trova in difficoltà il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirgli cosa fare (facendo unicamente attenzione al contenuto razionale di tale consiglio: ossia che sia realmente “sensato” rispetto alla situazione) quanto piuttosto quello di aiutarlo a comprendere la situazione e a gestire il problema prendendo da solo e pienamente la responsabilità delle scelte eventuali”.
(R. Carkhuff, L’arte di aiutare, Introduzione all’edizione italiana di F. Folgheraiter)

TRIADE DI ROGERS: LE DISPOSIZIONI PERSONALI DELL’OPERATORE D’AIUTO

- genuinità o spontaneità (l’operatore genuino non nega la propria personalità ma la esprime, solo che sia liberato da atteggiamenti connaturati di tipo distruttivo)
- accettazione incondizionata o considerazione positiva incondizionata (la persona è accettata indipendentemente da ciò che pensa, fa, o dice, solo per quello che è e per la sua motivazione di cambiare)
- comprensione empatica (la capacità di mettersi al posto dell’altro, di vedere il mondo come lo vede costui. Né simpatia né perspicacia diagnostica, ma un mix di sentimento (coinvolgimento affettivo) e di intelligenza percettiva.

COMPETENZE DELL’HELPER NELLA RELAZIONE

- ATTENZIONE (attenzione fisica, osservare, ascoltare. Porta, come risposta, al COINVOLGIMENTO dell’helpee)
- RISPONDERE (ai contenuti, al sentimento, al significato. Porta all’ESPLORAZIONE)
- PERSONALIZZARE (il significato, i problemi, gli obiettivi. Porta alla COMPRENSIONE)
- INIZIARE (obiettivi, programmi, scadenze e rinforzi, passaggi, verifica. Porta all’AZIONE)TRE MODI DI RISPONDERE
- CONFERMA (“mi vai bene come sei”)- RIFIUTO (“nella definizione che dai di te non vai bene”)- DISCONFERMA (“tu non esisti”)
POSIZIONI ESISTENZIALI
- AGGRESSIVO (io vinco tu perdi)- PASSIVO (io perdo tu vinci)- DEPRESSIVO (io perdo tu perdi)- ASSERTIVO (io vinco tu vinci), indirizzando le energie passive e aggressive.

A presto Luciana

lunedì 27 aprile 2009

“Psicodinamica della Coppia: Esempi di intervento efficaci

“Psicodinamica della Coppia:esempi d'intervento efficace”




Convegno - 31 ottobre 2009Castello degli AgolantiViale Caprera, 27 - Riccione



Programma

09.30 Apertura e saluti ai convenuti
09.45 Marco Mastella (invitato)
10.15 Claudio Rossi - Dalla tragedia di Edipo alla famiglia attuale
10.45 Coffee break
11.15 Alberto Eiguer - Il legame narcisistico e oggettuale nella coppia
11.45 Tavola rotonda coordinata da Jean José Baranes
13.00 Pausa pranzo
15.00 Ruggiero Irene (invitata)
15.30 Alfredo Rapaggi - Workshop - Lo psicodramma analitico della coppia
16.30 Psicomos verbale: a cura degli specializzandi della Scuola di Psicodramma Analitico di Bo.
17.30 Consegna diplomi e chiusura





Nota: primo avviso. Il programma sarà passibile di cambiamenti.







Per informazioni:

P.I.I.FA.C.
Psicodinamica Integrata per l'Individuo, la Famiglia e la Coppia
331-7423226 e-mail: piifac@libero.it


Descrizione Convegno

“Psicodinamica della coppia: esempi di intervento efficace”

Riccione, Castello degli Agolanti
31 ottobre 2009

L’interesse della psicoanalisi per le relazioni di coppia è antico quanto Freud.
E' lui stesso infatti che parla dell'influenza dei “clichés” relazionali della famiglia d'origine sulle famiglie successive.
Ma il grande maestro non ha tramandato una modalità psicoanalitica studiata per la coppia, o per un gruppo, anche familiare, La sua indole introversa l'ha portato a privilegiare una forma d'introspezione più individuale. Diversi altri psicoanalisti hanno via via colmato questo vuoto, i vari Sullivan, Winnicot, Bion per esempio, ma anche gli psicoanalisti francesi come Anzieu che hanno inglobato lo psicodramma, o quelli come Giliéron, che hanno sostenuto la combinabilità tra psicoanalisi e sistemica. Solo però negli ultimi anni si sono organizzati gruppi scientifici di psicoanalisi con interesse specifico sulla coppia e sulla famiglia. Uno di questi gruppi, l'Association International de Psycanalyse de Couple et de Famille, è rappresentata in questo convegno dal suo Presidente Alberto Eiguer.
Il convegno propone un percorso integrativo, che si prospetta molto interessante, tra la modalità verbale della psicoanalisi di coppia e lo psicodramma analitico di coppia, presentato da Alfredo Rapaggi. Con una premessa storico filosofica di Claudio Rossi e una tavola rotonda, da non perdere, diretta da Jean José Baranes.



A presto Luciana

giovedì 16 aprile 2009

LA COMUNICAZIONE EFFICACE

LA COMUNICAZIONE EFFICACE SECONDO THOMAS GORDON
di Maurizio D'Agostino
martedì 17 maggio 2005

UNIVERSITA’ DI CATANIA
FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE
Dispensa per gli studenti
TIROCINIO INTERNO
LA COMUNICAZIONE EFFICACE SECONDO THOMAS GORDON
di Maurizio D’Agostino
In Italia oggi esistono corsi di formazione della Gordon Training International (G.T.I.), una società con finalità educative fondata dal Dr. Thomas Gordon, allievo di Carl Rogers, ed ha sede a Solana Beach (California). Essa è impegnata nella progettazione e diffusione di programmi di formazione volti ad accrescere l’efficacia personale e migliorare le relazioni interpersonali. Grazie ai numerosi istruttori che diffondono questi programmi in oltre 25 nazioni, la G.T.I è probabilmente l’organizzazione più vasta nel campo dell’educazione alla relazione. In Italia i programmi di Gordon Training International sono realizzati dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (I.A.C.P.), unico istituto autorizzato. I corsi sul metodo Gordon sono dei corsi brevi e in Italia sono attivi i corsi Genitori Efficaci (P.E.T.), Insegnanti Efficaci (T.E.T.), Giovani Efficaci (Y.E.T.), Leader Efficaci (L.E.T.) e Persone Efficaci. Nel loro insieme questi corsi costituiscono una valida e coerente proposta di apprendimento nel campo delle competenze relazionali basilari applicabili in ambito lavorativo, scolastico e formativo in generale.

Entriamo nei contenuti dei training di T.Gordon.

IL RETTANGOLO DEL COMPORTAMENTO
Per ogni persona con cui siamo in rapporto ci formiamo una "finestra percettiva" attraverso cui osserviamo i suoi comportamenti. Ne abbiamo una diversa per ogni persona con cui siamo in rapporto. Questa "finestra percettiva" noi la chiamiamo "Rettangolo del comportamento".
Per "comportamento" si intende qualcosa che possiamo udire o vedere concretamente, non il nostro giudizio su quella persona. Un modo molto utile per identificare il comportamento è chiedersi: "Potrei fotografarlo o inciderlo su nastro? Potrei ascoltarlo alla radio o vederlo alla TV ?" Non si può fotografare un "irresponsabile" o ascoltarlo al registratore.
Dunque, una prima abilità da sviluppare è quella di imparare a discriminare i comportamenti dai giudizi.
Tutte le persone si trovano a vivere di volta in volta due sentimenti diversi nelle relazioni interpersonali: accettazione e non accettazione. Ci saranno comportamenti di un figlio, di un alunno, del partner, di un insegnante ecc. che saranno accettabili ed altri saranno non accettabili.

RETTANGOLO DEL COMPORTAMENTO

TUTTI I
COMPORTAMENTI
Comportamenti accettabili
Comportamenti inaccettabili
La linea non è statica; si muove su e giù, spesso molto rapidamente nel corso di una giornata; varia da persona a persona. Nessuno può accettare tutto incondizionatamente. Due persone possono vedere lo stesso comportamento in modo diverso.
I tre fattori che influenzano il livello di accettazione sono:

Fattori interni alla persona: la personalità specifica, stato d’animo, condizioni di salute, impegni di lavoro, ecc. Cioè possono esserci variazioni ad esempio nel mio stato d’animo, indipendenti dal comportamento dell’altro, che possono influire sulla mia accettazione o non accettazione di tale comportamento. la personalità specifica, stato d’animo, condizioni di salute, impegni di lavoro, ecc. Cioè possono esserci variazioni ad esempio nel mio stato d’animo, indipendenti dal comportamento dell’altro, che possono influire sulla mia accettazione o non accettazione di tale comportamento.
Ad esempio, se vinco alla lotteria, ottengo una promozione o semplicemente passo una splendida giornata, posso sentire di accettare quasi tutto quello che mio figlio fa o dice.

l'ambiente: il luogo in cui si svolge il comportamento può determinare i miei sentimenti di accettazione o il luogo in cui si svolge il comportamento può determinare i miei sentimenti di accettazione o
non accettazione. Per esempio, mentre mi va benissimo che i bambini giochino a pallone in cortile, probabilmente non mi andrà bene che lo facciano in salotto.

l’altro: i miei sentimenti di accettazione variano ad esempio da un figlio all'altro, a seconda dell'età, personalità, sesso, ecc. , di questo ultimo. : i miei sentimenti di accettazione variano ad esempio da un figlio all'altro, a seconda dell'età, personalità, sesso, ecc. , di questo ultimo.

L’Area di accettazione può essere ulteriormente suddivida per rappresentare due tipi diversi di comportamento. In primo luogo, l’altra persona (che può essere un figlio, un alunno, ecc.) può assumere un comportamento che non vi da problemi, cioè non ci sono problemi di relazione (area non problematica).
In questa stessa area si possono collocare quei comportamenti che non sono problematici per voi, ma segnalano la presenza di un problema nell’altro. È lui/lei che ha un problema, che vive un’esperienza. Il problema è suo, non vostro. Allora, forse vorrete aiutarlo a risolvere il suo problema.



Comportamenti accettabili
L’altra persona è in difficoltà, ha un problema
Comportamenti accettabili
Area non problematica:
è la situazione ideale per l’insegnamento/apprendimento
Comportamenti inaccettabili
Voi siete in difficoltà, avete un problema

Lo scopo dei training Gordon è quello di fare acquisire le competenze necessarie per ridurre il più possibile le due aree problematiche nella relazione interpersonale. Di conseguenza, l’Area non problematica diventa più grande. L’Area non problematica rappresenta tutte le volte in cui potete stare con l’altro insieme in modo piacevole e vantaggioso per entrambi.

LE ABILITà DI AIUTO
Una abilità fondamentale da sviluppare è quella di imparare a individuare di chi è il problema.
Bisogna ricordare che un comportamento è accettabile se potete dire: "Mi piace, lo accetto, sono a mio agio, non mi sento minacciato, irritato, arrabbiato, deluso; posso accettare che l’altro sia com’è; mi sento neutrale; i miei bisogni sono soddisfatti".
Un comportamento è inaccettabile quando potreste dire: "Non mi piace, non lo accetto; mi sento minacciato (o irritato, arrabbiato, spaventato, deluso); voglio che i miei bisogni vengano soddisfatti.quando potreste dire: "Non mi piace, non lo accetto; mi sento minacciato (o irritato, arrabbiato, spaventato, deluso); voglio che i miei bisogni vengano soddisfatti.

Alcune abilità che si insegnano nel corso Gordon "Genitori efficaci" quando in una relazione il problema è dell’altro sono:
l. Imparare a capire quando i figli si trovano in difficoltà: riconoscere segni e sintomi.
2. Imparare a svolgere un’efficace funzione d'aiuto rispetto al figlio in difficoltà.
3. Imparare a distinguere i fattori che aiutano da quelli che non aiutano un figlio in difficoltà.
4. Imparare ad evitare le 12 tipologie di risposte non facilitanti quando i genitori andranno in aiuto dei loro figli.
5. Si eserciteranno nelle abilità di ascolto necessarie all’elaborazione del problema del figlio.
6. Impareranno come aiutare il figlio a risolvere autonomamente i propri problemi.

ABILITA’ COMUNICATIVE RELATIVE ALL’AREA PROBLEMATICA DELL’ALTRO

le barriere della comunicazione
Quando i figli/alunni/l’altro hanno un problema, di frequente i genitori/insegnanti si intromettono cercando di aiutarli con dei "buoni consigli", con dei "suggerimenti" tratti dalla loro stessa esperienza o invitandoli a riconoscere la realtà dei "fatti" ed ad attenersi ad essa. Nonostante le buone intenzioni, spesso questi tentativi creano più problemi di quanti ne risolvano e finiscono per bloccare la voglia di comunicare nello figlio/alunno. Questi tentativi vengono definiti "metodi tradizionali di aiuto" o "barriere della comunicazione" e sono dodici:
1. dare ordini, comandare, dirigere;
2. minacciare, ammonire, mettere in guardia;
3. moralizzare, far prediche;
4. offrire soluzioni, consigli, avvertimenti;
5. argomentare, persuadere con la logica;
6. giudicare, criticare, biasimare;
7. fare apprezzamenti, manifestare compiacimento;
8. ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte;
9. interpretare, analizzare, diagnosticare;
10. rassicurare, consolare;
11. indagare, investigare;

cambiare argomento, minimizzare, ironizzare.

L’ASCOLTO PASSIVO E ATTIVO
Per non incorrere nel pericolo di reagire verbalmente usando delle "barriere" che comunicano la non accettazione del problema del figlio/alunno, Gordon consiglia la tecnica dell’ascolto attivo.
Carl Rogers è giunto a individuare le caratteristiche o condizioni che devono essere presenti affinché una persona in difficoltà si senta aiutata. Quest’ultima deve sentire che chi si offre di aiutarla è una persona:
1. Accettante: mi lascia essere quello che sono, con il mio modo di pensare, sentire, parlare e agire. Non mi chiede di essere diverso o di cambiare i miei sentimenti.mi lascia essere quello che sono, con il mio modo di pensare, sentire, parlare e agire. Non mi chiede di essere diverso o di cambiare i miei sentimenti.
2. Empatica: Mi comprende davvero, intuisce i miei veri sentimenti, mi fa capire che mi sta ascoltando con attenzione. Sa mettersi nei miei panni e mi comunica la sua percezione di quell’esperienza.Mi comprende davvero, intuisce i miei veri sentimenti, mi fa capire che mi sta ascoltando con attenzione. Sa mettersi nei miei panni e mi comunica la sua percezione di quell’esperienza.
3. Autentica: antepone la sincerità, l'onestà e la genuinità all’assunzione di un ruolo. antepone la sincerità, l'onestà e la genuinità all’assunzione di un ruolo.
Negli ultimi vent'anni i ricercatori nel campo delle professioni d’aiuto si sono chiesti come comunicare efficacemente con chi vive in uno stato di disagio, di angoscia, di frustrazione.
Oggi sappiamo quali competenze sono necessarie per aiutare veramente una persona in difficoltà.

ABILITA’ NON VERBALI

Ascolto Passivo

Intenzione

Attenzione

Silenzio

Cenni di conferma
Frasi invito o apriporta

Dimmi pure..

Vuoi dirmi che...

Continua pure

Mmhm...mmhm

Certo...
ABILITA’ VERBALI
Ascolto attivo
Il silenzio, i cenni di attenzione, le espressioni facilitanti hanno dei limiti; limitano notevolmente l’interazione; chi parla, infatti, fa tutto da sé. Inoltre, chi parla non riesce a capire se l’altro lo comprende; sa soltanto che lo sta ascoltando. Tali atteggiamenti di solito non riescono ad andare a fondo del problema e a delinearne le cause. Inoltre, l’altro non può sapere se chi ascolta sta accettando lui e il suo messaggio. Sa soltanto che lo ascolta.
In breve, questi tre sistemi di ascolto sono relativamente passivi e non provano che chi sta ascoltando abbia effettivamente capito.
Ciò che viene definito come "ascolto attivo" richiede molta più interazione e molte più prove che chi sta ascoltando non abbia soltanto sentito ma abbia davvero capito.
L’ascolto attivo, in quanto opposto all’ascolto passivo (silenzio), comporta l’interazione con l’utente, e fa anche in modo che l’utente abbia delle prove (feedback) che l’operatore lo capisce.
Il rimando empatico è la forma di comunicazione che da:

chiara percezione di essere stati capiti sia nei sentimenti che nelle idee;

chiara percezione di essere stati accettati sia nei sentimenti che nelle idee;

chiara percezione di essere stati rispettati sia nei sentimenti che nelle idee;

aiuta ad approfondire la comunicazione;

abbassa le tensioni emotive, il senso di minaccia e libera dall’ansia;

aiuta ad accettare come naturali ed umani i propri sentimenti e ad imparare che il sentimento è un amico;

Facilita l’insight (chiara percezione) del reale problema e di conseguenza inizia la risoluzione dello stesso; tuttavia lascia alla persona la responsabilità di trovare una soluzione.
Sul piano relazionale:

consolida il rapporto tra i membri dell’interazione, incrementando il mutuo rispetto e la reciproca attenzione all’altro;

Consolida l’alleanza terapeutica.

L’ascolto attivo è un processo di comunicazione completo che implica i seguenti momenti:

Osservare ed ascoltare con attenzione il messaggio verbale dell’altro

Fare una ipotesi in merito al vissuto dell’altro

Comunicare la propria impressione (verbalmente e non verbalmente) con empatia

L’altro conferma o corregge il feed-back dell’helper.
L’ascolto attivo funziona perché aiuta chi ha il problema a scaricare le emozioni intense (allagamento emozionale) e a elaborare il suo problema in vista di una soluzione.
L’Ascolto Attivo è l’abilità che meglio riassume le tre caratteristiche della relazione d’aiuto: empatia, accettazione, autenticità, per facilitare la soluzione del problema da parte della persona.
L'Ascolto Attivo è un modo particolare di rispecchiare ciò che l’altro ha espresso per fargli capire che lo ascoltate e dargli modo di verificare se e quanto avete compreso il suo messaggio.
L'Ascolto Attivo è una riformulazione della comunicazione globale dell’altro, nelle sue componenti verbali ed emozionali.
L'ascolto Attivo richiede che vi mettiate nei panni dell’altro cercando di cogliere i suoi pensieri e sentimenti, e che gli esprimiate quanto avete compreso con calore e accettazione.
L'ascolto Attivo permette a voi e all’altra persona di comprendere l’esperienza che sta vivendo.
Questa reciproca comprensione permette all’altro di esprimere ed esplorare il problema, aprendo la strada così a una soluzione.
A volte, un bambino che soffre conoscendo perfettamente il motivo della sua sofferenza, può esprimere il problema con chiarezza e risolverlo con i mezzi propri.
Più spesso però, i bambini in difficoltà non sanno bene cosa provano, si esprimono solo attraverso "indizi e sintomi" e cercano qualcuno che li ascolti e li comprenda.

FACILITARE LA SOLUZIONE DI UN PROBLEMA
Troppo spesso i genitori tendono a risolvere i problemi del bambino mantenendolo in uno stato di dipendenza (ad esempio riparandogli oggetti, dicendogli cosa fare se è annoiato, ecc.).
Il P. E. T. incoraggia i genitori a credere nelle capacità autonome del bambino, assistendolo direttamente solo quando è palesemente necessario (ad esempio lasciandogli prima provare a riparare il giocattolo da sé e poi, se serve, offrirgli il proprio aiuto).
Il genitore può aiutare il bambino con l'ascolto attivo e le frasi invito, accompagnandolo nelle varie fasi del processo di soluzione del problema.
L'ascolto attivo e il problem-solving guidato possono senz’altro accelerare il passaggio del bambino dalla dipendenza all'indipendenza.
A volte il bambino trova difficile prendere una decisione o affrontare un problema perché gli manca un metodo efficace.
Anche se l'ascolto attivo resta lo strumento principale, il genitore può aiutarlo guidandolo nelle sei fasi del Metodo III.
Il processo di soluzione del problema implica in genere sei fasi fondamentali


Definizione del PROBLEMA

Proporre le soluzioni

Valutare le soluzioni

Scegliere le soluzioni

Fare un piano di attuazione

Concordare i criteri di verifica dei risultati

Il genitore può guidare il figlio attraverso questo processo senza imporgli una soluzione.

Esempio: Un bimbo di tre anni dice: "Oggi non so a che gioco giocare".
Fase 1: Il genitore usa l'ascolto attivo per identificare il bisogno del bambino. E' annoiato? Non sa scegliere? Non si sente bene?
Fase 2: Il genitore si serve delle frasi-invito per far emergere le possibili soluzioni. Es. "Che pensi? Come potresti risolvere il problema? Cosa potresti fare? Facciamo un elenco ecc.
Fase 3: "Quale ti piace di più? Quale ti sembra la più divertente?".
Fase 4: "Sembra che allora ti piacerebbe...", "Perciò hai deciso di. . . ".
Fase 5: Il bambino mette in pratica la decisione presa.
Fase 6: (Più tardi) "Allora ti diverti?", o "Come vanno le cose?".
Dunque, T.Gordon indica come abilita di aiuto essenziali quando l’altro ha un problema:

Ascolto passivo

Frasi invito o apriporta

ascolto attivo

il processo di problem solving

ABILITA’ COMUNICATIVE RELATIVE ALL’AREA NON PROBLEMATICA
In situazioni non problematiche possiamo usare l’AUTORIVELAZIONE EFFICACE.
Nei Training Gordon vengono differenziati i Messaggi in Seconda Persona (o Messaggi-TU), e Messaggi in Prima Persona (o Messaggio-IO).
I Messaggi in Prima Persona sono il modo in cui, nel P.E.T., ci si "Autorivela", si comunica qualcosa di sé.
Autorivelazione significa dare informazioni su di sé, esprimere sinceramente ciò che si pensa e si prova.
Un Messaggio in Prima Persona è un messaggio che vi descrive; è un’espressione dei vostri sentimenti e della vostra esperienza. Un messaggio in prima persona è autentico, sincero e congruente. Dato che esprime unicamente la vostra realtà interiore, non contiene valutazioni, giudizi o interpretazioni sugli altri.
L’Autorivelazione prende la forma di


Messaggio in prima persona (o Messaggio-io) positivo (quando l’alunno fa qualcosa di buono dico: "mi piace ciò che hai fatto, mi ha reso felice il tuo comportamento,…). (quando l’alunno fa qualcosa di buono dico: "mi piace ciò che hai fatto, mi ha reso felice il tuo comportamento,…).

Messaggio in prima persona (o Messaggio-io) dichiarativo (informo che …mi sono messo d’accordo con gli alunni che …);

Messaggio in prima persona (o Messaggio-io) preventivo (informo cosa mi aspetto da loro, esprimo come desidererei che andassero le cose…); (informo che …mi sono messo d’accordo con gli alunni che …); (informo cosa mi aspetto da loro, esprimo come desidererei che andassero le cose…);

MESSAGGIO IN PRIMA PERSONA POSITIVO
Un messaggio in prima persona positivo contribuire molto a rafforzare il rapporto quando non ci sono problemi, comunica sentimenti positivi e descrive gli effetti concreti positivi che il comportamento di un altra persona ha su di voi.
Spesso vostro figlio si comporta in modo particolarmente accettabile per voi, assume comportamenti che vi piacciono, che apprezzate, che vi rallegrano e per cui vi sentite grati.
Esprimere i vostri sentimenti positivi vi darà fiducia in voi stessi come genitori e, soprattutto, vostro figlio si
sentirà apprezzato, riconosciuto e amato.
Esempi: Messaggio in 3 parti: "Ho apprezzato molto che abbiate messo in ordine il
garage; ora mi è più facile parcheggiare e trovare le cose che mi servono".
Messaggio in 2 parti: "Sono molto contento dei progressi che hai fatto a scuola" (comportamento, sentimenti).: "Sono molto contento dei progressi che hai fatto a scuola" (comportamento, sentimenti).
Messaggio semplice: "Ti voglio bene" (sentimenti).: "Ti voglio bene" (sentimenti).
Troppo spesso noi ci esprimiamo attraverso messaggi in seconda persona. Un messaggio in seconda persona è un’affermazione sull'altro che implica valutazione e giudizio. Spesso i bambini si offendono per questo tipo di messaggi, perché si sentono giudicati o manipolati.
Anche quando sono animati da buone intenzioni, i messaggi in seconda persona possono lasciare una brutta impressione:
"Ma che brava bambina!", "Hai fatto bene a riordinare il garage!" "Stai facendo un buon lavoro a scuola". "Sei sempre così gentile e tranquilla".
Un messaggio in prima persona positivo evita valutazioni e giudizi. Si focalizza sui sentimenti e le esperienze del genitore.
Un messaggio in prima persona positivo dovrebbe essere un'espressione naturale e spontanea.
Espressioni del genere non vanno usate per manipolare i figli o indurli a fare quello elle volete ("Ti voglio bene quando fai come dico io).

MESSAGGIO IN PRIMA PERSONA DICHIARATIVI
Ci si può comprendere molto meglio se impariamo a condividere spesso e apertamente idee, opinioni e sentimenti.
Si eviterebbero malintesi e problemi, e il rapporto diventerebbe più intimo e sincero.
Nell’Area non Problematica, possiamo usare messaggi in prima persona dichiarativi che esprimano i sentimenti del momento, simpatie e avversioni, convinzioni, opinioni, ecc.
"Non mi piace ascoltare l'hard rock".
"Credo che l’istruzione sia molto importante per il futuro".
"Le notizie di questi giorni mi deprimono profondamente".
"Mi piace quando ci riuniamo tutti insieme a parlare e giocare".

MESSAGGIO IN PRIMA PERSONA PREVENTIVI
Sempre nell’Area non Problematica, i messaggi in prima persona preventivi mettono a parte i figli (il coniuge o altri) dei nostri bisogni futuri; gli altri avranno così la possibilità di collaborare o cambiare in modo da non ostacolare il soddisfacimento di un nostro bisogno, prevenendo perciò il problema o il conflitto. Esempi:
"Domani pomeriggio mi serve la macchina per andare all’aeroporto".
"Stasera vorrei starmene da solo in garage a lavorare".
"Domenica mi piacerebbe fare una gita".
Come per i messaggi in prima persona positivi, anche in questo caso la motivazione non può mai essere la manipolazione o il controllo dell'altro ma solo una comunicazione sincera.

Dunque, nell’Area non problematica, cioè quando non ci sono problemi di relazione, Gordon indica lo sviluppo dell’abilità di Autorivelazione efficace che si esprime nei messaggi in prima persona (o messaggi-io) positivi, dichiarativi e preventivi.

ABILITA’ COMUNICATIVE RELATIVE ALL’AREA PROBLEMATICA PERSONALE

IL CONFRONTO EFFICACE
Lasciando l’Area non problematica, iniziamo ad occuparci dell’Area di Rifiuto, l’area nella quale sono presenti comportamenti inaccettabili degli altri e quindi noi abbiamo un problema, siamo in difficoltà.

METODI TRADIZIONALI DI CONFRONTO
Come per le Barriere alla relazione d’aiuto, nei corsi Gordon, questi metodi tradizionali di confronto vengono raggruppati in dodici diverse modalità. Sono le modalità che molte persone danno come risposta a momenti di difficoltà di fronte a comportamenti inaccettabili degli altri.

dare ordini, comandare, dirigere;

minacciare, ammonire, mettere in guardia;

moralizzare, far prediche;

offrire soluzioni, consigli, avvertimenti;

argomentare, persuadere con la logica;

giudicare, criticare, biasimare;

fare apprezzamenti, manifestare compiacimento;

ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte;

interpretare, analizzare, diagnosticare;

rassicurare, consolare;

indagare, investigare;

cambiare argomento, minimizzare, ironizzare.

I messaggi in seconda persona biasimano l’altro, gli comunicano "sei cattivo" o "hai torto". I messaggi in seconda persona non soddisfano i requisiti di un confronto efficace.
Possono produrre un cambiamento, però intaccano l’autostima dell’altro, compromettono la relazione, negano all’altro la possibilità di contribuire alla risoluzione del problema.


Messaggi che sottintendono
una soluzione:
1. Dirigere
2. Minacciare
3. Predicare
4. Consigliare
5. Persuadere
Messaggio nascosto:
"Non sei capace di capire da solo come potresti aiutarmi"
Sono inefficacie perché:
a) suscitano resistenze: "Non lo farò"
b) negano al figlio la possibilità di cambiare atteggiamento in considerazione dei miei bisogni
Messaggi svalutanti:
6. Criticare
7. Elogiare
8. Insultare
9. Analizzare
10. Rassicurare
11. Interrogare
Messaggio nascosto:
"C’è qualcosa che non va in te,
visto che mi crei dei problemi"
Sono inefficacie perché:
a) attaccano l'autostima del figlio
b) suscitano resistenza e opposizione: "Non sono un irresponsabile"
e) mortificano il figlio
d) colpevolizzano il figlio per i suoi bisogni
Messaggi indiretti:
12. Eludere, buttarla
sullo scherzo
Messaggio nascosto:
"Non sei capace di capire da solo come
potresti aiutarmi"
Sono inefficacie perché:
a) risultano spesso enigmatici e incomprensibili
b) mostrano al figlio che non sono diretto e aperto, bensì subdolo e indiretto.

Le "barriere" sono messaggi in seconda persona. Spostano indebitamente l'attenzione da "io ho un problema" a "tu hai un problema".
Un messaggio in prima persona è uno strumento di confronto più efficace in quanto:

descrive in modo non giudicante il comportamento non accettabile (ciò che l’altro ha detto o fatto)

descrive i vostri sentimenti in merito al comportamento o ai suoi effetti.

descrive gli effetti tangibili e concreti che quel comportamento non accettabile ha su di voi

TEORIA DELL’ICEBERG DEI SENTIMENTI
Se vi accorgete di inviare una quantità di messaggi in prima persona che esprimono rabbia, è probabile che non siate in contatto con i vostri sentimenti originari.
"Sono arrabbiato" è un messaggio che di solito viene interpretato dall'altro come: "Sono arrabbiato con te", o
"Mi hai fatto arrabbiare".
A prescindere dalla forma che assume, l'altro di solito si sente offeso, condannato, colpevolizzato, come accade con i messaggi in seconda persona.
La rabbia, probabilmente, è qualcosa che si genera dopo aver provato un altro sentimento. E' assai probabile che il sentimento originario sia paura, dispiacere, imbarazzo, frustrazione, delusione, impotenza, offesa, preoccupazione, invidia, tristezza, ecc.
Entrare in contatto con il sentimento originario e poi comunicarlo attraverso un messaggio in prima persona diminuisce le occasioni di esprimere la rabbia.

CAMBIO DI MARCIA
Non sempre un messaggio in prima persona funziona. L’altro può reagire mettendosi sulla difensiva diventando ad es. sospettoso, imbarazzati, addolorati, mettendosi così in difficoltà.
Quando ciò accade, è importante che il genitore cambi marcia passando all’ascolto attivo. Se nel momento in cui

L’altro non può ascoltare o reagire positivamente se la loro temperatura emotiva è alta. Se nel momento in cui l’altro si difende insistete con i messaggi in prima persona, non farete che aumentarla. Prima di poter ascoltare il problema vostro, dev'essere aiutato ad abbassare la propria temperatura emotiva.
Lo strumento migliore in questo caso è l'ascolto attivo, che è parte integrante di un messaggio in prima persona completo; ometterlo significa aumentare di molto le probabilità che il messaggio risulti inefficace.
Cambiare marcia significa passare dal confronto all'ascolto fino a quando il problema di entrambi non è risolto.
Quando il cambio di marcia ha allentato la difesa dell’altro, voi potete riproporre il confronto per cercare di risolvere il vostro problema.

Modificare l’ambiente
Il confronto mediante i messaggi in prima persona abbassa la linea di accettazione (ampliando l'Area
non problematica) o riduce il numero dei comportamenti inaccettabili dell’altro. Un altro metodo per abbassare ulteriormente la linea è la modificare l'ambiente.
Una modifica dell’ambiente, si rende utile in una o entrambe le seguenti circostanze:
1. Quando l’altro ha già assunto il comportamento per voi inaccettabile e desiderate modificare l'ambiente.
2. Quando prevedete che potrà assumere in futuro un comportamento inaccettabile e desiderate prevenirlo.
Gordon ci suggerisce quindi di fare qualcosa per modificare o riorganizzare l’ambiente in cui si esplica il comportamento disturbante allo scopo di :

eliminarlo,

modificarlo,

isolarlo.
Tra i metodi principali da adottare per cambiare l’ambiente ci sono:
Arricchire: aggiungere qualcosa all'ambiente, come giocattoli, materiali, attività. Esempi: mettere in giardino un recinto con la sabbia, procurarsi dei libri che incontrino i gusti dei figli, inventare dei giochi adatti ai lunghi viaggi in macchina.aggiungere qualcosa all'ambiente, come giocattoli, materiali, attività. Esempi: mettere in giardino un recinto con la sabbia, procurarsi dei libri che incontrino i gusti dei figli, inventare dei giochi adatti ai lunghi viaggi in macchina.
Ampliare: estendere le aree destinate al gioco e al lavoro. Esempi: portare i bambini in un giardino pubblico, al mare, in montagna, in palestra, ecc.estendere le aree destinate al gioco e al lavoro. Esempi: portare i bambini in un giardino pubblico, al mare, in montagna, in palestra, ecc.Impoverire: sottrarre qualcosa all'ambiente o ridurre gli stimoli, l'attività, ecc. Esempi: spegnere o abbassare la radio o la TV, chiudere una porta per attutire i rumori, evitare le discussioni quando è ora di andare a dormire.
Restringere: delimitare l'accesso all'ambiente. Esempi: il box, i sedili della macchina, recintare una parte del cortile.delimitare l'accesso all'ambiente. Esempi: il box, i sedili della macchina, recintare una parte del cortile.
Semplificare: agevolare i movimenti e l'indipendenza del bambino negli spazi domestici. Esempi: mettere le stoviglie e gli ingredienti, della colazione in un posto per lui raggiungibile facilmente, appendere uno specchio alla sua altezza.agevolare i movimenti e l'indipendenza del bambino negli spazi domestici. Esempi: mettere le stoviglie e gli ingredienti, della colazione in un posto per lui raggiungibile
Riorganizzare: spostare alcuni oggetti, metterne altri fuori portata, ecc. Esempi: chiudere a chiave l'armadietto dei medicinali, togliere i detersivi da sotto il lavello, sistemare il televisore fuori dalla "rotta" delle attività quotidiane.spostare alcuni oggetti, metterne altri fuori portata, ecc. Esempi: chiudere a chiave l'armadietto dei medicinali, togliere i detersivi da sotto il lavello, sistemare il televisore fuori dalla "rotta" delle attività quotidiane.
Dunque, quando ci troviamo ad avere noi un problema o siamo in difficoltà (Area problematica) Gordon ci suggerisce due strategie:

messaggi in prima persona di confronto

cambio di marcia

modifica dell’ambiente

RISOLVERE I CONFLITTI
L’ascolto attivo, i messaggi in prima persona e modificare l’ambiente possono ampliare l’Area non problematica. Ma l’ascolto attivo non aiuterà l’altro a risolvere tutti i suoi problemi; alcuni inevitabilmente rimarranno. Le abilità di modifica dell’ambiente e dei comportamenti inaccettabili dell’altro non aiuteranno a liberarsi di tutti i problemi comportamentali.
Alcuni comportamenti resteranno inalterati principalmente per due ragioni:

il bisogno dell’altro di persistere nel suo comportamento è troppo forte: c’è un conflitto di bisogni.

L’altro non crede che il suo comportamento influisca negativamente sul vostro in modo concreto e tangibile: c’è una collisione di valori.

LA SOLUZIONE DEI CONFLITTI DI BISOGNI
I conflitti interpersonali sono inevitabili. Credere che in una relazione si possa vivere a lungo senza conflitti è un’illusione, non è realistico.
I conflitti irrisolti possono essere molto distruttivi. Spesso, i problemi vengono affrontati con metodi inadeguati di soluzione del conflitto. D’altro canto, una soluzione efficace del conflitto può rafforzare la relazione, facilitare la crescita e approfondire i legami d’intimità, d’amore e di rispetto.
La maggior parte dei conflitti tra le persone sono conflitti tra soluzioni, piuttosto che fra bisogni. In realtà le persone condividono essenzialmente gli stessi bisogni fondamentali, comuni a tutti gli uomini. Il conflitto nasce dal modo in cui ognuno cerca di soddisfare i propri bisogni fondamentali.
Spesso perciò le persone si trovano in conflitto perché entrambi non riescono a comunicare all’altro i propri bisogni personali. Al contrario, intraprende una serie di azioni (la soluzione) volte a soddisfare un bisogno legittimo, e sono queste azioni a scatenare il conflitto.
Ma il riconoscimento e l’accettazione dei reciproci bisogni non basta. Per risolvere il conflitto, le persone devono ricercare insieme una soluzione accettabile per entrambi. Questo è il concetto ispiratore del training Gordon: le persone hanno il diritto di soddisfare i propri bisogni. Devono "vincere insieme"; nessuno deve perdere. Dunque, Gordon propone il "metodo senza perdenti" o Metodo III (io vinto, tu vinci). Se le due parti non subiranno sopraffazioni, ciascuno si forzerà di rispettare i diritti dell’altro e verrà trovata una soluzione che non comporterà né vincitori, né vinti, salvaguardando in tal modo l’autostima e il rapporto. Questo metodo va a sostituirsi ai due metodi più comunemente usati: l’autoritarismo che Gordon chiama Metodo I (io vinto, tu perdi) e il permissivismo o Metodo II (io perdo, tu vinci), entrambi fondati su un rapporto di potere dove l’uno, nel primo caso, o l’altro, nel secondo, escono sconfitti.
Un rapporto basato sul potere ha molti effetti deleteri:

Resistenza, sfida, ribellione, sfiducia

Risentimento, rabbia, ostilità

Aggressione, vendetta, ritorsione

Mentire, nascondere i propri sentimenti

Biasimare gli altri, spettegolare, deridere

Dominare, imporsi, intimidire

Bisogno di vincere, paura di perdere

Cercare alleati contro i l’altro

Sottomissione, obbedienza, remissività

Adulazione, seduzione

Conformismo, mancanza di creatività, paura di novità

Introversione, evasione, sognare ad occhi aperti, regressione

Gli effetti immediati del potere possono essere contemplati entra tre meccanismi di adattamento:

La fuga: sottrarsi al potere dell’altro ritirandosi fisicamente o psicologicamente

La lotta: contrattaccare, rispondere al potere con il potere, sabotare, vendicarsi, aggredire passivamente o attivamente.

La sottomissione: conformarsi, rinunciare o arrendersi, accondiscendere; si accompagna spesso al risentimento e a una perdita di autostima. La persona remissiva nega il proprio valore e i propri bisogni; spesso diventa un adulatrice.
Nei corsi Gordon si insegna il Metodo III per la soluzione dei conflitti e le abilità per applicarlo. Il problem-solving in sei fasi offre una valida struttura per l’applicazione del Metodo III. Ecco delineate brevemente le sei fasi:
FASE O: creare le condizioni per lo svolgimento delle sei fasi. Entrambe le parti devono essere disponibili a seguire questo percorso, avere l’intenzione di provare a praticare un terza modalità (Metodo III) con la quale cercare il più possibile il rispetto dei bisogni di entrambi. Questa fase, alla quale si potrà ricorrere in tutti i momenti di "stallo" o conflitto nelle altre sei fasi, andrà fatta in modo esauriente soprattutto le prime volte che verrà impiegato il Metodo III in alternativa ai Metodi I e II. In seguito, quando questa sarà la modalità abituale, non sarà più necessaria.
FASE 1: definire il problema in termini di bisogni: identificare chiaramente i rispettivi bisogni ed esporli
all’altro;
FASE 2: produrre le possibili soluzioni (proporre una serie di alternative astenendosi da giudizi e
valutazioni);
FASE 3: valutare le soluzioni (soppesare le diverse soluzioni, gli aspetti positivi e negativi, scartando quelle
non accettabili per entrambi)
FASE 4: scegliere la soluzione accettabile per entrambi (senza imporre, persuadere ecc. ma arrivando ad
optare di comune accordo per una soluzione)
FASE 5: programmare e attuare la soluzione (si decide chi fa cosa e quando)
FASE 6: verificare i risultati (se la soluzione scelta ha soddisfatto i bisogni di entrambi).
Questo metodo verrà attuato ascoltando, discutendo, parlando e confrontandosi; il tutto in un clima di libertà e fiducia.
Utilizzando la tecnica del problem solving si possono ad esempio risolvere dei conflitti, oppure arrivare a delle decisioni, delle scelte o elaborare una "legge", o un regolamento ad esempio di una classe scolastica che verrà proposto dagli alunni stessi e che per ciò sarà più facilmente rispettato.

LA SOLUZIONE DELLE COLLISIONI DI VALORI
Alcuni conflitti non sono immediatamente risolvibili con i messaggi di confronto in prima persona e il Metodo III. In conflitti di questo genere, il comportamento inaccettabile dell’altro ha scarso o nessun effetto tangibile e concreto su di sè.
Ecco alcuni esempi: il figlio di 16 anni comincia a fumare e al genitore non piace; il figlio dice parolacce che il genitore non tollera; il figlio dice che lo studio è una perdita di tempo e vuole lasciare la scuola a 16 anni e il genitore ritiene che l’istruzione sia importante.
Spesso le persone non sono motivati a cambiare se non capiscono che il loro comportamento ha qualche effetto tangibile e concreto sull’altro.
A volte ci può essere tra le persone una divergenza di valori: divergenza con cui si può benissimo convivere. La divergenza esprime l’atteggiamento: "mi piacerebbe che tu non fossi così", oppure "mi piacerebbe che non ti vestissi così" ma sono disposto ad accettarlo. Potete passarci sopra.
Divergenze di questo tipo si collocano nell’Area non problematica.
La collisione di valori esprime l’esistenza di un conflitto su un questione cui non potete passare sopra, che non volete accettare. In questo caso l’atteggiamento è: "voglio che tu cambi".
I criteri per la collisione di valori sono:

Sentire di non accettare il comportamento dell’altro;

L’altro si è opposto fino ad ora al tentativo di cambiare il suo comportamento;

L’altro non capisce in che modo il suo comportamento vi condiziona;

L’altro non percepisce la situazione come problematica.
Le collisioni di valori sono normali e inevitabili; il punto è come risolverle.

Il modello per la soluzione delle collisioni di valori tocca i seguenti punti:tocca i seguenti punti:

Definire le divergenze di valori: il primo passo è comprendere le reali differenze che separano. A questo scopo, gli strumenti migliori sono i messaggi in prima persona dichiarativi e l’ascolto attivo. Condividere le divergenze di valori già di per sé attenua il conflitto, che a volte finisce per assumere il carattere di una marcata divergenza all’interno dell’Area non problematica.

Modificare se stessi: il passo successivo richiede di domandarsi: posso accettare le differenze e lasciare le cose come stanno, o credete che sia assolutamente fondamentale superarle? Potete riesaminare i vostri valori e forse avvicinarsi a quelli dell’altro? Siete disposti a "sperimentare" i suoi valori e accettare la possibilità di cambiare i vostri?

Cambiare il comportamento dell’altro: se cambiare l’altro è veramente importante, si può tentare di modificare il comportamento che vi disturba o è inaccettabile. Si applica il problem-solving del Metodo III al comportamento inaccettabile, soprattutto se l’agire quel determinato valore da parte dell’altro provoca un effetto concreto e tangibile su di voi. : il primo passo è comprendere le reali differenze che separano. A questo scopo, gli strumenti migliori sono i messaggi in prima persona dichiarativi e l’ascolto attivo. Condividere le divergenze di valori già di per sé attenua il conflitto, che a volte finisce per assumere il carattere di una marcata divergenza all’interno dell’Area non problematica. : posso accettare le differenze e lasciare le cose come stanno, o credete che sia assolutamente fondamentale superarle? Potete riesaminare i vostri valori e forse avvicinarsi a quelli dell’altro? Siete disposti a "sperimentare" i suoi valori e accettare la possibilità di cambiare i vostri? : se cambiare l’altro è veramente importante, si può tentare di modificare il comportamento che vi disturba o è inaccettabile. Si applica il problem-solving del Metodo III al comportamento inaccettabile, soprattutto se l’agire quel determinato valore da parte dell’altro provoca un effetto concreto e tangibile su di voi.
Potete riuscire a modificare il comportamento visibile dell’altro anche se il valore che lo sottende non è affatto cambiato (ad esempio: apprezza ancora la musica a tutto volume, ma acconsente di abbassare il volume o usare la cuffia quando siete in casa).
I messaggi di confronto in prima persona o il problem-solving del Metodo III sono le abilità adatte a modificare un comportamento che ha un effetto tangibile su di voi.

Influire sul valore dell’altro: per finire, anche se siete riusciti a modificare le azioni dell’altro, potreste ancora desiderare di influire sull’altro in direzione di un cambiamento di valori. : per finire, anche se siete riusciti a modificare le azioni dell’altro, potreste ancora desiderare di influire sull’altro in direzione di un cambiamento di valori.
Esistono tre abilità nuove da imparare per influenzare i valori dell’altro:

Dare l’esempio;

Trasmettere i vantaggi;

Offrire consulenza;

Vengono individuate otto possibili opzioni che si presentano ad ogni persona che vuole risolvere un conflitto di valori fra sé e gli altri. Due di esse non sono consigliabili, però vengono incluse perché potrebbero rendersi necessarie in una situazione disperata. Nell’elenco che segue le otto opzioni vengono definite in base al rischio che comportano per il rapporto:
Il rischio minimo è rappresentato dal "Cambiare se stessi" e il rischio massimo è rappresentato dal "Ricorso alla forza" (cioè dell’uso del potere e della coercizione).

ALTO RISCHIO PER LA RELAZIONE

Ricorrere alla forza

Minacciare di ricorrere alla forza

Ricorrere al problem-solving

Offrire consulenza

Confronto/ascolto attivo

Insegnare – trasmettere vantaggi

Dare l’esempio

Cambiare se stessi
BASSO RISCHIO PER LA RELAZIONE

OPZIONI PER LE COLLIZIONI DI VALORI

Cambiare se stessi: avere la possibilità di modificare i vostri valori, il vostro punto di vista. Cambiare può derivare dal mettere in discussione l’utilità dei propri valori, riconsiderarne l’importanza o sperimentare di persona i diversi valori dell’altro. Considerare da dove ci derivano determinati valori (ad es. chiedersi se sono veramente nostri o dei nostri genitori ecc.), può aiutarci a chiarire se desideriamo o meno cambiarli.

Dare l’esempio: è uno dei mezzi più potenti per influenzare i valori dell’altro. I bambini, in particolare, imitano gli adulti che ammirano. Ci si limita a comportarsi con naturalezza e coerenza, a vivere secondo le proprie convinzioni e valori. Dare l’esempio di un comportamento desiderato (valore) è spesso un mezzo efficace per gestire o prevenire il comportamento inaccettabile. È importante che le azioni si accordino con le parole, per non perdere rapidamente ogni credibilità come modello per l’altro.

Insegnare – trasmettere vantaggi: normalmente un valore viene ritenuto "giusto, importante" per sé. Si decide di mantenerli in quanto ne deriva una utilità. Una abilità da sviluppare è quella di imparare a trasmettere che cosa se ne ha in cambio nel perseguire questo valore, quale utilità ne ha. Es. esempio la sincerità, ecc.)

Confonto/ascolto attivo: è possibile utilizzare il confronto tramite i messaggi in prima persona e attuare il cambio di marcia, rivolgendo l’Ascolto attivo alle opinioni o divergenze dell’altro. Il messaggio in prima persona di confronto, subirà alcune piccole modifiche, nel significato di ognuna delle singole tre parti diventando così: avere la possibilità di modificare i vostri valori, il vostro punto di vista. Cambiare può derivare dal mettere in discussione l’utilità dei propri valori, riconsiderarne l’importanza o sperimentare di persona i diversi valori dell’altro. Considerare da dove ci derivano determinati valori (ad es. chiedersi se sono veramente nostri o dei nostri genitori ecc.), può aiutarci a chiarire se desideriamo o meno cambiarli. è uno dei mezzi più potenti per influenzare i valori dell’altro. I bambini, in particolare, imitano gli adulti che ammirano. Ci si limita a comportarsi con naturalezza e coerenza, a vivere secondo le proprie convinzioni e valori. Dare l’esempio di un comportamento desiderato (valore) è spesso un mezzo efficace per gestire o prevenire il comportamento inaccettabile. È importante che le azioni si accordino con le parole, per non perdere rapidamente ogni credibilità come modello per l’altro. normalmente un valore viene ritenuto "giusto, importante" per sé. Si decide di mantenerli in quanto ne deriva una utilità. Una abilità da sviluppare è quella di imparare a trasmettere che cosa se ne ha in cambio nel perseguire questo valore, quale utilità ne ha. Es. esempio la sincerità, ecc.) è possibile utilizzare il confronto tramite i messaggi in prima persona e attuare il cambio di marcia, rivolgendo l’Ascolto attivo alle opinioni o divergenze dell’altro. Il messaggio in prima persona di confronto, subirà alcune piccole modifiche, nel significato di ognuna delle singole tre parti diventando così:

Messaggi in prima persona di confronto
Messaggi in prima personadi confronto nei valori

Il comportamento inaccettabile

Effetti concreti e tangibili su di voi

Sentimenti congruenti

Il valore inaccettabile

Effetti ipotetici sull’altro o su di voi

La forza del vostro interesse

Una traduzione in termini concreti di un Messaggio in prima persona nelle collisioni di valore potrebbe essere la seguente: "ti voglio bene al punto da provare dispiacere se perseguire questi tuoi valori, portasse del danno per la tua vita futura".


Offrire consulenza: un consulente è una persona che viene considerata da un’altra (o da un’organizzazione) come un potenziale agente di cambiamento e che viene ingaggiata allo scopo di migliorare un individuo o un’organizzazione: il consulente viene percepito come una persona dotata di saggezza, competenza, esperienza, abilità tecnica, valori e convinzioni attendibili. un consulente è una persona che viene considerata da un’altra (o da un’organizzazione) come un potenziale agente di cambiamento e che viene ingaggiata allo scopo di migliorare un individuo o un’organizzazione: il consulente viene percepito come una persona dotata di saggezza, competenza, esperienza, abilità tecnica, valori e convinzioni attendibili.
Quattro condizioni della consulenza efficace sono:sono:

Essere cercati, richiesti o avere un rapporto di fiducia;

Condividere la propria competenza ed esperienza: basarsi sui fatti e su opinioni ben ponderate;

Non forzare l’altro ad accettare le proprie idee e opinioni. Tentare di influenzarlo una volta, non di più;

Lasciare all’altro la responsabilità del cambiamento (cioè il fatto di accettare le idee e le opinioni del consulente). Le abilità e competenze fondamentali di un consulente efficace sono:

Una esposizione chiara dei propri valori e del perché li si considera importanti (messaggi in prima persona dichiarativi).

Ascolto attivo (cambio di marcia) per dimostrare accettazione nei confronti delle resistenze e delle difese dell’altro.

BIBLIOGRAFIA Thomas Gordon, Genitori efficaci, Ed. La meridiana Thomas Gordon, Insegnanti efficaci, Ed. Giunti Thomas Gordon, Leader efficaci. Ed. La meridiana http://www.iacp.it/ Thomas Gordon, Genitori efficaci, Ed. La meridiana Thomas Gordon, Insegnanti efficaci, Ed. Giunti Thomas Gordon, Leader efficaci. Ed. La meridiana

Luciana Reginato Psicologa e Supervisor Counselor